Massimo Mariani: la cultura geotecnica alla base della prevenzione sismica e della tutela del territorio

Redazione INGENIO 08/11/2016 6441

INTERVISTA  ALL'ING. MASSIMO MARIANI, CONSIGLIERE CNI

Massimo Mariani, consigliere CNI, è stato intervistato dalla redazione di INGENIO all'interno del DOSSIER dedicato ai temi della Geologia e Geotecnica realizzato con il Consiglio Nazionale degli Ingegneri.

Ingenio
Ing. Mariani, in questi ultimi anni il nostro Paese è stato oggetto di grandi disastri problematici, a causa sia delle variazioni climatiche che dei movimenti tettonici. Un mondo che si ribella all’edificazione e urbanizzazione umana ?


Massimo Mariani
La "Historia Langobardorum",  di Paolo Diacono, ci racconta che nel 589 d.C., nel Veneto, in Liguria e, nella stessa Roma, ci furono grandi alluvioni che provocarono "innumerevoli" morti. Erano anni in cui grandi eruzioni vulcaniche avevano inciso sul clima a tal punto da generare cospicui flussi migratori umani il che provocò notevoli effetti negativi sulla stabilità sociale del momento.
Ho voluto citare questo fatto e questa data, perchè si tratta di uno degli esempi importanti “documentati” di disastri del nostro paese attinenti al tema che stiamo trattando. Ma per capire che viviamo in un paese geologicamente giovane, con una fase di erosione elevatissima e di modifica sia superficiale che costiera, nonché di elevato movimento tettonico non occorre scendere tanto nel particolare, basti pensare all’Antico Porto di Classe a Ravenna che, secondo le fonti scritte, poteva ospitare fino a 240 navi e i cui resti ora si scoprono sotto terra, a notevole distanza dal mare. Un porto Augusteo di grande dimensione, che proprio per i fenomeni richiamati, pian piano si ridusse fino a poter ospitare solo navi commerciali in epoca bizantina (che potevano entrare e uscire esclusivamente usando il flusso della marea) fino a quando, tra il 726 e il  744, la città fu colpita da un terribile terremoto, che distrusse alcuni degli edifici più importanti, tra cui la Basilica Petriana, successivamente al quale Classe entrò in una veloce spirale di abbandono.
Molte delle nostre città sorgono sulle macerie di edifici distrutti dagli eventi naturali, d’altronde in quegli anni mancavano le macchine ed era più semplice costruire sopra una materia che spostarla e ricostruire. Siamo un Paese fragile.
La storia quindi ci insegna due cose: la prima, che il problema non nasce ora; la seconda, quali siano le aree maggiormente a rischio, quelle in cui è da prevedere dove potrà esserci un nuovo terremoto, o un dissesto idrogeologico.
Ecco perchè è necessario insistere sulla preparazione non solo tecnica ma anche culturale dei professionisti, quindi è fondamentale conoscere la storia del sito. La nostra professione non è solo “indagini, calcoli e numeri", ma anche studio antropologico … ricerca storica negli archivi …. e poi ci sono le nuove tecnologie che possono supportarci. Si pensi all’uso dei satelliti, che può essere utile per vedere e monitorare i fenomeni di compressione e distensione dei nostri ámbiti geologici.
D’altronde, ben 528.000 delle 700.000 frane censite nell’Unione Europea sono in Italia e con questi numeri non possiamo ormai più pensare di cavarcela senza una forte, generale azione di prevenzione.

Ingenio
Prevenzione, una bella parola, molto citata e poco praticata in Italia.

Massimo Mariani
Poco praticata perchè la prevenzione e la manutenzione del territorio sono attività che politicamente non pagano. Ciò non è riferito ai politici attuali, ma ai politici di sempre. Voglio spiegarmi meglio, dietro alla realizzazione di una grande opera c’è sempre una prima pietra da posare, un taglio del nastro, un comunicato stampa. Politicamente una nuova infrastruttura, un nuovo ponte, fanno notizia. Invece nell'attività quotidiana della manutenzione e della prevenzione, perchè quotidiana e diffusa deve essere, non ci sono nastri da tagliare. Insomma: "La Politica"se ne è sempre disinteressata.
Devo però dire, senza voler magnificare nessun politico attuale, che la costituzione della Struttura di Missione denominata "#italiasicura” va in controtendenza. Con il CNI abbiamo collaborato attivamente a questa Struttura  di Missione, in particolare nella predisposizione delle Linee Guida per la progettazione.
Le “Linee guida per le attività di programmazione e progettazione degli interventi per il contrasto del rischio idrogeologico” sono state realizzate nella consapevolezza che la collaborazione proattiva dei territori, la polifunzionalità degli interventi e la integrazione delle diverse strategie di mitigazione del rischio sono necessarie per ottenere buoni risultati in un settore, che interessa di fatto ogni singolo cittadino. Il documento si articola in singole sintetiche schede, relative alle tematiche che maggiormente incidono sull’efficacia degli interventi, come per esempio la valutazione del rischio, anche residuo, e definizione della relativa gestione, la valutazione comparata delle diverse opzioni tecniche praticabili, la coerenza con la pianificazione e programmazione vigenti, …
Un riferimento molto utile, uno strumento con il quale "la Progettazione" ridiventa centrale, seria, definita e con il quale si stabiliscono le gerarchie delle pericolosità, e dove intervenire. Si spera quindi che cessino i contributi a "pioggia" o all'Amministrazione amica.
Vorrei sottolineare, peraltro, che le Linee Guida sono un file ancora aperto ai contributi e ai suggerimenti del mondo professionale e dei tecnici che a diverso titolo sono impegnati nel settore degli interventi strutturali per la riduzione del rischio idrogeologico...rischio che negli ultimi 70 anni, dal 1945 ad oggi, ha portato, con i suoi disastri, a una perdita di 5500 vite umane, e una spesa di 3 miliardi e mezza all’anno (cifra riportata ai valori attuali). In Italia le aree dichiarate in dissesto idrogeologico sono pari al 10% dell’intero suo territorio: come la somma della superficie della  Liguria e della Sicilia sommate. C'è da dire anche che queste aree in dissesto idrogeologico sono presenti nell’82% dei comuni italiani.

Ingenio
Professionisti quindi molto utili per una prevenzione in ambito idrogeologico e in ambito sismico ?

Massimo Mariani
Grazie per la domanda perchè mi permette un'importante precisazione. Troppo spesso per la messa in sicurezza si considera solo la parte strutturale sopra terra. Il terremoto dell’Emilia, per esempio, ha portato all’attenzione di tutti un problema “nuovo”, quello della liquefazione dei terreni … se vogliamo fare prevenzione non basta occuparci solo degli aspetti strutturali dell'elevato, dobbiamo anche approfondire gli aspetti strutturali geotecnici dei siti. Ad esempio un terreno stabile in condizioni statiche (nell’interazione terreno struttura) potrebbe non esserlo più durante e dopo il sisma e subire l'alterazione delle tensioni interstiziali nei terreni coesivi, o volumetriche in quelli incoerenti. Pertanto non a causa di carenze strutturali fuori terra,ma per problemi di natura geologica o geotecnica potrebbero verificarsi cedimenti differenziali e la perdita delle resistenze globali.

Ingenio
Come aggiornarsi quindi ?

Massimo Mariani
La formazione è importante, ma lo scambio e il trasferimento delle conoscenze lo è altrettanto. Allora vorrei ricordare l’importantissima funzione dell'AGI, l’Associazione Geotecnica Italiana. Si tratta di una nostra punta di avanguardia tecnico/scientifica internazionale, alla quale mi onoro di appartenere sin dall’inizio della mia attività professionale. Un organismo di accoglienza della ricerca riconosciuto a livello internazionale e di partecipazione della redazione della normativa. Ogni professionista strutturista dovrebbe farne parte.

Ingenio
Ingegnere, vorremmo chiudere l’intervista lasciando il tema della geotecnica per parlare di sisma sugli edifici storici. Lei è umbro e vive in una regione da sempre fortemente e periodicamente colpita, come in questi due terribili mesi. Come possiamo pensare di evitare che si ripetono i casi di Norcia, di Amatrice, per quegli edifici storici in cui vi è un vincolo normativo ma forse è mancato un vincolo all’investimento ?
Massimo Mariani
Innanzitutto vorrei fare una distinzione tra quanto accaduto ad Amatrice e quanto è accaduto a Norcia: il bilancio dei morti della prima è un lutto per tutto il paese, la mancanza di decessi della seconda rappresenta invece una testimonianza di come la cultura della prevenzione possa portare a risultati importanti.
Purtroppo la ferita delle chiese è aperta nel cuore di tutti noi, non solo di quello degli abitanti dell’Umbria e per questo è necessario fare chiarezza e per equità di valutazione evidenziare che i terremoti reali che hanno colpito la città sono stati 3 di grande dimensione - 24 agosto di magnitudo 6.1, 26 ottobre di magnitudo 5.9 e 30 ottobre di magnitudo 6.5, con l'aggiunta di migliaia di sismi di intensità minore, con alte magnitudo comprese tra i 4 e 5. In tale succedersi è difficile agire per la salvaguardia dei beni monumentali quando il terremoto con il suo sciame sismico incombe giornalmente ed è da poco iniziato: dobbiamo prendere coscienza che non è sempre possibile durante il sisma tutelare il bene. Tra la prima è la seconda scossa a Norcia i danni nelle chiese erano stati lievi, come pure tra la seconda è la terza. Torniamo quindi a San Benedetto a Norcia, colpito da tre grandi scosse ma, come già detto, fra queste tre ce ne sono state tante, alcune delle quali avrebbero attivato già singolarmente piani di intervento, risultato: sulle sue strutture si è abbattuta una sollecitazione continua, da diverse direzioni, cioè da diversi ipocentri.
Le strutture hanno pertanto subìto un effetto di fatica e di memoria del danno. E’ ciò che avviene nei materiali, in tutti i materiali che sono sottoposti all’alternanza delle sollecitazioni; ciò danneggia e collassa l’intimo del materiale. Dopo un’alternanza le sezioni resistenti diminuiscono; paradossalmente, all'interno della muratura si potrebbe generare un danno significativo anche se non testimoniato in superficie, all'esterno.
L’ennesimo terremoto può quindi essere fatale anche se il precedente, della stessa rilevanza, non ha avuto effetti. Come dicevo, si parla appunto di "memoria del danno".
Per finire torniamo al tema generale della prevenzione e alla progettazione del consolidamento e restauro degli edifici che è "sapere" di cui la nostra scuola italiana è prima portatrice nel mondo, lo stesso che richiede sacrificio e studio al professionista e all'esecutore degli interventi per riappropriarsi dell'arte e dell’artigiano dell’ingegneria, con empirismo e scienza all'unisono, nessuna delle quali, come ripeto sempre, deve essere subalterna all'altra.