Surveillance-Oriented Construction Project Management

La recente linea guida emanata da EFCA a proposito delle norme della serie (UNI) EN ISO 19650 sottolinea giustamente il ruolo che l’Information Management e l’Information Modeling, in subordine al primo, svolgono nel rafforzare il corpo dottrinale e operativo del (Digitally Enabled) Construction Project Management.

Al contempo, tuttavia, l’ipotesi che tutte le fasi del Project, o persino del Programme, almeno sino alla realizzazione, possano divenire Data Driven all’interno di un Common Data Environment in grado di supportare attività avanzate di Business Intelligence, evoca forse una diversa prospettiva che trova, in questo caso, una specifica esplicitazione nello stadio realizzativo, con particolare riferimento al cantiere, edilizio o infrastrutturale, digitalmente interconnesso.

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Nella versione canonica dell’introduzione della digitalizzazione nei processi che attengono a una commessa non vi ha dubbio che l’intento fondamentale riguardi l’incremento di efficienza e di efficacia di quest’ultima, come a dire che metodi e strumenti debbano essere a disposizione degli operatori, secondo le modalità collaborative e cooperative ben note, per migliorarne le azioni, i risultati, gli Outcome.

Che cosa accadrebbe, però, se, proprio attraverso l’ambiente di condivisione dei dati, considerabile come una piattaforma, eventualmente in cloud, in grado di connettere, di sincronizzare e di rendere interoperabili diversi ecosistemi digitali e diversi flussi informativi, tutto ciò che accade nel corso della commessa (e, nella fattispecie, durante i lavori) fosse traducibile attraverso dati numerici, possibilmente strutturati, sottoponibili dinamicamente ad analitiche sofisticate?

Accadrebbe che tali dati permetterebbero di restituire un profilo sempre più preciso degli attori coinvolti nel Project o nel Programme, dei loro comportamenti (e forse dei loro modi di pensare) ancor prima che delle loro azioni e dei loro risultati.

È ovvio che una simile circostanza, sempre più tesa a prevedere e, perciò, a prevenire le deviazioni e gli scostamenti, al fine di mitigare i rischi connessi all’investimento e alla commessa, introdurrebbe una serie di condizioni di esercizio della «sorveglianza» rivolte a tutti i soggetti coinvolti, certo, nella commessa, ma pure «imprigionati» nell’ambiente «collaborativo».

Di là del sistema di rilevazione e di attuazione (semi-automatico?) che un cantiere digitalizzato e connesso potrebbe comportare, le «allerte» che i flussi informativi, opportunamente elaborati, dovrebbero generare, avrebbero la possibilità di tramutarsi in «raccomandazioni», se non in «obblighi», magari imposti da quadri contrattuali computazionalmente evoluti.

Di conseguenza, il Project di per se stesso e, in esso, il Construction Site, si muoverebbero all’interno di un dispositivo che assumerebbe, in parte, logiche decisionali autonome, in certi casi, addirittura, eterodirette, con riferimento, ad esempio, agli investitori o ai finanziatori, ma persino secondo una intelligenza centralizzata, anziché distribuita.

Sotto queste profilo, in senso specifico, ad esempio, le Variance dei Performance Indicator dell’Earned Value Management potrebbero trasformarsi in Behavioural (Non) Compliance, con uno slittamento di significato non banale.

Più in generale, occorrerebbe comprendere se i gestori degli ambienti digitali di esecuzione dei contratti siano in grado di sfruttare i dati attinenti alla singola commessa che essi «ospitano» e, più genericamente, della molteplicità di commesse operate da attori non necessariamente identici.

Quali garanzie i gestori delle piattaforme digitali di Project & Programme Management potranno offrire sulla riservatezza e sulla gestione dei dati, a prescindere dalla legislazione vigente, pure non trascurabile?

Quali funzionalità essi sapranno offrire, in modo trasparente, fondate sulla disponibilità di grandi moli di dati, strutturati, eterogenei, qualitativi?

Quanto tali dati potranno essere denominati Behavioural Data, dato che le Prediction non hanno tanto a che fare con la correzione delle tendenze negative, bensì con la loro negazione all’origine, agendo sulla rimozione preventiva dei soggetti, anziché sulle azioni correttive degli esiti.

Se, perciò, per un verso, la commessa, nella sue evoluzione, fosse retta da azioni e da esiti interamente espressi in maniera computazionale, generando dati notarizzati e immodificabili, determinando le (non) conformità, e le sue conseguenze contrattuali, senza margini di flessibilità, dall’altro lato, si darebbero progressivamente razionalità «artificiali», nutrite dall’elaborazione anticipatoria delle esperienze pregresse, che costringano, o almeno che influenzino, i comportamenti degli attori (Data Modification) secondo criteri di «produttività» non sempre esplicitati e condivisi né chiaramente individuabili nei termini delle convenienze di ciascun attore.

Naturalmente, si tratta di uno scenario futuribile che, non solo per la fase realizzativa della commessa, risulta piuttosto remoto, per cui esistono molti antidoti, ma esso permette di enfatizzare alcuni aspetti sensibili dei processi estensivi di digitalizzazione oggi presenti in altri ambiti della società e in altri settori dell’economia.

Come si può constatare, la maturità digitale implica che si inneschi tempestivamente un processo di acquisizione di consapevolezza critica, ed etica, per il Digitally Enabled, o Platform-Based?, Construction Project Management,che si rifletta pure nei costrutti giuridico-contrattuali.

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