Cambiamenti climatici | Ambiente | Sostenibilità
Data Pubblicazione:

COP 30: "So che molti di voi avevano ambizioni più grandi"

La COP 30 di Belèm è terminata in chiaroscuro. Sicuramente non bene ma poteva andare peggio. Il risultato migliore è stata la vittoria del multilateralismo contro la visione oligarchica di alcuni.

Soddisfatti i pochi "colpevoli", delusi i Paesi poveri

Sabato 22 novembre si è chiusa la COP 30 che si è tenuta a Belèm in Brasile, sul limitare della foresta Amazzonica.

È durata un giorno in più rispetto al programma previsto perché, come è successo già altre volte, le Parti non riuscivano ad arrivare ad una risoluzione condivisa (alle COP, ricordo, è necessaria l'unanimità). E in effetti non è stato facile perché le discussioni vertevano su argomenti fortemente divisivi che si portavano con sé conseguenze economiche, geo-politiche e finanziarie di vasta portata. Per qualche giorno si è sperato nel "miracolo", nel passo avanti decisivo verso un accordo che facesse uscire il mondo dall'incubo dei cambiamenti climatici. Purtroppo il miracolo non si è avverato. Con grande soddisfazione dei soliti, pochi, ricchi e "colpevoli", e la delusione dei soliti, molti, poveri e che subiscono i danni fatti dagli altri.

In effetti la trentesima Conferenza delle Parti si è conclusa con le parole pronunciate dal suo Presidente André Corrêa do Lago "So che molti di voi avevano ambizioni più grandi". Sì, anche noi. Ma tant'è.

 

La COP 30 dall'inizio

Partiamo dall'inizio, riavvolgiamo il nastro e vediamo cosa è successo.

Dalla COP30 non ci si aspettava, in realtà, novità eclatanti. Ma, forse, rassicurazioni. conferme e una forte presa di coscienza.

Le rassicurazioni sulla tenuta del multilateralismo, quel multilateralismo dove ci si parla e non ci si spara, considerato ormai un inciampo sulla strada trionfale verso il potere dei nuovi oligarchi e soggetto ad attacchi pesanti, perfidi e pericolosamente ideologici.

Si cercavano conferme sul ruolo di guida che le COP hanno sempre affidato alla scienza, per proseguire sul sentiero segnato della transizione ecologica verso un 2050 decarbonizzato.

C'era, soprattutto, da prendere coscienza che il 2025 aveva visto lo sforamento dell'aumento di 1,5°C della temperatura della superficie terrestre rispetto a quella pre-industriale e che questo rappresentava un drammatico campanello d'allarme per molti e un disastro annunciato per tanti, specie per coloro i quali avevano appena affrontato l'uragano Melissa che ha devastato la Giamaica e il tifone Uwan che ha imperversato nelle Filippine.

È vero, non ci si aspettavano novità eclatanti ma... ma c'era quel qualcosa nell'aria di Belèm, un soffio di attesa, un refolo di speranza...

Forse perché si festeggiavano i primi trent’anni delle COP e il decimo compleanno dell'Agenda 2030 e degli Accordi di Parigi.

Forse perché si era tornati a fare le COP in una nazione democratica e la popolazione civile poteva finalmente partecipare all'evento e non essere tenuta a distanza da scudi armati. Si sono così susseguite manifestazioni di sostegno e di protesta a cominciare dall'arrivo della Flotilla Indigena.

Forse perché c'era da prendere atto dell'assenza della delegazione degli Stati Uniti che si sono defilati dagli Accordi di Parigi, come succede ogni qualvolta Trump ne diventi presidente, e che ora marciano sulle note del "drill, baby, drill" il jingle del negazionismo climatico: scava, trivella più che puoi, ragazza.

Forse perché c'era la curiosità di sapere chi, senza gli USA, avrebbe preso la guida di questo processo virtuoso delle COP verso la neutralità climatica del 2050: l'Europa, la Cina o chi altro.

Capire se l'Europa, ostaggio dei nuovi sovranismi, poteva esercitare ancora quel ruolo trainante etico e scientifico svolto finora con il suo Green Deal.

Valutare il ruolo della Cina e le sua ambiguità: uno Stato che, nonostante sia diventato una potenza economica di prima grandezza, si fa ancora considerare come Paese in via di sviluppo per trarne vantaggi; il maggior estrattore di carbone e maggior inquinatore ma anche il Paese che, con lungimiranza, più si è rinnovato ed ha anticipato il futuro diventando il maggior produttore di energia da fonti rinnovabile, il maggior esportatore di impianti per la produzione di energia rinnovabile (tanto da guadagnare di più dall'esportazione della tecnologia verde rispetto a quella del fossile) e protagonista assoluto del settore dell'automotive elettrica, sul quale versano lacrime di coccodrillo le timide economie mondiali.

O forse per la magia della foresta Amazzonica, per quella sua intima simbiosi con Madre Terra, per il suo fascino sospeso, per il suo ruolo di polmone verde del mondo da salvaguardare ad ogni costo, e forse perché vittima anch'essa di quella violenza cieca e stupida, così come tante in questo mondo.

E il refolo di speranza si è, all'improvviso, concretizzato con le parole del presidente del Brasile Lula (ricordiamo che il Brasile è un produttore di petrolio) che ha chiesto la definizione di un percorso reale e attuabile (di verità, ha detto) di transition away (cioè di uscita seppur graduale dai fossili) sulla base di quanto definito nella COP28 di Dubai del 2023 e impegni contro la deforestazione, e con quelle di Gustavo Petro, economista con cittadinanza italiana (smile), presidente della Colombia - Paese anch'esso produttore ed esportatore di petrolio e di carbone - che ha presentato un documento chiamato Belém Declaration of Fossil Fuels che propone una transizione giusta, ordinata, equa dai combustibili fossili. Queste due proposte sono state fin da subito appoggiate da 82 Stati.

È appena il caso di ricordare che l'obiettivo delle COP è affrontare i cambiamenti climatici attraverso due approcci diversi ma complementari: la mitigazione, necessaria a eliminarne la causa (cioè l'aumento della temperatura) da perseguire attraverso la decarbonizzazione dell'atmosfera, e l'adattamento, cioè tutte quelle azioni necessarie ad affrontare e risolvere le criticità conseguenti.

L'azione principale della mitigazione, come ben sappiamo, consiste nell'uscita dalle fonti fossili (petrolio, carbone e gas naturale). L'adattamento prevede invece molteplici azioni su livelli specifici: un primo livello con pratiche che possano evitare o almeno limitare i danni fisici causati dal clima (con la protezione del territorio, delle città, dei singoli edifici, delle coltivazioni, delle economie locali) e un secondo livello con sussidi economici che vadano a compensare i danni già subiti (fondo Loss and Damage) e quelli necessari affinché gli Stati in via di sviluppo non debbano fare ricorso all'uso delle fonti fossili per il loro progresso economico (Fondi per l'Adattamento).

Alla COP28 di Dubai 2023 si era concordato di definire la road map verso l'abbandono progressivo delle fonti fossili in tempi relativamente brevi, la cosiddetta transition away (mitigazione) mentre a Baku i Paesi ricchi e industrializzati si erano impegnati a finanziare il Fondo per l'Adattamento con 300 miliardi di dollari l'anno fino al 2035 (adattamento)

La COP 30 è stata preceduta dalla pubblicazione degli NDC, i piani climatici dei singoli Paesi che riportano i traguardi conseguiti nell'anno relativi alla diminuzione delle emissioni e alla produzione di energia da fonti rinnovabili e i target che si prefiggono di raggiungere, che purtroppo si sono rivelati non in linea con il percorso stabilito e condiviso a Parigi. Una prima doccia fredda, quindi.

 

Le trattative tra i Paesi non hanno portato a trovare un accordo unanime sul da farsi

Poi sono iniziate le trattative fra le Parti e le speranze e le aspettative si sono, un poco alla volta, affievolite. Niente transition away, anzi di fossili non se ne parla proprio. L'Arabia Saudita, la Russia, la Cina, l'Iran e gli altri (potentissimi e ricchissimi e attivissimi) Paesi produttori non vogliono.

L'Europa ha provato, assieme agli altri ottanta Paesi, a sostenere l'idea di Lula e Petro di proporre una tabella di marcia "vera" con scadenze "vere" anche se non obbligatorie. Ma non ha avuto ascolto, forse perché anche al suo interno non ha trovato l'unità necessaria alla spinta: Italia e Polonia si sono defilate fin da subito...

Così nel testo principale finale, che è stato denominato Mutirāo Decision, non si fa alcun riferimento alla transition away, la fuoriuscita dai fossili, unica strada che ci possa far rientrare (dato che lo abbiamo già sforato) entro il limite del 1,5°C di aumento della temperatura terrestre. E' come se non si fosse compresa la drammatica urgenza di un cambiamento radicale del nostro paradigma culturale e soprattutto economico, un paradigma che pone ancora una volta al primo posto il dio denaro invece del futuro dell'intera umanità. E purtroppo non si parla neppure di deforestazione: l'Amazzonia non ha fatto il miracolo.

Una curiosità: nella COP 30 si è utilizzato molto il termine e il concetto tipicamente brasiliano di Mutirāo, intraducibile in italiano ma che concerne un lavoro collettivo svolto per perseguire un fine comune. Bello.

Del bicchiere mezzo vuoto ne abbiamo parlato. Vi aggiungo solo la personalissima delusione per la posizione di retroguardia assunta dall'Italia che tende a frenare ogni iniziativa verso la transizione ecologica, illudendo e illudendosi che il futuro siano i bio-carburanti (che la scienza ha dimostrato essere più clima-alteranti rispetto a quelli classici) e il nucleare (che l'economia ha dimostrato essere più costosi rispetto alle rinnovabili e la scienza essere non imminenti e soprattutto poco sicuri in termini di scorie).

Di quello mezzo pieno possiamo dire che il multilateralismo ha battuto un colpo, che ha dimostrato di essere ancora vivo e vegeto; che la COP è sopravvissuta, e bene, anche all'assenza degli USA; che non c'è un singolo Stato che si è affermato come nuova guida ma che c'è una moltitudine di Stati che si sta impegnando a spingere verso l'abbandono dei fossili e verso misure finanziare per l'adattamento; che è stata riaffermata la volontà di limitare a 1,5°C l'aumento della temperatura attraverso il Global Implementation Accelerator (punto 41: una iniziativa cooperativa, facilitatrice e volontaria per accelerare l’attuazione dell’accordo di Parigi e mantenere l’obiettivo di fermare il riscaldamento a +1.5 °C) e la Belèm Mission to 1.5 (punto 42: “consentire l’ambizione e l’implementazione dei contributi determinati a livello nazionale NDC e riflettere nell’accelerazione dell’attuazione); che si è riconosciuto per la prima volta l'importante contributo fornito alla protezione dell'ambiente da parte delle popolazioni nere di discendenza africana; che si è parlato della centralità della protezione dei bambini dalla crisi climatica; che si sono approvati i 59 indicatori (prima erano più di 100 e troppo generici) per orientare le politiche di adattamento; che si è parlato di triplicare i fondi per l'adattamento; che si è parlato di finanza climatica e di Loss and Damage.

Chiudo con un minimo di dolcezza (per stemperare questo sentore di amaro in bocca) che viene ancora da Gustavo Petro. La sua proposta, come abbiamo visto, non è stata accolta ma non per questo si è arreso e assieme a 24 Paesi (ai quali si potranno aggiungere altri) ha organizzato per la fine di aprile 2026 una conferenza, che potrebbe poi avere cadenza annuale come le COP (e non in contrapposizione ad queste), da tenersi a Santa Marta in Magdalena, paese simbolo della Colombia, per stabilire un percorso di uscita dai fossili che volontariamente i singoli Paesi aderenti decidono di intraprendere su loro iniziativa.

La COP 30 è finita. "So che molti di voi avevano ambizioni più grandi". Sì.

Ambiente

Ambiente e costruzioni: soluzioni, norme e tecnologie per una progettazione sostenibile. Approfondimenti e casi studio per tecnici e progettisti che vogliono ridurre l’impatto ambientale del costruire.

Scopri di più

Cambiamenti climatici

Cambiamenti climatici e progettazione: articoli, strategie e soluzioni per mitigare gli impatti sul territorio, le infrastrutture e gli edifici. Una guida tecnica per progettisti e operatori del settore.

Scopri di più

Sostenibilità

Con questo Topic riportiamo quanto pubblichiamo su quello che riguarda il tema della sostenibilità: gli accordi internazionali e nazionali, i protocolli di certificazione energetici ambientali, le news e gli approfondimenti scientifici, i commenti.

Scopri di più

Leggi anche