Architettura sostenibile: la proposta di un nuovo grattacielo per la decarbonizzazione

Una torre può contribuire a ridurre l'inquinamento? Sì può farlo, dopo il Bosco Verticale di Boeri a Milano, dalla Cop26 di Glasgow arriva una nuova proposta firmata dallo studio di architettura Skidmore, Owings & Merrill (SOM).

Ecco il progetto della Urban Sequoia Tower.


Contrastare la crisi climatica: il contributo dell'architettura

Inutile nasconderlo, sappiamo benissimo che il settore delle costruzioni è responsabile di circa il 39% delle emissioni globali di CO2 in atmosfera, di cui il 10% è rappresentato dalle emissioni di CO “incorporate” (embodied) nei materiali e nei processi di costruzione durante l’intero ciclo di vita dell’edificio. 

Inoltre la tendenza all'inurbamento, come sottolina il recente position paper “Sostenibilità urbana” del Green Building Council Italia, porterà nel 2050 il 68% della popolazione mondiale a vivere in aree urbane raggiungendo - secondo le stime UN World Urbanization Prospect 2018 - i 6,7 miliardi di persone.

Sempre secondo GBC, nonostante le città occupino solo il 2% della superficie del pianeta, consumano più del 65% dell'energia mondiale e rappresentano oltre il 70% delle emissioni globali di CO2 prodotte dall'uomo.

Grazie a tecniche di progettazione sostenibile, all'uso di materiali ad alto contenuto di riciclato e di biomateriali, nonché all'utilizzo di tecnologie innovative per catturare carbonio, anche il settore delle costruzioni può offrire il suo contributo alla decarbonizzazione, trasformandosi da principale causa in soluzione per contrastare la crisi climatica.


“Stiamo evolvendo rapidamente, superando l’idea di essere carbon neutral. Non è più tempo di parlare di neutralità climatica. La nostra proposta Urban Sequoia rende gli edifici, e quindi le nostre città, parte della soluzione al problema della crisi climatica. Gli immobili sono progettati per sequestrare il carbonio, divenendo protagonisti del cambiamento climatico” dichiara Chris Cooper, partner di SOM

 

Un grattacielo che assorbe carbonio circa quanto 50mila alberi

In occasione della Cop26 di Glasgow, lo studio di architettura Skidmore, Owings & Merrill (SOM) ha presentato il suo concept design per una torre "mangia carbonio": la Urban Sequoia.

Qual è la vera innovazione proposta da SOM? Ottimizzando olisticamente la progettazione degli edifici, combinando tecnica e materiali sostenibili, è possile realizzare “foreste” di edifici in grado di sequestrare grandi quantità di carbonio; le stesse tecniche e gli stessi materiali se utilizzati separatamente non avrebbero lo stesso effetto, il vero successo risiede nella combinazione di tecniche sostenibili e nell'ottimizzazione del progetto.

 

Urban Sequoia Tower: concept design SOM© SOM

Il percorso verso un futuro più sostenibile è possibile. Attraverso il concept design dell'Urban Sequoia, lo studio di architettura SOM  immagina un mondo nuovo nel quale una "foresta" di edifici può realmente aiutarci a guarire il pianeta.

L'idea della Urban Sequoia Tower è stata sviluppata in modo da poter essere applicata e adattata per soddisfare le esigenze di qualsiasi città del mondo, con un potenziale impatto positivo su qualunque tipo di costruzione, fanno sapere da SOM.

Urban Sequoia Tower è capace di sequestrare fino a 1.000 tonnellate di carbonio all’anno, l'equivalente della piantumazione di 48.500 alberi. Il design dell'architettura incorpora soluzioni e materiali che derivano da prodotti naturali.

Come materiali da costruzione SOM ha previsto l'uso di materiali sostenibili come il bio-mattone, il cemento di canapa, il legno e il biocrete (bio-calcestruzzo); materiali capaci di ridurre del 50% l’impronta di carbonio da costruzione rispetto al tradizionale utilizzo di calcestruzzo e acciaio. Attraverso l'impiego di queste soluzioni, fanno sapere gli architetti, si andrebbe ben oltre il concetto di “zero emissioni nette". 

Secondo gli architetti di SOM, tra 60 anni il prototipo della Urban Sequoia Tower potrebbe arrivare ad assorbire fino al 400% di carbonio in più. Anche la domolizione futura di questo edificio potrebbe gettare le basi di una nuova economia circolare.

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© SOM

Grazie all’impiego di biomassa e di alghe nelle facciate dell'edificio, l’architettura potrebbe trasformarsi in una fonte di biocarburante capace di alimentare sistemi di riscaldamento, automobili e aeroplani, nonché una fonte di bioproteine ​​utilizzabile in molti altri settori.

"Se l'Urban Sequoia diventasse la base per i nuovi edifici, potremmo riallineare il nostro settore per diventare la forza trainante nella lotta contro il cambiamento climatico", ha affermato Mina Hasman, Senior Associate Principal. "Immaginiamo un futuro in cui la prima Urban Sequoia ispirerà l'architettura di un intero quartiere, alimentando l'ecosistema cittadino per catturare e riutilizzare il carbonio da utilizzare localmente con il surplus distribuito più ampiamente."

Se ogni città del mondo costruisse una Urban Sequoia, il settore delle costruzioni potrebbe rimuovere fino a 1,6 miliardi di tonnellate di carbonio dall’atmosfera ogni anno, dichiara il team di SOM.

SOM ha sviluppato il concept per l'Urban Sequoia in collaborazione con Architecture 2030, Open Air Collective, University of Colorado Boulder e CMG Landscape Architecture.