Il ruolo dell'Ingegneria Forense nei procedimenti giudiziari
Al Convegno IF CRASC ’25 il consigliere di Cassazione Giuseppe Noviello ha offerto una riflessione sul valore dell’Ingegneria Forense nell’amministrazione della giustizia. Ha evidenziato il ruolo dell’ingegnere forense non solo come consulente nei processi, ma anche come figura chiave nella prevenzione dei conflitti. Il suo intervento ha sottolineato l’importanza di autonomia, imparzialità e rigore scientifico.
La seguente nota è scritta da Nicola Augenti (Presidente Associazione Italiana di Ingegneria Forense).
La relazione ad invito tenuta dal dott. Giuseppe Noviello al Convegno IF CRASC ’25 rappresenta una vera e propria pietra miliare dell’Ingegneria Forense, nella quale si ritrovano impostazioni e concetti moderni riguardanti il rapporto tra magistratura, consulenti tecnici e periti, ma soprattutto un riconoscimento della nuova figura e delle nuove funzioni dell’ingegnere forense rispetto al vecchio ausiliario dell’autorità giudiziaria. Riteniamo perciò particolarmente utile riprodurre testualmente tale intervento che può costituire una vera e propria guida per gli addetti ai lavori, oltre che per tutti coloro i quali si accingono ad intraprendere questa affascinante attività professionale, in campo giudiziario e non.
Prof. Nicola Augenti
Riportiamo di seguito la trascrizione integrale dell'intervento del Magistrato Dott. Giuseppe Noviello, anticipato da una breve introduzione del Prof. Nicola Augenti.
Presentazione del prof. Nicola Augenti
Inauguriamo le relazioni ad invito del Convegno IF CRASC ’25 con un intervento, al quale tenevo particolarmente, del consigliere di Cassazione dott. Giuseppe Noviello che ho conosciuto circa venticinque anni fa, quando era Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ove esercitava attività inquirente in ambito ambientale. Successivamente è stato giudice penale presso il Tribunale di Perugia ed è, attualmente, consigliere della Corte di Cassazione sempre in ambito penale.
Personalmente ritengo che questo sia un percorso particolarmente virtuoso, per un magistrato così come per un perito o un consulente tecnico, perché vivere esperienze in ambiti differenti costituisce una forma di crescita, arricchimento e completamento indispensabile.
Tutti coloro che mi conoscono sanno bene che non sono aduso a piaggerie ed è per questo che posso additare il nostro relatore di oggi come uno dei migliori magistrati che ho incontrato in 54 anni di attività professionale in ambito giudiziario. Una delle persone più corrette, più equilibrate e più serene, con cui ho lavorato molto bene come consulente tecnico della Procura, in indagini particolarmente complesse come quella che ho presentato questa mattina in una nota. Con lui non abbiamo mai perso i contatti, a dimostrazione del fatto che quando si condividono valori fondamentali e c'è stima reciproca, i rapporti sopravvivono alla lontananza e al tempo.
Cedo dunque la parola al consigliere dott. Noviello che ringrazio sentitamente per aver accettato il nostro invito a parlare del ruolo dell'Ingegneria Forense nell'ambito dell'amministrazione della giustizia: un'occasione interessante per ascoltare, da un magistrato di grande valore ed esperienza, l'opinione della magistratura in merito al nostro lavoro.
Relazione ad invito del dott. Giuseppe Noviello
Grazie a tutti, grazie al professore Augenti che, devo dire, è sempre particolarmente generoso con me e di ciò non posso che essergli grato. E lo devo ringraziare anche per il fatto che, dopo molti anni, mi consente di venire a Napoli ed è questa un'occasione ulteriore di essere felice per trovarmi qui a trattare un tema che altrimenti, forse, non avrei mai affrontato: quello di riflettere sulla vostra attività, sull’Ingegneria Forense che, per troppo tempo ed anche all'epoca in cui collaboravamo insieme io e il professore, è stata vista come l'attività del tecnico che, quasi in maniera schematica, si inseriva nell'ambito dell'attività giurisdizionale.
E allora vado subito all'argomento, anche perché il professore mi ha impegnato ulteriormente dicendo che non vi farò annoiare ed è questo, forse, l'impegno maggiore che devo cercare di soddisfare. Il mio ruolo è, quindi, quello di riflettere sull'Ingegneria Forense nell'attività giudiziaria, compito che cercherò di assolvere guardando a due prospettive: una operativa, l'altra relativa allo scenario di valori nei quali essa si muove.
Quanto al primo aspetto, devo dire che oramai ci sono numerose definizioni di Ingegneria Forense, elaborate in maniera più estesa o più sintetica, ma tutte giustamente convergenti nel sottolineare che si tratta dell'applicazione di metodi scientifici e tecniche di analisi, dell'ingegneria, alle indagini o ai procedimenti giurisdizionali in senso ampio.
Interessante, a mio giudizio, è la definizione, coniata dal prof. Augenti nel fondare tale disciplina, che ho rinvenuto con riguardo al Master universitario di secondo livello in Ingegneria Forense incardinato presso l'Università di Napoli Federico II (unico in Italia), ove si evidenzia che l'obiettivo è quello di formare professionisti altamente qualificati nell'esercizio di questa attività, da svolgere non solo come consulenza per l'autorità giudiziaria, ma anche per soggetti pubblici e privati.
Le prestazioni professionali dell'ingegnere forense, infatti, non si esauriscono solo nella consulenza o nella perizia per la magistratura, o per le parti, nell'ambito di procedimenti giudiziali civili e penali, ma un ulteriore ruolo, ed è questa forse la parte più interessante e innovativa di tale approfondimento, è quello esercitato dall'ingegnere forense quale consulente tecnico-giuridico, che può assistere le pubbliche amministrazioni, le società o i singoli cittadini, nella gestione delle loro attività, svolgendo una fondamentale azione preventiva. Ed è questo un aspetto che mi sembra molto importante, perché in grado di ridurre anche l'insorgenza di processi giudiziari. Si tratta di una definizione che penso sia molto appagante quanto alla descrizione dei settori di incidenza dell'Ingegneria Forense. Infatti, devo dire che queste attività dell'ingegnere forense ormai non si esauriscono solo nelle sedi giudiziarie, atteso che l'Ingegneria Forense si muove ancora prima, ormai a rigore, in un'ottica di pr
Quindi si tratta di un'attività, quella vostra, che, intesa in un senso conforme a quello moderno di giustizia e giurisdizione, si coniuga con numerosi istituti che ormai caratterizzano l'attività giurisdizionale quali, non solo la mediazione, ma anche altri profili normativi e momenti giudiziari che possono essere vissuti in una funzione anche preventiva e quindi diretta a prevenire controversie.
Quindi l’Ingegneria Forense, in questo modo, è intesa in una maniera moderna e credo che ciò qualifichi forse il tratto più rivoluzionario dell’Ingegneria Forense la quale si coniuga con istituti che, come dicevo, si sono succeduti negli ultimi dieci anni e forse anche più, nell'ambito della disciplina della giurisdizione. Penso, ad esempio, al decreto legislativo n. 231 del 2001, quello riguardante la responsabilità da illecito amministrativo derivante da reato per gli Enti giuridici, con la sua prospettiva di organizzare, assicurare e disegnare un'organizzazione interna dell'impresa, che sia diretta ad evitare o la commissione di reati o, comunque, ad escludere un coinvolgimento di altri attori possibili nelle conseguenze di reati, come appunto l'Ente, mediante quello che è l'illecito amministrativo da reato.
IF CRASC 2025
La presente relazione è stata presentata in occasione dell'evento IF CRASC'25, tenutosi a Napoli dal 15 al 17 luglio 2025. Scopri di più sulla manifestazione e guarda le interviste ai protagonisti!
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Quest’ultimo, in altri termini, può svolgere quel ruolo di organizzazione, di predisposizione di modelli di compliance all'interno di un Ente, che mirano a prevenire il coinvolgimento dello stesso in azioni e in vicende giudiziarie. È questa l'essenza, diciamo così, sia del Decreto Legislativo 231 del 2001 ma, più in generale, della nuova frontiera della normativa dettata in materia giurisdizionale. In tale quadro, per essere un po' pratici, penso anche, ad esempio, alle sanatorie edilizie in generale e alle bonifiche nel settore ambientale. L'ingegneria forense ambientale, in senso ampio, si può contraddistinguere con tutte quelle soluzioni che può fornire per far cessare le tematiche di inquinamento e più in generale illecite, contribuendo, nei casi più lievi, addirittura ad escludere ogni sanzione in via, anche di sanatoria o adempimento di prescrizioni (si pensi agli artt. 318 e ss. Dlgs. 152/06).
Sempre in via esemplificativa, un altro istituto nuovo che si affaccia nella giurisdizione è quello di cui all'articolo 131 bis del codice penale, inerente la speciale tenuità del fatto di reato, di recente arricchito addirittura con le condotte successive al reato. Un contributo tecnico che prenda in considerazione questa prospettiva di incidere sulla sanzione penale anche in via successiva, non può non prescindere da un professionista che abbia la conoscenza tecnica di come risolvere certe conseguenze che nascono da attività particolarmente rischiose e come assicurarne un vantaggio per l'autore.
Ed ancora, in materia ambientale su tutto il settore delle sanatorie e delle bonifiche, vi sono articoli di rilievo come, ad esempio, l'art. 452 decies c.p. sul ravvedimento operoso, che prevede un abbattimento in varia misura delle pene, a fronte dell'attivazione, da parte del soggetto interessato, per cercare di ridurre le conseguenze del reato. E siccome quella delle bonifiche, degli inquinamenti e delle contaminazioni è certamente una materia strettamente tecnica, è evidente che un'attività riparatoria di questo tipo ben si può avvalere di una figura come quella dell'ingegnere forense, che abbia questa impostazione normativa, sia prima dei fatti (e quindi torniamo a modelli di compliance), ma anche dopo i fatti stessi.
IN FONDO ALL'ARTICOLO LA VIDEOREGISTRAZIONE INTEGRALE DELL'INTERVENTO DI NOVIELLO.
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