Pompe di calore a gas o elettriche? Ecco come fare la scelta giusta
In riqualificazione e nuova progettazione la scelta della pompa di calore incide su consumi, emissioni e gestione dell’impianto. Tra modelli elettrici a compressione e soluzioni a gas ad assorbimento non basta guardare il COP: contano disponibilità di energia, profilo d’uso per acqua calda sanitaria, integrazione con fotovoltaico e vincoli di installazione. Questa guida aiuta a decidere caso per caso.
L’articolo confronta pompe di calore elettriche a compressione e pompe di calore a gas (ad assorbimento) per riscaldamento e produzione di ACS, ricordando che le elettriche offrono in genere COP più elevati. La scelta, però, va letta anche su energia primaria, emissioni di filiera e condizioni di esercizio, inclusa l’eventuale integrazione con fotovoltaico. Vengono richiamati i criteri del marchio ecologico UE (Decisione 2007/742/CE) e gli indici COP/EER/PER, con fattori medi europei pari a 0,40 (elettricità) e 0,91 (gas). Il risultato è una checklist di valutazione per decidere in modo coerente con progetto e utenze.
Le pompe di calore elettriche offrono COP più elevati di quelle a gas, ma ci sono anche altri aspetti che vanno considerati
Pompe di calore a gas o elettriche: istruzioni per decidere di sceglierne una, rispetto all’altra a seconda dei diversi contesti di utilizzo.
Le attuali normative Europee e un aumento collettivo della sensibilità verso i problemi ambientali hanno fatto sviluppare un notevole interesse verso le pompe di calore per la produzione di acqua calda sanitaria (ACS) e per riscaldare gli ambienti interni.
Queste si possono distinguere in due grandi famiglie: a gas (o ad assorbimento) o elettriche (a compressione).

In entrambi i casi, queste macchine sono valide alternative alla caldaia tradizionale per quanto riguarda i consumi, le emissioni prodotte e il carbon footprint (inteso come produzione/distribuzione di energia elettrica e/o estrazione/lavorazione/distribuzione del combustibile).
Le pompe di calore elettriche offrono generalmente COP molto più elevati rispetto a quelle a gas, ma ci sono numerosi aspetti da considerare prima di scegliere l’una o l’altra.
Confronto tra pompe di calore ad assorbimento e a compressione
Nella tabella sotto ho tentato di confrontare alcuni aspetti di queste tecnologie in modo che un tecnico può decidere di sceglierne una, rispetto all’altra a seconda dei diversi contesti di utilizzo.


Criteri ecologici per l’assegnazione del marchio comunitario di qualità ecologica alle pompe di calore elettriche, a gas, o ad assorbimento funzionanti a gas (2007/742/CE)
Questo documento è stato emanato dalla Commissione delle Comunità europee in data 9/11/2007, prendendo in considerazione pompe di calore con una capacità massima in riscaldamento di 100 KW, ed escludendo quelle che producono solo ACS o solo condizionamento estivo.
Nel documento è stata dedicata particolare attenzione ai valori prestazionali minimi delle macchine affinché ne venga riconosciuta la qualità ecologica.
Gli indici impiegati a questo fine sono il COP (Coefficient of Performance), L’EER (Energy Efficiency Ratio) e l’indice di energia primaria PER (Primary Energy Ratio).
Per le pompe di calore elettriche viene computato dal prodotto di COP x 0,40.

Per le pompe di calore a gas o ad assorbimento funzionanti a gas invece viene calcolato come prodotto di COP x 0,91.
Il valore 0,40 è l’efficienza europea media di produzione elettrica, tenuto conto delle perdite di rete, e 0,91 è l'efficienza europea media di gas, perdite di distribuzione comprese, in base alla direttiva 2006/32/CE.
Il documento riporta due tabelle (vedi sotto) con i valori minimi prestazionali in riscaldamento e in condizionamento quando la macchina lavora a pieno regime.
I valori di COP sono stati scelti in modo che l’indice di energia primaria (PER), considerati i parametri fissati, sia lo stesso sia per pompe di calore elettriche che a gas.
Efficienza in modalità di riscaldamento

Efficienza in modalità di condizionamento

Da queste tabelle si deduce che all’aumentare dell’efficienza di produzione elettrica, il COP minimo per le pompe di calore a compressione si abbasserebbe proporzionalmente, e questo sarebbe un grosso vantaggio verso la scelta di queste macchine rispetto a quelle ad assorbimento che hanno generalmente COP molto minori.
La produzione di energia elettrica tramite l’uso di pannelli fotovoltaici avrebbe quindi in questo contesto un grosso vantaggio, ed ancora di più se l’energia prodotta in eccesso venisse conservata in batterie per fornire energia alle utenze durante le ore notturne. Ma per ora questo aspetto ha solamente un valore etico/economico in quanto la maggior parte delle utenze dipendono ancora nella totalità dalla rete elettrica nazionale.
FAQ TECNICHE – Pompe di calore gas/elettriche: criteri tecnici di scelta
1. Che cos’è una pompa di calore a gas e una elettrica?
Le pompe di calore si dividono in due famiglie: elettriche “a compressione” e a gas “ad assorbimento”. Entrambe trasferiscono calore da una sorgente a un’utenza, ma cambiano il principio di funzionamento e l’energia di alimentazione prevalente. La distinzione è utile già in fase di concept impiantistico, perché incide su schema, componenti e gestione.
2. A cosa servono e in quali contesti si usano?
Sono alternative alla caldaia tradizionale per riscaldamento e produzione di acqua calda sanitaria (ACS). La scelta dipende dal profilo d’uso (ore di funzionamento, temperature richieste, continuità del servizio) e dal contesto energetico disponibile (rete elettrica, gas, eventuale produzione locale). In alcuni casi entrano in strategie ibride o in sistemi integrati dell’edificio.
3. Quali prestazioni e requisiti valutare senza fermarsi al COP?
Il COP è un indicatore chiave, ma non basta da solo: vanno considerati anche EER e, soprattutto, l’energia primaria (PER) per leggere l’efficienza “di sistema”. L’articolo richiama criteri europei legati al marchio ecologico e agli indici minimi prestazionali in condizioni definite. In pratica: serve una lettura coerente tra prestazioni dichiarate, condizioni reali e fonte energetica.
4. Quali vantaggi rispetto a soluzioni standard o tra le due famiglie?
Le elettriche offrono generalmente COP più elevati, ma la convenienza finale dipende anche da come viene prodotta e resa disponibile l’energia. Le soluzioni a gas possono avere senso in specifici contesti di rete e di disponibilità del combustibile. La comparazione va fatta sul bilancio complessivo: consumi, emissioni e carbon footprint lungo la filiera energetica.
5. Indicazioni di posa e integrazione progettuale: cosa guardare subito?
Prima di scegliere, conviene fissare: schema impianto (generazione, distribuzione, emissione), temperature di mandata, spazi tecnici, ventilazione dei locali e accessibilità per manutenzione. Va verificata la compatibilità con eventuale fotovoltaico e logiche di autoconsumo (anche con accumulo), perché cambia il profilo di esercizio. In cantiere contano anche vincoli impiantistici e autorizzativi legati all’alimentazione.
6. Comfort, sicurezza e durabilità: quali ricadute pratiche?
Comfort e continuità del servizio dipendono dalla stabilità di funzionamento nelle condizioni reali e dalla corretta regolazione. La durabilità si gioca su corretta installazione, manutenzione programmata e scelta coerente con carichi e cicli. Sul piano della sicurezza, vanno gestiti in modo rigoroso gli aspetti impiantistici legati alle utenze e agli spazi tecnici, evitando soluzioni “al limite” non manutenibili.
7. Errori tipici da evitare e criteri di scelta per il progettista
Errore frequente: scegliere “per etichetta” (gas vs elettrica) o solo per COP, senza verificare energia primaria, profili d’uso e condizioni di progetto. Altro rischio: sottovalutare integrazione con impianto esistente e vincoli di installazione/manutenzione. Criterio pratico: costruire una matrice di confronto (utenze, energia disponibile, prestazioni attese, gestione e manutenzione) e chiudere la scelta sul caso specifico.
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