Quale futuro per il BIM? Sfide e opportunità della digitalizzazione per un reale passo avanti del settore delle costruzioni

Andrea Dari - INGENIO 06/04/2017 5657
INTERVISTA ALL’ING. ANTONIO SALZANO, UNIVERSITA’ DI NAPOLI FEDERICO II
 
1 - Il mondo del BIM, e più in generale della digitalizzazione nel settore delle costruzioni nel corso di pochi mesi è stato al centro dell’attenzione del Legislatore (Art. 23 – Comma 13 del Codice Appalti) e si sta dotando di un nuovo impianto normativo (il 27 Gennaio sono state pubblicate le prime tranche – 1, 2 3 4 – della UNI 11337-2017). A breve inoltre saranno disponibili i risultati della Commissione Ministeriale Digitalizzazione Appalti Pubblici. Cosa significa tutto ciò per gli operatori della filiera secondo lei?
 
Tutti gli operatori del settore delle costruzioni stanno maturando una maggiore consapevolezza in merito alle grandi opportunità e ai vantaggi apportati dal BIM, spinti anche dalla necessità di allineamento con i mercati internazionali. Il BIM, grazie all’ottimizzazione dei processi e alla trasparenza nelle procedure, rappresenta una risposta concreta all’attuale crisi dell’industria delle costruzioni.
Tutte le innovazioni che comportano un cambiamento nella gestione dei processi, sia nelle metodologie sia negli strumenti, affinché non siano viste come un ostacolo, ma come un’opportunità, devono obbligatoriamente essere supportate da un solido impianto normativo. Bisogna guidare gli operatori del settore verso un corretto utilizzo di quella che è una metodologia nuova per evitare pantani e ottenere l’ambito risparmio di spesa pubblica, potenzialmente di 8-10 punti percentuali, che si trasformerebbe in opere in più per il Paese.
L’impianto normativo, caratterizzato dalla norma UNI 11337-2017 e dal Decreto Ministeriale, mira a tutelare il settore delle costruzioni e, in particolare, i committenti nella loro scelta di utilizzare il BIM per la gestione delle proprie opere. Tale impianto normativo permette di orientarsi nei processi digitali e, soprattutto, consente alla Stazione Appaltante di formulare una richiesta di modelli BIM con standard e requisiti minimi, attraverso un Capitolato Informativo. Ciò garantisce la riuscita del processo ed evita la produzione di modelli BIM poveri, o del tutto privi, delle informazioni necessarie alla gestione del ciclo di vita dell’opera.
Tutto ciò implica un periodo, più o meno lungo, di adeguamento a nuove procedure caratterizzato dalla necessità di una formazione specifica sia in termini teorici, quindi di processo, sia in termini pratici e quindi di utilizzo di nuovi software a supporto della metodologia BIM. Chiaramente, per far fronte a tale fase di formazione e sviluppo, è necessario investire risorse in termini di tempo ed economiche. Ciò desta spesso perplessità e timore in chi opera nel settore delle costruzioni, soprattutto in periodo di crisi. Tuttavia bisogna essere ottimisti e non aver paura del progresso. L’introduzione del BIM e, più in generale, della digitalizzazione nella filiera delle costruzioni è un processo fondamentale che non si può arrestare o trascurare.
Tale direzione è confermata dalle principali politiche del Piano Industria 4.0, attuate dal Ministero dello Sviluppo Economico, che sanciscono la cosiddetta “quarta rivoluzione industriale” basata su un utilizzo sempre più massiccio di tecnologie computazionali, di analisi e di gestione di moli consistenti d’informazioni e dati. Il processo di digitalizzazione nel settore delle costruzioni, dei suoi processi e prodotti, è parte di questa rivoluzione che abbraccia diversi campi e tecnologie. Il BIM è la metodologia a supporto di tale trasformazione.
L’introduzione a Industria 4.0 è necessaria per ricordare le opportunità offerte, come l’accesso ad agevolazioni finanziare utilizzabili sia per munirsi delle risorse hardware e software necessarie sia per sviluppare piani ad hoc di formazione.
 
 
2 - Quali attenzioni che la Commissione Ministeriale dovrà avere, visto che questo lavoro è finalizzato all’applicazione del BIM negli appalti pubblici? e quali i pericoli che dovranno essere “gestiti” per evitare di arrivare a un blocco dei LL.PP. o ad un’applicazione solo sulla carta?
 
L’attenzione principale che la Commissione Ministeriale per la Digitalizzazione degli Appalti Pubblici dovrà avere riguarda l’inserimento graduale e controllato dei processi di digitalizzazione nel settore delle costruzioni. La gradualità di tale inserimento può essere inquadrata sotto due aspetti principali.
Il primo è funzione del livello di approfondimento della metodologia e può essere gestito coordinando la prevalenza contrattuale delle informazioni dell’opera inizialmente con standard classici cartacei per poi passare, gradualmente, alla prevalenza contrattuale del modello. Tale aspetto permette di evitare sia l’arresto dei bandi di gara sia la nascita di contenziosi, giacché la prevalenza contrattuale si sviluppa ancora secondo il workflow tradizionale cartaceo. Contestualmente c’è, però, lo sviluppo del modello BIM di base che garantisce l’allineamento dei processi consentendo, poi, di passare a una prevalenza contrattuale caratterizzata dal modello così da non ridursi solo a un’applicazione sulla carta.
Il secondo aspetto della gradualità è legato alla complessità dell’opera sia in termini di importo lavori sia in termini di realizzazione, e può essere gestito inserendo il BIM prima per le grandi opere e progressivamente anche nelle opere più piccole. Tale strategia di inserimento, a mio parere, rispetta la capacità di resilienza di chi opera nel settore delle costruzioni, cioè la loro capacità di riorganizzare positivamente i propri processi dinanzi alle difficoltà. Seguendo questo criterio i primi a essere interessati da questo cambiamento sono le grosse Stazioni Appaltanti che si troveranno a gestire grandi opere sia in termini di importo lavori sia di complessità di realizzazione. Tali Committenze, rispetto alle piccole stazioni appaltanti, hanno una grande capacità di riorganizzazione giacché hanno a disposizione sia risorse economiche sia professionali per fronteggiare la fase di aggiornamento. Analogamente accadrà per gli operatori economici, come grossi gruppi di imprese di costruzioni e società di ingegneria ed architettura, che rapidamente stanno adeguando i propri processi ed il proprio know-how a standard elevati di procedure BIM per la gestione delle opere durante l’intero ciclo di vita. Ciò diventa di primaria importanza per non precludersi la possibilità di partecipare a gare di grosso importo indette dalle precedenti Stazioni Appaltanti.
In definitiva, l’utilizzazione di un tale approccio, non comporta reali difficoltà per le grandi Stazioni Appaltanti e per i grossi operatori economici e, tuttavia, nemmeno per i piccoli operatori economici, quali liberi professionisti e piccole e medie imprese. Anche queste categorie, infatti, superata la fase di investimento inziale per la formazione e per le risorse hardware e software (non necessariamente grosse somme economiche), grazie a quelli che sono gli approcci moderni di aggregazione, riusciranno ad adeguarsi alle metodologie di digitalizzazione del settore delle costruzioni.
Forti perplessità, invece, si possono evidenziare per le piccole Stazioni Appaltanti che, non avendo grosse risorse economiche e di personale, difficilmente riusciranno a gestire processi BIM. Sarà necessario pensare ad interventi di potenziamento di tali Committenti per non causare un blocco dei bandi pubblici di lavori e di servizi di progettazione. Sicuramente, per evitare il blocco dei LL.PP. è necessario che la Pubblica Amministrazione sia promotrice dell’introduzione di tale metodologia e non che la subisca passivamente come un nuovo obbligo normativo. A tal fine è necessario sviluppare, da subito, strategie di formazione e di implementazione di una “best practice” da inserire, successivamente e a valle di un adeguato monitoraggio, nei bandi pubblici. 
 
 
3 - Per gli operatori più evoluti termini come 3D, 4D e 5D corrispondono ad attività sulle quali si è maturata una significativa esperienza. Sono ancora pochi coloro che, viceversa, stanno sperimentando l’impiego di Common Data Environment (CDE) – oppure ACDat se vogliamo utilizzare con la terminologia prevista nelle UNI 11337-2017 – piuttosto che Model e, soprattutto, Code Checking che in realtà, se la modellazione 3D rappresenta i pilastri del BIM, ne costituiscono gli architravi. Che ruolo potranno avere i committenti, pubblici e privati, per la diffusione di tali sistemi?
 
I committenti pubblici e privati hanno un ruolo decisivo in merito alla diffusione della digitalizzazione del settore delle costruzioni e di tutti i sistemi e i processi a essa legati. Affinché non avvenga un corto circuito dell’intero processo di digitalizzazione, è necessario che tutti gli attori della filiera e soprattutto i committenti sviluppino una maggiore sensibilità verso la solidità e la conservazione del dato e verso il controllo delle informazioni dei modelli. Strumenti come l’ambiente di condivisione dei dati (ACDat) e applicazioni di controllo delle normative e verifiche di conformità come il “Code Checking” permettono ai committenti di controllare, monitorare ed archiviare la reale qualità dei dati e delle informazioni che vengono consegnate a valle di un processo di progettazione e realizzazione di un’opera civile con il supporto della metodologia BIM. Oltre a queste, esistono diverse applicazioni che costituiscono, insieme alla modellazione 3D, la struttura portante di una corretta procedura di digitalizzazione BIM-based come ad esempio l’ambiente di condivisione dei documenti (ACDoc) o la verifica delle interferenze “Clash Detection”.
La conoscenza di tali strumenti da parte della stazione appaltante è necessaria per non perdere il vero valore aggiunto del processo di digitalizzazione del settore delle costruzioni, rappresentato proprio dalla correttezza dei dati e dal continuo aggiornamento delle informazioni nel tempo.
Per indirizzare il processo di digitalizzazione e per far in modo che tali sistemi si diffondano in maniera corretta, i committenti, hanno a disposizione un potente strumento rappresentato dal Capitolato Informativo. Per mezzo di tale strumento, infatti, i committenti, pubblici e privati, possono formulare una serie di richieste per lo sviluppo dei modelli BIM di un’opera civile, partendo dalle informazioni minime da contenere, dalla tipologia di ambiente condivisione dati (ACDat) fino ad impostare delle specifiche verifiche sul modello come il Code Checking o Clash Detection tra le diverse discipline progettuali.
Tutte queste competenze specifiche, però, saranno di uso comune una volta superato il periodo di transizione che sarà caratterizzato da una formazione massiccia di tutti gli operatori del settore delle costruzioni. La comunità tecnica italiana dell’industria delle costruzioni è caratterizzata da grandi intelligenze e da un forte spirito d’orgoglio e, come la storia ci insegna, tali caratteristiche hanno permesso di superare difficoltà ben più ardue e di essere pronti davanti alle sfide storiche dell’avanzamento tecnologico.
Anche nel caso della digitalizzazione del settore delle costruzioni ci sarà un’accelerazione, come già sta accadendo, che ci porterà a essere competitivi su scala internazionale, esportando in tutto il mondo specifiche capacità tecniche dei nostri professionisti come, ad esempio, l’utilizzo del BIM per le strutture esistenti.
 
 
4 - BIM e Università: molti atenei stanno organizzando MASTER dedicati alla figura del BIM MANAGER. E’ sufficiente od occorre ripensare anche il ciclo di studi ante Laurea?
 
Per accelerare il processo di formazione e di aggiornamento delle figure professionali sulla disciplina BIM, una delle vie percorribili dagli Atenei è rappresentata dai master. Tuttavia, sarà senza dubbio necessario aggiornare i cicli dei corsi di studio ante Laurea per consentire a tutti gli studenti, già durante il percorso di studi, di approcciare la metodologia BIM e più in generale la digitalizzazione delle costruzioni. In seguito, ognuno potrà decidere di approfondire la sua conoscenza con master e corsi di aggiornamento e perfezionamento.
Va detto, inoltre, che le figure professionali formate o in corso di formazione grazie ai master, non saranno sufficienti a rispondere alla domanda di professionisti, specializzati in tali discipline, che si avrà di qui a poco.
A rafforzare tale discorso vi è la progressiva introduzione dell’obbligatorietà della digitalizzazione negli appalti pubblici che accrescerà enormemente la domanda di figure professionali specializzate in BIM e, solo attraverso la formazione Universitaria, si potrà rispondere a tale richiesta.
A tal proposito, si rileva già un forte cambiamento poiché i regolamenti di studio per l’anno accademico 2017/2018 prevedono l’introduzione di discipline BIM, cosicché nel 2018 avremo i primi laureati con conoscenza curriculare in materia BIM. Attualmente l’Università di Napoli Federico II, prevede per l’anno corrente, oltre al master in svolgimento, già un corso BIM all’interno del ciclo di studi di Laurea Specialistica in Ingegneria Strutturale e Geotecnica. Inoltre, già da diversi anni, i maggiori atenei vantano una fiorente attività di tesi di laurea che argomentano gli studi, la ricerca e le applicazioni in campo BIM.
In questo momento, in Italia, il BIM rappresenta una specializzazione ma sicuramente diventerà un approccio metodologico diffuso e perciò, come dicevamo, è necessario introdurlo nei corsi di Laurea riprogettando i programmi di studio puntando all’integrazione delle discipline e all’aggiornamento degli strumenti da utilizzare.
Grazie ai nostri studenti e ai nostri professionisti saremo in grado di recuperare, brillantemente e in poco tempo, il ritardo accumulato rispetto agli altri Paesi sui processi di digitalizzazione.
Detto ciò, è necessario fare un piccolo appunto sulla figura del BIM Manager. Essa, infatti, riveste un ruolo delicato e complesso all’interno di strutture che implementano processi BIM-oriented soprattutto nelle fasi di start-up. Purtroppo capita che dietro ai master e ai corsi dedicati alla formazione dei BIM Manager, si celi una forte operazione di marketing che confonde le aziende di costruzioni e le società d’ingegneria che affidano, inconsapevolmente, responsabilità enormi a professionisti che sono stati formati realmente solo sulla metodologia BIM e sulle piattaforme software dedicate. Il BIM Manager deve possedere, certamente, competenze nei processi di digitalizzazione ma non può prescindere da conoscenze interdisciplinari specialistiche del settore derivanti da anni di esperienza su progettazioni integrate e realizzazioni di opere civili. Perciò nello svolgimento dei master o dei corsi che mirano alla formazione di figure solide nell’ambito dei processi BIM, è necessario trasferire quante più competenze interdisciplinari tra loro interconnesse.