Il Ritorno della Industrializzazione in Edilizia

Uno dei principali portati che scaturiscono dagli esiti che DIGITAL & BIM ITALIA ci restituisce (ma identica, o assai simile, considerazione varrebbe, ad esempio, per REbuild Italia) è il ritorno di popolarità per il tema dell'Industrializzazione che, nel Settore delle Costruzioni domestico, aveva raggiunto un tale livello di rigetto da aver consigliato, in un determinato periodo storico, tutti coloro che la avevano nell'acronimo di sostituirla con Innovazione: tanto che l'edilizia industrializzata, prevalentemente a umido, si era ridotta all'edilizia industriale e per la logistica.
E' un destino inevitabile per i fenomeni che divengono così pervasivi da risultare, in caso di criticità, o meglio, di insoddisfazione di una parte delle vaste attese suscitate, in seguito improponibili con quella stessa etichetta.
Per il SAIE, di cui DIGITAL & BIM ITALIA è stato logica premessa e anticipazione, ad esempio, il tema della (Nuova) Industrializzazione potrebbe risultare costitutivo, tenendo in conto le ragioni storiche istitutive, ben esemplificate nei Cuore Mostra e nelle relative conferenze internazionali degli Anni Sessanta e Settanta in termini di rassegne internazionali sull'argomento.
Al di là di una profonda memoria familiare sul tema, i ricordi personali, infantili e adolescenziali, di chi scrive risalgono, ad esempio, al convegno tenutosi nei primi Anni Settanta a Rimini organizzato dal Centro internazionale ricerche sulle strutture ambientali Pio Manzu oppure al congresso di Europrefab del 1978 che ebbe luogo a Balatonfüred.
Tutto ciò per dire che il rischio che corre questo ritorno di popolarità del tema della Industrializzazione Edilizia è quello di ripercorrere esattamente la stessa parabola che si avviò negli Anni Quaranta per terminare ingloriosamente, per alcuni versi, negli Anni Ottanta.
E' evidente che per l'Off Site, nella rinnovata veste del DfMA (Design for Manufacture and Assembly), le parole d'ordine sono note: circolarità del prodotto; recupero di produttività; adozione della gestione agile e snella: personalizzazione del prodotto immobiliare e dei suoi componenti stratificati; abbattimento dei costi unitari e dei tempi di esecuzione.
Naturalmente tutti questi elementi valgono per il green field e per il brown field, che nel Nostro Paese ambirebbe a proporsi nella veste dell'edilizia di sostituzione, ma sussistono pure esempi applicati all'intervento sull'esistente per la riqualificazione energetica e per il miglioramento sismico, dal grande componente sovrapposto o infilato all'esoscheletro.
La computazionalità che abiliterebbe queste condizioni è ben chiara negli studi di Bryden Wood per Digital Built Britain o nell'alleanza stipulata tra Autodesk e Project Frog.
Il problema che questo Consensus internazionale implica sta, proprio come nei Gloriosi Trenta, nell'identificare strettamente l'Industrializzazione colla Prefabbricazione, oggi in parte a secco, per quanto oggi produzione e assemblaggio siano fondati su nozioni diverse di serialità e di versatilità, oltre che nell'ostinarsi a considerare l'Autoveicolo e l'Aerospaziale quali riferimenti letterali da adottare.
Esattamente come allora, nella maniera dimostrata dalla nascita delle nozioni di esigenzialità e di prestazionalità, poi trasferite nell'ambito della normazione, sostanzialmente disattese nella strategia industriale di allora, si tende a trascurare l'intima essenza dell'Industrializzazione che consiste nell'introduzione di una Cultura Industriale declinata secondo una concezione architettonica originale.
Che cosa si intende con questa affermazione? Che, anzitutto, occorre, ad esempio, considerare l'Off Site nella sua accezione di System Building, vale a dire di entità, di sistema, in cui ciò che conta sono le relazioni, tra spazi e tra elementi.
La novità, sotto questo profilo, era, pertanto, insita, ai tempi, nella coordinazione modulare e dimensionale e nei dispositivi di connessione, mentre oggi sta nella dialettica tra contenitore e occupante, come dimostrano i tentativi di Aditazz, oltre che di Bryden Wood, sulle combinatorie spaziali e tecnologiche, ma, soprattutto, i comandi gestuali o vocali per la Smart Home dei GAFMA (Google, Amazon, Facebook, Microsoft, Apple), il machine learning di WeWork, il cognitive building di IBM, la Digital Railway di HS2: ma anche l'idea, successivamente abortita (per ora) di Flux Metro.
Ancora una volta, si trascura il processo per il prodotto, che significa non già che il Tangibile debba soccombere di fronte all'Intangibile, bensì che il valore aggiunto, relazionale, è per definizione immateriale, e si sposa con una concezione, con una richiesta di evolvibilità del prodotto immobiliare così come di quello infrastrutturale.
La grande scommessa che ci propone, tra gli altri, Digital Built Britain è, infatti, il salto di qualità che il Settore dell'Ambiente Costruito, Costruzione e Immobiliare sommati, dovrebbe fare verso la Servitizzazione, vero l'Industria dei Servizi alla Persona: Industry of Behaviours, come indica il fatto che UK BIM Level 4 starebbe per Social Outcomes.
E' evidente che, per usare una espressione di Clark Osborne, andare Beyond Bricks and Mortars nell'epoca in cui il Dato è il Petrolio del nostro tempo non può significare la dematerializzazione del prodotto immobiliare o infrastrutturale, ma ne comporta, però, una profonda mutazione in senso epistemologico.
Non credo che il futuro possa appartenere a chi, in maniera eccessivamente ottimistica (o forse solo acritica) pensa di ricondurre i processi produttivi dell'autoveicolo a quelli dell'abitazione, dimenticando, comunque, che il veicolo connesso o, addirittura, a guida autonoma, modifica radicalmente sia il concetto di sosta sia, soprattutto, la natura dell'ecosistema abitacolo.
Per capire meglio questo stato delle cose si riponga il pensiero alla relazione che si può oggi instaurare tra una BIM Library pubblica (sia pure proprietaria) e un evento espositivo merceologico.
Si tratta, infatti, di instaurare una dialettica tra Evento Puntuale ed Evento Dilatato, tra Tangibile e Intangibile, tra ciò che di cui si può tentativamente fare esperienza virtualmente digitale e ciò che materialmente si può mostrare come esito delle reazioni (in termini di grandi moli di dati) alle diverse opzioni proposte.
Si tratta di evidenziare gli aspetti intangibilmente innovativi di un macchinario semi-autonomo o di illustrare le valenze di un componente sensorizzato, con-fondendo, appunto, analogico e digitale attraverso flussi continui di dati gestiti in tempo reale: proprio come vale per la residenza adattiva o per l'ufficio flessibile.
Si tratta di fare fare esperienza soggettiva e immersiva di operazioni immobiliari o infrastrutturali che non si potrebbero portare a esibire in se stesse, se non attraverso modelli fisici di sviluppi di area vasta.
E' consigliabile, perciò, evitare interpretazioni ingenue di fenomeni indubbiamente epocali: altrimenti la resilienza del mercato porterà, ancora una volta, a interiorizzare alcuni aspetti della Grande Trasformazione senza coglierne il punto di svolta. 

Il Magazine

Sfoglia l'ultimo numero della rivista Ingenio

Newsletter Ingeio

Seguici su