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Sostenibilità del calcestruzzo, Di Bona: "se ben progettato, può soddisfare tutte le caratteristiche"

In questa intervista, rilasciata al nostro Editore e Direttore Andrea Dari da Alfonso Di Bona, il Consigliere Delegato di Calcestruzzi-Heidelberg Materials ripercorre il percorso del calcestruzzo sulla strada della sostenibilità, con considerazioni sull'importanza delle certificazioni e sull'impegno di Italcementi per migliorare l'impronta ambientale dei propri stabilimenti.

Il calcestruzzo è durabile, affidabile e adattabile e può contribuire all'economia circolare e al contenimento della CO2

Andrea Dari:

Il tema della sostenibilità per le costruzioni diventa sempre più importante. Qual è il contributo che possono portare i prodotti cementizi, in particolare il calcestruzzo, per ottenere opere più sostenibili da un punto di vista economico, ambientale e sociale?

Alfonso Di Bona:

Il mercato della produzione del calcestruzzo in Italia negli ultimi 30 anni ha avuto una forte evoluzione sia in termini di prodotto, sia in termini impiantistici per il miglioramento delle caratteristiche del calcestruzzo. Le opere pubbliche e non solo eseguite negli ultimi anni sono la dimostrazione di questa evoluzione: il Ponte San Giorgio di Genova, l’Alta Velocità Milano-Roma-Napoli e Torino-Milano, il Museo MAXXI di Roma, la Stazione Alta Velocità di Afragola, il Terzo Valico Ferroviario Genova Milano, il Museo Fondazione Prada di Milano solo per citare alcuni esempi. Le norme si sono evolute per la prescrizione di calcestruzzi durabili.

Questo anche a garanzia dei cittadini. Partendo da questa considerazione, penso sia un dovere di tutti i produttori di calcestruzzo orientarsi verso la sostenibilità. Il prodotto è flessibile e può benissimo – se opportunamente progettato – rispondere a tutte le richieste di sostenibilità: è un materiale locale per propria natura sia nella fase di reperimento delle materie prime, sia nella fase di trasporto e consegna del prodotto finito.

Può contribuire all’economia circolare e al contenimento della CO2, infine è un prodotto durabile, affidabile e adattabile a tutte le soluzioni progettuali. Ma soprattutto i clienti e il mercato richiedono sempre più prodotti, soluzioni e applicazioni sostenibili in grado, ad esempio, di soddisfare i criteri degli standard di certificazione come LEED, ENVISION, BREAM, DGNB etc.

Andrea Dari:

La valutazione della sostenibilità di un'opera richiede che questa possa essere misurabile. È più corretto ragionare in termini di LCA (Life Cycle Assesment) dell'intera opera o solo della fase di costruzione?

Alfonso Di Bona:

L’obiettivo a cui tendere, per una corretta valutazione della sostenibilità, è la determinazione dell’LCA dell’opera includendo anche la fase di esercizio e di decomissioning dell’opera stessa. Gli strumenti ci sono. Calcestruzzi sta già ragionando in questi termini. La valutazione della sostenibilità diventa allora un tema collegiale, nel quale ogni singolo attore mette a disposizione della filiera le informazioni e il proprio know-how. La filiera del calcestruzzo, in questo, si distingue per la trasparenza nelle proprie comunicazioni. È fondamentale che tutti i produttori di materiali da costruzione siano in grado di fornire il profilo ambientale completo dei propri prodotti così da arrivare a delle metodologie condivise e confrontabili di LCA dell’opera.

Andrea Dari:

Nell'analisi di sostenibilità di un'opera è necessario considerare il contributo dei materiali di costruzione espresso oggi attraverso l'EPD. Ritiene che per il calcestruzzo sia necessario andare oltre l'EPD e definire una classificazione ulteriore, per esempio dell'impronta di CO2 del prodotto?

Alfonso Di Bona:

Queste valutazioni assumono sempre di più una valenza internazionale e, ad oggi, l’EPD è lo strumento che più di tutti consente confronti e scambi di informazioni anche al di fuori della dimensione nazionale. Altri metodi esistono, ma non raccolgono lo stesso grado di diffusione. Nel 2022, ad esempio, abbiamo realizzato oltre 70 EPD per i nostri cementi e per i nostri calcestruzzi a conferma delle richieste sempre più crescenti che ci provengono dal mercato.

Alfonso Di Bona, Consigliere Delegato di Calcestruzzi-Heidelberg Materials

Andrea Dari:

La classificazione dell'impronta di CO2 del prodotto può comportare il rischio che il progettista, invece di considerare il contributo generale che il materiale dà sulla sostenibilità dell'opera, finisca per concentrarsi solo sul livello di sostenibilità del materiale stesso?

Alfonso Di Bona:

Il calcolo della sola impronta di CO2, sebbene focalizzi con maggiore precisione uno degli aspetti principali di una LCA, non permetterebbe di valutare tutti gli altri impatti come ad esempio l’eutrofizzazione, la potenziale deprivazione delle risorse idriche, l’utilizzo di materiali secondari/riciclati, l’utilizzo di energie rinnovabili.

Andrea Dari:

A livello internazionale è stata definita la certificazione CSC, molto severa, che riguarda la sostituzione della produzione di un impianto di calcestruzzo, che prende in considerazione in modo olistico tutti i fattori che possono avere impatto sull'ambiente. Ritiene che questa certificazione possa essere una opportunità del settore per valorizzare gli impianti migliori o un costo per un bollino che il mercato non riconoscerà mai?

Alfonso Di Bona:

Ritengo che lo schema di certificazione CSC lanciato a gennaio 2017 – elaborato in ambito internazionale proprio dal Concrete Sustainability Council – non debba essere visto come un costo, ma come una opportunità per il settore, al pari degli investimenti nella ricerca di nuovi prodotti e nelle costruzioni di nuovi impianti di betonaggio. Lo schema CSC certifica il processo di approvvigionamento responsabile su tutta la filiera di produzione secondo i principi base della Sostenibilità e nel rispetto di cinque categorie di crediti: pre-requisiti, gestione, sostenibilità ambientale, sostenibilità sociale e sostenibilità economica. L'obiettivo è quello di validare l'intera filiera di processo: dal trasporto al riciclo delle materie prime. Il tutto nel segno della massima trasparenza per garantire prodotti performanti e filiere sicure, responsabili e sostenibili.

Gli operatori del nostro mercato – ovvero le imprese di costruzione e i player che si occupano di investimenti immobiliari – cominciano a capire la differenza tra produttori impegnati seriamente in questo nuovo approccio al business e produttori ancora aggrappati a modelli produttivi del passato. Sempre più viene ci viene richiesta, infatti, una tracciabilità dei nostri percorsi di sostenibilità.

Andrea Dari, Editore e Direttore di INGENIO

Andrea Dari:

In merito alla certificazione CSC, la vostra azienda cosa ha fatto e quali programmi ha per il futuro?

Alfonso Di Bona:

La nostra azienda, in linea con gli obiettivi di Heidelberg Materials, ha avviato un ambizioso programma di certificazione CSC che riguarda gli impianti di calcestruzzo oltre che le fabbriche di produzione del cemento.

L’obiettivo è di avere una copertura significativa a livello nazionale contribuendo in misura determinante ad alzare il livello qualitativo dell’offerta sul territorio nazionale. In questo senso Calcestruzzi Spa, in stretta sinergia con Italcementi è impegnata nel programma di certificazione dei propri impianti. A fine aprile 2023 sono certificate CSC le cementerie Italcementi di Matera, Rezzato-Mazzano (BS) e Calusco d’Adda (BG) e gli impianti di produzione di Calcestruzzi di Peschiera Borromeo (MI), Cologno Monzese (MI), Bari industriale, Napoli Casalnuovo, Bologna San Lazzaro, Sestu (CA), Taranto, Genova Chiaravagna, Campomorone-Isoverde (GE), Roma Flaminio, Roma Tiburtina e Palermo. Gli impianti di Taranto, Peschiera Borromeo e Cologno Monzese hanno ottenuto il rating Gold (potendo avvalersi dei crediti di filiera delle cementerie di Calusco e Matera) mentre i restanti impianti hanno raggiunto tutti il rating Silver.

Nel corso dell’anno sono previste ulteriori certificazioni sia per il settore cemento (è in fase di conclusione l’iter di certificazione per lo stabilimento di Colleferro, in provincia di Roma), sia per il settore calcestruzzo (sono in fase di certificazione sette impianti nelle aree operative del Centro e Nord Italia e ulteriori impianti sono previsti entro la fine dell’anno anche per l’area operativa Sud).

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