Muratura | Architettura
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Architettura vernacolare nell'Italia insulare, un patrimonio da conservare e valorizzare

Lo studio intende descrivere l'evoluzione del "palazzetto" e mettere in luce la presenza di questa tipologia costruttiva nell'area pantesca: esso, dalle ricerche tipologiche e tecnologico-costruttive svolte, può essere considerato un derivato del dammuso stesso.
Questo studio è il risultato di una ricerca che, partendo dall'individuazione dei manufatti (spesso integrati e talvolta resi irriconoscibili dall'ampliamento edilizio) e dal rilievo della fabbrica, arriva alla classificazione delle tipologie edilizie e delle tecniche costruttive.

Architettura vernacolare: costruzioni evolutesi in base a differenti condizioni climatiche e materiali disponibili

In letteratura l’architettura vernacolare ebbe il suo principio negli studi di Bernard Rudofsky che nel 1964 inaugurò la mostra “Architettura senza architetti,” in cui illustrava artefatti di tipo spontaneo, autoctono prevalentemente rurale, di ogni parte del mondo, costruiti secondo le condizioni climatiche del luogo e con materiali e tecnologie disponibili in loco (Rudofsky, 1966). Si definiscono architettura vernacolare quegli artefatti edilizi che sorgono da esigenze abitative primarie, generalmente costruite dalla stessa comunità che deve abitarle, utilizzando le risorse materiali locali e le tecniche tradizionali ed in totale equilibrio con l’habitat. (Oliver, 1997). Queste forme di architetture sono fabbricate per soddisfare esigenze specifiche, valori, economie e modi di vivere tipici delle culture che le realizzano. (Oliver, 2003)

In questa architettura antropologia, storia e geografia convergono, scrive Bronner, che le studia come testimonianze storiche attraverso le quali è possibile interpretare e trasmettere le tradizioni locali (Bronner,2007).

Noble invece distingue i termini vernacolare, folk, tradizionale e architettura popolare, obiettando sul concetto che sebbene sia tradizionale, l’architettura vernacolare non deve essere confusa con questa espressione generica. (Noble,2007)
Per architettura vernacolare s'intende dunque una varietà di configurazioni costruttive che si sono originate ed evolute a livello locale nei secoli in relazione a differenti condizioni climatiche e ai diversi materiali disponibili.

Questo ampio registro di strutture insediative, originatesi dal perfetto equilibrio con i territori di riferimento ci narrano la vita sociale e culturale passata e presente di un determinato luogo. Esse hanno per molti aspetti innato il concetto di risparmio energetico e ci danno validi suggerimenti per condurre le sfide attuali, relativamente agli obiettivi di resilienza, di mantenimento degli ecosistemi e degli equilibri del paesaggio.
Potremmo allora reinventare l’architettura vernacolare, esplorando le forme con cui l’architettura può svilupparsi a partire dalle condizioni climatiche locali? Usando le attuali tecnologie ingegneristiche, potremmo progettare edifici senza macchine e offrire condizioni climatiche ottimali?

Siamo di nuovo alla ricerca di un’arte di fare architettura senza congegni invasivi e distruttivi per l’ambiente. Intendiamo studiare queste architetture non come artefatti del folklore ma come archetipi che incarnano gli elementari principi di sostenibilità ed evolverne i concetti.
Il patrimonio edilizio delle isole che circondano la Sicilia presentano tecniche e sistemi costruttivi particolari che sfruttando le risorse naturali, hanno generato manufatti originali e tecnologie costruttive estremamente semplici e funzionali, rivalutabili in termini di innovazione eco-sostenibile.

L’isola di Pantelleria, posta quasi al centro del canale di Sicilia, si contraddistingue per numerosi segni di carattere geografico, architettonico e storico.

Isola di Pantelleria, paesaggio con i caratteristici Dammusi dalla copertura a “schiena d’asino” che convoglia l’acqua piovana nella cisterna mediante un incavo ricavato nella parete esterna.

La casa di Pantelleria è il dammuso ed a questo si affianca il palazzetto, due tipologie di architettura isolana che bisogna conservare e valorizzare, non solo
come testimonianza di un corretto modo di costruire del passato, ma anche come continua ricerca nel presente dell’armonia tra artificio natura e habitat.
Parlare d’architettura a Pantelleria è scoprire gli antichi legami tra materiali, tecniche e paesaggio. L’isola è notoriamente conosciuta per questi manufatti interessanti, sia per i caratteri morfologici, sia sotto il profilo tecnologico- costruttivo. Essi sono tracce importanti di una tradizione dove lo spazio domestico nasce in relazione diretta con l’ambiente naturale e si sviluppa in rapporto alle necessità quotidiane.

Lo studio descrive l’evoluzione di questa tipologia edilizia e pone in risalto la presenza nel territorio di Pantelleria del “palazzetto”, che dall’indagine tipologica e tecnologico-costruttiva effettuata può considerarsi un derivato del dammuso stesso. Tale studio è frutto di una ricerca (fig.1) che partendo dall’individuazione dei dammusi e dei palazzetti (spesso integrati e talvolta resi irriconoscibili dall’edilizia di espansione) giunge alla classificazione delle tipologie edilizie e delle tecniche costruttive nell’obiettivo di documentarne le caratteristiche morfologiche e strutturali, preservarle e valorizzarle.

Origine del Dammuso in Pantelleria

Le conoscenze locali o indigene, (Traditional Ecological Knowledge, TEK), le prassi, il know-how, che le comunità, riconoscono in quanto parte del loro patrimonio culturale, dal 2003 sono riconosciute dall’UNESCO come elementi da salvaguardare con la “Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale”.

Il dammuso in quanto costruzione che si realizza in stretta connessione con il luogo, la natura, in rapporto alle risorse ambientali disponibili è certamente un artefatto sostenibile facente parte del patrimonio costruito, che ottimizza le risorse naturali ed energetiche e risponde al benessere dei cittadini. Questo artefatto di origine rurale, esprime una particolare qualità degli ambienti interni ed esterni che sono molto impattanti sulla salute (Iwaro e Mwasha, 2013), sul benessere della comunità locale, concorrendo allo sviluppo sostenibile dei luoghi. (Radojicic et al, 2012).

L'architettura del dammuso è un costruito sano ed efficiente dal punto di vista ambientale, proprio perché ottimizza le risorse naturali e rinnovabili (Lányi, 2007) e incorpora i principi della sostenibilità socio-economica ed ecologica (McLennan, 2004). Come tutte le forme di architettura vernacolare nasce per soddisfare esigenze specifiche, adattandosi ai valori, alle economie e ai modi di vivere delle culture che li producono (Oliver, 1997). È “l'architettura delle persone, e dalle persone, ma non per le persone"(Oliver, 2003), un'affermazione supportata dall'indagine globale di architettura vernacolare pubblicata da Noble (2007). È sostenibile anche in termini di costruzioni durevoli, a bassa manutenzione e sensibili all'energia.
Il dammuso è certamente l’elemento che sotto il profilo architettonico ed edilizio, caratterizza il paesaggio dell’isola di Pantelleria.

In esso si esprime la cultura costruttiva storica del popolo pantesco che occorre conoscere e tramandare come espressione tecnologica originale.

L’abbondanza di materiale lapideo ricavato dai terreni bonificati, la carenza di altre risorse come il legno, la difficoltà ed i costi elevati per importare dalla Sicilia materiali da costruzione, hanno contribuito alla nascita del processo costruttivo di questo manufatto la cui caratteristica principale è determinata appunto dall’uso della pietra locale. Questa “dà la propria impronta indelebile anche al paesaggio umano realizzando una particolare continuità fra natura, cultura, ambiente urbano e rurale. Il mondo Mediterraneo consegna alla pietra la propria immagine di paesaggio interamente costruito, straordinaria amalgama di natura e cultura”. (P. Vidal De La Blache). 

Il dammuso è una tipologia costruttiva semplice che si basa su un nucleo quadrato o rettangolare formato da sala, alcova e camerino. Per secoli si mantiene inalterata la tipologia e la tecnica costruttiva, variando solamente alcuni parametri come le dimensioni e la finitura, sia all’interno che all’esterno, in funzione della destinazione d’uso se abitazione, magazzino, cantina o stalla. Le aperture sono ad arco a tutto sesto con al centro il varco della porta d’ingresso sorretta dall’architrave; sull’architrave è murata una mezzaluna che ne riempie l’arco al vertice. I manufatti destinati ad abitazione presentano le pareti interne intonacate, i pavimenti in cotto o in terracotta maiolicata, mentre quelli adibiti a stalla hanno le pareti e la volta in pietrame non intonacato e i pavimenti in battuto di terra.

Dunque una costruzione essenziale nel suo impianto distributivo e strutturale che, allo stesso tempo, richiede un’accurata pratica costruttiva nell’esecuzione, sia della muratura di notevole spessore (1.00-2.00 mt) realizzata a sacco con paramento esterno inclinato, sia della particolare copertura a volta reale, anch’essa in materiale lapideo.

Quest’ultima con l’estradosso a schiena d’asino, aveva la funzione di incanalare velocemente la scarsa e quindi preziosa acqua piovana nei pluviali che la convogliavano nella cisterna. Questa semplice soluzione costruttiva del passato, viene continuamente riproposta anche nella realizzazione di nuovi dammusi rispettando forme e tecniche della tradizione locale (P. Vidal De La Blache).

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Questo articolo è tratto dalle MEMORIE di CONCRETE 2022, sesta edizione della manifestazione

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