La compartimentazione nel nuovo Codice Prevenzione Incendi: le novità del capitolo S.3

La tematica della compartimentazione nella nuova versione del Codice (allegato I al D.M. 18/10/2019), è stata oggetto di alcuni importanti aggiornamenti e integrazioni. È perciò interessante portare alla luce le novità,per rendersi contoquali siano le possibilità e le soluzioni che possono essere proposte, ma anche i limiti che permangono e che possono ancora rappresentare un ostacolo alla libera progettazione degli spazi.

Codice Preevenzione Incendi: l'analisi della SEZIONE S.3 relativa alla compartimentazione

Novità: il livello di prestazione è attribuito all’”opera da costruzione” e non più all’”attività”

Una prima novità introdotta dalla nuova versione del Codice riguarda l’attribuzione dei livelli di prestazione: discostandosi della precedente versione (edizione 2015), il livello di prestazione è attribuito all’”opera da costruzione” e non più all’”attività”. Questo significa che se in uno stesso edificio, coesistessero diverse attività, compartimentate reciprocamente, anche con profili di rischio differenti, il livello di prestazione da attribuire a ciascun compartimento dovrà essere il medesimo.

Risulta chiara la volontà del legislatore, di avviare col nuovo Codice un processo di semplificazione dei procedimenti, al fine di limitare il ricorso alla deroga. Sulla scia di quanto già intrapreso per alcuni Decreti o circolari ministeriali riferite a regole tecniche a carattere prescrittivo,in cui sulla base dell’analisi di casi ricorrenti in procedimenti di deroga, venivano indicate soluzioni che divenivano “deroghe a carattere generale”, sono introdotti esempi progettuali di soluzioni alternative  generalmente accettate che non possono considerarsi alla stregua di quelli sopra richiamati ma definiscono una strategia di soluzione alternativa che,comunque, deve essere sviluppata sempre con riferimento alla sezione M  del Codice. Questa asserzione va inquadrata in quanto la soluzione, in quanto prestazionale e non prescrittiva, deve necessariamente riferirsi in maniera puntuale alla configurazione dello spazio e della misura da garantire in soluzione alternativa. Si tratta quindi di prospettive che possono solo ed esclusivamente essere inquadrate secondo le logiche del diverso approccio con le quali le regole sono state definite.

Importanti novità si rilevano poi sul tema dei compartimenti e filtri a prova di fumo

In primis è fornito un chiarimento normativo, indicando, ad integrazione della precedente versione che richiamava la sola “regola dell’arte e le norme adottate dall’ente di normazione nazionale”, l’esatta norma tecnica cui riferirsi per la progettazione di un sistema di pressione differenziale, ovvero la UNI EN 12101-6. Tale integrazione si rivela molto utile vista la diffusione crescente di tali sistemi, che ne conferma anche la funzionalità ed efficienza, in molti casi superiore ai metodi più tradizionali. 

A tal proposito sembra si stia ammettendo dal punto di vista tecnico, sulla base di un accostamento delle definizioni di filtro a prova di fumo e di compartimento a prova di fumo, una maggior flessibilità nella progettazione degli spazi ampi o geometricamente complessi che sottendono alla necessità di configurarsi come sistemi di sconnessione fluidodinamica fra diversi ambiti o comparti dello stesso edificio.

Il filtro a prova di fumo, come esplicitato nella nota introdotta dal nuovo Codice, non è altro che un filtro avente anche i requisiti di compartimento antincendio a prova di fumo, giacché entrambi hanno quale obiettivo primario di sicurezza quello di garantire la non propagazione degli effluenti di un incendio tra diversi comparti. Sembra quindi ammessa la possibilità di utilizzare gli schemi progettuali previsti per i compartimenti a prova di fumo, anche per i filtri a prova di fumo.

Ad ogni modo e a conclusione della medesima nota, si conferma l’ammissibilità delle tre modalità realizzative tradizionali dei filtri (sovrappressione, camino e apertura), limitatamente ai filtri monopiano e di ridotta superficie lorda.

 Pianta e sezione di filtro ventilato con canna shunt, sezione condotta di almeno 0,10 m2

Filtro mantenuto in sovrappressione ad almeno 30 Pa in emergenza.

La lobby d’ingresso si configura come un filtro con caratteristiche di compartimento a prova di fumo, poiché i compartimenti adiacenti sono dotati di SEFC  

A chiusura del tema, si ritrova un’altra non trascurabile novità: la possibilità di prevedere, per i soli varchi del filtro a prova di fumo, l’impiego di chiusure EI 30; ovvero chiusure non a tenuta dei fumi freddi come invece previsto per i filtri non a prova di fumo.

Le porte EI definite “resistenti al fuoco” a differenza delle EIsa, “a tenuta di fumo”, non possiedono tra le proprie componenti di fabbrica le guarnizioni testate per latenuta ai fumi freddi e non sono quindi certificate per garantire tale prestazione. Il kit di tenuta ai fumi freddi è costituito da un sistema di guarnizioni termo-espandenti ed eventuali guarnizioni a scatto che garantiscono la tenuta non solo ai reflui nocivi (gas e fumi) caldi, ma anche a quei prodotti “freddi” che si sviluppano nella fase iniziale e finale dell’incendio e che per il loro peso specifico (maggiore di quello dell’aria) possono calare fino a quota pavimento e permeare attraverso le fessure delle porte.

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Passando invece a un altro tema chiave del capitolo sulla compartimentazione, è fondamentale citare le modifiche riguardanti la definizione e realizzazione della compartimentazione multipiano.

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