I BENI CULTURALI IMMOBILIARI/MOBILIARI E LA DIGITALIZZAZIONE DELL'AMBIENTE COSTRUITO

1. La digitalizzazione della conservazione programmata
La Modellazione Informativa, Building Information Modeling o BHIMM [01] o H-BIM [02], nel caso del (Cultural) Built Heritage, è una metodologia di gestione del processo nel settore delle costruzioni (Digitally Enabled Programme & Project Management) che, nella sua versione ideale, prevede che tutte le fasi del procedimento siano effettuate all'interno di un unico ecosistema digitale (Common Data Environment) secondo flussi informativi perfettamente interoperabili [03].

Ciò significa, di conseguenza, che tutte le transazioni informative debbano avvenire in maniera continua (in assenza di discontinuità: vale a dire di perdite informative all’interfaccia tra diverse fasi o attori del processo), trasparente e tracciabile sotto il profilo dei processi decisionali.

La qual cosa, nell'ambito dei beni culturali immobiliari, specialmente nell'ottica del partenariato pubblico privato, sarebbe di grande rilievo, nel senso che incrementerebbe l'attrattività degli investimenti dal punto di vista delle istituzioni finanziarie sia in termini di monitorabilità (auditing) sia in termini di collaborazione (integration).
Nella realtà delle cose, tuttavia, tali flussi informativi scontano, in generale e tanto più nella conservazione programmata, notevoli discontinuità, non solo a causa della problematica interoperabilità degli applicativi informatici coinvolti, ma, soprattutto, in ragione della irriducibilità di una parte considerevole della documentazione utilizzata a metadato computabile, digitalizzabile, appunto, non potendo, conseguentemente, essa disseminarsi sistemicamente da un ambiente informativo a un
altro.

Si tratta di una premessa fondamentale, poiché la sua piena adozione implicherebbe la possibilità, da parte del Committente e degli organi di tutela (ad esempio, le sovrintendenze), delle istituzioni finanziarie e degli enti di controllo (ad esempio, l'autorità nazionale anticorruzione), nel caso in ispecie, di poter accedere in tempo (quasi) reale a tutti gli scambi informativi tra gli operatori economici coinvolti e, di conseguenza, di esercitare vera e propria azione di business intelligence [04].
Tale azione, infatti, si attua grazie al ricorso ad applicativi informatici finalizzati ad analizzare i modi di uso dei software di BIM authoring (di produzione dei modelli informativi) tramite strumenti di Model Checking (di verifica dei modelli informativi).

In altri termini, il ricorso alle Data Analytics permette al Committente, ai suoi finanziatori e agli organismi di controllo, di comprendere le strategie adottate dai fornitori (dei servizi di progettazione, anzitutto) e la natura delle relazioni negoziali che
intercorrono tra essi, allorché siano consorziati.
Una analoga osservazione può, peraltro, applicarsi alla semi-automazione delle modalità di verifica dei modelli informativi costituenti il progetto (che resta pur sempre diacronico) di conservazione programmata attraverso il Code & Model Checking, ai percorsi autorizzativi, specie nell'evenienza di dover rispettare, da parte degli organi di tutela, un contingentamento dei tempi in presenza di una riorganizzazione amministrativa impegnativa.

Ovviamente l'efficientamento dei processi di rilascio dei permessi passa attraverso la possibilità di qualificare, il più oggettivamente e il più computazionalmente possibile, i criteri di valutazione della conformità, sottraendo discrezionalità di giudizio alle singole sovrintendenze o ai singoli sovrintendenti che si susseguono alla guida delle prime (nel corso di uno stesso intervento).
Nel caso peculiare degli interventi sui beni culturali immobiliari (e mobiliari: in essi contenuti), la Modellazione Informativa prevede che la progettualità della stazione appaltante o della amministrazione concedente si esplichi e si espleti tramite la definizione del cosiddetto Asset Information Model [05], vale a dire, a partire da un modello informativo iniziale in cui siano
incluse rigorosamente le configurazioni geometriche tratte dalle nuvole di punti di rilievo associate, una volta esse divenute entità parametriche, ai dati alfanumerici derivati da fonti eterogenee (strumentali, archivistiche, orali, ecc.).

Si badi bene, però, che l'impostazione anglosassone [06], a breve trasposta nella normativa internazionale [07], lega strettamente gli Asset Information Requirement agli Operational Information Requirement.

Una prima esemplificazione di tale approccio è stata offerta in occasione della gara di appalto promossa dal comune di Milano per gli interventi inerenti al Teatro Lirico [08].

In ogni caso, è evidente che un Asset Information Model cosiffatto presuppone la piena assunzione di responsabilità da parte della stazione appaltante o della amministrazione concedente sui dati di ingresso, contenuti in un modello informativo su cui progettisti, costruttori e gestori saranno chiamati a operare senza mediazione alcuna.

Naturalmente la conversione in assembly (spazi od oggetti) delle geometrie rilevate implica sostanzialmente una difficoltà a riprodurre entità seriali, in quanto ciascuna di essa deve essere considerata come una specifica devianza da un canone o da un elemento originario, spesso da interpretare alla luce di logiche costruttive proprie di un dato periodo storico.
Questo equivale a dire che, al di là della restituzione geometrica del visibile ottenibile grazie al laser scanning o all'imaging, la sua riconduzione a entità parametriche all'interno del modello informativo non solo richiede di evitare una assimilazione forzata dello specifico al generico, ma, in particolar modo, domanda che la configurazione degli oggetti risponda a una
interpretazione rigorosamente filologica, ma soggettiva, della concezione strutturale o di altra natura.

Ampie dimostrazioni di una simile accezione sono state offerte dal politecnico di Milano, ad esempio, in merito al duomo di Milano [09] o alla basilica di Collemaggio a L'Aquila [10].

Tale modello informativo dovrebbe, inoltre, essere contestualizzato territorialmente all'interno di un sistema informativo geografico (Geographic Information System), in quanto il bene culturale immobiliare può rivestire un ruolo centrale all'interno di un distretto culturale [11], non essendo la sua influenza circoscrivibile a singoli manufatti.
Attese queste condizioni, il bene culturale immobiliare dovrebbe essere trasposto per unità o vani in Room Data Sheet, schede tabellari, correlate a Furniture Fixture & Equipment Data Sheet al fine di realizzare, con lo Space Programme, una sorta di documento preliminare alla progettazione interamente digitalizzato e collegabile bidirezionalmente agli applicativi
informatici di BIM authoring (di produzione del modello informativo): avviando, così, un dialogo serrato tra committenti e progettisti incaricati.

Il che significa che la Committenza pubblica debba possedere una esaustiva conoscenza digitalizzata dei beni culturali immobiliari e mobiliari oggetto della transazione culturale, unitamente a una completa definizione delle modalità di gestione dei cespiti medesimi.

Si tratta di un tema regolarmente emerso nell'occasione di concorsi di progettazione o di appalti integrati, come per il Palazzo Citterio a Milano [12].

Spesso, tuttavia, accade che il programma culturale (musicale, museale, teatrale, ecc.) sia successivo e separato dalla concezione relativa all'intervento sui beni immobiliari.

La stessa Committenza dovrebbe, inoltre, mettere a punto i repertori di regole parametriche (Rule Set) in grado di consentire, successivamente alla presentazione del progetto di conservazione programmata, una verifica puntuale del modello informativo: il che vuol dire, dunque, che il Committente dovrebbe elencare nel documento preliminare, nei cosiddetti Employer's Information Requirements, i contenuti minimi attesi dalla prestazione professionale, verificabili semiautomaticamente sia in termini quantitativi sia in termini qualitativi.

La stazione appaltante o l'amministrazione concedente potrebbe, così, predisporre e domandare, al contempo, ai soggetti partecipanti alla procedura competitiva di descrivere, nelle loro offerte, la strategia di progressione delle scelte progettuali, articolata per unità ambientali (per spazi) e per oggetti (per parti dell'opera) a un livello tendenzialmente elementare [13] secondo un criterio di scomposizione dell'opera in foglie e in pacchetti di lavoro, oltre che in centri costo e di
responsabilità.

Si osservi, inoltre, che tale livello elementare di scomposizione delle entità digitalizzate, a cui occorre assegnare un soggetto responsabile, è a sua volta disgiungibile in contenuti informativi geometrici e alfanumerici, includendovi pure la documentazione semplicemente acquisita digitalmente, ma non utilizzabile computazionalmente quale metadato.
In qualche modo, in virtù di una acquisizione disomogenea dei dati e delle informazioni, il disallineamento tra dati geometrici e dati alfanumerici si apparenta al criterio seguito nei sistemi informativi geografici per i cosiddetti LOD, diversamente tradotti come Level Of Definition nel Regno Unito [REF] o Level Of Development negli Stati Uniti [REF].

Ovviamente, il processo di progettazione della conservazione programmata attraverso il modello informativo richiede che, sin dall'avvio del contratto inerente ai servizi professionali, si effettui un audit in contraddittorio tra Committenza ed erogatori dei servizi professionali in merito alla condivisione dell'affidabilità dei dati di ingresso, oltre che alla loro completezza.
Se, infatti, storicamente il dispiegamento delle tecniche analitiche, specie se non distruttive, incontrava difficoltà di adempimento anche a causa delle ristrettezze dei quadri economici a disposizione dei responsabili unici dei procedimenti, con questa modalità tali carenze risulterebbero inequivocabili, stimolando una più precisa contrattazione della assunzione degli oneri di questo genere nonché della ripartizione delle responsabilità in caso dell'accertamento di errori di progettazione o di esecuzione.

Analogo ragionamento vale per il grado di coerenza tra gli esiti delle diverse tecniche analitiche.

Successivamente, all'interno dell'ecosistema digitale, alla stazione appaltante o alla amministrazione concedente potrebbe essere in ogni momento possibile effettuare sia un monitoraggio in remoto dello stato di avanzamento della progettazione sia una verifica dei contenuti del progetto attraverso il confronto computazionale e censuario (non per campionamento) tra requisiti introdotti nello space programme e nei rule set e contenuti del modello informativo che riflette il progetto di conservazione programmata.

Sin qui, la descrizione del processo di briefing attuato dalla Committenza che riflette, sia pure in forma innovativa, il corretto modo di procedere usuale, per quanto, di per se stesso, esso riveli come le esigenze di conservazione della consistenza materica del cespite culturale debbano paradossalmente contemplare la sua evoluzione oggettuale e funzionale.

Segue in ALLEGATO