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Direttiva case green, ecco l'ok del Parlamento UE: edifici residenziali in classe "E" entro il 2030, in classe "D" entro il 2033

Il testo approvato della direttiva UE per l'efficientamento energetico delle case prevede che le abitazioni residenziali raggiungano la classe energetica "E" entro il 2030 e la "D" entro il 2033. Deroghe per gli edifici storici e vincolati, ma anche per l'eccessivo costo dei materiali e delle materie prime. Novità per il fotovoltaico e le zero emissioni

La Commissione plenaria del Parlamento europeo ha approvato nella mattinata di martedì 14 marzo, con 343 voti a favore, 216 'no' e 78 astensioni, la proposta di direttiva europea EPBD per le case green - "prestazione energetica nell'edilizia" (nuove regole sull’efficienza energetica degli immobili, efficientamento energetico degli edifici), precedentemente licenziata dalla Commissione Industria.


IL TESTO DELLA DIRETTIVA CASE GREEN APPROVATO DAL PARLAMENTO E' SCARICABILE IN ALLEGATO


Iter ancora non completato

Va subito precisato, per completezza d'informazione, che l'iter non è giunto al termine: si tratta infatti del primo, fondamentale via libera ma il voto odierno non consente l'entrata in vigore del provvedimento della Commissione. 

Il testo, ora, sarà oggetto del negoziato finale tra Consiglio Ue ed Governo europeo prima di tornare in Plenaria al Parlamento UE.

Solo all'ora ci sarà l'approvazione finale che farà scattare l'operatività della direttiva, che secondo l'editore di Ingenio Ing. Andrea Dari può essere una vera opportunità pr il Paese (leggi il commento integrale).

Edifici residenziali e pubblici: cosa prevede la direttiva per le case green

Il testo, che interessa in totale 27 Paesi europei, prevede che le abitazioni residenziali - con alcune deroghe - raggiungano la classe energetica "E" entro il 2030 e la "D" entro il 2033.

Gli edifici non residenziali e pubblici, invece, dovranno raggiungere le stesse classi entro il 2027 e 2030.

La direttiva, quindi, porta a importanti interventi di ristrutturazione negli edifici privati e pubblici per renderli più efficienti dal punto di vista dell'impatto climatico: l'efficienza energetica si calcola infatti con un'apposita scala, che va da A (più efficiente) a G (meno efficiente).

"Gli interventi di miglioramento delle prestazioni energetiche - riporta il testo, disponibile in allegato - dovranno essere effettuati al momento dell'ingresso di un nuovo inquilino, oppure al momento della vendita o della ristrutturazione dell'edificio".

Oni Paese, inoltre, dovrà racchiudere le misure propedeutiche al raggiungimento degli obiettivi in un piano dedicato (Piano nazionale di ristrutturazione): l'obiettivo finale è anche quello di arrivare a ridefinire il sistema di classificazione energetica dei singoli paesi, uniformandolo.

Obiettivo 15% degli edifici più energivori

La direttiva chiede di uniformare alle prestazioni energetiche superiori il 15% degli edifici più "energivori", da collocare nella categoria G

Per quel che riguarda l'Italia, si tratterà di 1,8 milioni di edifici residenziali su un totale di 12 milioni.

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La direttiva sulle Case Green approvata in Parlamento europeo è insoddisfacente per l’Italia. Anche nel Trilogo, come fatto fino a oggi, continueremo a batterci a difesa dell’interesse nazionale”.

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Le novità dell'ultim'ora

Rispetto al testo approvato dalla Commissione Industria c'è stata qualche aggiunta, soprattutto per quel che riguarda gli impianti solari fotovoltaici, gli edifici residenziali sottoposti alla direttiva e quelli esenti, le nuove costruzioni.

Edifici pubblici: zero emissioni dal gennaio 2026

Il testo richiede, a partire dal mese di gennaio 2026, di realizzare edifici ZEB (a zero emissioni) per quel che riguarda i nuovi immobili delle pubbliche amministrazioni.

Per gli altri, si partirà dal 2028.

Impianti solari

Dal recepimento della direttiva, per tutti i nuovi edifici sarà obbligatorio installare impianti solari fotovoltaici entro il 2028, mentre per quelli risrutturati ci sarà tempo fino al 2032 per mettersi in regola.

Le eccezioni e le esenzioni

Queste le eccezioni agli obblighi di efficientamento energetico imposto dalla direttiva sulle case green:

  • edifici vincolati e protetti;
  • edifici storici ("edifici ufficialmente protetti in virtù dell’appartenenza a determinate aree o del loro particolare valore architettonico o storico");
  • case vacanza (seconde case utilizzate per meno di 4 mesi all'anno);
  • edifici temporanei;
  • chiese;
  • abitazioni indipendenti con superficie inferiore ai 50 metri quadri.

In aggiunta, ciascuno Stato potrà estendere le esenzioni fino al 22% di alcuni tipi di edifici, come ad esempio, per l'Italia, gli ERP (edifici residenziali pubblici - case popolari). Nel nostro Paese, questi tipi di edifici impattano per circa 12 milioni di fabbricati, quindi significherebbe 2,6 milioni di edifici esentati.

Altre eventuali deroghe potranno poi arrivare dai singoli Stati per il caro materiali e materie prime, o per impossibilità tecnica di realizzare gli interventi. Nel testo si legge infatti che "per una percentuale limitata di edifici, di adeguare i nuovi obiettivi in funzione della fattibilità economica e tecnica delle ristrutturazioni e della disponibilità di manodopera qualificata".

Bonus edilizi: niente più incentivi per le caldaie a gas, ok quelle ibride

La direttiva - e questa è una novità rispetto alla versione precedente - tratta anche la questione dei bonus fiscali dell'edilizia, stabilendo che non si potranno più incentivare con agevolazioni l'installazione delle caldaie a combustibili fossili, a partire dal gennaio 2024.

In ogni caso, una delle regole previste dalla direttiva è che dal recepimento della stessa, i nuovi edifici e le ristrutturazioni importanti non potranno prevedere impianti alimentati da fonti fossili, con l'eccezione per i sistemi ibridi (pompe di calore) e a idrogeno e per le caldaie certificate, con funzionamento tramite combustibili rinnovabili.

Niente sanzioni dirette

In ogni caso, la direttiva non prevede sanzioni in caso di mancato adeguamento.

Quindi ogni Stato potrà decidere autonomamente come procedere in tal senso.

La direttiva non impone agli Stati membri di sanzionare i proprietari che non rispettano le indicazioni così come non è previsto un divieto della vendita o dell'affitto di case 'non in regola', cioè con classe più bassa della E, dal 2030 in poi.

Quali tipi di interventi servono? E chi li finanzierà?

Domanda spontnea: ma questi lavori di efficientamento energetico necessari ai fini del raggiungimento della classe E e poi della D, chi li paga? Saranno a carico dei singoli cittadini? O ci saranno dei finanziamenti statali/europei a sostegno, oltre ovviamente a quanto già non previsto - per l'Italia si intende - da Ecobonus e SuperEcobonus (però revisionato al 90% e solo per condomini o unifamiliari con soglia di reddito, come ben sappiamo).

Prima di tutto, ricordiamo che gli interventi per il miglioramento sono, a titolo semplificativo e non esaustivo, la sostituzione degli infissi, il posizionamento del cappotto termico, l'installazione di nuove caldaie o di pannelli solari fotovoltaici.

La direttiva in tal senso prevede che tali interventi potranno essere co-finanziati sia dai singoli Stati, che eventualmente da un fondo europeo dedicato, denominato "Energy Performance Renovation Fund".


IL TESTO DELLA DIRETTIVA CASE GREEN APPROVATO DAL PARLAMENTO E' SCARICABILE IN ALLEGATO

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