FS e ANAS si separano: l’incapacità italiana di fare sistema
Il governo prepara lo scorporo di ANAS da Ferrovie dello Stato, ponendo fine a un’unione nata nel 2018 e mai davvero funzionale. L’obiettivo è restituire ad ANAS autonomia e competenze sulle strade provinciali. Ma il vero nodo resta la mancanza di una visione di sistema nella gestione delle infrastrutture italiane, ancora troppo frammentata.
Il governo prepara lo scorporo: ANAS tornerà autonoma e si concentrerà sulle strade provinciali. Ma il vero tema è un altro: in Italia non sappiamo ancora fare sistema.
2018, governo Gentiloni, Ferrovia dello Stato controlla ANAS: la crisi del settimo anno
A margine del Forum di Green Building Italia ho parlato direttamente con il ministro Matteo Salvini e me l’ha confermato: “sì, glielo confermo, è giusto farlo”.
Era stato annunciato come un passo verso l’efficienza, l’unione tra strade e ferrovie. Nel 2018, il governo Gentiloni trasferì ANAS dal Ministero dell’Economia a Ferrovie dello Stato per creare una holding infrastrutturale unica, capace di integrare trasporto su rotaia e su gomma.
Sette anni dopo, il progetto è arrivato al capolinea: il governo, con l’avallo del MEF e di FS, ammette che le sinergie non ci sono mai state.
Secondo quanto riportato da la Repubblica (Giuseppe Colombo e Aldo Fontanarosa, 26 ottobre 2025), il Ministero dell’Economia sta studiando lo scorporo: i tecnici delle due società sono già al lavoro per “pulire” i bilanci e preparare la separazione. L’obiettivo è chiaro: restituire ad ANAS la sua autonomia, facendone la stazione appaltante per le opere delle province e riportandola sotto la gestione diretta dello Stato centrale.
Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, uno dei principali sostenitori dell’operazione, punta a ridare centralità alle opere stradali e a superare la logica della “multiutility”, che nel modello ferroviario non ha mai funzionato. La maggioranza sarebbe pronta a inserire il provvedimento già nella prossima legge di bilancio.
Quante strade in Italia
In Italia la rete stradale complessiva supera gli 840.000 km. Di questi, circa 32.300 km sono gestiti da ANAS come rete statale principale, mentre 132.000 km appartengono a Regioni e Province. Le autostrade a pedaggio, affidate a concessionarie pubbliche e private, coprono circa 7.000 km. Il resto – oltre 670.000 km – è costituito da strade comunali e locali, spesso frammentate e difficili da coordinare in un’unica visione infrastrutturale.
Un segnale politico e infrastrutturale: ma manca una visione di sistema
Lo scorporo tra FS e ANAS è più di un aggiustamento economico e tecnico. È l’ammissione di un errore strategico: pensare che basti una fusione per creare integrazione.
L’Italia, ancora una volta, mostra di non saper fare sistema
Non per mancanza di competenze — FS e ANAS ne hanno molte — ma per assenza di una regia infrastrutturale complessiva.
ANAS gestisce oggi circa 32.000 chilometri di rete stradale, ma in Italia ne esistono oltre 880.000. L’unificazione avrebbe creato un gruppo più forte, avrebbe potuto generare un vero coordinamento tra reti, investimenti e standard tecnologici, liberare risorse per portare in ANAS la gestione dei tratti regionali e provinciali. Invece, le due strutture hanno continuato a operare su binari paralleli — letteralmente e metaforicamente.
Il rischio, ora, è quello di pensare in piccolo: restituire autonomia ad ANAS senza ripensare l’intero modello di governance infrastrutturale del Paese.
Non basta una nuova società o un decreto: serve una visione unitaria delle direttrici nazionali, che metta in rete ferrovie, autostrade, porti, aeroporti e infrastrutture digitali, valorizzando le interconnessioni e le economie di scala.
🚦 L’esempio della E45: una strada, mille padroni
Basta guardare la E45, la grande arteria che collega Ravenna a Orte, per capire il problema.
Nel suo lungo percorso cambia più volte “padrone”: tratti statali, provinciali, comunali, perfino regionali, ognuno con competenze, regole e fondi diversi.
Un sistema così frammentato non può garantire né efficienza né manutenzione programmata. Eppure è da lì che passa la vita quotidiana di milioni di cittadini e imprese.
L’occasione (ancora) mancata
Separare ANAS da FS può essere utile, ma non basta.
Serve un nuovo quadro concessionario e gestionale generale delle infrastrutture italiane, che superi la logica della proprietà amministrativa e introduca una vera ottimizzazione funzionale per direttrici.
Non più un mosaico di enti che si passano la palla, ma un sistema coordinato, dove strade e ferrovie parlano la stessa lingua: quella della mobilità integrata, della manutenzione predittiva, della digitalizzazione e della sostenibilità.
Forse, il problema non è se ANAS debba stare dentro o fuori FS.
Il problema è quello di creare un un sistema che possa guidare il sistema infrastrutturale del Paese.
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