Società tra professionisti: redditi più alti e studi più forti, ma il sistema fiscale continua a frenare le STP
Le Società tra Professionisti (STP) potrebbero rappresentare uno degli strumenti più efficaci per rafforzare l’organizzazione degli studi tecnici italiani. Tuttavia, nonostante i risultati economici positivi delle strutture già esistenti, la loro diffusione resta limitata. Un nuovo volume promosso dalla Fondazione Inarcassa analizza le ragioni di questo ritardo e mette a confronto il modello italiano con le principali esperienze europee.
Le Società tra Professionisti (STP) rappresentano uno degli strumenti introdotti nell’ordinamento italiano per favorire l’aggregazione tra professionisti iscritti agli ordini, consentendo di svolgere l’attività in forma societaria mantenendo responsabilità professionale e controllo deontologico. Il volume promosso dalla Fondazione Inarcassa analizza lo stato di diffusione delle STP in Italia, il quadro normativo che le disciplina e il confronto con i modelli organizzativi europei, evidenziando i principali fattori – fiscali e regolatori – che ne limitano ancora lo sviluppo.
Perché il tema delle STP riguarda il futuro delle professioni tecniche
Negli ultimi anni il sistema delle professioni tecniche sta attraversando una trasformazione profonda. Le sfide legate alla transizione energetica, alla digitalizzazione dei processi progettuali e alla crescente complessità delle opere richiedono competenze sempre più integrate e strutture organizzative capaci di affrontare incarichi multidisciplinari.
In questo contesto il modello tradizionale del professionista che opera individualmente mostra limiti sempre più evidenti.
Il volume “Società tra Professionisti: quadro normativo, modelli europei e scenari di sviluppo”, promosso dalla Fondazione Inarcassa in collaborazione con REF Ricerche e CBE, affronta proprio questo nodo: capire perché il sistema professionale italiano rimanga fortemente frammentato e quali strumenti possano favorire una maggiore aggregazione tra professionisti.
Lo studio analizza il quadro normativo italiano, confronta l’esperienza nazionale con i principali modelli europei e individua i fattori che ancora oggi frenano lo sviluppo delle STP.
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La crisi del modello professionale individuale
Un sistema professionale frammentato
Uno dei punti di partenza dello studio è la constatazione di un paradosso che caratterizza il sistema delle professioni tecniche in Italia.
Da un lato esiste un capitale umano di altissimo livello, con professionisti altamente qualificati e competenze riconosciute anche a livello internazionale. Dall’altro lato, però, l’organizzazione del lavoro professionale risulta estremamente frammentata.
Secondo i dati analizzati nel volume, oltre l’80% degli ingegneri e architetti italiani opera senza una struttura organizzativa stabile, lavorando prevalentemente in forma individuale o attraverso collaborazioni occasionali.
Questo modello, storicamente molto diffuso nel nostro Paese, ha consentito per decenni una forte presenza territoriale dei professionisti. Tuttavia oggi mostra limiti evidenti di fronte alla crescente complessità del mercato dei servizi tecnici.
Le nuove sfide del mercato dei servizi tecnici
Le trasformazioni in atto nel settore delle costruzioni e dell’ingegneria stanno modificando profondamente il modo di lavorare dei professionisti.
Le commesse diventano sempre più complesse e richiedono:
- competenze multidisciplinari
- capacità organizzative e manageriali
- investimenti in innovazione e tecnologie.
La gestione di progetti articolati, la diffusione del BIM e l’integrazione tra diverse competenze tecniche rendono sempre più difficile affrontare il mercato operando esclusivamente come professionisti individuali.
Secondo la Fondazione Inarcassa, proprio questa evoluzione del mercato rende necessario ripensare l’organizzazione delle professioni tecniche, favorendo modelli più strutturati e collaborativi.
Società tra professionisti: cosa sono e come funzionano
Il quadro normativo delle STP
Le Società tra Professionisti sono state introdotte nell’ordinamento italiano con l’articolo 10 della Legge 183 del 2011, con l’obiettivo di consentire ai professionisti iscritti agli ordini di esercitare la propria attività in forma societaria.
La normativa consente ai professionisti di costituire società adottando le diverse forme previste dal codice civile – dalle società di persone fino alle società di capitali – mantenendo però alcune caratteristiche fondamentali proprie delle professioni ordinistiche.
Tra queste:
- l’esercizio esclusivo dell’attività professionale
- la responsabilità personale della prestazione
- il controllo disciplinare degli ordini professionali.
La disciplina è stata poi completata dal Decreto Ministeriale 34/2013, che definisce le modalità operative delle STP e stabilisce le regole relative alla composizione della compagine sociale e all’iscrizione negli albi professionali.
Composizione e funzionamento delle STP
Un elemento centrale della disciplina riguarda la composizione dei soci.
La normativa stabilisce infatti che:
- la maggioranza dei soci e del capitale sociale deve essere detenuta da professionisti iscritti agli ordini;
- una quota minoritaria può essere posseduta da soci non professionisti, che possono apportare capitale o competenze tecniche.
Le STP possono inoltre essere organizzate come:
- società monodisciplinari, composte da professionisti appartenenti allo stesso ordine
- società multidisciplinari, che integrano competenze diverse.
Questa flessibilità organizzativa rappresenta uno degli aspetti più innovativi del modello.
STP e società di ingegneria: un sistema ancora squilibrato
Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dallo studio riguarda il confronto tra STP e società di ingegneria.
In Italia operano oggi migliaia di società di ingegneria organizzate secondo modelli imprenditoriali tradizionali, mentre le STP risultano molto meno diffuse.
A fronte di oltre 11.500 società di ingegneria, le STP registrate sono meno di un migliaio.
Questo dato evidenzia uno squilibrio significativo tra i due modelli organizzativi del mercato dei servizi tecnici.
Tuttavia, l’analisi economica mostra un elemento interessante: le STP esistenti presentano dinamiche di crescita positive, con un aumento del fatturato medio negli ultimi anni.
Il confronto europeo: come si organizzano gli studi professionali
Una parte consistente del volume è dedicata al confronto con le esperienze europee.
L’analisi prende in considerazione diversi Paesi, tra cui:
- Francia
- Germania
- Spagna
- Belgio
- Paesi Bassi
- Austria
- Portogallo
- Polonia.
In molti di questi ordinamenti il lavoro professionale è organizzato in forma societaria in modo molto più diffuso rispetto all’Italia.
Ad esempio:
- in Francia operano le Sociétés d’Exercice Libéral
- in Germania le Partnerschaftsgesellschaft
- in Spagna le Sociedades Profesionales.
Questi modelli condividono alcune caratteristiche comuni: una maggiore integrazione tra professionisti, una struttura organizzativa più stabile e regole normative che favoriscono l’aggregazione.
Perché le STP si diffondono poco in Italia
Il nodo fiscale
Secondo lo studio della Fondazione Inarcassa, uno dei principali ostacoli allo sviluppo delle STP riguarda il sistema fiscale.
Il regime fiscale italiano, in particolare il regime forfettario, tende infatti a favorire l’attività professionale individuale, rendendo meno conveniente la costituzione di strutture societarie.
Questo crea una contraddizione evidente: mentre il mercato richiede studi sempre più organizzati e multidisciplinari, il sistema fiscale continua a incentivare il lavoro individuale.
Le incertezze normative
Accanto alla fiscalità, lo studio individua ulteriori criticità legate al quadro normativo.
Tra queste:
- alcune incertezze interpretative sulla responsabilità delle STP
- la complessità degli adempimenti amministrativi
- un sistema regolatorio che in alcuni casi risulta meno favorevole rispetto a quello previsto per le società di ingegneria.
Secondo la Fondazione Inarcassa, queste criticità contribuiscono a rallentare la diffusione del modello societario tra i professionisti.
Aggregazione professionale e competitività del sistema Paese
Uno dei messaggi più rilevanti che emerge dal volume riguarda il ruolo strategico dell’aggregazione professionale.
La capacità dei professionisti di organizzarsi in strutture più solide non riguarda soltanto l’efficienza degli studi, ma incide anche sulla competitività complessiva del sistema economico.
Professionisti meglio organizzati possono infatti:
- affrontare progetti di maggiore complessità
- partecipare a mercati internazionali
- contribuire con maggiore efficacia allo sviluppo del territorio.
Per questo motivo la Fondazione Inarcassa considera il tema delle STP non solo come una questione professionale, ma come una leva di politica economica capace di rafforzare il ruolo delle professioni tecniche nel sistema produttivo italiano.
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FAQ – Società tra professionisti
Quali vantaggi organizzativi può offrire una società tra professionisti rispetto allo studio individuale?
Le società tra professionisti consentono di strutturare l’attività in modo più organizzato rispetto al tradizionale studio individuale. La forma societaria facilita l’integrazione di competenze multidisciplinari, la gestione di incarichi complessi e la possibilità di investire in innovazione, formazione e tecnologie. Inoltre, una struttura organizzata può migliorare la continuità operativa dello studio e la capacità di affrontare progetti di maggiore dimensione.
In cosa si differenzia una società tra professionisti da una società di ingegneria?
La principale differenza riguarda la natura dell’attività e il ruolo dei professionisti. Nelle STP la prestazione professionale deve essere eseguita direttamente dai soci professionisti iscritti agli ordini, che restano responsabili dell’incarico e soggetti al controllo disciplinare degli ordini. Le società di ingegneria operano invece come imprese commerciali e possono avere una struttura societaria più orientata al capitale.
Quali sono i requisiti principali per costituire una società tra professionisti?
Per costituire una STP è necessario che la società abbia come oggetto esclusivo l’esercizio di attività professionali regolamentate. La maggioranza dei soci e del capitale sociale deve essere detenuta da professionisti iscritti agli ordini, mentre una quota minoritaria può essere detenuta da soci non professionisti. La società deve inoltre essere iscritta sia nel Registro delle imprese sia nella sezione speciale dell’albo professionale di riferimento.
Le società tra professionisti possono essere multidisciplinari?
Sì. La normativa consente la costituzione di STP multidisciplinari che riuniscono professionisti appartenenti a diversi ordini professionali. Questo modello consente di integrare competenze differenti – ad esempio ingegneria, architettura, consulenza energetica o geologia – permettendo agli studi di offrire servizi professionali più completi.
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