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Nuovo rapporto IPCC sul clima: dovremmo correre, ci limitiamo a camminare

Un nuovo rapporto sul clima da l’allarme: stiamo camminando quando sarebbe necessario sprintare sulle riforme

La temperatura superficiale globale della terra nell’ultimo decennio è cresciuta di 1,09°C [0,95°C–1.20°C] rispetto al rifermentò medio del ‘900. L’aumento è maggiore sulla parte terrestre, pari a +1,59°C [1,34°C–1.83°C]) che sull'oceano (0,88°C [0.68°C–1.01°C]).

E la temperatura superficiale globale è aumentata più velocemente dal 1970 che in qualsiasi altro periodo di 50 anni.

Questi sono alcuni dei dati espressi dall’ultimo rapporto del IPCC “SIXTH ASSESSMENT REPORT (AR6)”

CO2: il 35% della popolazione vive in paesi ad alta emissione

Il rapporto ci racconta anche che i contributi storici delle emissioni di CO2 variano sostanzialmente tra le regioni. In sintesi nel 2019, circa il 35% della popolazione mondiale vive in paesi che emettono più di 9 tCO2-eqvpro capite11 (esclusa CO2-LULUCF) mentre il 41% vive in paesi che emettono meno di 3 tCO2-eq pro capite, di questi ultimi una quota consistente non ha accesso ai moderni servizi energetici.

Il 10% delle famiglie con le più alte emissioni pro capite contribuiscono per il 34–45% alle emissioni globali di gas serra basate sui consumi domestici, mentre il 50% più povero contribuisce per il 13–15%. (alta confidenza).

Oltre 3 miliardi di persone in aree clima-vulnerabili

Il rapporto evidenzia che circa 3,3-3,6 miliardi di persone vivono in contesti altamente vulnerabili ai cambiamenti climatici.
Gli eventi estremi meteorologici e climatici in aumento hanno esposto 28 milioni di persone all'insicurezza alimentare acuta e alla ridotta sicurezza idrica, con i maggiori impatti negativi in molte località e/o comunità in Africa, Asia, Centro e Sud America, LDC, piccole isole e l'Artico.

Tra il 2010 e il 2020, la mortalità umana dovuta a inondazioni, siccità e tempeste è stata 15 volte superiore
32 nelle regioni altamente vulnerabili, rispetto alle regioni con una vulnerabilità molto bassa.

Le previsioni non sono buone

Poichè non si sta facendo abbastanza e si continuano ad utilizzare combustibili fossili, il rapporto stima che le temperature medie globali aumentino di 1,5 gradi Celsius (2,7 gradi Fahrenheit) al di sopra dei livelli preindustriali entro il prossimo decennio.

1,5°C è il numero che ricordiamo che la maggior parte delle nazioni ha fissato come limite massimo con l'accordo sul clima di Parigi del 2015, e per il quale è stato preso l’impegno di aumentare gli sforzi e gli investimenti. Al di là di questo punto, dicono gli scienziati, gli impatti delle ondate di calore catastrofiche, delle inondazioni, della siccità, dei fallimenti delle colture e dell'estinzione delle specie diventano significativamente più difficili da gestire per l'umanità.

C'è ancora un'ultima possibilità di cambiare rotta, dice il rapporto.

Ma richiederebbe alle nazioni industrializzate di unirsi per dimezzere i gas serra entro il 2030 e poi smettere di aggiungere anidride carbonica all'atmosfera entro i primi anni 2050. Se questi due passi fossero fatti, il mondo avrebbe circa il 50% di possibilità di limitare il riscaldamento a 1,5 gradi Celsius.

Ma purtroppo manca la consapevolezza: i due maggiori inquinatori del mondo, Cina e Stati Uniti, continuano ad approvare nuovi progetti sui combustibili fossili. L'anno scorso, la Cina ha rilasciato permessi per 168 centrali elettriche a carbone e la scorsa settimana l'amministrazione Biden ha approvato un enorme progetto di trivellazione petrolifera in Alaska.

"Il ritmo e la scala di ciò che è stato fatto finora e i piani attuali sono insufficienti per affrontare il cambiamento climatico", ha detto Hoesung Lee, il presidente del panel sul clima. "Stiamo camminando quando dovremmo sprintare".

Il rapporto si trova a questo LINK

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