Condoni e Sanatorie | Abuso Edilizio
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Condono respinto e ordine di demolizione: inefficaci le nuove CILA!

Nel caso esaminato dalla sentenza del TAR della Liguria n. 533/2026 emerge che la CILA non è autonomamente impugnabile se collegata a vicende edilizie già definite da dinieghi di condono e ordini di demolizione, confermando l’inefficacia delle nuove comunicazioni nel caso di interventi in area vincolata.

Ormai è certo che il tempo non cancella un abuso edilizio e quindi una CILA non può diventare un “rifugio” per opere già dichiarate illegittime che risultano già colpite da precedenti dinieghi di condono ed eventualmente da ordini di demolizione (soprattutto se definitivamente consolidati).
La sentenza del TAR Liguria n. 533/2026 mette a nudo tale problematica, in quanto il ricorrente del caso esaminato aveva presentato alcune CILA per lavori su un immobile situato in un’area vincolata, anche oggetto di precedenti interventi edilizi, dinieghi di condono e ordini di demolizione. Il Comune ha dichiarato inefficaci le comunicazioni edilizie, sostenendo che le opere fossero già abusive e oggetto di precedenti provvedimenti repressivi. Il ricorrente sosteneva, invece, che si trattassero di interventi di edilizia libera e manutenzione, richiamando anche una precedente decisione favorevole del Consiglio di Stato. Il TAR ha ritenuto inammissibile il ricorso per difetto di interesse, evidenziando che l’atto contestato non costituisce un autonomo provvedimento amministrativo (non viene introdotto alcun nuovo effetto lesivo) ma si inserisce in una vicenda già definita da precedenti misure repressive.
Vediamo il caso nel dettaglio…


Condono edilizio respinto: nuove CILA dichiarate inefficaci

Per anni un proprietario di un vasto terreno situato in un territorio vincolato ha cercato di regolarizzare una serie di opere realizzate all’interno di un proprio compendio immobiliare. L’area, però, era ed è sottoposta a vincolo paesaggistico, oltre a comprendere zone dichiarate inedificabili dal piano regolatore comunale.

Nel 2004 il proprietario aveva presentato domanda di condono edilizio per sanare diversi interventi eseguiti nel tempo, ma il Comune aveva respinto la richiesta. Da lì è nato un lungo contenzioso amministrativo che ha visto confermare il diniego dal TAR Liguria, dal Consiglio di Stato e infine anche dalla Corte di Cassazione, con successivo ordine di demolizione delle opere abusive.

Nonostante ciò, nel 2022 il proprietario ha tentato una nuova strada presentando quattro CILA relative a lavori qualificati come manutenzioni e ripristini. Secondo il ricorrente si sarebbe invece trattato di interventi legittimi o comunque compatibili con le precedenti pronunce, le quali avevano comunque di fatto riconosciuto la preesistenza di alcuni manufatti nell’area.
Il Comune, dal proprio canto, ha ritenuto che le opere oggetto di CILA coincidessero con gli interventi già esaminati e giudicati abusivi nell’ambito del vecchio procedimento di condono, dichiarando quindi inefficaci tutte le CILA presentate.

Da qui il ricorso al TAR.

CILA inefficace e ricorso inammissibile: cosa dice il TAR

Il TAR precisa che “Il ricorso è inammissibile per difetto di interesse. (…). Invero, l’atto con cui l’amministrazione comunale respinge, archiviando o dichiarando nulla, improcedibile, irricevibile, improponibile, ecc., una c.i.l.a. presentata per l’effettuazione di alcuni lavori “non ha valore provvedimentale, bensì di semplice avviso, privo di esecutorietà e di forza inibitoria, circa la (non) regolarità delle opere oggetto di comunicazione, pertanto la sua impugnativa comporta l’inammissibilità del ricorso per carenza di interesse” (…). Del resto, il comune odierno resistente negli atti impugnati si è limitato a far presente al privato che le attività edilizie segnalate, oltre ad essere risalenti nel tempo e non in corso di esecuzione, sono state già state esaminate e definite nel senso della loro illiceità mediante i provvedimenti di diniego di sanatoria e di ingiunzione al ripristino dello stato dei luoghi ivi individuati, i quali quindi già disciplinano la fattispecie controversa.”
In sintesi, il Comune aveva già dichiarato abusive quelle opere con precedenti dinieghi di sanatoria e ordini di ripristino, che restano gli atti realmente validi sulla vicenda. Per cui, in tale contesto, il rigetto, l’archiviazione o comunque la dichiarazione di inefficacia di una CILA, non è un vero provvedimento amministrativo con effetti immediati, ma solo una comunicazione sulla non regolarità delle opere, per questo motivo, la contestazione di tale atto è da considerarsi di fatto inutile, per cui il ricorso diventa inammissibile.

Quindi nel caso esaminato:

le comunicazioni comunali che dichiarano inefficace una CILA non sono state ritenute automaticamente impugnabili (in assenza di una lesione diretta e immediata), soprattutto perché fanno riferimento ad opere e interventi oggetto già di precedenti provvedimenti passati in giudicato. Così come, il deposito di nuove pratiche edilizie non può riaprire indirettamente questioni già chiuse con dinieghi di condono e ordini di demolizione ormai consolidati.

Scarica la sentenza in allegato

Keywords: CILA, vincoli paesaggistici, condono edilizio, abusi edilizi.

FAQ TECNICHE: CILA inefficace e condono edilizio respinto | Ingenio

Cos’è la CILA in edilizia e quale valore giuridico ha?
La CILA è una comunicazione asseverata prevista dall’art. 6-bis del DPR 380/2001. Consente interventi edilizi minori senza titolo espresso. Non ha natura autorizzativa ma dichiarativa. Non produce un provvedimento amministrativo espresso. I controlli comunali sono successivi e repressivi.

La CILA può sanare opere abusive già oggetto di condono negato?

No. La CILA non ha efficacia sanante su abusi già accertati. In presenza di diniego di condono, l’opera resta giuridicamente abusiva. Eventuali nuove comunicazioni non riaprono il procedimento. Resta fermo l’ordine di demolizione già emesso.

Cosa accade se si presenta una CILA su opere già demolibili?

Il Comune può dichiararne l’inefficacia o archiviarla. Tale atto non è provvedimento lesivo autonomo. Non modifica lo stato giuridico dell’abuso. Resta prevalente il precedente titolo repressivo. Il rischio è la reiterazione dell’illecito edilizio.

Le aree vincolate incidono sulla validità della CILA?

Sì. In aree sottoposte a vincolo paesaggistico ex D.Lgs. 42/2004, gli interventi sono fortemente limitati. La CILA non è sufficiente se sono richiesti titoli autorizzativi ulteriori. [Verificare specifica tecnica/norma per iter autorizzativo paesaggistico integrato].

Una CILA può essere impugnata davanti al TAR?

In linea generale no, se priva di effetti provvedimentali. Il TAR può dichiarare il ricorso inammissibile per difetto di interesse. Fa eccezione la presenza di effetti immediatamente lesivi. Nel caso analizzato, prevalgono atti repressivi già definitivi.

Qual è il ruolo del diniego di condono nel procedimento edilizio?

Il diniego di condono chiude definitivamente la possibilità di sanatoria. Le opere restano abusive. Si consolidano eventuali ordini di demolizione. Il procedimento non è riattivabile tramite nuove pratiche edilizie semplificate.

Quali errori tecnici devono evitare i professionisti?

Evitare l’uso della CILA come strumento di regolarizzazione postuma. Non sovrapporre manutenzione e opere abusive già accertate. Verificare sempre lo stato dei provvedimenti repressivi. Integrare analisi vincolistica prima della presentazione delle pratiche.

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L'abuso edilizio rappresenta la realizzazione di opere senza permessi o in contrasto con le concessioni esistenti, spaziando da costruzioni non autorizzate ad ampliamenti e modifiche illegali. Questo comporta rischi di sanzioni e demolizioni, oltre a compromettere la sicurezza e l’ordine urbano. Regolarizzare tali abusi richiede conformità alle normative urbanistiche, essenziale per la legalità e il valore immobiliare.

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