Verso una Legge per l’Architettura: presidente Miceli, a che punto siamo?

Francesco Miceli, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori (CNAPPC) nel secondo confronto avvenuto qualche giorno fa con l’editore di Ingenio Andrea Dari, fa il punto sulle Linee Guida per la qualità dell’Architettura e apre a nuove riflessioni.


 

Le Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura

Attualmente le Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura sono in fase di revisione. Lo scorso dicembre, infatti, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici ha espresso un’obiezione alla loro pubblicazione evidenziando che, dato l’approccio multidisciplinare del documento e l’ampio coinvolgimento tra Ministeri, Amministrazioni e mondo Accademico, le Linee Guida dovevano essere riviste. Come e su quali punti? Attraverso “una rimodulazione degli indirizzi operativi contenuti nelle Raccomandazioni e più diffusamente nel Rapporto” così riporta il verbale dell’Assemblea del CONSUP datato 18 dicembre 2020 e pubblicato da INGENIO.

Il documento, in attesa di pubblicazione, sarà la base su cui sviluppare una vera e propria Legge per l’Architettura.

Il punto è proprio questo, l’obiezione avanzata dal Consiglio Superiore ha di fatto accesso un dibattito intorno al tema. Ancora in molti si chiedono perché serva una Legge sull’Architettura. Alla pari allora dovrebbe esisterne una anche sull’Ingegneria, sulla Geologia e così via. Del perché di una Legge sull’Architettura e quale valore abbia lo abbiamo chiesto al presidente Miceli.

Superare la barriera culturale che investe il tema dell’Architettura. L’Architettura non è solo trasformazione fisica, della città e del territorio come molti pensano, ma è un processo culturale” ha affermato Francesco Miceli.

L’Architettura, diversamente da altre discipline, offre un valore aggiunto al modo di rapportarsi con il territorio, la città e lo spazio pubblico” ha proseguito il presidente, evidenziando come sia importante promuovere il ruolo dell’architettura per raggiungere uno sviluppo sostenibile volto al miglioramento della qualità della vita dei cittadini, così come dell’armonia delle comunità.

Ecco perché nasce l’esigenza di dotarsi di Linee Guida che fissano principi e concetti sul tema. Linee Guida che ben presto potranno portare all’apertura di una nuova fase volta a definire una vera e propria Legge per l’Architettura. 

Gli architetti italiani chiedono da tempo la definizione di una Legge per l'Architettura, una proposta questa già inserita nel Manifesto approvato dal Consiglio Nazionale al termine dei lavori dell'VIII Congresso Nazionale del CNAPPC (2018).

Non è una Legge per gli architetti, ma è una legge per la società” ha sottolineato il presidente Miceli.

 

Francesco Miceli, presidente CNAPPC - Legge per l'Architettura

Francesco Miceli, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori

 

La revisione alle Linee Guida sulla Qualità dell’Architettura è quasi ultimata, l’iter di approvazione dovrebbe a breve concludersi con l’ufficiale pubblicazione dopo l’avvenuta Conferenza permanente Stato Regioni e province autonome.

L’auspicio del CNAPPC rimane quello di avviare nel breve tempo una nuova fase - incentrata sull’ampia partecipazione della società – e che conduca a una norma vera e propria per l’architettura, come dibattuto anche nel corso della Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti PPC.

 

Limiti e opportunità professionali

Nel corso della conversazione telefonica si è nuovamente parlato dei recenti decreti emanati che interessano il settore delle costruzioni. Tra questi il DL semplificazioni che di fatto, come segnalato dallo stesso Miceli, ha portato a una “ristrettezza delle opportunità lavorative” per gli Architetti, sottolineando come il ruolo dell’architetto condotto sia sempre più oggi dedito alla mera produzione di pratiche burocratiche a discapito del progetto di qualità. Ecco che le Linee Guida possono offrirsi come opportunità per “riappropriarsi della qualità del progetto e dell’arte del costruire” ha dichiarato Miceli.

Sempre riguardo la categoria professionale, Miceli ha dichiarato “Il futuro non è più del singolo per la nostra professione. Bisogna puntare a organizzazioni produttive e operative. È la prospettiva che richiede la visione di un mercato allargato”.

 

Riportare al centro la qualità dell’architettura: con quali strumenti?

Lo sappiamo, una legge detta principi e regole che nel tempo portano all’elaborazione di ulteriori decreti e regolamenti che non si sottraggono dal definire parametri e vincoli da seguire. Ebbene, è possibile parametrizzare un valore come la qualità architettonica?

Per Miceli l’Architettura difficilmente potrà avvalersi di un “protocollo” di matrice anglosassone, a cui siamo abituati, che detta parametri precisi per poter definire la qualità architettonica di un edificio o di uno spazio pubblico.

Lo strumento per stabilire la qualità di un’opera è e rimane il CONCORSO di ARCHITETTURA aperto in due gradi.

L’architettura è un valore e come tale deve avere una ricaduta nel sistema normativo nazionale, devono anche essere definite regole e procedure per tutelarlo. Il concorso è lo strumento procedurale adatto a selezionare progetti di architettura di qualità” ha dichiarato Francesco Miceli.

 

Legge per l’Architettura: una nuova fase dopo la pubblicazione delle Linee Guida

L’Italia è in ritardo rispetto ad altri Stati europei in merito a una Legge per l’Architettura. Tra i primi ad averla la Francia (1977), a seguire il Portogallo, l’Estonia e anche la Spagna oggi sta elaborando una legge nazionale in materia dopo quella di cui già dispone la Catalogna.

Come sottolineato da Miceli nel corso della conversazione, il fatto di avere una Legge per l’Architettura in Italia “ci permette di fare una Legge molto più aderente alla realtà attuale del nostro Paese. Arriviamo forse per ultimi temporalmente, ma possiamo recuperare in termini di qualità”.

Come ribadito dallo stesso Miceli si tratta di una legge per la società non per la categoria professionale. Come tale “la Legge per l’Architettura deve nascere da un processo partecipato, all’interno del quale concorrono diversi soggetti per riappropriarsi di un valore culturale come lo è l’Architettura”.

L’uso di piattaforme interattive per raccogliere le istanze dei soggetti coinvolti appare per Miceli un ottimo strumento per avviare il processo verso una Legge per l’Architettura, lo stesso utilizzato oggi dalla Spagna.

Il confronto è un elemento indispensabile di crescita collettiva” ha sottolineato il presidente.

 

Digitalizzazione e Architettura

L’uso di un’eventuale piattaforma digitale per raccogliere le istanze su una Legge per l’Architettura ha aperto nel corso della conversazione a una nuova riflessione: qual è il rapporto tra architettura e digitalizzazione?

Oggi assistiamo sempre più alla promozione dell’uso dei Big Data per creare nuove città. Un modus operandi che mira ad assemblare modelli, più o meno funzionali, ma che nulla a che vedere con l’architettura. Un aspetto questo sottolineato dallo stesso Miceli che ha evidenziato come l’idea formulata da Ursula Von der Leyen in merito a un New Europen Bauhaus sia il tentativo per evitare la “deriva” dovuta ai tecnicismi in favore del ripristino di un nuovo umanesimo in cui al centro ci sia l’individuo, in questo caso l’architetto, libero di esprimere la propria cultura, la propria creatività.

Si all’uso delle tecnologie nel nome del progresso purché sia sempre l’uomo a prevalere sulla macchina.

A noi rimane ancora un dubbio da chiarire, quale rapporto intercorre tra urbanistica e architettura? Chiederemo al presidente Miceli di chiarire presto questo aspetto.