22 miliardi di sterline, un tunnel, una politica green sulle infrastrutture: cronaca di un approccio pragmatico

Un nuovo tunnel ferroviario trasversale al Forth è al centro di una rivoluzione ferroviaria da 22 miliardi di sterline proposta dal Partito dei Verdi scozzesi per costruire una moderna rete a zero emissioni di carbonio che sia conveniente e accessibile a tutti.

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Un approccio pragmatico alla sostenibilità

Nel libro di Chicco Testa ELOGIO DELLA CRESCITA FELICE che ho recentemente recensito, l'autore identifica con il termine "ANNIENTALISMO" quella politica pseudo ambientalista che parte dal concetto che qualsiasi intervento antropico è da considerarsi negativo. Nel testo di Pietro Mezzi, FARE RESILIENZA, anche questo di recente ripreso su Ingenio, l'autore riporta numerosi interventi in cui investendo su infrastrutture si migliora la resilienza climatica del territorio. 

Parliamo però spesso di casi internazionali, ed è così anche per questa vicenda, in cui sono i Verdi (scozzesi) ha proporre un importante investimento in infrastrutture, per un importo di oltre 22 miliardi di euro.

 

Il programma Rail for All

John Finnie, Green Member dello Scottish Parliament (MSP) ha infatti proposto che il "programma Rail for All" sia al centro degli investimenti da programmare per la ripresa economica ed ecologica della Scozia a seguito della crisi causata dal Covid-19. Questi investimenti - green - creerebbero migliaia di posti di lavoro fornendo al contempo infrastrutture essenziali per affrontare l'emergenza climatica e sostenere a lungo termine prosperità economica.

Inoltre, il rappresentante dei Verdi scozzesi propone la creazione di un operatore ferroviario di proprietà pubblica, reintegrando ScotRail e Network Rail (Scozia) e riformando i processi decisionali del governo per consentire a Rail for All di essere realizzato in modo rapido, efficiente ed economico .

Oltre al tunnel del Firth of Forth, che trasformerebbe i viaggi tra Edimburgo e Fife e lungo la costa orientale fino a Dundee e Aberdeen e a nord fino a Perth e Inverness, i piani audaci del partito per trasformare la rete ferroviaria includono:

  • una nuova stazione della metropolitana a Leith che collega la popolazione di 50.000 abitanti alla più ampia economia scozzese come parte del programma under-Forth.
  • la costruzione di una nuova stazione terminale in superficie a St Enoch's (Argyle Street) a Glasgow.
  • la completa elettrificazione della rete interurbana entro il 2030 per consentire la sostituzione dell'attuale materiale rotabile con moderni treni elettrici ad alte prestazioni.
  • la sostituzione del materiale rotabile rurale obsoleto con treni elettrici a batteria.
  • garantire, dove realisticamente possibile, che ogni città con una popolazione di oltre 5.000 abitanti sia collegata alla rete ferroviaria.
  • il miglioramento della Highland Main Line, della Far North Line, della West Highland Line e della Ayr - Stranraer Line, riapertura della linea Dunfermline ad Alloa e apertura di nuove stazioni in tutto il paese.
  • introduzione dei tram che possono circolare sulle strade e sui binari tradizionali per il transito urbano, ad esempio ad Aberdeen tra Ellon e Banchory.
  • il raddoppio delle linee congestionate a binario singolo, comprese le diramazioni Milngavie e Balloch.
  • il potenziamento significativo della capacità per consentire un trasferimento più efficiente e sostenibile delle merci dalla strada alla ferrovia.

John Finnie MSP ha infine dichiarato: “I Verdi scozzesi stanno proponendo il più grande programma di investimenti ferroviari che la Scozia abbia mai visto. Il nostro piano ha un costo totale di 22 miliardi di sterline e trasformerebbe la ferrovia scozzese, con una moderna rete a zero emissioni di carbonio che sia conveniente e accessibile a tutti. Rail for All significa rendere la ferrovia la scelta naturale per ogni viaggio. Che tu sia in viaggio, per lavoro o per piacere."

 

Recovery Plan e Infrastrutture verdi

In un momento in cui nel nostro Paese si parla tanto di Recovery Plan appare chiaro come una visione pragmatica della rivoluzione green non possa vedere gli investimenti in infrastrutture come un nemico, ma addirittura come uno strumento per la cosiddetta transizione verde di un Paese, e il miglioramento delle condizioni sociali della popolazione.

E in questo contesto non posso non ricordare che solo un anno e mezzo fa il ministro delle infrastrutture in quel momento in carica, Danilo Toninelli, e l'incaricato del piano di valutazione costi/benefici, il prof. Marco Ponti, cercarono di bloccare la costruzione della tratta alta velocità Torino Lione evidenziando che, riducendo il trasporto su gomma si sarebbero ridotte le entrate per lo Stato relative alle accise sui carburanti (vennero date anche altre motivazioni, ma questa era una delle più importanti).

 

Nel mese di dicembre la Commissione Europea ha definito 82 iniziative per la decarbonizzazione dei trasporti in cui si prevede che entro il 2030 il traffico ferroviario ad alta velocità raddoppierà e che entro il 2050 anche il traffico merci su rotaia raddoppierà. 

Non posso quindi pensare, ed accettare, che le derive annientaliste di una parte di nostri amministratori possano portare il nostro Paese a trovarsi ancor più svantaggiato in un contesto in cui nel resto del mondo gli stessi ambientalisti chiedono più infrastrutture (sostenibili) e da noi viene di fatto bloccato questo tipo di sviluppo. Un Paese in cui da un lato si parla di rispetto dell'ambiente e dall'altro ogni sindaco si contrappone all'uso dei rifiuti urbani come combustibile per l'industria energifora avanzata, aumentando così il consumo di combustibili fossili e facendo viaggiare i rifiuti per chilometri e chilometri). Un Paese in cui ogni amministrazione locale (e una parte importante di chi ci governa) blocca la costruzione dei termovalorizzatori, mentre i Paesi green più avanzati stanno raddoppiando il numero di impianti. Un Paese in cui si investono miliardi di euro per sostenere il ricambio dei serramenti e non si investe un euro per la sostituzione degli edifici. 

L'esempio dei verdi scozzesi, in un momento in cui si definisce il Recovery plan, non può essere ignorato.

E la domanda che resta e lascio al lettore è: quale tipo di transizione green vogliamo per il nostro Paese ?


Fonte notizia: railbusinessdaily.com

 

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