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"StuDanteum", lo studentato sostenibile che parafrasa la Divina Commedia in architettura: se ne parla al SAIE

Al Saie 2022 verrà presentato "StuDanteum", un progetto di studentato che si ispira alla Divina Commedia e che può ospitare dai 200 ai 400 ospiti, sale conferenze, biblioteche e tanto altro. Un'attenzione particolare sarà data alla sostenibilità, con pannelli solari, presenza di verde e acqua con finalità bioclimatiche. Si tratta di un modello "scalabile", cioè adattabile a varie realtà. Ne parla il professor Lucio Ubertini, intervistato da Andrea Dari.

L'accesso sarà una zona alberata chiamata "La Selva oscura"

Andrea Dari: 

Caro Lucio, durante il SAIE di Bologna, il 22 ottobre si parlerà di «StuDanteum», di cosa si tratta esattemente? E perchè questo nome?

Lucio Ubertini: 

L'idea generale del progetto è stata tratta da una famosissima opera non realizzata di un giovane grandissimo architetto Giuseppe Terragni, caro anche a Bruno Zevi, morto durante la seconda guerra mondiale. La sua opera, famosa nel mondo, era dedicata appunto a Dante e alla Commedia. Sarebbe dovuta sorgere di fronte alla Basilica di Massenzio e si trattava di un’opera allegorica chiamata “Danteum” basata sull’uso implicito e palese della cosiddetta “spirale aurea che genera una sequenza di quadrati racchiusi in rettangoli aurei. La nostra idea progettuale, dunque, si fonda sull’uso della spirale aurea del “Danteum” di Terragni, per organizzare nelle tre dimensioni i volumi funzionali architettonici del complesso edilizio.

Nel libro Dante e le discipline del Quadrivio a cura di Franco De Vivo (Edizioni ITALI-ICID), si possono leggere tutti gli approfondimenti necessari per comprendere l'iniziativa che ho proposto e che è stata accolta da Sapienza che ha ospitato due convegni, uno 14 aprile e uno il 9 dicembre 2021 nell'aula magna della città universitaria. In particolare negli atti curati da De Vivo, Lucio Barbera, scrive "In questo quadro, il compito che ci siamo dati è quello di studiare un nuovo tipo di centro accademico della Sapienza; un modello tipologico e architettonico di residenza attiva per studiosi – studenti, ricercatori, docenti – non soltanto della Sapienza, ma provenienti d’ogni parte del mondo; un luogo di incontro, di scambio di saperi, di collaborazione interdisciplinare. Una 'attrezzatura accademica' che possa essere realizzata non soltanto in Italia, per costituire – in un tempo che si spera non lunghissimo – una larga costellazione internazionale di operanti presenze della Sapienza. Un centro accademico – ed ecco la difficoltà del compito – di cui segnalare l’ambizione culturale, rendendo viva in esso la presenza simbolica del pensiero e dell’opera di Dante, il più grande degli italiani che tutti ci rappresenta".

Andrea Dari: 

Quali sono le caratteristiche di questo progetto di studentato?

Lucio Ubertini:

Nella sua versione più comoda, l’aspetto architettonico sarà semplice, con qualche ambizione di eleganza razionale. Il progetto contiene quindi alloggi di diverso taglio, circa 200 per 400 ospiti, sala conferenze, biblioteca, palestra, bar e ristorante e sale comuni per lo studio. L'accesso all'edificio, in tutte le sue possibili versioni, avviene attraverso un'area alberata "la selva oscura", ed è segnato da un piccolo ponte che sorpassa un corso d'acqua che simboleggia l'Acheronte. La presenza del verde e dell'acqua hanno anche finalità bioclimatiche oltre che simboliche. Le coperture potrebbero essere, inoltre, attrezzate per la produzione di energia pulita utilizzando, ad esempio, pannelli solari e fotovoltaici, come avviene per alcune moderne soluzioni proposte in giro per il mondo.

Andrea Dari:

Si tratta di un modello esportabile?

Lucio Ubertini:

Dal punto di vista del programma funzionale,questo il progetto, è stato concepito come progetto “scalabile” cioè adattabile a diversi tipi di lotto, dai più comodi – circa un ettaro – ai più tipicamente urbani, fino ad un lotto meno di duemila mq come può accadere in città moderne ed antiche in ogni parte del mondo.

Andrea Dari:

Tu sei un decano della nostra università italiana. Nel dibattito nazionale c’è chi ha sempre sostenuto l’esigenza di dotare le nostre sedi di studentati e campus, e chi invece si è opposto. Qual’è il tuo pensiero?

Il Professor Lucio Ubertini

Lucio Ubertini:

Oggi l’Italia, nel novero dei grandi paesi dell’Occidente è quello che attrae meno studenti stranieri in rapporto alle dimensioni e alla storica qualità del suo sistema universitario. Una delle cause di tale debolezza (a parte alcune, ma poche eccezioni) è certamente l’insufficienza – per quantità e qualità – dell’offerta di residenze e di collegi universitari moderni, concepiti non soltanto come luoghi di vita condivisa tra giovani di diversa provenienza, ma anche – se dotati di spazi e attrezzature adeguate – di confronto culturale e didattico, aggiuntivo e libero, tra studenti, ricercatori, docenti; un confronto che può attrarre anche la partecipazione di altre istituzioni e personalità, culturali e scientifiche, del territorio.

Per realizzare tali scopi nei nostri tempi, occorre che le residenze accademiche e i collegi universitari offrano non solo innovative condizioni logistiche, funzionali e di comfort, ma anche alte qualità rappresentative ed estetiche per contribuire alla maggior stima sia dell’istituzione universitaria di riferimento che della città di appartenenza