Racconti dalla Biennale di Architettura 2021: il punto di vista di Guendalina Salimei

How will we live together? Una domanda tanto antica quanto urgente, provvista però anche di una risposta univoca nel tempo, seppur banale, ovvero la “città”. 

È su questo quesito che l’architetto libanese Hashim Sarkis ha organizzato la 17° Mostra internazionale di Architettura di Venezia alla luce della crisi climatica, della pandemia, delle disuguaglianze politiche, economiche e sociali che affliggono l'intero pianeta. 

Ingenio ha intrapreso un “grand tour” nella Serenissima città lagunare alla scoperta della Biennale accompagnando un gruppo ristretto di professionisti per raccogliere impressioni e riflessioni su questo tema.

In che modo l'architettura può "salvare" il mondo? Come ri-tornare a vivere tutti insieme?

Qui vi raccontiamo il punto di vista di Guendalina Salimei, architetto, fondatrice di T-Studio e professoressa presso la facoltà di Architettura della Sapienza di Roma.


Racconti dalla Biennale di Architettura 2021

Molte domande, poche risposte: è necessario riflettere e assumersi le proprie responsabilità

Abbiamo bisogno di un nuovo contratto spaziale. In un contesto di divisioni politiche acutizzate e disuguaglianze economiche crescenti, chiediamo agli architetti di immaginare spazi in cui possiamo vivere generosamente insieme” ha dichiarato Hashim Sarkis nel suo intervento di presentazione alla Biennale di Architettura da lui curata.

Chi può rispondere al faditico quesito sollevato da Sarkis? Tante installazioni, tante opere d’arte e (forse) poche soluzioni concrete in questa Mostra, secondo il nostro parere.

All'inizio questa Biennale mi ha un po’ spiazzata, poi mi sono ricreduta. Il nostro collega libanese ha chiamato un po’ tutto il mondo a dare una risposta. Non chiede solo agli architetti e agli artisti, ma si rivolge anche agli antropologi, ai biologi, agli ingegneri e ad altri. Chiede a tutti di fare il punto sullo stato del nostro pianeta e lo fa con una domanda: ‘come possiamo vivere tutti insieme?’. È una Biennale che vuole farci riflettere e che invita ad assumerci le nostre responsabilità” ha dichiarato Guendalina Salimei.

Infatti, alla call lanciata dal curatore della Biennale di architettura 2021 hanno risposto 114 partecipanti provenienti da 46 paesi, tra questi non solo architetti ma anche artisti, costruttori, ingegneri e artigiani, nonché politici, giornalisti, esperti in Scienze Sociali e cittadini comuni.

Una Biennale, questa, che per Guendalina Salimei “pone veramente tante domande ma allo stesso tempo offre poche soluzioni, forse perché in questo momento soluzioni non ce ne sono”.

 

L’architetto è abile a trasformare perché catalizzatore e custode del contratto spaziale 

Artisti, politici, biologi etc. perché tanta multi-disciplinarietà? Di fatto, la Biennale Architettura 2021 vuole affermare l’importanza del “ruolo vitale dell’architetto sia come cordiale catalizzatore sia come custode del contratto spaziale” ha dichiarato Sarkis.

L’architettura, proprio per la sua specificità materiale, spaziale e culturale, è l’unica disciplina capace di plasmare e ispirare i modi in cui viviamo insieme. Inoltre, l’architetto possiede la grande abilità di saper coordinare diversi attori ed esperti nel processo di progettazione e costruzione.

Nelle sue riflessioni anche l’architetto Salimei ha rimarcato questo aspetto: “L’architetto è una figura di coordinamento che deve capire le istanze all’interno di questo grande mondo di specialismi per poterle interpretare e trasformare attraverso l’architettura”.

Per poter “trasformare”, l'architetto necessita però anche del supporto della governance.

Secondo Guendalina Salimei “le leggi ci devono dare una mano perché noi dobbiamo veramente trasformare. Dobbiamo trasformare le case, le scuole, il paesaggio. Le norme sono tutte troppo settoriali per cui la governance deve intervenire. Gli architetti devono avere gli strumenti per poter ‘mettere in campo’ tutte queste strategie complicate”.

 

Architettura Vs Governance

Sappiamo che i termini e i processi per la vita collettiva vengono stabiliti dalla politica - lezione che abbiamo ben imparato nel corso della pandemia – ma sappiamo anche che le persone si riuniscono in un determinato spazio e sappiamo di come lo spazio è in grado di plasmare e trasformare il contratto sociale stabilito.

Mentre la politica continua a dividere e isolare, attraverso l’architettura possiamo offrire modi alternativi di vivere insieme” denuncia Sarkis nel suo discorso di presentazione. “Dopotutto, lo spazio spesso precede, proietta e sopravvive alle condizioni umane che lo modellano. Un contratto spaziale potrebbe costituire un contratto sociale. Cerchiamo un contratto spaziale che sia al tempo stesso universale e inclusivo, un contratto allargato affinché i popoli e le specie coesistano e prosperino nella loro pluralità.

 

Sui progetti e sulle installazioni allestite alla Biennale di Architettura 2021

I progetti e le installazioni allestite all’Arsenale e ai Giardini della Biennale spaziano dall’analitico al concettuale, allo sperimentale, al testato e provato e all’ampiamente diffuso. Progetti e installazioni sono stati organizzati attorno a cinque Scale, ognuna delle quali è affrontata attraverso ulteriori temi di approfondimento.

Le cinque Scale della Biennale di Architettura 2021 sono: 

  1. Among Diverse Beings;
  2. As New Households;
  3. As Emerging Communities;
  4. Across Borders;
  5. As One Planet.

Percorrendo la mostra allestista alle Corderie dell’Arsenale abbiamo incontrato dei racconti interessanti. Interessante il laboratorio cinese che finalmente ha ragionato sul costruire in Cina. – il riferimento è al grande plastico Rural Nostalgia, Urban Dream* elaborato da line+studio (As New Households) - L'installazione racconta di come è possibile riorganizzare un piccolo villaggio della tradizione.

Infine, secondo Guendalina Salimei in questa Biennale è mancato tantissimo un tema propriamente italiano, ovvero il tema della trasformazione.

Il tema italiano è un tema un po’ diverso perché è il tema della trasformazione dell'esistente, di come trasformiamo i nostri paesaggi e di come siamo in grado di andare avanti in questa stratificazione di epoche che ci ha lasciato grandissime eredità”.

Riguardo le capacità dell’architetto di saper operare attraverso la trasformazione, Salimei ha affermato: “Dobbiamo essere in grado di saper valorizzare alcune cose, saperle trasformare ma forse anche demolirne altre”. 

 


How will we live together? Impressioni e riflessioni sulla Mostra Internazionale di Architettura è un progetto di Ingenio. Una raccolta di interviste, riflessioni e dialoghi per comprendere in che modo l’architettura potrà “salvare” il mondo e ri-tornare a vivere insieme.
Hanno partecipato: Guendalina Salimei, Alessandro MarataAntonello Stella, Marco Mari, Roberto RicciRoberto Grio.

 

"Sneak Peek" sulla Biennale di Architettura 2021

Riportiamo una breve descrizione del progetto che ha particolarmente colpito Guendalina Salimei durante la visita alla Biennale. Si tratta di Rural Nostalgia | Urban Dream, un’installazione allestita alle Corderie dell'Arsenale, elaborato da line+studio e che appartine alla scala As New Households.

L'installazione è composta da un grande plastico che riproduce lo spazio pubblico stradale del villaggio di Dongziguan.

I tre progetti rappresentati in questa installazione - Dongziguan affordable housing, Stray bird art hotel, Songyang e Teahouse in Jiuxing Village - non riguardano solo il progetto degli spazi, ma anche quello delle esperienze delle comunità rurali guidate dalla progettazione architettonica.

Al suo ingresso si trovano otto tipiche case unifamiliari e un centro per le attività del villaggio che hanno lo scopo di rappresentare gli usi programmatici e le scene di vita comunitaria.

I visitatori possono percorrere le strade e i vicoli del villaggio per esperire una rappresentazione della vita quotidiana dei suoi abitanti dal punto di vista degli esseri umani, creando così una relazione interattiva tra lo spazio pubblico stradale, la vita rurale e l’esperienza espositiva.

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