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Gli intonaci per l’edilizia contemporanea

Gli intonaci per l’edilizia civile, industriale e storica. Un tema ordinario che cela un mondo complesso. In questo articolo ci occuperemo dei primi passi per distinguere i prodotti disponibili in commercio e comprenderne le caratteristiche in prospettiva della propria esigenza costruttiva, estetica o progettuale.

Scegliere un intonaco

Gli intonaci per l’edilizia civile, industriale o storica costituiscono un nodo fondamentale del settore edile, per tutte le classi specialistiche che si tratti di edilizia civile, industriale, di conservazione o restauro. A tale nodo tematico corrisponde un’imponente richiesta che viene assolta da un settore commerciale di dimensioni vastissime, che vede impegnate multinazionali, grandi, medie e piccole imprese, un mondo in costante evoluzione. Tale settore commerciale spesso detiene il potere di promuovere la ricerca interna al settore stesso. Per logica conseguenza verrebbe da pensare che scegliere il prodotto o la finitura più adeguata al manufatto o al progetto di cui ci si sta occupando dovrebbe essere agevole. In realtà, dati concreti paiono andare in diversa direzione ed effettuare una scelta consapevole in materia di intonaci pare tutt’altro che semplice.

Il presupposto per comprendere cosa potremo trovare sul mercato degli intonaci passa attraverso la comprensione dell’evoluzione del settore; dato per assunto e relegata a mero vezzo riservato a pochi eccentrici, l’attitudine a comporre l’intonaco in cantiere scegliendo e miscelando le materie prime.

Da circa un trentennio si è dato inizio ad una vastissima produzione commerciale di prodotti per le finiture edilizie per lo più di tipo confezionato e pre-miscelato.

In tale lasso temporale il metodo di ricerca ed evoluzione dei materiali ha compiuto passi da gigante. Il campo di ricerca delle multinazionali, piuttosto che dei grandi produttori ha costantemente cercato risposte alle richieste di mercato con il timone ben indirizzato alla facilità d’impiego e la conseguente possibilità per le imprese di non diversificare la specializzazione delle maestranze ed in contemporanea la riduzione dei tempi di posa e quindi delle ore di manodopera utili alla realizzazione. Un indirizzo tematico che ha determinato molte delle caratteristiche peculiari dei prodotti più diffusi sul mercato.


Le origini dell'intonaco

In prospettiva storica e in estrema sintesi, l’evoluzione dell’intonaco di uso civile ha seguito le seguenti fasi storiche:

  • l’intonaco primordiale è composto da calce idrata (derivata dalla cottura di pietre calcaree spente in acqua) sabbia silicea, sabbia di campo, pozzolana ed altri inerti presenti in loco. Parimenti antico lo stucco composto da gesso o caolino con collette animali. Ci troviamo in epoche così antiche da rendere ardua la collocazione storica, di tali intonaci ne troviamo traccia nelle piramidi egizie, nei templi Greci ed in tutto il patrimonio edificato dell’impero Romano. Dal punto di vista documentale, tra i più noti trattatisti si segnalano Vitruvio e Plinio il Vecchio.
  • Per giungere al successivo step evolutivo bisogna attendere il XIX sec. in epoca di rivoluzione industriale, quando si avranno forni capaci di superare gli 850 gradi, utili per cuocere il calcaree e farne calce. Con i nuovi forni che arrivano fino a 1000 gradi, si cuoce calcaree impuro, argilloso, oppure marna e nasce la calce idraulica che va in presa anche in ambienti umidi. In contemporanea in area tedesca si mettono a punto colori ed intonaci ai silicati di potassio.
  • Nel giro di poche decine di anni si ha il terzo e fondamentale step per l’evoluzione degli intonaci da costruzione, siamo negli anni trenta del ‘900, i forni si evolvono ulteriormente e si prova a cuocere una farina di polveri naturali che genera una roccia artificiale, il clinker. Cotto ad altissime temperature sino alla sua vetrificazione, genera il cemento. Un materiale malleabile come la calce e resistente come la pietra. Il mondo delle costruzioni lo adotterà in via quasi esclusiva.
  • Ultimo step utile alla comprensione sommaria del panorama intonaci è collocabile attorno agli anni ’70 del ‘900, quando i polimeri di sintesi, messi a punto nei decenni precedenti, vengono immessi sul mercato dell’edilizia. I polimeri (prevalentemente inorganici) vengono mescolati agli intonaci per donare plasticità e idrorepellenza.
Figura 1 - Andamento della diffusione dei materiali per intonaco dalle origini agli anni ’70 del ‘900
Figura 1 - Andamento della diffusione dei materiali per intonaco dalle origini agli anni ’70 del ‘900


Oggi, la composizione tipo per la maggior parte degli intonaci in commercio è la seguente: legante idraulico di tipo cementizio, a volte contenente additivi aggiunti in fase di cottura, a volte successivamente alla cottura, come il gesso nel caso dei cementi a presa rapida, polimeri sintetici ed inerti variabili quali polvere di quarzo o sabbia silicea.

Figura 2 - Intonaco cementizio standard con additivi sintetici
Figura 2 - Intonaco cementizio standard con additivi sintetici


Campi di utilizzo

I campi di utilizzo dell’intonaco sono di per se estremamente vasti e riguardano ogni spazio esterno ed interno del paesaggio edificato.

Innumerevoli le tipologie di intonaco in commercio che vanno dall’intonaco cosiddetto “civile” che ricopre quasi ogni superficie di ogni spazio edificato, malte a presa rapida utili alla posa di scale o altri dettagli costruttivi, rasanti gessosi per la finitura di lastre di cartongesso, rasanti collosi capaci di aderire al polistirene, sottofondi, ponti di adesione, strati aggrappanti, impermeabilizzanti, trattamenti anti sale, cementi grezzi che rivestono i calcestruzzi, fino ad arrivare agli intonaci esterni, spesso colorati in pasta che rivestono circa l’ottanta percento dell’edificato urbano ed extraurbano.

Premesso che sono stati esclusi tutti gli intonaci antichi e quelli a calce, che tratteremo nei prossimi articoli, solo ad una breve e certamente incompleta descrizione dei campi di utilizzo dell’intonaco ci si rende conto della sua diffusione e dell’importanza del settore per l’impatto paesaggistico di un territorio.

Figura 3  - Intonaco rasante di fondo - Figura 4 - Intonaco di finitura
Figura 3 - Intonaco rasante di fondo - Figura 4 - Intonaco di finitura

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