I Paradossi della Digitalizzazione
La digitalizzazione dell’ambiente costruito trova nella Gestione Informativa Digitale il suo riferimento normativo più avanzato, ma il settore fatica ancora ad assimilarne pienamente i principi. Parallelamente cresce l’interesse per l’Intelligenza Artificiale, spesso percepita come una soluzione più immediata.
La digitalizzazione del settore delle costruzioni rappresenta una delle sfide più rilevanti degli ultimi anni, soprattutto alla luce delle innovazioni normative introdotte dal D.Lgs. 36/2023 e dei successivi interventi correttivi. In questo contesto, la Gestione Informativa Digitale si configura come il tentativo più organico di trasformare processi, competenze e modelli organizzativi dell’intera filiera dell’ambiente costruito. Tuttavia, la diffusione di una vera cultura del dato procede lentamente e incontra resistenze strutturali. Parallelamente, l’avanzata dell’Intelligenza Artificiale suscita crescente interesse tra gli operatori del settore. Questa apparente apertura alle nuove tecnologie, però, solleva interrogativi sulle implicazioni future per il lavoro, la produttività e gli equilibri del comparto.
La Gestione Informativa Digitale tra resistenze culturali e necessità di normalizzazione
Se, correttamente, si ritenesse che la Gestione Informativa Digitale (GID), disciplinata già dal D.Lgs. 36/2023 del Marzo 2023, successivamente approfondita col cosiddetto Correttivo, sia il punto più alto dello sforzo compiuto dal sistema istituzionale per digitalizzare il settore dell’ambiente costruito, ma, al contempo, si adottasse una postura millenaristica in merito alle sorti dell’evoluzione prospettica dell’Intelligenza Artificiale, si potrebbe affermare che tutte le azioni tese nella prima direzione possano portare a esiti controproducenti per il futuro del lavoro intellettuale e pratico degli esseri umani nella costruzione e nell’immobiliare.
Si tratterebbe, ovviamente, della posizione di un doomer, nei confronti di fatti epocali che sono in corso di accadimento, ma la cosa restituirebbe efficacemente l’esigenza di adottare un pensiero critico in relazione a tutta la vicenda.
Se, infatti, la cultura del dato non è stata (ancora?) pienamente interiorizzata dagli attori del settore, né tantomeno una buona parte di essi si sono già dimostrati disponibili a normalizzare i propri processi gestionali, ciò è indubbiamente dovuto a diversi fattori intrinseci alla natura del comparto, della sua struttura, dell’identità degli operatori, e così via.
L’elemento, tuttavia, su cui riflettere maggiormente oggi è come, da un lato, le diverse forme della Gestione Informativa Digitale, a iniziare dalla Modellazione Informativa, siano state spesso percepite come promettenti, ma non risolutive, come tutto l’impianto teorico e terminologico sia compreso come sovrastrutturale da molti.
Soprattutto, la sua essenza sistemica, la necessità di un coinvolgimento di tutta la filiera per produrre effetti visibili ne fa un dispositivo implicante tempi di ritorno (troppo) lunghi, nonostante che di esso si parli e si legiferi da lustri.
In un certo qual modo, le conclusioni ultime a cui, ad esempio, la normazione internazionale sul BIM è costretta a giungere, attinenti agli sviluppi della digitalizzazione, pongono il settore innanzi a una presa di coscienza che concerne, appunto, l’accettazione delle condizioni, come si diceva, di normalizzazione tipiche di altri settori economici, non solo, peraltro, della manifattura.
Il fatto è che, però, da sempre il settore soffre per queste assimilazioni, per quanto lamenti le proprie inefficienze.
Sotto un profilo iconico, si potrebbe, infatti, affermare, se si volesse generalizzare, che il fenomeno non riesca a entrare nella genetica del settore, appaia sempre apportatore di sconvolgimenti, epperò rimanga, in definitiva, all’esterno del nucleo vitale, impermeabile.
D’altra parte, al contrario, gli attori sembrano ben disposti nei confronti delle sfaccettature proposte dall’Intelligenza Artificiale, dapprima generativa, successivamente agentica, nelle sue vesti di assistenza e di azione.
Addirittura, parrebbe che i presupposti necessari a fornire addestramento specifico ai Modelli Multi Modali e ai Sistemi Agentici siano messi a disposizione con favore, tanto come serie di dati quanto come conoscenze.
Gli stessi soggetti che, per un verso, circoscrivono non di rado la Modellazione Informativa alla tridimensionalità geometrica, risultano, poi, disponibili a fornire repertori di documenti, di dati, di saperi, magari addirittura condivisi tra competitori, su temi come la gestione dell’offerta e del contratto o la gestione della salute e della sicurezza.
Il che si spiega forse come tanto con l’impressione che queste soluzioni non incidano sugli assetti consolidati, ma vi si inseriscano agevolmente, naturalmente, a differenza di una digitalizzazione tradizionale che pretende di sovvertirne in parte usi e costumi, vale a dire rapporti negoziali e posizionamenti valoriali, quanto per l’aspettativa di conseguire risultati concreti in tempi brevi.
Di là della notevole tecnicalità che l’Intelligenza Artificiale presenta, non certo inferiore ad altri ambiti della digitalizzazione, a far data dalla Prompting Engineering, la logica avrebbe una sua coerenza se ci si limitasse alle modalità della IA Generativa.
Il punto, tuttavia, è che le successive evoluzioni, agentiche e cognitive, che, con diverso grado di avanzamento, si palesano anche nel settore, comportano forti incognite sotto i molteplici aspetti già considerati dalla letteratura e dalla pubblicistica, che qui non giova replicare.
Ed è proprio sulla coincidenza tra esigenze del settore verso l’incremento della produttività e riduzione dell’intensità di lavoro umano, nonché nei confronti di abilità predittive che mitighino i rischi di insuccesso degli investimenti, che si apre un terreno favorevole a una disseminazione acritica dell’Intelligenza Artificiale.
Non misurarne per tempo le implicazioni potrebbe, nel migliore dei casi, condurre a una delusione rispetto alle attese, nel peggiore a far fronte a esiti indesiderati, difficilmente immaginabili stante la velocità di sviluppo delle tecnologie di distruzione creativa.
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