Le novità del Protocollo ITACA contenute nella nuova Pdr UNI 13:2019. Tutti i dettagli

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Il Protocollo ITACA si aggiorna: analisi dei criteri modificati delle nuove PdR UNI 13:2019 per edifici residenziali e non residenziali

Gli obiettivi del Protocollo ITACA

Il protocollo ITACA da circa 15 anni rappresenta lo strumento di valutazione energetico-ambientale degli edifici della Conferenza delle Regioni. Elaborato da un apposito tavolo tecnico dell’Istituto ITACA (Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) a partire dal 2004 sulla base del modello di valutazione internazionale SBTool, sviluppato nell’ambito del processo di ricerca Green Building Challenge, sin dalla sua prima versione è caratterizzato da un elevato grado di contestualizzazione in relazione alle normative tecniche nazionali ed alla legislazione vigente. Il Protocollo rappresenta lo strumento della Conferenza delle Regioni ed essendo applicato a livello nazionale ed in numerose regioni da sempre pone grande attenzione ad essere conforme ai limiti ed alle disposizioni delle normative vigenti; a questo proposito uno dei suoi punti di forza è sempre stato la corrispondenza fra i livelli minimi di prestazione per specifici aspetti e i limiti imposti dalle varie normative di settore. 

Il Protocollo ITACA, nelle sue diverse declinazioni, è uno strumento di valutazione del livello di sostenibilità energetica e ambientale degli edifici che permette di verificare le prestazioni di un edificio in riferimento non solo ai consumi energetici e idrici, alla qualità dei materiali che nella loro produzione comportino bassi consumi energetici e nello stesso tempo assicurino un elevato comfort, ma prendendo anche in considerazione il suo impatto sull’ambiente e sulla salute dell’uomo.
Il Protocollo garantisce l’oggettività della valutazione attraverso l’impiego di indicatori e metodi di verifica conformi alle norme tecniche e leggi nazionali di riferimento e può essere utilizzato con diverse finalità in relazione al suo differente uso: è uno strumento a supporto della progettazione per i professionisti, di controllo e indirizzo per la pubblica amministrazione, di supporto alla scelta per il consumatore, di valorizzazione di un investimento per gli operatori finanziari. Il suo utilizzo è ai sensi di uno specifico regolamento di ACCREDIA, il regolamento RT-33, e sin dal 2015 la parte di Protocollo che valuta gli edifici residenziali è diventata una Prassi di Riferimento UNI, la PdR UNI 13:2015.

I Criteri della nuova PdR UNI 13:2019

Nella nuova versione presente una sezione dedicata agli edifici non residenziali 

Tenendo conto che il protocollo ITACA vuole essere uno strumento valido ed aggiornato il Consiglio Direttivo di ITACA ha deliberato un aggiornamento delle versioni utilizzate con l’obbiettivo di riscrivere una nuova PdR UNI che tenga conto sia degli edifici residenziali che di quelli non residenziali.

Il risultato del lavoro di modifica è la nuova PdR UNI 13:2019 che rispetto alla precedente si è arricchita di una Sezione 2 relativi agli edifici non residenziali

Per quanto concerne gli aspetti metodologici, contenuti nella Sezione 0, si è proceduto ad una rivalutazione che ha portato a pochissime variazioni negli impatti di alcuni criteri.

Sezione 1: aumentano i numeri di criteri nelle aree di valutazione e alcune revisioni dei vecchi criteri

Molto più corposo il restyling della Sezione 1 relativa agli edifici residenziali. La suddivisione delle Aree di valutazione nella Sezione 1 è rimasta quella della versione principale con un cambiamento nella numerosità dei criteri come da tabella seguente.

Numero criteri per area di valutazione PDR UNI 13:2015 e PDR UNI 13:2019 

Tabella 1: Numero criteri per area di valutazione PDR UNI 13:2015 e PDR UNI 13:2019

Il lieve aumento nel numero dei criteri rappresenta solo in parte il complesso delle novità apportate: vi sono state infatti soppressioni o introduzioni di criteri e modifiche più o meno profonde in molti di quelli già presenti nella versione precedente.

In particolare, sono stati soppressi i criteri:

  • A.1.12 Dispersione dell’insediamento
  • D.2.5 Ventilazione e qualità dell’aria
  • E.3.6 Impianti domotici

Sono stati introdotti:

  • A.3.10 Supporto alla mobilità green: è cambiato il nome e l’oggetto al criterio. È stata inserita una condizione di applicabilità ed un prerequisito relativo alla predisposizione all'allaccio per la possibile installazione di infrastrutture elettriche per la ricarica dei veicoli. Infine, è cambiata l’equazione che porta alla determinazione del valore dell’indicatore di prestazione.
  • D.2.1 Efficacia della ventilazione naturale: è stata introdotta una scheda specifica per la ventilazione naturale basata sulla presenza di aperture o di griglie che assicurano un flusso di aria dovuto all’azione del vento ed all’effetto camino. 
  • D.2.2 Qualità dell’aria e ventilazione meccanica: a completamento dello sdoppiamento della soppressa scheda D.2.5 è stata introdotta una scheda specifica per la sola ventilazione meccanica.
  • E.3.5 B.A.C.S.: criterio che valuta la classe di efficienza energetica dei sistemi di automazione.
  • E.6.6 Disponibilità della documentazione tecnica degli edifici – B.I.M.: scheda specifica per valutare il livello di B.I.M. impiegato.

Le modifiche ai criteri già presenti nella Prassi hanno riguardato tutte le aree di valutazione; per brevità si riportano le variazioni maggiormente significative che sono state le seguenti:

  • B.3.3 Energia prodotta nel sito per usi elettrici: modificata la scala di prestazione che è stata adeguata alle disposizioni del D.Lgs. 28/11;
  • B.4.6 Materiali riciclati/recuperati: criterio modificato inserendo il peso del materiale riciclato/recuperato rispetto al peso totale come indicatore di prestazione; di conseguenza cambiato metodo e strumenti di verifica e scala di prestazione.
  • B.4.7 Materiali da fonti rinnovabili: criterio modificato inserendo il peso del materiale da fonte rinnovabile rispetto al peso totale come indicatore di prestazione ma escludendo la parte strutturale; di conseguenza cambiato metodo e strumenti di verifica e scala di prestazione.
  • B.4.8 Materiali locali: modificata la scala di prestazione, modificate le distanze per cui il materiale si considera di produzione locale, tolto il riferimento al sito di estrazione/raccolta, inserito un fattore moltiplicativo della distanza limite se il trasporto avviene per via ferroviaria o via navigabile.
  • B.4.10 Materiali disassemblabili: cambiato il nome del criterio e modificato il criterio inserendo il peso del materiale disassemblabile rispetto al peso totale come indicatore di prestazione; di conseguenza cambiato metodo e strumenti di verifica e scala di prestazione.
  • B.4.11 Materiali certificati: inserita la possibilità di considerare anche prodotti dotati di dichiarazione conforme alla UNI EN ISO 14021.
  • D.3.2 Temperatura operativa nel periodo estivo: modificata la scala di prestazione e il metodo di calcolo considerando la percentuale di ore in cui la temperatura esterna supera la temperatura operativa

L’analisi del complesso di variazioni apportate mostra come ad essere particolarmente toccate sono state soprattutto le aree di valutazione B e D, con modifiche significative anche nelle aree E ed A, mentre di minor rilievo sono i cambiamenti dell’area C.

Il Protocollo ITACA molto più vicino ai CAM Edilizia

Come accennato, le motivazioni per le variazioni sono principalmente da ricercarsi negli adeguamenti alle novità normative e tale aspetto è particolarmente evidente nell’area di valutazione B, in particolare nei criteri riguardanti i materiali dove è evidente come si sia ricercata la conformità con i CAM Edilizia. Per un Protocollo dal carattere così fortemente istituzionale e così attento alle variazioni normative come il Protocollo ITACA l’introduzione dei CAM Edilizia ha rappresentato un elemento di novità di cui non si poteva non tenere conto, pertanto molte delle modifiche effettuate traguardano l’obbiettivo di avvicinare il Protocollo ai CAM.

Nello specifico aspetto dei materiali i CAM, con l’intero paragrafo 2.4, pongono notevole attenzione sui materiali riciclati, sulle certificazioni di cui tali materiali sono dotati, sulle caratteristiche di rinnovabilità, sul provenire da contesti produttivi locali e sul poter essere facilmente smontabili, ed eventualmente riutilizzabili, in fase di fine vita dell’edificio. Inoltre, molte di queste valutazioni sono fatte a partire dalle percentuali in peso dei materiali che presentano le caratteristiche richieste rispetto al peso totale dell’edificio. Nella precedente versione della Prassi gli indicatori erano espressi come percentuale in volume o in superficie e pertanto l’avvicinamento alle disposizioni dei CAM ha comportato una completa rivalutazione degli indicatori e delle scale di prestazione che servono ad assegnare i punteggi ad ogni singolo criterio.
Le modifiche all’area D invece sono venute sulla base di considerazioni tecniche in quanto si è deciso di suddividere la valutazione sulla ventilazione in ventilazione naturale ed in ventilazione meccanica. Per la valutazione del confort termoigrometrico invece si è tenuto conto dell’introduzione del metodo dinamico di calcolo. Cambiamenti su alcuni criteri sono stati poi promossi da delle novità nelle pratiche tecniche degli ultimi anni come, ad esempio, l’affermarsi del BIM oppure il ricorso sempre più frequente alla mobilità elettrica o comunque a basso impatto ambientale.

Per quanto riguarda la Sezione 2 della PdR 13:2019, seppur formalmente sia da ritenersi una parte totalmente nuova, in realtà è una versione che modifica il Protocollo ITACA per edifici non residenziali del 2015. Le motivazioni che hanno portato alla redazione della Sezione 2 sono le stesse delle altre due parti: un adeguamento alle novità normative e tecniche con particolare riguardo all’introduzione dei CAM edilizia e con l’obbiettivo di rendere la Prassi uno strumento maggiormente utilizzabile quando si abbia a che fare con i CAM. Pertanto, molte delle modifiche apportate sono le stesse che sono presenti nella Sezione 1.
Le peculiarità della Sezione 2 sono quelle relative alle differenti tipologie di edifici che sono valutati e che possono essere destinati ad uffici, a scuole, ad attività produttive, ad attività commerciali e ad attività ricettive. La pluralità di destinazioni d’uso comporta un numero di criteri maggiore rispetto alla sezione relativa ai soli edifici residenziali.

Rispetto al Protocollo ITACA per edifici non residenziali del 2015 le variazioni nel numero dei criteri sono quelle riportate nella tabella seguente.

Numero criteri per area di valutazione PDR UNI 13:2015 e PDR UNI 13:2019

Tabella 2: Numero criteri per area di valutazione PDR UNI 13:2015 e PDR UNI 13:2019

Come si nota si assiste ad una diminuzione del numero di criteri per le tipologie produttivo e commercio, in particolare nelle aree di valutazione A e D, e, di contro, ad un aumento significativo per uffici, scuole e ricettivo. Inoltre è interessante notare come l’area E veda aumentare la consistenza dei criteri per tutte le tipologie. Le aree B e C rimangono invece invariate nel numero di criteri ma a livello di singolo criterio vi sono a volte notevoli modifiche, in particolare in quelli relativi ai materiali, analogamente a quanto accaduto nella Sezione 1.

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