Antincendio | Normativa Tecnica | Sicurezza
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Sicurezza antincendio e gestione dell’esodo nei locali di pubblico spettacolo: il caso Crans-Montana

L’incendio del locale “Le Constellation” a Crans-Montana riporta al centro il tema della sicurezza antincendio nei locali di pubblico spettacolo. L’evento mostra come affollamento, materiali combustibili e gestione inadeguata dell’emergenza possano portare al collasso totale delle misure di sicurezza, anche in contesti apparentemente controllati.

Questo contributo analizza un grave incendio avvenuto in un locale di intrattenimento, utilizzandolo come caso studio per approfondire aspetti progettuali, gestionali e normativi della sicurezza antincendio. Il focus è tecnico: dinamica dell’esodo, comportamento delle folle, ruolo dei materiali di rivestimento, limiti dei modelli previsionali e responsabilità dei soggetti coinvolti. Un’analisi utile a progettisti, tecnici antincendio e gestori di attività aperte al pubblico.


Sommario tematico

  • Affollamento critico e dinamica delle folle nei locali chiusi
  • Vulnerabilità delle vie di esodo e collasso dell’evacuazione
  • Limiti dei modelli di evacuazione in emergenza reale
  • Rischi legati a intrattenimento pirotecnico e materiali combustibili
  • Incendio generalizzato, fumi tossici e incapacità di fuga
  • Gestione dell’emergenza e responsabilità tecniche e penali

Incendio a Le Constellation: un caso emblematico per la sicurezza dei locali pubblici

I recenti, drammatici fatti, portano ad interrogarsi sulle reali condizioni di sicurezza dei locali e delle attività di intrattenimento e pubblico spettacolo che vengono esercite nel nostro Paese.

Il quadro normativo in Italia è certamente articolato e complesso anche perché, nel tempo, abbiamo già dovuto affrontare diversi eventi terribili, che hanno condotto ad elaborare lutti e provvedimenti tecnici e regolamentari.

 

Affollamento critico e dinamica delle folle in ambienti confinati  

Si deve comunque osservare che, in condizioni di elevato affollamento, particolarmente in ambienti al chiuso, qualunque sia l’elemento di pericolo scatenante, sia esso l’incendio o un’azione violenta reale o anche presunta (minacce, utilizzo di armi, impiego di spray urticante, ecc.) il rischio per l’incolumità degli occupanti è altissimo.

Limiti di affollamento nel Codice di prevenzione incendi

Secondo il Codice di prevenzione incendi, in soluzione conforme, l’affollamento massimo consentito (tabella S.4-12 del D.M. 18/10/2019), è di 2,0 persone/m2, valore che, se non assicura la massima velocità di esodo, garantisce i valori di massimo flusso in uscita secondo il rapporto tecnico ISO/TR 16738. A densità superiori, la velocità di esodo e il flusso in uscita diminuiscono drasticamente fino ad azzerarsi a 4 persone al m2.

Effetto arco e ostruzioni alle uscite

Al superamento della densità critica, in prossimità delle uscite, si creano dei “blocchi per effetto arco” che realizzano ostruzioni intermittenti e successive uscite a grappoli delle persone in fuga.

“Faster is slower” e perdita di efficacia dell’esodo

In condizioni di sovraffollamento concretizzatesi in uno spazio confinato, se la velocità di fuga desiderata a causa della minaccia dovuta all’incendio, è superiore a quella possibile (1,5 m/s, tipica per le persone in corsa), si assiste alla comparsa dell’effetto “faster is slower” (più le persone si dirigono velocemente verso l’uscita, più procedono lentamente perché si accalcano, si spingono, e conseguentemente si ostacolano). Nel caso venga percepita dalla folla l’esiguità delle risorse ritenute necessarie per la sopravvivenza e ansiosamente desiderate a seguito di un pericolo reale o presunto, può prevalere lo stato irrazionale, fino all’intasamento dell’uscita di sicurezza. 

Effetto “faster is slower”

Fenomeno per cui l’aumento della velocità desiderata di fuga, tipico delle situazioni di panico, produce un rallentamento complessivo dell’evacuazione.

 

Crowd collapse e crowd crash: quando la folla diventa un pericolo

Per una velocità desiderata di circa 5 m/s (irrealizzabile), ci sono feriti e cadute di persone a causa dell’esodo indipendentemente dalla minaccia, qualsiasi perturbazione nel moto della folla porta al collasso del sistema “crowd collapse”. L’esodo è rallentato dalle persone cadute o ferite che diventano degli ostacoli e rischiano di essere calpestate.

Alla densità di 6 persone/m2, il movimento autonomo delle persone all’interno della folla è impossibile, mentre a quella di 9 persone/m2 si assiste a fenomeni di schiacciamento “crowd crash”. La spinta esercitata dalla folla può provocare pericolose pressioni, arrivando perfino a piegare barriere d'acciaio o abbattere i muri di mattoni (caso della discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo, anno 2018; Stadio Heysel di Bruxelles, anno 1985).

Crowd collapse / crowd crash

Collasso del sistema di movimento della folla in condizioni di sovraffollamento, con perdita del controllo individuale, schiacciamenti e impossibilità di movimento autonomo

  

Vie di esodo e sistema di evacuazione: criticità progettuali e gestionali

Uscite insufficienti, corridoi ciechi e scale non protette

Se a tali elementi andiamo a sommare il fatto che l’unica uscita disponibile fosse rappresentata da una scala a salire, non protetta dagli effetti dell’incendio, con sbarco alla confluenza con l’uscita orizzontale del piano terra possiamo comprendere l’estrema vulnerabilità del sistema d’esodo e come fosse prevedibile il suo totale fallimento.

Fumi, gas caldi e incapacità degli occupanti

Si osserva che i gas tossici prodotti dalla combustione sono veicolati dai fumi che, essendo estremamente caldi, stratificano verso l’alto, fino a saturare il volume a disposizione, per poi scendere all’altezza delle persone arrivando a compromettere totalmente le condizioni di visibilità e all’incapacitazione delle stesse.

Uscite bloccate e responsabilità nella gestione dell’esercizio

La presenza di un ulteriore porta, con apertura diretta verso l’esterno al piano cortilivo, mantenuta bloccata, per questioni gestionali, da una elettroserratura a combinazione numerica, rappresenta una decisa aggravante.

Un’unica uscita dal piano rappresenta un corridoio cieco e come tale non può, per il Codice di prevenzione incendi, in soluzione conforme e in caso di presenza di pubblico essere al servizio di più di 50 occupanti (tabella S.4-18 del D.M. 18/10/2019). Diversamente, per affollamenti superiori ai 200 occupanti, sono richieste almeno tre uscite (due fino a 200 occupanti) che possa essere considerate fra di loro indipendenti (tabella S.5-15 del D.M. 18/10/2019), e le relative verifiche della lunghezza e della larghezza d’esodo, sia sul piano orizzontale che verticale (le scale), di ridondanza delle vie di esodo e della convergenza dei flussi verso le uscite finali (Capitolo S.4 D.M. 18 /10/2019).

 

Modelli di evacuazione e comportamento umano in emergenza

Il racconto dei fatti mette in crisi, in particolare, il modello idraulico dell’esodo, sviluppato principalmente su dati provenienti da movimenti in condizioni di non emergenza, secondo il quale le persone non pensano, ma rispondono in maniera automatica agli stimoli esterni. La direzione e la velocità di uscita è determinata solo da considerazioni fisiche, dando per scontato che non ci siano interruzioni nel movimento risultante da decisioni prese durante l'evacuazione.

Limiti del modello idraulico dell’esodo

Il calcolo del flusso è effettuato analogamente a quello di una rete idraulica, ipotizzando la suddivisione della capienza lungo le vie d'esodo (in caso esistano reali alternative) ed imponendo la continuità ai nodi. Le stime secondo tale modello risultano tuttavia ottimistiche e non corrispondenti alla realtà in caso di concrete emergenze in scenari complessi, soprattutto se il livello di formazione e di organizzazione degli occupanti è basso. 

Modelli agent-based e fisica sociale

Anche i modelli agent-based, derivati dalla fisica sociale, che tengono conto oltre che dell’azione di forze fisiche (forze di contatto e di movimento che considerano le interazioni tra gli agenti e tra gli agenti e le pareti e gli ostacoli), anche di quella delle forze psicologiche esercitate dall'ambiente e dagli altri agenti (forze sociali, forze di contatto e forze di attrazione/repulsione, come la paura) necessitano dei dovuti approfondimenti che tengano in conto della percezione del pericolo e della consapevolezza.

Herding behaviour e decisioni collettive irrazionali

L’azione del singolo, si tramuta naturalmente in comportamento collettivo quando l’attività di un individuo è dominata dai suoi vicini in modo da modificare il comportamento di tutti verso un pattern comune. Il contagio sociale porta infatti a comportamenti di tipo emulativo (herding) ovvero alla transizione da un processo decisionale indipendente a condotte collettive che devono essere considerate irrazionali in quanto portano spesso a cattivi risultati complessivi come il sovraffollamento, ed una fuga complessivamente più lenta.
A Crans Montana, si è assistito al contemporaneo fallimento delle misure di prevenzione incendi, protezione, d’esercizio e di risposta all’emergenza con la perforazione di tutte le barriere che avrebbero dovuto esserci, ma che, al contrario, sono risultate drammaticamente assenti.

 

Intrattenimento pirotecnico nei locali chiusi: rischio di innesco

Candele fontana luminose e classificazione pirotecnica

Le candele fontana luminose, fornite dalla gestione del locale, sono un prodotto pirotecnico di libera vendita, considerato non pericoloso e sempre più utilizzato come intrattenimento anche nei locali al chiuso. Il relativo contenuto esplosivo netto (NEC) è piuttosto modesto, inferiore ai 7,5 g, tale da consentire la classificazione F1 dell’artifizio, che presenta un rischio potenziale molto basso, secondo gli standard europei armonizzati (norma EN 15947-5), che accompagnano la Direttiva 2013/29/UE.

L’effetto pirotecnico è garantito da una miscela di polvere di titanio (o altri metalli) che brucia producendo lo scintillio e una matrice a base di nitrocellulosa e altri ossidanti che assicura il sostentamento della combustione. Le scintille di titanio, infatti, pur raggiungendo temperature piuttosto elevate (le fiamme generalmente diventano visibili quando si superano i 300-400 °C e quelle particolarmente luminose possono raggiungere i 1.000 °C e superarli), vengono considerate “fuochi freddi” in quanto sono così piccole e di breve durata che, anche a distanze ridotte, non sono in grado di trasferire quantità significative di calore e di causare ustioni immediate. La combusione della nitrocellulosa invece, miscelata con prodotti ossidanti, è estremamente rapida e violenta, e assicura il motore energetico richiesto.

Le istruzioni di sicurezza di tali articoli richiedono una distanza di sicurezza da rispettare, nei confronti dei materiali combustibili, di almeno 1 m.

Effetti termici e accumulo energetico

Se a tale distanza, l’accensione di una candela fontana, non rappresenta possibilità d’innesco, ecco che l’azione combinata di più candele agenti sulla stessa area, posizionata a soffitto, alla distanza di 30 cm o meno, vede lo scenario mutare drasticamente. I NEC delle diverse fontane si vanno a sommare combinandosi gli effetti (si passa da un prodotto pirotecnico classificato F1 all’energia caratteristica di prodotti utilizzati per uso professionale classificati F2 e oltre) così come i flussi termici generati, arrivando a rappresentare un innesco d’incendio efficace (il flusso termico segue la legge dell'inverso del quadrato della distanza dalla sorgente), in particolare nel caso di materiali di rivestimento vulnerabili al calore.

 

Materiali di rivestimento e reazione al fuoco

Alcune immagini scattate mostrano, in prossimità della zona di primo innesco del poliuretano, posato a soffitto per assicurare l’isolamento acustico, la presenza di una bocchetta dell’impianto di ventilazione, in grado di fornire apporto di aria comburente al focolare.

Poliuretano espanso e off-gassing

Il materiale poliuretano espanso, se non opportunamente additivato con ritardanti di fiamma, inizialmente assorbe il calore per poi degradarsi rilasciando gocce incendiate e vapori a loro volta infiammabili (fenomeno dell’off-gassing). La combustione di tale materiale sviluppa monossido di carbonio (CO) e acido cianidrico (HCN) che sono gas altamente tossici e le principali causa di morte a seguito di incendio (caso del Cinema Statuto di Torino, anno 1983).

Classi di reazione al fuoco e requisiti normativi

Il Codice di prevenzione incendi richiede, nel caso di presenza di pubblico, materiali per rivestimento e completamento in grado di garantire determinate prestazioni ai fini della reazione al fuoco (tabelle S.1-2, S.1-3 e S.1-6 del D.M. 18/10/2019), ovvero classificati almeno B-s2,d0 (per le vie d’esodo) e Cs2,d0 (per gli altri locali dell’attività).
La reazione al fuoco è una misura antincendio di protezione passiva che consente, nella fase iniziale dell’incendio, di limitare l’innesco dei materiali e la propagazione dell’incendio. Si riferisce al comportamento al fuoco dei materiali nelle effettive condizioni d’impiego, con riguardo al grado di partecipazione all’incendio che essi manifestano in condizioni standardizzate di prova (par. S.1.1 D.M. 18/10/2019).

Il metodo europeo di classificazione per la reazione al fuoco dei prodotti e dei materiali da costruzione prevede sette Euroclassi, espresse in lettere con valore decrescente: A1 e A2 per i materiali inorganici non combustibili; B, C, D, E per i materiali combustibili con diverse caratteristiche di reazione al fuoco; F per materiali combustibili che non superano i test di piccola fiamma previsto per la Classe E o quelli per i quali non è stata dichiarata nessuna prestazione (pare che a questa classe appartenessero i materiali installati ne “Le Constellation”). Il parametro aggiuntivo relativo ai fumi s, che valuta la velocità di crescita dell’opacità, e la produzione totale di fumi nei primi 10 minuti, viene classificato in tre livelli: s1, s2 e s3, dove s1 indica la prestazione migliore; analogamente la valutazione del rilascio di gocce e particelle ardenti d prevede tre livelli: d0, d1 e d2, dove d0 indica la prestazione migliore (nel caso della classe F, né la produzione dei fumi s né il gocciolamento d vengono ovviamente determinati).

Riferimenti normativi
Codice di prevenzione incendi – D.M. 18/10/2019
Regola tecnica verticale V.15 – D.M. 22/11/2022
DPR 151/2011 – Attività soggette VV.F.
D.Lgs. 81/2008 + DM 01-02-03/09/2021

Incendio generalizzato: flashover e backdraft

Al propagarsi dell’incendio, quando aumenta il grado di partecipazione dei materiali combustibili, la temperatura nel locale, che è apparso essere sostanzialmente privo di efficaci aperture di ventilazione naturale, aumenta sempre più rapidamente fino al fenomeno dell’incendio generalizzato (flash over) al raggiungimento dei 550-600 °C, in cui tutto ciò che è combustibile viene coinvolto in una violenta vampata.

Nel caso in cui, invece, nell'ambiente si fossero raggiunte le condizioni di un flashover ma questo non si fosse verificato per carenza di una sufficiente percentuale di comburente (ossigeno), la formazione di grosse quantità di composti volatili incombusti (fumi d'incendio e prodotti di pirolisi del poliuretano) che si fossero trovati a temperature superiori a quelle di autoaccensione (oltre i 250-280 °C), avrebbero potuto portare al backdraft (fiammata di ritorno) fenomeno violento, che vede la combustione riprendere con un effetto esplosivo, qualora l'ossigeno fosse stato drasticamente reintrodotto nel locale, per esempio con l’apertura istantanea di una porta o di una finestra.

Non risulta sia stata effettuata da parte del Responsabile dell’attività o del personale in servizio alcuna azione di contrasto all’evento, come utilizzo di estintori, o di idranti, alcuna gestione dell’esodo, come interruzione della musica, accensione delle luci, comunicazione dell’ordine di evacuazione, ecc., né è dato al momento sapere quali fossero i presidi antincendio e gli impianti di protezione attiva presenti, se fosse stata elaborata una pianificazione dell’emergenza, quale fosse il livello di preparazione antincendio degli addetti del locale.

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In sintesi
L’incendio del locale Le Constellation evidenzia come l’interazione tra affollamento elevato, vie di esodo inadeguate, materiali combustibili e carenze nella gestione dell’emergenza possa determinare il collasso del sistema di sicurezza antincendio. Il caso dimostra i limiti dei modelli previsionali in condizioni reali e richiama progettisti e gestori alla necessità di integrare correttamente progettazione, organizzazione, formazione e responsabilità normative nei locali di pubblico spettacolo.

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