Calcestruzzo Armato | Restauro e Conservazione
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Anamnesi degli interventi pregressi e manutenzione odierna. Il caso della vasca in calcestruzzo nella scuola vecchia della Misericordia a Venezia

Nel 2020 le Gallerie de L'Accademia ha commissionato una ricerca storica sulla Scuola Vecchia della Misericordia di Venezia e un aggiornamento dei disegni descrittivi dell'edificio, i cui risultati sono qui parzialmente riportati, unitamente ad alcune prime riflessioni in merito alla successiva analisi della vulnerabilità sismica.

L’uso del calcestruzzo nei sistemi di difesa dall’acqua a Venezia

Venezia trae dall'essere costruita sull'acqua il suo carattere di straordinarietà.
La ricerca di equilibrio fra i benefici che la laguna ha garantito allo sviluppo e alla difesa della Serenissima e l'adozione di accorgimenti e misure di contrasto degli effetti dell'acqua salmastra e del moto ondoso sulla vita stessa e sulla conservazione degli edifici e degli elementi urbani (pozzi, fondamenta, rive, muri di sponda) costituisce una chiave di lettura ineludibile per comprendere la caratterizzazione e l'evoluzione delle prassi e tecniche costruttive locali.

Non c'è dubbio che la diffusione del calcestruzzo, soprattutto nel secondo Dopoguerra, ha profondamente influenzato le tecniche edilizie attuate nei sistemi di difesa dall'acqua sia con riferimento agli interventi di consolidamento e protezione dalla disgregazione chimico-fisica e dagli effetti meccanici dovuti al moto ondoso, sia con riferimento alle vasche di protezione dalle alte maree.

Con riferimento in particolare al trattamento dei muri di sponda delle fondazioni e degli edifici prospicienti canali, la soluzione di realizzare «lungo i lati dell'edifico lambiti dalle acque, un massiccio muro di calcestruzzo, appoggiato su pali di legno infissi nel terreno in duplice od anche in triplice fila (…) e collegato poi alle murature esterne dell'edificio» viene definita tradizionale già nel 1975 nello studio di Giovanni Zuccolo, uno dei primi che affronta in modo estensivo ed approfondito il tema dell'impiego del calcestruzzo nell'ambito degli interventi di restauro e consolidamento dell'edilizia storica veneziana, a dimostrazione che tale tecnica negli anni Settanta del secolo scorso risulta di fatto già perfezionata, ed, anzi, offre l'occasione all'autore per avanzare una serie di perplessità circa il fatto che «la realizzazione di questi batoli di calcestruzzo (…) comporta tali problemi di solidarizzazione, fra le strutture di nuova costruzione e quelle originarie, da render dubbia l'opportunità di un collegamento, a volte perseguito con accanimento», tale da determinare «disomogeneità nel comportamento delle fondazioni delle murature, con conseguente insorgere di cedimenti relativi».
Nello stesso studio, in merito alle caratteristiche del calcestruzzo, si osserva che
«il contatto dell'acqua marina esercita un'azione demolitrice su quello confezionato con cemento Portland» e che è necessario quindi «impiegare cementi pozzolanici o altri resistenti all'acqua e curare particolarmente la confezione di calcestruzzi
».

Uno studio più recente relativo all'esame di circa un migliaio di interventi con contributo statale svolti su edilizia prevalentemente privata nel contesto della città antica tra il 1984 e il 2014 mette in evidenza come la tecnica più diffusa di consolidamento e protezione dagli effetti meccanici del moto ondoso sulle murature perimetrali degli edifici sia sostanzialmente rimasta la stessa, ovvero la realizzazione di un cordolo in calcestruzzo realizzato in affiancamento alla muratura, inglobando pali lignei e armatura metallica. Su 169 casi interessati, circa la metà hanno previsto l'utilizzo di calcestruzzo, prevalentemente con modalità di affiancamento.
Più recentemente l'attività relativa al vasto programma di risanamento di contrasto al degrado dei rii urbani denominato Progetto integrato rii condotto da Insula a partire dalla metà degli anni Novanta e protratti a pieno regime per almeno 10 anni, e in seguito svolti in modo via via meno intenso, documenta una pluralità di interventi attuati sulle murature di sponda, in cui l'impiego del calcestruzzo è alternato all'impiego di tecniche tradizionali, di ripristino della compagine muraria preesistente.

Venendo ai casi di realizzazione di vasche di protezione dalle alte maree, si può affermare che la relativa diffusione è di qualche anno più recente rispetto agli interventi di consolidamento dei muri di sponda. Tali vasche hanno iniziato a diffondersi a partire dalla metà del secolo scorso, come sistemi passivi, nella maggior parte dei casi realizzate con calcestruzzo, con la finalità di proteggere i piani terra dalle invasioni mareali e preservarne l'agibilità.
Tali elementi, realizzati sempre in opera con esclusione di elementi prefabbricati, sono strutture formate da un diaframma orizzontale armato integrato da risvolti verticali, realizzati talvolta in aderenza alle murature e talvolta parzialmente inseriti a scasso in sezione o ammorsate alla muratura.

I diaframmi orizzontali sono pensati per essere in grado di contrastare la spinta idrostatica dell'acqua, che viene normalmente compensata dallo spessore degli stessi diaframmi o, in casi più rari, dalla realizzazione di un sistema su micropali capace di contrastare la spinta dal basso.
Lo studio succitato relativo agli interventi realizzati con contributo statale tra il 1984 ed il 2001 mostra chiaramente come il numero degli interventi sui piani terra sia particolarmente significativo in questo periodo, raggiungendo il 35% degli interventi complessivi.

L'incremento di questa opera edilizia registrata negli ultimi decenni è sostanzialmente legato a due fattori: da una parte il progressivo aumento del livello e della frequenza delle alte maree, dall'altra, specie a partire dalla fine degli anni Novanta del secolo scorso, l'appetibilità assunta dai piani terra.

Questo trend, letto prevalentemente sull'edilizia diffusa, ma anche su esempi di architettura più rappresentativa, va messo in relazione con la possibilità di incremento di valore immobiliare degli ambienti proposti come esenti-acqua-alta. Staremo a vedere se il completamento e la messa in funzione con regolarità delle barriere alle bocche di porto - il Mo.S.E. - inciderà sulla distribuzione e tecnologia di realizzazione di tali interventi, ma è un fatto che la tendenza di utilizzare a fini residenziali i piani terra sia in contrasto con le consuetudini storiche di utilizzo funzionale degli edifici della città.

In effetti, l'esigenza di decoro e di salubrità odierna, alcune dinamiche di speculazione immobiliare, insieme alla fiducia nei confronti delle possibilità del calcestruzzo, ha determinato la diffusione sul tessuto minore di interventi di elevata complessità e di notevole severità anche dal punto di vista della compatibilità fra materiali, sottraendo ai casi di architettura rappresentativa l'esclusività di tali realizzazioni, dei quali viene qui presentato un caso particolarmente significativo. 

Il caso a vasca in calcestruzzo alla Scuola Vecchia della Misericordia

L’edificio storico e il suo complesso

Nel quadro sopra tracciato, si vuole approfondire il caso della vasca in calcestruzzo messa in opera alla fine degli anni Settanta presso la Scuola Vecchia della Misericordia.
Il complesso venne acquistato dallo Stato esercitando nel 1974 il diritto di prelazione sulla vendita di Italico Brass (1870-1943), artista veneziano che ne aveva fatto il proprio atelier eseguendo una serie di consistenti lavori tra il 1921 e il 1935, testimoniati da un corpus di immagini depositate oggi presso l’Archivio Fotografico delle Gallerie dell’Accademia. Brass non si limitò al restauro del complesso monumentale – attuando opere di consolidamento, di liberazione degli intercolunni tamponati del chiostro, di ricostruzione del paramento murario del secondo piano dell’ambiente detto dell’Albergo – ma aggiunse anche elementi che ripristinavano una continuità di percorso tra le parti architettoniche, inserendo alcune invenzioni in stile, come la torretta con la scala a chiocciola in pietra che funge da cerniera tra il corpo principale e quello aggettante verso la laguna o le gelosie e passerelle lignee di ispirazione moresca che hanno introdotto nuovi passaggi aerei nel volume del salone al piano primo.

Con l’acquisto del complesso da parte pubblica inizia un nuovo capitolo di lavori che hanno il fine di destinare gli ambienti interni della fabbrica storica a Laboratorio di Restauro. A chiudere il giardino verso la Laguna viene costruito sul sedime di una preesistenza un nuovo edificio ad un piano, adibito a laboratorio scientifico.
Nel 2020 le Gallerie dell’Accademia di Venezia – l’Istituto che attualmente comprende e gestisce i laboratori di restauro – al fine di dare seguito a uno specifico finanziamento per la riduzione del rischio sismico, hanno affidato una ricerca storica mirata e un aggiornamento degli elaborati descrittivi della fabbrica7 per mettere a sistema le informazioni sulle trasformazioni dell’edificio di origine trecentesca, la cui storia è complessa e stratificata8.

Lavori di restauro 1976-1991

Dunque, una volta finalizzata l’acquisizione nel 1974 da parte del Ministero e affidata la competenza del complesso alla Soprintendenza ai Beni Architettonici e Ambientali di Venezia, vengono progettati e programmati i lavori di restauro divisi in sette lotti:

  1. restauro del tetto;
  2. vasca di contenimento per le alte maree e taglio della muratura per contrastare l’umidità di risalita;
  3. realizzazione dei servizi igienici e dei locali della portineria;
  4. restauro degli infissi storici;
  5. completamento del restauro degli infissi, costruzione della centrale termica e dell’impianto elettrico;
  6. adeguamento tecnologico degli impianti di riscaldamento, condizionamento, igienico sanitari e completamento impianti elettrici;
  7. restauro delle superfici dell’architettura, realizzazione delle paratoie mobili a tenuta per l’acqua alta.

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Questo articolo è tratto dalle MEMORIE di CONCRETE 2022, sesta edizione della manifestazione

Leggi il resoconto dell'intero evento.


Video

F.Trovò - L. Signorelli - M.A. De Vivo: Calcestruzzo e l'edilizia storia veneziana

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