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Governance del mare tra prevenzione e tutela della legalità

Le nuove politiche della "Blue Economy" in Italia evidenziano l'importanza strategica del mare sia per settori come quello ittico ma anche cantieristico, logistico, turistico e molti altri. In questa analisi si sottolinea il contributo significativo del Mezzogiorno ma si avverte sulle possibili infiltrazioni criminali, per questo si rende necessaria un'attenta definizione di una governance capace di contrastare aspetti di illegalità per uno sviluppo sostenibile e sicuro dell'economia blu.

Le nuove politiche della "Blue Economy"

Il nostro è un Paese a “forte connotazione marittima” per posizione geografica e per vocazione storica, come efficacemente delineato nel Piano del Mare.

La recente pubblicazione ha raccolto gli elementi utili a definire gli indirizzi strategici per la tutela e valorizzazione del sistema mare secondo diverse direttrici, coinvolgendo aspetti ambientali, sociali e di sviluppo economico, in prospettiva nazionale ed internazionale. Indispensabile premessa “la definizione degli interessi marittimi nazionali, anche in relazione alla strategia di sicurezza e difesa”.

Ciò che forse si era dato per scontato per secoli, è oggi sempre di più al centro dell’attenzione delle politiche europee e nazionali: l’importanza determinante del “mare” per le comunità umane, tanto da attribuire il nome di “economia blu” alle nuove o rinnovate politiche che lo pongono al centro delle politiche di sviluppo.

In ambito dell’Unione Europea ciò ha portato alla formulazione di una strategia per implementare gli aspetti securitari e di cooperazione internazionale ed alla formulazione di una Comunicazione della Commissione su “un nuovo approccio per un'economia blu sostenibile”.

 

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Il Governo ha istituito il Comitato Interministeriale per le Politiche del Mare (CIPOM) per sviluppare il primo "Piano del Mare" nazionale, mirando a coordinare le politiche marittime per promuovere la crescita economica sostenibile e il ruolo dell'Italia nel contesto internazionale. Ce ne parla in questa intervista Luca Vincenzo Maria Salamone, Capo Struttura di missione per le Politiche del mare presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri.


Sono molteplici gli aspetti che coinvolgono il rinnovato interesse focalizzato sul mondo marittimo, da sempre protagonista per le attività di difesa e cooperazione, ed oggi luogo di elezione di settori produttivi determinanti per crescita e sviluppo e la valorizzazione delle peculiarità della nostra Nazione.

L’economia del “sistema mare”

I settori che maggiormente rappresentano l’economia del “sistema mare” si possono indicare in quello della filiera ittica e della cantieristica, dell’industria delle estrazione delle risorse naturali del mare, come il sale, ma anche petrolio e gas, quello relativo alla movimentazione di merci e passeggeri e della ricezione turistica del turismo costiero (alloggi e ristorazione), ma anche quello delle attività sportive e del divertimento connesse al turismo.

Infine, risultano in crescita le attività di ricerca e sviluppo nel campo delle biotecnologie marine e delle scienze naturali legate alla tutela del mare, anche in vista dei traguardi previsti dall’Agenda 2030, che prevedono specifici focus sulla riduzione dell’inquinamento marino e sulla qualità dell’acqua.

La Blue Economy assume un peso sempre più rilevante presentando, tra l’altro, una peculiarità unica, quella di ribaltare una tradizionale gerarchia territoriale tra Nord e Sud: il Mezzogiorno infatti è l’area che maggiormente contribuisce al valore aggiunto prodotto dall’economia del mare, con grande apporto anche sul livello occupazionale, anche a conduzione femminile.

Si può parlare, inoltre, di “forza moltiplicativa dell’economia del mare” grazie alla quale “per ogni euro di valore aggiunto prodotto se ne attivano altri 1,7 nel resto dell’economia”. Anche l’export ha segnato una crescita significativa, trainato dal settore della cantieristica e dal settore ittico.

 

Immagine tratta dall’XI REPORT ECONOMIA DEL MARE 2022


A fronte di dati davvero confortanti e significativi è opportuno mantenere alta l’attenzione su possibili criticità ed attuare particolare attenzione preventiva rispetto alle possibili ingerenze criminali nell’economia blu.

E’ noto come l’Italia sia tra i Paesi europei maggiormente flagellati dall’azione criminale delle diverse organizzazioni mafiose attive, direttamente ed indirettamente, in molti settori produttivi e proprio le immense potenzialità che il mare racchiude devono richiamare alla consapevolezza sulle occasioni di opacità e distorsioni del mercato.

Il dinamismo economico ed in crescita della blue economy, infatti, nel prevedere una strutturazione adeguata ed efficace per supportarne la forza di driver del Sistema Paese, deve necessariamente vedere garantita la sicurezza in tutti i suoi aspetti e la capacità di attuare pratiche di sostenibilità sociale ed ambientale, nonché di prevenire ed anticipare i rischi di infiltrazioni criminali con adeguate azioni di due diligence.

Per affrontare queste tematiche e proporre azioni normative e di governance, l’ONTM si è dotato di una Commissione permanente per la legalità, l’anticorruzione e la compliance e il XXXIII Vertice della Fondazione Caponnetto, tenutosi a Firenze il 18 novembre, è stata un’occasione per portare all’attenzione della platea di esperti ed operatori dell’antimafia una riflessione sul tema.

Com’è noto infatti le infiltrazioni criminali nel tessuto economico della Nazione rappresentano un forte attacco alla stabilità ed allo sviluppo e nel pieno del rilancio di attività che coinvolgono molteplici settori economici sarà opportuno far convergere azioni di efficace prevenzione in contrasto alle infiltrazioni mafiose e pratiche corruttive, prima ancora che si debba intervenire con pervasive azioni investigative.

Assumono, quindi, importanza centrale i diversi aspetti della governance del mare, grazie alla cui applicazione attenta e condivisa sarà possibile assistere ad uno sviluppo sostenibile, all’insegna della trasparenza e legalità di infrastrutture ed attività che, a terra ed in mare, permetteranno all’Italia di diventare perno delle politiche del Mediterraneo allargato.

Se pur non sia ancora stata formulata una coerente e onnicomprensiva visione per una linea di azione al contrasto ai molteplici aspetti di illegalità che possono svilupparsi nelle attività connesse con lo sviluppo dell’economia blu e nel settore marittimo, un sintetico richiamo alla centralità del tema è indicato nel Regolamento (UE) 2021/1139 del Parlamento europeo e del Consiglio sugli affari marittimi, che individua nella “governance degli oceani” un aspetto determinante “al fine di consentire mari e oceani sani, sicuri, protetti, puliti e gestiti in modo sostenibile”.

La “governance”, individuata quale una delle priorità del Fondo europeo per gli affari marittimi, la pesca e l'acquacoltura (FEAMPA), rappresenta un elemento essenziale per “migliorare il quadro generale dei processi, degli accordi, delle norme e delle istituzioni internazionali e regionali che disciplinano e gestiscono le attività umane negli oceani”.

Tra le considerazioni iniziali del Regolamento 2021/1139 viene fatto riferimento alla “grande responsabilità” dell’UE “quale attore globale in materia di governance degli oceani” anche in relazione alla lotta globale “contro le attività criminali e illegali in mare".

Nel Regolamento è infatti previsto e sottolineato un impegno per la promozione della sicurezza nella sua accezione più amplia, intesa come sorveglianza marittima e lotta contro le attività criminali e illegali in mare. La definizione di “governance internazionale degli oceani” indica, di fatto, la duplice finalità di incentivare la sostenibilità e la sicurezza di mari ed oceani ma anche la capacità di contrastare con misure adeguate eventuali azioni illegali.

Al concetto di governance ivi rappresentata sono riferibili quindi sia la promozione di un approccio integrato che sviluppi gli aspetti di tutela ambientale, gestione sostenibile dei mari e sviluppo della ricerca e la funzione di garantire il rispetto della legalità e la sicurezza nei mari, provvedendo, per esempio a “prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata”.

Nella nozione di governance del mare proposta nel Regolamento devono quindi utilmente annoverarsi tutte le attività inerenti la sicurezza, incluse le azioni di prevenzione e contrasto alle infiltrazioni criminali che possono mettere a rischio l’integrità dell’ambiente marino con lo sfruttamento illegale delle risorse o tramite crimini ambientali, ma anche arrecare danno alle connesse attività commerciali, per rispondere con mezzi adeguati “alle preoccupazioni dei cittadini in materia di sicurezza”.

L’Italia, anche in questo, può e deve avere un ruolo trainante, per l’efficacia apprezzata in ambito internazionale delle sue norme in contrasto alla criminalità organizzata e al riciclaggio, richiamate come modello di riferimento all’interno della Risoluzione Falcone, adottata dal Parlamento europeo nel ventesimo anno di anniversario della Convenzione di Palermo.

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