Patrimonio architettonico del XX secolo a rischio: come agire per la tutela e la conservazione

Nonostante una cultura molto attenta alla conservazione e valorizzazione, anche in Italia è reale il rischio di perdere architetture e brani di città di valore storico e testimoniale del Novecento.

Complice di questa perdita, il più delle volte, sono gli interessi economici che spingono verso massici interventi di riuso e di riqualificazione del patrimonio costruito del XX secolo; interventi che spesso portano ad una alterazione irreversibile dell'integrità formale, materica, strutturale e tecnica delle architetture. Tutto questo è supportato anche dalla mancanza di politiche e normative strutturate volte alla tutela e salvaguardia di questo patrimonio.

Fortunatamente esistono movimenti culturali ed associazioni che si battono quotidianamente per garantire la trasmissione al futuro e la permanenza dei principali valori storici, artistici e materiali insiti nei beni.

Abbiamo intervistato María Margarita Segarra Lagunes, presidente di Decomomo Italia, per fare il punto sull'attività di salvaguardia e tutela del patrimonio architettonico del Novecento in Italia.


Decomomo Italia per la tutela e la salvaguardia del patrimonio architettonico del '900

Presidente Segarra Lagunes che cos’è Docomomo e quale ruolo svolge nei confronti della tutela e conservazione del patrimonio costruito del XX secolo?

María Margarita Segarra Lagunes

Docomomo è un’associazione internazionale, fondata ad Eindhoven in Olanda nel 1988 e dedicata alla documentazione, la conservazione e la valorizzazione di edifici, siti e quartieri del Movimento Moderno.

Docomomo Italia nasce nel 1990 come uno dei primi gruppi nazionali di Docomomo International e si costituisce formalmente come associazione culturale nell’ottobre 1995 a Roma: con poco più di un centinaio di membri distribuiti in tutta l’Italia e appartenenti alle Università, agli Enti di tutela, alle Amministrazioni locali e al mondo della professione, opera come vera e propria “agenzia”, fornendo risposte ai molteplici problemi legati alla conoscenza e alla salvaguardia dell’ampio e non ancora sufficientemente riconosciuto patrimonio architettonico del Novecento.

Tra i compiti principali vi è quello dell’attività di sensibilizzazione, a vari livelli, non soltanto degli addetti ai lavori e degli esperti, ma anche del pubblico in generale, ponendo all’attenzione degli Organi di tutela preposti (Soprintendenze, Comuni, Regioni) situazioni a rischio e di degrado se non addirittura di perdita totale.

In tal senso organizza anche seminari, conferenze, convegni e tavole rotonde, oltre a pubblicare sul sito iniziative culturali legate alla storia e alle pratiche di intervento sul patrimonio architettonico del Novecento italiano.

 

Patrimonio architettonico del XX secolo a rischio: l'intervista alla Presidente di Decomomo Italia

 

'Vincoli' per la tutela dell'architettura moderna

Quali sono gli strumenti a vostra disposizione e in che modo svolgete la vostra azione?

María Margarita Segarra Lagunes

Non abbiamo a disposizione strumenti legislativi o normativi, ma possiamo, come accennato, segnalare agli Enti preposti i rischi a cui sono esposti gli edifici e i quartieri del primo e del secondo Novecento, affinché questi possano essere tutelati, sia attraverso “vincoli” di carattere paesaggistico o puntuale, sia mediante la dichiarazione di interesse del immobile inteso come “bene culturale”, sia infine, se l’edificio è recente ed anche se inferiore a 70 anni, con lo strumento del vincolo di carattere “relazionale”, in cui esso viene dichiarato particolarmente importante non tanto per sé stesso quanto per i suoi nessi con i valori della storia, della tecnica, delle tecniche costruttive, ed altro.

 

Criteri e parametri per determinare il valore storico e testimoniale dell'opera

Valore storico e testimoniale dell’architettura moderna: quali sono i criteri e i parametri che vengono utilizzati per classificare un’architettura, un luogo o un quartiere?

María Margarita Segarra Lagunes

I criteri essenziali riguardano anzitutto la qualità dell’opera o dell’insieme, l’autore, la particolare tecnica costruttiva impiegata nella sua realizzazione, ma anche il fatto di non considerare l’opera solo per sé stessa o perché progetto di un architetto famoso, ma di porla sempre in relazione con l’intorno, col territorio circostante, con il brano di città in cui si inserisce o con il paesaggio che esso contribuisce ad arricchire.

Certamente, se l’opera è, inoltre, segnalata in pubblicazioni di rilievo, nazionali ed internazionali, e non solo sulla letteratura locale, e se è censita in una delle molte rilevazioni e catalogazioni che sono state redatte o che sono in corso, e se vi sono disegni conservati negli archivi di stato o privati, il compito è agevolato e la ricostruzione storica per determinare l’importanza dell’edificio può essere effettuata con più dettaglio e precisione.

 

Sul riuso dell'architettura del '900

Si parla sempre di recupero e conservazione… ma quale ruolo assume il tema del riuso per queste architetture?

María Margarita Segarra Lagunes

Vi è oggi molta confusione di termini tra conservazione, restauro, recupero, riuso, riciclo ed altri vocaboli usati non sempre a proposito. Appare comunque chiaro che il riuso di un edificio, purché compatibile con i valori connotativi dell’opera, sia la migliore strada per garantirne la permanenza. È però indispensabile che non sia l’esigenza di un nuovo uso a prevalere sulla conservazione dell’edificio, con modifiche, adeguamenti o trasformazioni che alterino irreversibilmente la sua integrità formale, materica, strutturale e tecnica, ma deve essere proprio la nuova utilizzazione a adattarsi alla tipologia originaria.

 

Principi e corretto approccio metodologico per il recupero e conservazione dell'architettura moderna

Quali sono i principi e qual è il corretto approccio metodologico che sta alla base di un intervento di conservazione, restauro e riuso dell’architettura moderna del ‘900?

María Margarita Segarra Lagunes

Gli aspetti ed i criteri generali che si applicano alla salvaguardia, alla conservazione e al restauro delle architetture a noi più vicine non differiscono da quelli riguardanti la conservazione dell’architettura storica o dei beni archeologici.

Mirano a garantire la trasmissione al futuro e la permanenza dei principali valori insiti nel bene, sia sotto l’aspetto storico, sia sotto quello estetico, sia infine sotto quello materiale.

La differenza sostanziale si ritrova nella maggiore disponibilità di fonti per lo studio e la conoscenza degli edifici recenti, che ci permette di meglio conoscere gli immobili in tutte le fasi progettuali, nelle varianti in corso d’opera, nei loro materiali e tecniche: e ciò coadiuva ad orientare in maniera più precisa le scelte d’intervento e le soluzioni del progetto di restauro.

I principi e l’approccio metodologico prima citati sono gli stessi se l’intervento si svolge su vasta scala? Faccio riferimento ai processi di rigenerazione che interessano i quartieri del Dopoguerra e le architetture industriali del XX secolo.

María Margarita Segarra Lagunes

Sì, l’approccio è il medesimo sia se si tratta di beni singoli o di complessi o comparti urbani. Naturalmente è sempre bene equilibrare le esigenze degli abitanti o degli utenti con quelle della conservazione.

Tuttavia, i cosiddetti processi di rigenerazione non sempre tengono conto di ciò che vale la pena conservare e ciò che può trasformarsi: specialmente se si considera che, spesso, per rigenerare si intende raggiungere degli standards (di comfort, di sicurezza, di risparmio energetico e così via) i quali, se applicati indifferentemente, portano alla perdita dell’identità e dell’autenticità del bene.

È il caso, per esempio, dei “cappotti termici” applicati per la riqualificazione energetica, i quali per essere efficaci compromettono, e talvolta distruggono definitivamente, i valori architettonici di queste testimonianze della storia recente.

 

Verso una revisione del Codice dei Beni Culturali

Dal punto di vista normativo, della conservazione e del riuso, quali obiettivi sono stati raggiunti e quali sfide dobbiamo ancora vincere?

María Margarita Segarra Lagunes

Dal punto di vista normativo non si è registrato, negli ultimi anni, alcun progresso, poiché la legislazione dei beni culturali non ha introdotto novità significative in fatto di tutela; anzi, in alcuni casi, è regredita alzando, per esempio, il limite temporale per l’applicazione di un vincolo da 50 a 70 anni.

Sono, però, in corso diverse proposte per la revisione di alcuni articoli del Codice dei Beni Culturali e alcuni membri di Docomomo fanno parte attiva di queste iniziative fornendo in questo senso il loro contributo e la loro pluriennale esperienza.