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Codice appalti, ANCE: l’anno zero del mercato dei lavori pubblici

A colloquio con Edoardo Bianchi vicepresidente ANCE sul nuovo Codice degli Appalti

A colloquio con Edoardo Bianchi vicepresidente ANCE
 
Edoardo Bianchi è vicepresidente Ance con la delega alle opere pubbliche e da un mese è praticamente in tour per l’Italia a raccontare il punto di vista dell’Ance sul nuovo codice degli appalti. Ed è in uno di questi appuntamenti plurisettimanali che ci siamo incontrati. Un convegno promosso da Ance Latina con alcune centinaia di persone tra imprenditori, professionisti, tecnici delle amministrazioni comunali.
Lo spunto da cui partire ci viene offerto dall’introduzione da parte del presidente provinciale Davide Palazzo che in modo diretto ha richiamato l’importanza del nuovo Codice come “un necessario strumento per contrastare l’attuale sistema di selezione e di affidamento dei lavori che penalizza le imprese serie e più capaci e alimenta la corruzione.”
Per Edoardo Bianchi “il nuovo Codice degli appalti pubblici nasce da una duplice esigenza, recepire la Direttiva europea in materia e contrastare il diffuso malaffare che si registra nel nostro Paese e che caratterizza quotidianamente il mercato delle opere pubbliche. Ciò ha portato ad affidare nell’ambito della nuova normativa un ruolo centrale e fondamentale all’Autorità anti corruzione guidata da Raffaele Cantone. Una scelta forte che scommette su una persona e su un’agenzia che ha dimostrato di conoscere i meccanismi e di avere le competenze per vigilare e orientare il mercato nella direzione giusta. Perplessità nascono sull’efficacia di un percorso applicativo basato sulla soft law, ovvero su linee guida di orientamento da parte dell’Anac, sulla cui cogenza non ci sono certezze. Vale altresì la pena di sfatare subito uno degli slogan di questi mesi che il provvedimento costituisce un contributo significativo in termini di semplificazione. Perché se è vero che siamo passati dai 600 articoli del vecchio codice ai 270 del nuovo, quest’ultimo per diventare operativo necessita di 51 provvedimenti attuativi che alla fine determineranno un corpo di regole complesso e quantitativamente rilevante.”
 
Sul piano qualitativo invece, quali potenzialità riveste il nuovo Codice e quale è complessivamente il giudizio dell’Ance?
“Gli obiettivi e l’impalcatura generale sono pienamente condivisi. Per il modo in cui si approccia il sistema e per una serie di novità sostanziali il nuovo Codice costituisce una grande occasione. Visto lo stato di degrado morale e tecnico che caratterizza attualmente i meccanismi di appalto nel nostro Paese, a cui si accompagna uno stato di crisi economica e finanziaria dell’industria edilizia, possiamo dire che siamo all’anno zero.  Così che il Codice può diventare lo strumento per ripartire con il piede giusto. Ma perché questo avvenga è essenziale che tutti gli operatori collaborino per una sua rigorosa e virtuosa applicazione. Dobbiamo guardare al Codice come a uno strumento necessario per contribuire a riqualificare sul piano delle competenze e dei meccanismi di appalto l’intero sistema, impattando contemporaneamente sulla pubblica amministrazione, sulla progettazione e sul tessuto imprenditoriale e creando le condizioni per una nuova stagione. E’ fondamentale poter contare su meccanismi che assicurino competenza e trasparenza nei decisori, in chi gestisce le regole e le applica, così come nella definizione dei requisiti e nei parametri di valutazione delle offerte e della qualità e affidabilità delle imprese, potendo contare su una reale progettazione esecutiva. Non è più possibile affidare lavori con un ribasso del 60 per cento e oltre, devastando il tessuto imprenditoriale, impedendo di fatto la realizzazione di opere qualitativamente rispondenti alle attese dei cittadini e alimentando un contenzioso infinito e costosissimo per le casse pubbliche. Il nuovo Codice deve porsi innanzitutto questo obiettivo.
 
Entrando nel merito del provvedimento, ve ne sono le condizioni?
“Dobbiamo essere tutti consapevoli che per cambiare radicalmente questo stato di cose non è semplice e ci vuole tempo. E’ essenziale trovare un equilibrio soprattutto nella fase transitoria. Oggi siamo tutti in attesa delle linee guida da parte dell’ANAC che peraltro sta dimostrando un’efficienza decisamente superiore alla media delle amministrazioni pubbliche. Ha già pubblicato la prima stesura di 8 linee guida on line mettendole a disposizioni di tutti i soggetti interessati così da recepire prima della stesura finale opinioni e proposte di aggiustamento. Vi è però un forte e concreto rischio di paralisi del mercato. Perché le committenze pubbliche sono disorientate e debbono assolutamente essere rassicurate offrendo nuove certezze in grado di indirizzarle verso i nuovi meccanismi e mandando messaggi chiari sull’inaccettabilità di comportamenti non rispondenti alle nuove regole. I nodi da sciogliere, le maggiori ombre che riscontriamo nel nuovo Codice riguardano sicuramente il meccanismo di selezione delle offerte, i sistemi di nomina delle commissioni di gara, la qualità della progettazione. La scelta mutuata dall’Europa di puntare sull’offerta economicamente più vantaggiosa richiede in attesa di una qualificazione della pubblica amministrazione l’inserimento di alcuni correttivi per quanto riguarda le gare di importo sotto soglia. In particolare da zero a 2 milioni e mezzo di euro. La nostra proposta è di inserire il criterio dell’esclusione automatica con metodo non determinato così da restringere la scelta intorno a valori di maggiore equilibrio, riducendo così gli spazi di turbativa. Qualità della progettazione e meccanismi di nomina delle commissioni sono due aspetti strettamente correlati. Soltanto se si potrà contare su una competenza e una onestà da parte di chi dovrà scegliere e decidere potremo cambiare le cose. Per questo appare essenziale allargare al massimo una selezione qualitativa delle commissioni, evitando una diretta connessione con le singole stazioni appaltanti e andando a reperire le professionalità con criteri oggettivi e trasparenti, solo così la discrezionalità sarà un valore e non uno strumento potenziale di corruzione e di alterazione del mercato. Per quanto riguarda la progettazione è chiaro che una progressiva estensione del BIM consentirà di poter contare su strumenti più efficaci e ridurre gli errori. Ma perché ciò avvenga è essenziale una strategia di informazione e di crescita culturale di tutta la filiera comprese le amministrazioni pubbliche.”