HBIM per edifici storici: sfide operative, strategie parametriche e riconfigurazione della clash detection
L’HBIM affronta le sfide dell’irregolarità e unicità del patrimonio storico richiedendo modelli flessibili. L’articolo analizza strategie per modellare elementi complessi in Revit, definendo LOG e LOIN, e mette in discussione l’efficacia limitata della clash detection nel contesto dell’architettura storica.
L'HBIM come processo di conoscenza
Il Building Information Modeling è ormai un concetto ampiamente diffuso e assimilato, e ha trasformato la gestione dei progetti contemporanei grazie all’uso di modelli digitali parametrici. In questo approccio, l’aspetto veramente centrale non è più la componente grafica, bensì quella informativa: è l’insieme strutturato dei dati a costituire il valore principale del modello.
L’estensione di questi principi al costruito esistente introduce la “H” di Heritage, richiedendo una postura metodologica interpretativa, orientata all’“ascolto del tempo” e alla lettura critica delle tracce materiali sedimentate nell’architettura. Gli edifici storici presentano infatti geometrie non standardizzate: murature a spessore variabile, solai sfalsati, aperture eccentriche e stratificazioni costruttive rappresentano la norma. In questo scenario, l’HBIM si configura come un sistema evoluto per la conoscenza, la gestione e la conservazione del patrimonio, nel quale la modellazione diviene un atto critico di traduzione della complessità storico-costruttiva in un insieme coerente di dati, aggiornabili e gestibili nel tempo.
Un riferimento letterario che riteniamo particolarmente efficace per descrivere questa complessità è tratto da "Le città invisibili" di Italo Calvino, in particolare dalla descrizione della città di Zaira. Calvino ricorda come una città non si esaurisca nelle sue misure, nei suoi archi o nei suoi materiali, ma sia fatta soprattutto delle relazioni tra forma e memoria, tra lo spazio e gli avvenimenti del passato; come se il suo vissuto fosse impresso “negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale”.
“Potrei dirti di quanti gradini sono le vie fatte a scale, di che sesto gli archi dei porticati, di quali lamine di zinco sono ricoperti i tetti; ma so che già sarebbe come non dirti nulla. Non di questo è fatta la città, ma di relazioni tra le misure del suo spazio e gli avvenimenti del suo passato […].
[…] Ma la città non dice il suo passato, lo contiene come le linee d’una mano, scritto negli spigoli delle vie, nelle griglie delle finestre, negli scorrimano delle scale, nelle antenne dei parafulmini, nelle aste delle bandiere, ogni segmento rigato a sua volta di graffi, seghettature, intagli, svirgole.” (Le città invisibili, Italo Calvino, 1972).
Questo passaggio esprime in modo magistrale la natura dei manufatti storici e introduce la necessità di un atteggiamento di competenza e comprensione da parte di chi li modella in ambiente BIM. La complessità di un edificio antico non è solo nelle sue forme, giunte fino a noi dopo secoli, ma nelle relazioni profondissime tra eventi, persone, distruzioni, ricostruzioni, stratificazioni: relazioni che spesso restano invisibili, intrappolate nella materia.
Esempi pratici di lettura e comprensione di architetture storiche complesse
Triora e Creppo (Valle Argentina - IM): murature in pietra locale, tra sapienza costruttiva, stratificazioni e sovrapposizioni:

Tra gli esempi più significativi della complessità dell’architettura storica che abbiamo potuto osservare nella nostra esperienza, rientrano i borghi della Valle Argentina (IM). Si tratta certamente di una piccola parte rispetto alla vastità dell’edilizia storica italiana, ricchissima di varianti regionali, ma rappresentativa e utile al tema affrontato in questo articolo.
Osservando queste architetture da una prospettiva generale, è possibile delineare alcuni aspetti caratteristici. Le murature storiche della Valle Argentina impiegano pietra locale — principalmente ardesia e pietre metamorfiche di fiume — selezionata secondo disponibilità, facilità di estrazione e posa. I paramenti portanti sono realizzati con corsi anche fortemente irregolari, composti da elementi appena o per nulla sbozzati, collocati secondo una tessitura apparentemente casuale, che alterna dimensioni differenti. La stabilità deriva più dall’incastro reciproco degli elementi lapidei che da un’organizzazione geometrica rigorosa: la muratura “funziona” grazie alle proprietà del materiale piuttosto che a una sua raffinata lavorazione.
Il nucleo interno è spesso costituito da pietrame minuto e malta povera, tipicamente a base di calce e sabbia locale, talvolta addirittura assente — come si osserva nelle abitazioni del centro storico di Creppo, figura 3 — con presenza frequente di materiali di recupero.
Il paramento esterno delle murature può presentare localmente una posa più ordinata, con l’impiego di conci angolari più regolari per rafforzare gli spigoli o i punti maggiormente sollecitati. La superficie può conservare, seppur raramente, residui di intonaco, oppure mostrare distacchi che rendono visibile la tessitura irregolare. Nei nuclei più antichi, l’uso della pietra scura e compatta conferisce alle costruzioni un carattere “forte”, massivo e un’integrazione cromatica marcata con il paesaggio.
Persino la realizzazione degli archi segue lo stesso principio costruttivo: l’impiego di pietre poco lavorate determina strutture dalla geometria irregolare, coerenti con la logica delle murature circostanti.
Considerando queste caratteristiche nell’ambito HBIM, occorre valutare:
- Il livello di accuratezza grafica;
- Il livello di informazione associato agli oggetti;
- L’eventuale impostazione finalizzata alla clash detection.
Dal punto di vista della rappresentazione, la marcata irregolarità geometrica dei paramenti suggerisce l’adozione di un LOG medio-basso, con murature modellate in forma semplificata. Nel caso della figura 1, ad esempio, un modello coerente con tale approccio eviterebbe di rappresentare le due arcate sovrapposte, il possibile tamponamento sotto il pluviale, il disallineamento con il confine destro e, per ragioni di efficienza, anche il piano roccioso di appoggio (rif. figura 4).

In altre parole, una modellazione graficamente accurata sarebbe non solo eccessivamente onerosa, ma anche tecnicamente poco praticabile: richiederebbe componenti personalizzati non riconducibili alle famiglie di sistema, mentre famiglie parametriche personalizzate risulterebbero poco utili poiché ciascun elemento sarebbe impiegabile una sola volta, data la forte variabilità tipologica.
In questo contesto emerge chiaramente il divario tra un modello estremamente semplificato e uno ad alta fedeltà: il primo rappresenterebbe un’astrazione distante dalla realtà; il secondo, pur più realistico, risulterebbe inefficiente, complesso da gestire e difficilmente compatibile con una clash detection operativa, che richiederebbe tolleranze così elevate da comprometterne il senso stesso.
La semplificazione grafica può tuttavia essere compensata mediante un set di parametri informativi dedicati, riguardanti ad esempio:
- la tipologia di materiale impiegato;
- lo spessore medio dei paramenti;
- la presenza di irregolarità e la loro entità;
- lo stato di conservazione o assenza dell’intonaco;
- la presenza o meno di eventuali elementi locali di rinforzo.
Il LOIN dovrebbe quindi includere, molto più efficacemente, una ampia documentazione fotografica anche puntuale, i dati su materiali, le caratteristiche meccaniche indicative e il grado di omogeneità costruttiva, evitando un livello di dettaglio geometrico non solo inutile, ma anche incoerente con la natura dell’edificio storico.
In casi come questo — e in molti altri esempi di edilizia storica italiana caratterizzata da significativa irregolarità costruttiva — il processo richiede conoscenza e sensibilità specifiche, permettendo un approccio BIM all’edilizia storica che non obblighi il tecnico a giustificare l’impraticabilità dei tradizionali strumenti di controllo e verifica dei modelli, concepiti per l’architettura contemporanea. In tal contesto, il Capitolato Informativo potrebbe persino stabilire di non richiedere la clash detection, evitando al BIM Manager la necessità di motivarne l’omissione.
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