Freyrie, protezione del territorio e delle città dal dissesto idrogeologico

Presidente Freyrie, come si può porre rimedio alla mancata attenzione per il territorio e alla evidente incapacità persino di comprendere il concetto di prevenzione da parte di chi ci governa?

È uno scandalo nella tragedia – e mi riferisco a quanto è accaduto a Genova solo alcune settimane fa - sapere che vi sono risorse disponibili che potrebbero - anzi, dovrebbero - essere già state utilizzate almeno per tentare di porre rimedio, con interventi di manutenzione e messa in sicurezza, al saccheggio del territorio perpetrato in questi anni. Serve allora agire contro la sorda burocrazia e miope che impedisce di investire e di realizzare interventi per la messa in sicurezza dell'habitat, diventando essa stesa causa della morte delle persone. Per porre fine alla tragica realtà di questa Italia bisogna puntare sulla minuta, costante e quotidiana protezione del territorio e delle città, unico intervento che, in una coerente politica economica del Governo, è in grado di evitare altri morti e disastri e, contemporaneamente, generare lavoro e sviluppo.

È entrata in fase operativa la struttura di missione di Palazzo Chigi “contro il dissesto idrogeologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche”, l'Unità di missione #italiasicura, coordinata da Erasmo D'Angelis. Per la prima volta l'Italia fa un salto di qualità e investe sulla protezione del territorio e sulla prevenzione anziché concentrarsi sull’intervento in fase di emergenza?

È lodevole il fatto che il Governo l’istituzione dell’unità di missione abbia riacceso l’attenzione sul tema del dissesto idrogeologico: ci auguriamo che ora si riesca ad attuare una concreta azione di mitigazione del rischio su tutto il territorio nazionale, mettendo subito in campo i 2,5 miliardi di euro chiusi nei cassetti della pubblica amministrazione. Voglio ricordare che già prima dell’estate gli architetti italiani insieme ad Ance, ai Geologi e a Legambiente - ideatori con Next New Media, del web doc e del sito #DissestoItalia - hanno consegnato a Palazzo Chigi la petizione “BASTA EMERGENZE PER IL MALTEMPO. METTIAMO SUBITO IN SICUREZZA IL PAESE” per far partire entro l’estate un Piano unico nazionale di manutenzione e di prevenzione. Nella petizione abbiano chiesto anche di liberare tutte le risorse già stanziate e che Stato e Enti locali non sono riusciti a spendere anche a causa dei vincoli del Patto di stabilità; di reperirne di nuove attraverso i Fondi strutturali; di garantire a livello nazionale un controllo sulla qualità dei progetti e degli interventi ispirati a un modello di sostenibilità ambientale ed economica, efficacia, trasparenza delle regole e delle procedure.

Qual è la prima regola per evitare vittime e danni in un Paese fragile come l’Italia?

Premesso che non possiamo più permetterci ulteriori attese né risorse col contagocce, per ridare tranquillità ai cittadini ed evitare vittime e danni è fondamentale mettere in atto un’efficace politica di prevenzione e di difesa del suolo che – oltre ad attuare interventi di messa in sicurezza – punti alla riqualificazione dei territori. Non dimentichiamo che il territorio è sempre più vulnerabile non solo per gli effetti dei cambiamenti climatici. L’urbanizzazione molto spesso abusiva non ha risparmiato le aree a maggior rischio: peccato che a ricordarcelo sono sempre e solo le tragedie. Accanto alla tempestività negli interventi, alla necessità di investimento delle risorse disponibili c’è bisogno anche di regole trasparenti.

Quali sono i criteri sulla base dei quali aggiornare le linee guida per i progetti di messa in sicurezza verso una necessaria e preventiva configurazione degli scenari conseguenti all'inserimento di un'opera nel territorio?

Come ho già sottolineato, il Paese ha bisogno di quella grande infrastruttura chiamata manutenzione del territorio da realizzare attraverso un piano nazionale per la mitigazione del rischio idrogeologico e sismico. Ma non basta fermarsi qui: questi interventi vanno ideati e realizzati entro un contesto più ampio che è quello della rigenerazione e riqualificazione delle città e dei territori. Per questo motivo serve una cabina di regia nazionale in grado di garantire che gli interventi di manutenzione e di messa in sicurezza vengano concepiti e realizzati all’interno di un più ampio modello di efficacia ambientale ed economica, e di trasparenza delle procedure.