La valutazione ambientale degli edifici e l’ecologicità dei prodotti edilizi

24/06/2014 3309

Il mondo della progettazione è oggi assillato dal problema dell’individuazione di criteri di valutazione chiari, affidabili e allo stesso tempo di facile impiego, attraverso i quali orienta-re la scelta dei materiali e delle soluzioni tecnico-costruttive, al fine di progettare e costruire edifici ecologici o ambientalmente sostenibili. In risposta a questa necessità si stanno delineando numerose indicazioni spesso in concorrenza, quando non in conflitto, tra loro. Un primo ordine di indicazioni proviene dai criteri ambientali premiali (es. contenuto di riciclato, reperibilità locale) conte-nuti negli strumenti di valuta-zione multicriterio a punteggio per la certificazione ambientale degli edifici (es. LEED), nati in ambito volontario e promossi dal mercato. Un secondo ordine di indicazioni proviene dalla valutazione ambientale del ciclo di vita LCA (Life Cycle Assessment), che per-mette di comprendere se una scelta tecnico-costruttiva o materica consente effettivamente di ridurre gli impatti ambientali avendo come orizzonte di riferimento l’intero ciclo di vita di un prodotto. La valutazione LCA viene attualmente promossa all’interno delle politiche, delle strategie e delle normative ambientali europee. Questi due approcci alla valutazione ambientale connotano sia la definizione dell’ecologicità dell’edificio sia la definizione dell’ecologicità dei prodotti edilizi.

Come misurare l’ecologicità di un edificio
Superata la pressione esercitata dall’entrata in vigore della normativa sull’efficienza energetica degli edifici, l’interesse del mercato e degli operatori sta già andando oltre, spostandosi verso la loro valutazione ambientale. Quest’ultima non può essere circoscritta al solo ambito del risparmio energetico, ma impone un allargamento di obiettivi che richiede una rinnovata attenzione per il contenimento dei consumi di risorse (non solo energia, ma anche acqua e materiali) e la riduzione di inquinamento e rifiuti prodotti dalle attività edili-zie nelle fasi di realizzazione, gestione e dismissione degli edifici.
Per dare risposta all’esigenza espressa dai diversi operatori (progettisti, costruttori, investitori immobiliari, pubbliche amministrazioni, ecc.) di avere a disposizione strumenti di valutazione ambientale del progetto, negli ultimi venti anni sono state intraprese diverse strade, che hanno portato a elaborare diversi strumenti, oggi disponibili e in via di ulteriore definizione, che partono da approcci molto diversi.
Queste esperienze possono es-sere sostanzialmente ricondotte a due orientamenti e relativi percorsi di definizione degli strumenti metodologici: quello volontario, nato nel mercato per il mercato e dunque già da tempo operativo, che ha portato alla definizione dei sistemi di valutazione multicriterio a punteggio (Green Building Rating Systems) e quello normativo, di lenta affermazione, che si fonda sulla quantificazione di indicatori ambientali sintetici tramite il metodo del Life Cycle Assessment, ossia della valutazione ambientale del ciclo di vita, riconosciuto a livello internazionale come metodo scientifico per valutare il profilo ambientale dei prodotti (e degli edifici), codificato all’interno della normativa tecnica internazionale (ISO, CEN) e promosso all’interno delle politiche ambientali europee (fig. 01).

Fig. 01. Sintesi dei differenti approcci e strumenti per la valutazione ambientale degli edifici


I sistemi volontari di valutazione multicriterio a punteggio (Green Building Rating Systems), si sono andati definendo, in maniera prima spontanea, poi sempre più formalizzata, attraverso gruppi di lavoro costituiti dagli operatori del mercato (progettisti, produttori, imprese di costruzioni, gruppi assicurativi, enti gestori di patrimoni, ricercatori, ecc.).
Dal punto di vista metodologico questi strumenti si basano sull’individuazione di un elenco di criteri ambientali (requisiti di progetto), definiti a partire dagli obiettivi ambientali di risparmio dei consumi di risorse (energia, materiali, acqua), di riduzione dell’inquinamento (emissioni in aria, in acqua e rifiuti solidi) e di tutela della salute umana (fig. 02).

Fig. 02. Nei sistemi a punteggio gli obiettivi di riduzione degli impatti ambientali vengono declinati in criteri (requisiti) ambientali di progetto.

Viene così definito un protocollo con l’elenco dei requisiti ambientali, le procedure di verifica e le soglie di prestazione da soddisfare; in base al grado di soddisfacimento di ciascun requisito, viene associato un punteggio di merito e in base alla somma dei punteggi ottenuti si perviene al “punteggio di sostenibilità” dell’edificio. I vari sistemi a punteggio esistenti (BREEAM, LEED, HQE, CASBEE, Protocollo Itaca, ecc.) sono nati in nazioni diverse e sono stati elaborati da gruppi di lavoro diversi, dunque sono costituiti da requisiti, procedure di verifica e soglie prestazionali diverse a seconda della nazione (e gruppo di lavoro) che li ha definiti. Pur costituendo strumenti interessanti, che ampliano la verifica della sostenibilità dalla sola efficienza energetica a uno spettro allargato di questioni (sostenibilità del sito, gestione dell’acqua, scelta dei materiali, qualità nel tempo, ecc.), i sistemi a punteggio sono strumenti ancora deboli dal punto di vista di una effettiva verifica dell’efficacia ambientale delle scelte progettuali. Alcuni studi hanno evidenziato come l’effettiva riduzione degli impatti ambientali degli edifici certificati tramite questi strumenti sia soltanto del 15%1. Inoltre il fatto che le modalità di verifica della sostenibilità ambientale cambino da sistema a sistema e dunque il fatto che cambiando sistema si pervenga a un livello diverso di sostenibilità per uno stesso edificio, genera alcune perplessità sulla affidabilità di questi sistemi e soprattutto sulla comparabilità dei risultati (in particolare quando diventano strumenti di certificazione ambientale). In effetti, i sistemi a punteggio fanno riferimento a una “sostenibilità debole”, dove la valutazione finale si basa sull’idea che la minore performance ambientale ottenuta in una categoria possa essere compensata dalla migliore performance ambientale ottenuta in un’altra categoria. Tutt’altro approccio connota l’ambito normativo, dove si sta puntando a individuare strumenti di “sostenibilità forte”, in modo da operare una verifica della riduzione degli impatti su un range allargato di temi ambientali (effetto serra, acidificazione, formazione di ossidanti fotochimici, ecc.), con l’obiettivo di contenimento di tutti gli impatti ambientali generati durante tutte del fasi del ciclo di vita dell’edificio e dei suoi materiali e componenti, andando a quantificare i consumi e le emissioni. In ambito normativo si è cercato si individuare uno strumento oggettivo, affidabile, scientificamente fondato, che consentisse di quantificare gli impatti ambientali, così da permettere la comparabilità dei risultati e la verifica dell’effettivo risultato ambientale in termini di riduzione complessiva degli impatti. Un metodo di misurazione sintetico di tutti gli impatti ambientali prodotti è il Life Cycle Assessment (LCA), che valuta i flussi di consumo di risorse e di emissione di inquinanti in tutte le fasi del ciclo di vita. Esso costituisce il riferimento metodologico di tutte le norme inerenti la valutazione ambientale degli edifici e dei prodotti edilizi. In particolare, il Technical Committee ISO/TC 59, Building construction, Subcommittee SC 17, Sustainability in building construction, ha elaborato le norme ISO/TS 21929-1:2010 Sustainability in building construction. Sustainability indicators. Framework for the development of indicators for buildings e ISO 21931-1:2010 Sustainability in building construction. Framework for methods of assessment for environmental performance of construction works – part1: Buildings, che hanno l’obiettivo di armonizzare i diversi strumenti di valutazione ambientale degli edifici e di introdurre la valutazione ambientale del ciclo di vita (LCA), integrando nella valutazione ambientale dell’edificio la certificazione ambientale di prodotto EPD (Environmental Product Declaration) secondo la norma ISO 21930:2007 Sustainability in building construction. Environmental declaration of building products(fig. 03).

Fig. 03. Quadro di sintesi dei lavori normativi in ambito ISO relativi alla sostenibilità degli edifici.

La seconda parte della ricerca è pubblicata nel Dossier “Blocchi e murature


1Humbert S., Abeck H., Bali N., Horvath A., “Leadership in Energy and Environmental Design (LEED). A critical evaluation by LCA and recommendations for improvement”,International Journal of Life Cycle Assessment, n. 12, 2007, pp. 46-57.


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