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ANAC e le indagini di prevenzione alla corruzione: i punti critici

Per attuare le misure di anticorruzione e trasparenza nelle PA sono state riscontrate alcune criticità dal Responsabile della prevenzione della corruzione (Rpct). Vediamo quali sono.

Le criticità nelle Pubbliche amministrazioni

Ecco alcuni punti critici riscontrati dall'ANAC:

  • difficoltà con la parte digitale;
  • rischio del conflitto di interessi;
  • problemi nell'aggiornare i dati per garantire la corretta trasparenza;
  • ostacoli nell'eseguire la rotazione del personale perché mancano persone;
  • non ci sono i controlli adeguati per attuare il divieto di pantouflage.

Cos'è il pantouflage?  Il pantouflage o revolving doors (c.d. porte girevoli) è il fenomeno dello spostamento di dipendenti statali di alto livello che, terminato il servizio per lo Stato, entrano poi nel settore privato. Il divieto di questa pratica serve come obbiettivo per evitare uno scorretto esercizio dell’attività istituzionale da parte del dipendente pubblico, un conflitto di interessi, finalizzato nei suoi confronti.

Le PA, dove sono i problemi

I problemi che colpiscono le amministrazioni pubbliche sono comuni sia nelle amministrazioni grandi che quelle di dimensioni minori, anche se secondo le stime ci sono più persone nelle piccole realtà (24%) che considerano gli obblighi per prevenire la corruzione come formalità che non portano effettivi giovamenti.

Per monitorare i dati per la prevenzione alla trasparenza e alla corruzione, sono state usate schede di rilevamento precostituite, ma è risultato subito evidente una criticità sostanziale, infatti 25 tra gli enti esaminati non avevano le risorse sufficienti per informatizzare le attività.

All'interno delle grandi amministrazioni solo in 9 enti i dipendenti considerano le direttive anticorruzione come qualcosa di fine a se stesso e inutile.

Secondo ANAC questi dati sono dovuti molte volte a una non-conoscenza della materia dell'anticorruzione, per cui sarebbe necessario attuare dei lavori di informatizzazione e di crescita del personale pubblico in quest'ottica.

Sono stati revisionati 56 riscontri (circa il 19%) nelle realtà più grandi:

  • 31 inviati dagli enti campionati e 25 selezionati tra quelli che hanno aderito volontariamente all’iniziativa, si parla di  14 Comuni e 2 Città Metropolitane; 8 Università, 2 Camere di Commercio, 27 soggetti appartenenti ad altre tipologie di enti e 3 Ministeri. 

Sono stati riscontrati 55 (sempre circa il 19%) nelle piccole amministrazioni: si parla di 27 piccoli comuni; 13 società pubbliche; 15 soggetti appartenenti ad altre tipologie di enti (enti pubblici, ordini professionali ecc.).

In tutte e due le tipologie di amministrazioni si ricerca la figura del Responsabile nei dirigenti, e quasi sempre nelle realtà piccole è una figura il cui ruolo viene rinnovato più di una volta.

Prevenzione alla corruzione e alla trasparenza: le criticità

Le criticità segnalate nell’indagine Anac sono:

  • il numero esiguo dei dipendenti in organico;
  • resistenze di vario genere ai cambiamenti;
  • ostacoli nel programmare la rotazione in modo pluriennale;
  • specificità delle competenze e carenza di risorse alternative con pari competenze;
  • problematiche anche con l’informatizzazione, infatti dai questionari esaminati emerge scarsa disponibilità di software adeguati;
  • assenza di profili idonei e limitata propensione del personale alla gestione informatizzata dei processi;
  • costi eccessivi.

Problemi con la trasparenza riscontrati sono:

  • difficoltà a garantire l’aggiornamento tempestivo dei dati, anche per la scarsa efficienza del sistema di tracciamento del flusso informativo;
  • eccessiva mole della documentazione da pubblicare;
  • poca formazione e scarsa gestione flussi informatizzati.

Tra le misure di prevenzione della corruzione, la rotazione del personale è una di quelle dove i responsabili Rpct incontrano più difficoltà, mentre in poche situazioni ci sono fenomeni di pantouflage o di conflitti d'interesse.

Il Responsabile anticorruzione segnala sempre di più una scarsa vicinanza al tema, infatti i dipendenti si sentono staccati e poco sensibili alle problematiche legate a questi fenomeni e ci sono difficoltà nell'effettiva attuazione dei piani di prevenzione.

In particolare, nelle piccole amministrazioni le criticità rilevate sono legate alle ridotte dimensioni dell’ente, che difficilmente riesce ad adeguarsi alle prescrizioni dettate in materia per mancanza di risorse umane ed economiche sufficienti. Infatti, sono state segnalate criticità anche in materia di whistleblowing relative all’aggiornamento della piattaforma e alle difficoltà a garantire la riservatezza dell’identità del segnalante in una piccola struttura.

Quando invece si parla di trasparenza agli Rpct è stato chiesto se viene effettuata la trasmissione/ pubblicazione dei dati e delle informazioni nella sezione “Amministrazione Trasparente” del sito istituzionale dell’ente.

I riscontri pervenuti evidenziano un buon grado di assolvimento degli obblighi (il 100 % dei soggetti intervistati ha risposto positivamente, i 95% nei piccoli enti), e un buon grado di controllo del Rpct.

Tra le più significative:

  • semplificare gli obblighi di pubblicazione;
  • semplificare la previsione sui parenti entro il secondo grado, e la previsione di pubblicazione per i tre anni successivi
  • centralizzare le informazioni relative alle pubbliche amministrazioni;
  • valutare l'individuazione di un unico strumento di pubblicazione degli avvisi/ bandi di concorso, coordinando o limitando le altre pubblicazioni legali nazionali, regionali e sui siti degli enti.

Anche per attuare gli obblighi di trasparenza ci sono diversi punti critici, infatti emergono problemi nella raccolta delle informazioni sui titolari di altri incarichi dovuti per lo più alla scarsa collaborazione dei soggetti interessati.

Per quanto riguarda la pubblicazione dei dati dei consulenti e dei collaboratori, agli Rpct risulta complesso acquisire i curricula in formato europeo soprattutto nel mondo accademico dove viene utilizzato un cv che riassume le pubblicazioni e i progetti di ricerca mentre la necessità di fornire un cv in formato europeo è vissuta da molti come vessatoria. Inoltre, gli studiosi provenienti da paesi extra UE utilizzano format previsti nei loro paesi e non è certo possibile costringerli a utilizzare un formato diverso.

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