Housing sociale: l'esempio inglese per riqualificare le nostre periferie

L’Europa che cambia: l’housing sociale come strumento per riqualificare il territorio 

L’housing sociale può diventare un valido strumento di gestione e riqualificazione per le periferie italiane. Queste aree, in particolare gli insediamenti di edilizia residenziale pubblica, a causa dell’assenza di un'adeguata e programmata progettazione manutentiva, necessitano oggi di un’intensa attività di recupero edilizio: hanno ampiamente esaurito il loro ciclo economico e architettonico, sono caratterizzate da scadente qualità urbana e costruttiva, e vertono in condizioni di forte degrado. Portare a termine un piano di riqualificazione improntato sul social housing per il recupero delle aree periferiche non vuol dire operare in modo puntuale sulle mancanze urbane o edilizie. Consiste, invece, nel realizzare un progetto articolato in numerose fasi integrate fra loro, con diverse strategie e tecniche applicabili che intervengono dalla scala urbana a quella edilizia, e nel quale il progettista da tecnico si trasforma in responsabile della gestione del processo di riqualificazione.
Questo paper analizza l’housing sociale in Inghilterra, da un punto di vista finanziario, urbanistico, della riqualificazione architettonica e della tecnologia dell’architettura.  
 
L’housing sociale in Inghilterra: un’esperienza lunga un secolo
Il riconoscimento dell’housing sociale come problema sociale e politico avvenne in Inghilterra all'inizio del XX secolo, quando Londra divento?, in seguito alla rivoluzione industriale, la citta? più popolata d’Europa. Fu in questo periodo che le autorità fecero il primo reale investimento per risolvere diversi problemi: di sovrappopolazione, di cattiva igiene e abbandono in cui versavano molti quartieri della citta? e in cui si ammassava il maggior numero dei lavoratori.
Il primo cambiamento si registro? con l’inaugurazione della metropolitana che facilito? la mobilitazione di persone verso le zone più periferiche e verdi, ma la parte più povera della popolazione rimase nel centro. Le autorità si resero conto che un intervento più efficace andava fatto per creare migliori case e migliori condizioni per il lavoratori, e una serie di legislazioni introdussero per la prima volta il concetto di housing sociale. Con i due Housing of the Working Class Act del 1890 e 1900 le autorità locali furono investite per la prima volta della possibilità di comprare e sviluppare terreni per costruire case da affittare a scopo sociale ricevendo, grazie al successivo Housing and Town Planning Act del 1919, sussidi di supporto dal governo centrale, una caratteristica questa che rimase nella legislazione britannica per molti anni a venire.
 
 
 Figura 1. Lo schema organizza il sistema dell’housing sociale nel Regno Unito. I tre livelli - nazionale, regionale e locale - mostrano come ci sia una buona connessione tra le parti. A livello nazionale, il ministero dell’ambiente e dei trasporti e Regioni, è rappresentato in prima battuta dalle Housing Corporation che versano contributi una tantum alle Registered Social Landlords. Le regioni / Contee, oltre a produrre aiuti di- retti all’utenze di edilizia sociale, trasferiscono i fondi alle minicipalità per la realizzazione degli insedimanti di edilizia residenziale sociale. Le Housing Associations, registrate presso le Social Landlords, sono il tramite tra Regione e municipalità. Hanno agevolazioni e contributi dagli enti locali per il reperimento delle aree, e delle agevolazioni fiscali sui costi di costruzione. Di quì la produzione diretta di edilizia residenziale sociale. (Finlombarda Spa, Finanza e Hosuing sociale. Convegno sui sistemi di housing sociale in Europa)
 
Nel 1930, il Greenwood Housing Act incoraggiava l’idea di densità abitativa e la costruzione di edifici di appartamenti al centro della citta? che, sebbene non superassero i 5 piani di altezza, tradivano di fatto i valori howardiani. Contemporaneamente arriva in Inghilterra l’influenza delle teorie moderniste che si stavano, negli stessi anni, consolidando nel resto d’Europa, ad Amsterdam, Berlino e Vienna.
Nel periodo post-bellico, tra il 1941 e il 1944, buona parte della citta? fu bombardata e distrutta, e migliaia di persone rimasero senza una dimora. Il dopoguerra fu, dunque, un periodo di ricostruzione e i principi urbanistici ed edilizi delle città inglesi cambiarono drasticamente nell’urgenza di fornire un alloggio a tutti. Nonostante il successo di alcune realizzazioni e l’introduzione di standard minimi di qualità abitativa (Homes for Today and Tomorrow di Parker Morris nel 1961) che divennero obbligatori con l’Housing Subsidies Act del 1967, il programma di ricostruzione del post guerra e? stato spesso criticato per la bassa qualità abitativa, deludendo così le aspettative che erano state dichiarate.
Con una serie di legislazioni - il Priority Estates project del 1981, l’Urban Housing Renewal Unit del 1985, e l’Estate Action del 1986 - il governo si impegno? con un massiccio programma edilizio alla ristrutturazione degli interni e degli esterni degli edifici esistenti. Sicurezza e salubrità furono tra i primi obiettivi, insieme alla creazione di infrastrutture e di opportunità di lavoro per i residenti.
Fu nel 1991 che videro finalmente la luce una serie di HAT (Tower Hamlets fu una di queste), a cui fu trasferita la gestione di una serie di immobili. Gli stessi residenti avrebbero gestito direttamente gli immobili, formando essi stessi una Community Based Housing Association.
Nel 2002 fu emanato il PPG 3 (Planning Policy Guidance 3: Housing), un documento prodotto dal governo per regolare l’azione delle autorità locali riguardo gli interventi sul territorio. I quatto principali obiettivi furono: aumentare il volume destinato a insediamenti abitativi per ogni area di sviluppo, introducendo un limite minimo di densità di 12 abitazioni per acro, stabilendo l'incremento dal 20 al 30% in più di case per ogni sito; preferire tipologie che consentano il maggior numero di appartamenti, a scapito della casa unifamiliare.
Il documento fu poi sostituito dal PPS 3 (Planning Policy Statement 3: Housing) del 2006 il quale, ancora oggi in vigore, si prefigge l'obiettivo di “assicurare che tutti abbiano l’opportunità di vivere in case decenti, che siano accessibili economicamente, che siano in una comunità in cui si voglia vivere”. Il documento promuove: la fornitura di una vasta scelta di abitazioni, variabili in dimensione e valore, creando varie possibilità di proprietà e locazione, per garantire l'accesso a diversi ceti sociali; ampliare le possibilità per l’acquisto; migliorare l'accessibilità economica con una maggiore offerta; creare comunità sostenibili, inclusive e miste, bilanciando il numero di bambini, single e anziani.
 
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Key words
Sustainable Urban Renewal – Politiche Edilizie per Housing Sociale – Progettare Sostenibile – Riqualificazione e Rigenerazione Urbana – Tecnologia dell’architettura

 


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