I Criteri ESG e la Digitalizzazione per le Imprese di Costruzioni

Il settore dell'ambiente costruito è sempre più soggetto ai valori implicanti le tematiche sollevate, il 25 settembre 2015, dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, allorché ha adottato il nuovo quadro mondiale per lo sviluppo sostenibile, vale a dire l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile («Agenda 2030»), incentrata sugli obiettivi di sviluppo sostenibile o Sustainable Development Goal SDG), noti anche come Obiettivi di Sviluppo Sostenibile.

Tra i diversi attori del processo edilizio o infrastrutturale l'impresa di costruzioni, da intendersi sia come attore del processo di realizzazione ed eventualmente di ideazione degli investimenti sia come sviluppatore immobiliare, sarà sempre più soggetta alla conformità ai criteri ESG (ESG Compliance), che rappresentano la evoluzione del Sustainable Investing nell'Impact Investing, che ha tradizionalmente visto l'interesse maggiore degli investitori istituzionali, ma che potrebbe, in futuro, attrarre anche gli investitori privati, laddove fosse confermato che gli investimenti ESG compliant non riducano i rendimenti e mitighino i rischi connessi.


Piano strategio per la Sostenibilità sempre più connesso al Piano Strategico per la Digitalizzazione

La ESG Compliance sta implicando, peraltro, per l'impresa di costruzioni, la necessità di predisporre un credibile Piano Strategico per la Sostenibilità, documento ormai comune nei maggiori gruppi imprenditoriali attivi sui mercati internazionali, che, come si vedrà, ricoprendo la Data Intelligence un ruolo cruciale, sarà sempre più connesso al Piano Strategico per la Digitalizzazione.

In altre parole, come sarà più chiaro nel seguito, per l'impresa di costruzioni, l'operatività entro ecosistemi digitali, a livello di organizzazione e di commessa, consentirà agli interlocutori appartenenti all'universo della finanza, a loro volta obbligati a rispondere, come sarà evidente nel prosieguo, a determinati criteri per gli investimenti responsabili e sostenibili, di disporre di metriche computazionali, potenzialmente in tempo reale e in remoto.

É interessante, ad esempio, osservare come un primario istituto di credito abbia recentemente concesso un Sustainability-Linked Loan a una nota impresa di costruzioni per supportare la realizzazione del piano di investimenti relativo al raggiungimento di specifici esiti quantificabili in merito ad alcuni elementi dei criteri ESG.

Sussistono, tuttavia, timori sulla possibile crisi del debito sostenibile, alla luce della attuale congiuntura e di comportamenti opportunistici sul tema, nel senso che si teme che si crei una bolla speculativa attorno al cosiddetto debito verde.

Ciò è ben riflesso dalle dichiarazioni espresse dai diversi organi di controllo del mercato finanziario, tesi a contrastare il Greenwashing: a opera della BaFin (Federal Financial Supervisory Authority) in Germania o della SEC (Securities and Exchange Commission) negli Stati Uniti.


From a social perspective, the impacts to health and well-being of for example, building occupants, employees, or indoor environmental quality are also factors now higher on investors’ minds. Increasing tenant engagement is providing more transparent reports on an asset's progress as a whole.

UBS



Gli investimenti guidati dai criteri ESG

ESG è un acronimo che sta per Environmental Social Governance e che denota una serie di criteri su cui si basano gli emittenti e gli investitori istituzionali nell'ambito della finanza sostenibile e dell'investimento etico o responsabile (Principles for Responsible Investiment), sia in virtù di una sensibilità verso determinate questioni sia per effetto, almeno nell'Unione Europea, di vincoli legislativi e regolamentari relativi agli asset finanziati o finanziabili.

Sul tema vi sono state, in effetti, nel tempo, molte iniziative, con diverse finalità, come: Corporate Social Responsibility (CSR), Global Reporting Initiative (GRI), Standard, Sustainability Accounting Standards Board (SASB) Standard, Sustainable Development Goals (SDGs), Task Force on Climate related Financial Disclosures (TCFD), Dow Jones Sustainability Index (DJSI), Carbon Disclosure Project (CDP).

L'idea allo sfondo riguarda l'evenienza che, in riferimento al settore della costruzione e dell'immobiliare, senza aderire ai criteri ESG, gli operatori economici del settore avranno minori opportunità rispetto alle istituzioni finanziarie, sconteranno un maggiore costo del capitale di debito, faticheranno a trovare sottoscrittori istituzionali del capitale di rischio, potranno sotto performare se quotati nei mercati mobiliari oppure avranno difficoltà nella due diligence legate a determinate real asset class.

Parimenti, si sottolinea come la natura, long-termed, delle logiche sottese ai criteri ESG, applicabili intrinsecamente a qualsiasi tipo di cespite, ben si presti alle caratteristiche del settore dell'ambiente costruito.

Ciò avviene in un ambito caratterizzato, ad esempio, dalla Sustainable Finance Disclosure Regulation (SFDR) ovvero dal Regolamento UE del Parlamento Europeo e del Consiglio del 18 Giugno 2020 relativo alla istituzione di un quadro che favorisca gli investimenti sostenibili e recante modifica del regolamento (UE) 2019/2088, oltre alla Tassonomia Europea delle attività economiche eco-compatibili (regolamento (UE) 852/2020).

Si tratta, però, di una nozione ancora abbastanza indefinita e controversa che, appunto, richiede, per gli operatori del settore della costruzione e dell'immobiliare, opportuni approfondimenti critici e che, comunque, non può prescindere dalla dialettica tra incremento della marginalità, maggiore cultura del Portfolio, Programme, Project Management e, dunque, degli indicatori economici e finanziari), interiorizzazione dei valori ambientali, societari e sociali, rilievo assunto dalla cosiddetta financial materiality, cultura del dato.

Deloitte ha, infatti, recentemente riflettuto di standardization and commoditization of ESG measurement: lo stesso auspica Colliers, ma, allo stesso tempo, l'orientare i flussi di capitale verso gli investimenti ESG- Compliant implicherebbe, appunto, la prevalenza del Long-Termism.

É interessante notare come la recente indagine condotta da Confindustria Assoimmobiliare mostri come Advisor, investitori e Asset & Investment Manager non siano tra i principali attori che promuovano i criteri ESG.

Analogamente, l'accesso al finanziamento e il rischio di insuccesso delle operazioni immobiliari non compaiono tra i benefici maggiori, anche se vi figura l'aumento o la stabilità dei ritorni e/o rendimenti delle operazioni immobiliari.

D'altra parte, tutti e tre gli ambiti inerenti ai criteri sono estremamente articolati ed eterogenei (molti dei quali si applicano al cespite o al portafoglio, alcuni alla organizzazione e ai suoi codici comportamentali nei confronti dei committenti, della catena di fornitura, delle comunità territoriali, altri al benessere e alla cultura dei dipendenti e ai comportamenti degli utenti dei beni realizzati), così che ciascuna entità, ma anche ciascuna agenzia di rating specializzata tenda a privilegiare un aspetto nei confronti di altri, con prevalenza per la tematica Environmental.

In altre parole, si tratta di comprendere in che misura la Twin Transition (digitale e sostenibile) possa davvero essere un fattore trasformativo del mercato (incrementale o radicale?) e se sia possibile stabilire una traducibilità degli scopi e delle convenienze maturati nel comparto sui temi dell'efficienza energetica, della neutralità climatica, dell'inclusione sociale, del benessere, dell'economia circolare, col settore della finanza.

Gli ESG Criteria godono, comunque, di una sempre maggiore popolarità e stanno divenendo fondamentali anche per il settore dell'ambiente costruito sia nel contesto della gestione patrimoniale immobiliare e infrastrutturale (Asset & Property Management) sia in quello dello sviluppo immobiliare e infrastrutturale (Real Estate & Infrastructure Development), tanto che, ad esempio, si segnalano iniziative specifiche quali il GRESB (Global ESG Benchmark for Real Assets) e il CCREM (Carbon Risk Real Estate Monitor), accanto a ISS (Institutional Shareholder Services)-ESG, a MSCI (Morgan Stanley Capital International), a S&P, a Sustainalytics.

É pur vero, con specifico riferimento al GRESB, che si sollecitano ulteriormente schemi dedicato alle specifiche real asset class.

Si deve anche osservare come si sia formato progressivamente un mercato di fornitori di servizi di rating, oltreché di consulenti finalizzati al miglioramento delle risultanze delle stesse valutazioni, sempre più, dunque, specializzato settorialmente, ma soprattutto, basato sulla Data Intelligence e sulla Artificial Intelligence.

É chiaro che i criteri ESG possano divenire essenziali per tematiche sensibili quali, a titolo esemplificativo, il merito di credito o l'apporto di capitali di rischio, ma non è scontato che, parimenti, la conformità alle istanze ivi contenute sia in grado di assicurare migliori marginalità o migliore servizio del debito e che, quindi, faccia equivalere prestazioni finanziarie e non finanziarie: tanto più nel problematico contesto attuale di rialzo dei prezzi e di ritardo nelle consegne delle forniture.

É però, da riconoscere come, per il recruitment, le giovani generazioni siano attratte da società che posseggano una solida reputazione sulla tematiche digitali e ambientali.

In altre parole, appaiono sempre più rilevanti le modalità con cui si effettuino disclosure, risk assessment framework, reporting, rating, benchmark, scoring, vale a dire divengono sempre più importanti le metriche di valutazione e di informazione (di comunicazione), ma, soprattutto, la natura e l'affidabilità del dato e dell'informazione.

Naturalmente, la componente dei criteri legata all'Environmental è non solo quella maggiormente consolidata, ma anche quella dotata, in diversi schemi, del maggiore valore ponderale, fondandosi sull'efficienza energetica, sulla de-carbonizzazione, sul consumo idrico: ma anche sulla qualità dell'aria interna.

 

La funzione della Committenza Pubblica Digitalizzata e i processi aggregativi: potenzialità e limiti


Alcune criticità riscontrate da studi e ricerche

Al contempo, però, da un lato, alcune recenti ricerche di carattere comparativo hanno messo in evidenza la discrezionalità sia degli esiti delle attestazioni di prestazione energetica sia dei risultati degli assessment per i criteri ESG, per i quali, peraltro, si fa risaltare il fatto che spesso nei rapporti proposti dalle società prevalga la descrizione delle attività effettuate in luogo della analisi degli outcome ottenuti.

In questo passaggio si evidenzia la richiesta di giungere alla definizione di indicatori computazionali capaci, appunto, di misurare gli effetti delle azioni, non più solo la loro narrazione.

In ogni caso, per le imprese di costruzioni, intese come fornitori nei processi di Asset e di Development Management, andrebbe valutato attentamente lo spostamento di priorità in essere dall'Environment al Social (e alla Governance).

Altri studi hanno, ancora, sottolineato come le metodologie adottate all'interno delle valutazioni relative ai criteri ESG sulla tematica ambientale non siano perfettamente allineate con quelli comunemente impiegate nel comparto specifico sulla sostenibilità.

Le prime considerazioni che scaturiscono da tali premesse riguardano, perciò, la omogeneizzazione e la misurabilità dei parametri attinenti all'Environmental, ma, soprattutto, la necessità di assicurare metriche più analitiche ed efficaci per il Social e per la Governance.

Un altro aspetto palese investe la centralità delle prestazioni attese dal prodotto immobiliare o infrastrutturale nelle fasi temporali della committenza, della progettazione e della gestione, mentre, almeno di primo acchito, la fase temporale della realizzazione dei cespiti (dalla edificazione alla conservazione o alla trasformazione, per giungere alla demolizione) sembra assumere una caratterizzazione inferiore o, in ogni eventualità, pare avere attratto una minore attenzione.

In particolare, sia per l'Environmental sia per il Social, la possibilità di connettere gli edifici o le infrastrutture e i propri utenti, in termini di Internet of Things, consente già di rafforzare le strategie dei detentori di patrimoni immobiliari e infrastrutturali attraverso la Data Intelligence.

Lo stesso ragionamento dovrebbe valere anche per i processi produttivi, relativi all'indotto manifatturiero e al cantiere vero e proprio.

La qual cosa riconduce alla questione più generale rivolta alla Data Disclosure da parte degli operatori economici soggetti a valutazione.

Di fatto, a ogni buon conto, questa ipotesi è coerente con gli intenti della Commissione Europea nel valorizzare i temi del Digital Building Logbook (DBL) e dello Smart Readiness Indicator for Buildings (SRI), anche se sul tema esiste anche lo schema  WiredScore, per non dire del Digital Twin (DT).

Sotto questo profilo, insorge l'esigenza di introdurre un approccio più rigoroso, supportato da soluzioni computazionali: ciò significa che la digitalizzazione acquisisce un ruolo non secondario nel contesto dei criteri ESG.

Entro questo scenario è utile, pertanto, domandarsi quale possa essere la connotazione dei processi produttivi cantieristici, specie dal punto di vista dell'impresa di costruzioni.

A una prima disamina di alcuni metodi di attribuzione ponderale dei punteggi si possono annoverare alcuni argomenti: dal Piano Ambientale di Cantierizzazione, inclusi gli aspetti relativi al consumo di acqua, alla tutela del suolo e alla preservazione della biodiversità, al Piano di Gestione dei Rifiuti, dalla Strategia di Efficientamento Energetico del Cantiere al Piano Operativo di Sicurezza, al Piano di De-carbonizzazione della Produzione Manifatturiera e Cantieristica (e di Rendicontazione delle Emissioni), alla elettrificazione e alla interconnessione del parco macchinari, dalla selezione di materiali low carbon al packaging inteso a ridurre l'emissione di gas a effetto serra e a favorire la circolarità e la riduzione degli sfridi, dalle soluzioni tecnologiche digitali che permettano l'incremento della presenza di genere o di etnìa nel cantiere ai Piani di Comunicazione e di Coinvolgimento delle Comunità e delle Popolazioni nelle aree interessate dai lavori (o di Stakeholder Engagement in senso lato), dai piani di formazione digitale e sostenibile del capitale umano alle strategie per contrastare i fenomeni corruttivi.

Saranno non irrilevanti, da parte delle imprese di costruzioni, anche le azioni tese a qualificare nella direzione degli ESG Criteria la propria catena di fornitura in senso strategico: un obiettivo impegnativo che, non a caso, è simile a quello inerente alla digitalizzazione, ancora poco diffusa e praticata nei livelli inferiori della catena.

Ovviamente, alcune delle tematiche accennate si saldano al principio del Do Not Significant Harm (DNSH) previsto dal Ministero dell'Economia e delle Finanze (MEF) per gli investimenti pubblici da pianificare, da attuare, da monitorare e da rendicontare per il Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza (PNRR) e per il Piano Nazionale degli Investimenti Complementari (PNC).

Alla stessa stregua, ecosistemi digitali geo-spazializzati permetterebbero di coniugare gli indicatori di sostenibilità a quelli economico-finanziari che la digitalizzazione del cantiere implica, laddove si integrino e si rendano interoperabili i flussi informativi che riguardano il Project Control e l'Earned Value Management (EVM) con i dispositivi di Enterprise Resource Planning (ERP).

Più genericamente, ciò consentirebbe di rafforzare e di integrare i diversi sistemi di Accounting, così salienti innanzi alle istituzioni finanziarie, ma anche ai decisori politici, specialmente allorché, accanto alla Public Private Partnership (PPP) per la rigenerazione urbana e per l'infrastrutturazione territoriale si ragiona di Social Impact Bond e, comunque, di impatto sociale degli investimenti in capitale fisso.

Un recente studio condotto da PwC, a questo proposito, intitolato alle sfide per il settore in Germania, bene mette in evidenza sia il divario di maturità digitale esistente, non ridotto dalla pandemìa, sia il rilievo crescente dei criteri ESG per il mercato. 

Il che suggerirebbe l'urgenza di individuare tavoli di lavoro congiunti tra le rappresentanze dei soggetti finanziari (Istituti Bancari, Società Assicurative, Società di Gestione del Risparmio, Fondi Immobiliari, Fondi Pensione), degli operatori settoriali della costruzione e dell'immobiliare e dei rater, al fine, secondo una progressione temporale graduale, di stabilire regole coerenti e rigorose di accertamento della conformità ai criteri ESG, tenendo conto della natura del versante dell'offerta costituito dalle imprese di costruzioni.

In definitiva, emergono alcune criticità:

  • l'allineamento regolamentare tra operatori della finanza e del risparmio gestito e operatori della costruzione e dell'immobiliare;
  • l'evoluzione dell'innovazione di prodotto e di processo, strettamente dipendente da quella di progetto che riguarda i cespiti, ma pure la riconfigurazione di alcune politiche organizzative dei soggetti coinvolti professionali o imprenditoriali nella catena di fornitura;
  • lo sviluppo di ecosistemi digitali contrattuali che permettano un migliore monitoraggio e una migliore rendicontazione delle prestazioni relative ai criteri ESG.

Gli attori istituzionali della finanza, che, al cospetto dell'investimento sostenibile devono evitare di causare danni significativi in riferimento agli obiettivi ambientali e sociali negli investimenti in real asset da loro supportati e assicurarsi che i destinatari di tale investimento si attengano a buone pratiche di governance, in merito alla solidità delle strutture di gestione, alla composizione dei vertici aziendali, alle relazioni con il personale, alle politiche di remunerazione e al rispetto degli obblighi fiscali, alla condotta nelle procedure di affidamento dei contratti.

D'altra parte, se AECOM, tra molti altri, è in grado di definire un ESG Action Plan e un ESG Risk Framework, non altrettanto appare praticabile per la struttura parcellizzata dei professionisti e degli imprenditori del settore dell'ambiente costruito.

La diffusione dei criteri ESG, per quanto ancora afflitta da metodologie di valutazione discordanti e da una certa soggettività, specialmente per quanto concerne la S e la G, le aree di maggiore margine evolutivo, ha certamente pure ripercussioni sulla qualità del progetto e del prodotto, immobiliare e infrastrutturale, nella fase esecutiva e, soprattutto, in quella gestionale sotto due visuali: la natura del bene e l'intersezione tra i soggetti che sono coinvolti nell'investimento.

Tutto ciò, sotto il profilo energetico e ambientale, potrà significare che i criteri, gli schemi e le soluzioni oggi considerati abitualmente (da quelli che riguardano i prodotti e il loro ciclo di vita a quelli che coinvolgono le opere stesse) saranno da ritenersi come pre-requisiti minimi, non come il riferimento da raggiungere, sollecitando le strutture di committenza e di progettazione.

É chiaro, da un lato, che la sensorizzazione e l'interconnessione degli edifici e delle infrastrutture sarà incentivata dalla conformità ai criteri ESG, poiché la disponibilità di data room (nella fattispecie di dati semi strutturati e strutturati) permette di esercitare attività di intelligence supportata da algoritmi di Artificial Intelligence.

Il che vuol dire che coloro che gestiscono importanti portafogli immobiliari e infrastrutturali saranno indotti a investire sempre maggiormente in questo ambito.

 

Sensorizzazione, interconnessione degli edifici e i criteri ESG

D'altra parte, se oggi i cespiti connessi forniscono dati principalmente in riferimento alle tematiche energetiche e ambientali, legati allo User Centrism e alla Smart Occupancy, nel senso che il comportamento degli utenti influisce sulle prestazioni dei cespiti, è chiaro che l'introduzione dei temi del benessere e della salubrità (all'interno del coinvolgimento delle comunità e, nella fattispecie, dei tenant per il settore dell'immobiliare) potenzia ed enfatizza la possibilità di analizzare i modi di uso in senso più ampio, sia pure nel rispetto dei dati sensibili degli individui e, indirettamente, valorizza l'eventualità di erogare servizi personalizzati per il tramite degli edifici e delle infrastrutture.

Il che è ulteriormente avvalorato dal fatto che alcuni elementi, relativi alla salute, alla sicurezza e alla socialità, esplicitati nelle componenti S e G, rientrano nell'accezione del cespite immobiliare o infrastrutturale quale bene comportamentale (Behavioural Real Asset).

La diffusione dei criteri ESG, che diparte da richieste formulate entro il mondo della finanza per gli immobili e per le infrastrutture, richiede, però, vale la pena rammentarlo, una traduzione in esiti misurabili delle azioni intraprese che hanno, in buona parte, natura estra-finanziaria e che, di conseguenza, compete agli attori disciplinari dell'ambiente costruito proporre e negoziare.

Dato che tali esiti dipendono dalla natura e dalla qualità del dato, è utile ricordare come oggi vi sia, almeno in potenza, la possibilità di generare flussi di dati digitalizzati, di carattere geo-spaziale, per quanto attiene il cantiere propriamente detto e il sistema territoriale della mobilità inerente alla catena di fornitura dello stesso.

Ciò riguarda i processi di carattere produttivo sotto il profilo energetico, ambientale, circolare, oltre che relativo al tempo, al costo, alla qualità, alla salute, alla sicurezza, alla responsabilità sociale, ma anche in attinenza ai comportamenti dei soggetti coinvolti nel cantiere, edile o infrastrutturale, e alle loro relazioni colla comunità di riferimento.

Si tratta, pertanto, di una linea di ricerca e di sviluppo inevitabile al fine di offrire le migliori garanzie per il rispetto dei criteri ESG nei processi produttivi che vedono l'impresa di costruzioni protagonista.

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