Rapporto Inarcassa 2025: conti record ma meno giovani – tutti i numeri su redditi, pensioni e prospettive
Il rapporto «Inarcassa in Cifre» scatta la fotografia completa di ingegneri e architetti: iscritti, flussi, redditi 2023, pensioni 2024, bilancio da record e scenari tecnici al 2070. L’articolo analizza i dati chiave che ogni professionista deve conoscere per valutare contributi, sostenibilità e opportunità di crescita nel mercato italiano. Numeri ufficiali che orientano scelte fiscali, previdenziali e strategiche delle professioni.
Inarcassa in cifre: radiografia economico-demografica di ingegneri e architetti
Inarcassa, la Cassa nazionale di previdenza e assistenza per ingegneri e architetti liberi professionisti, pubblica ogni anno un rapporto che aggiorna la situazione anagrafica degli iscritti (al 31 dicembre 2024) e i redditi dichiarati (anno fiscale 2023).
Il documento è lo strumento principale per stimare la tenuta del sistema contributivo, misurare il ricambio generazionale e leggere le differenze di genere e territorio che attraversano la professione tecnica.
Sommario dei capitoli dell’articolo definitivo
- Sintesi puntuale dei principali dati del Rapporto “Inarcassa in Cifre 2025”
- Composizione della platea professionale
- Distribuzione di genere
- Distribuzione territoriale
- Evoluzione degli iscritti (2000-2024)
- Struttura per età (2024)
- Anzianità di iscrizione (2024)
- Flussi di ingresso e uscita (2010-2024)
- Pensioni per tipologia (2010-2024)
- Pensioni per classe di importo (2024)
- Redditi professionali e volume d’affari: la fotografia 2023
- Redditi 2023 — divario professionale, anagrafico e territoriale
- Ripartizione regionale di reddito medio e monte-redditi (Tabella 16b, dati 2023)
- Dinamiche demografiche (pagg. 26-29)
- Bilancio di esercizio 2010-2024 (focus 2022-2024)
- Bilancio tecnico 2023: prove di tenuta fino al 2070
- Conclusioni
0 | Sintesi puntuale dei principali dati del Rapporto “Inarcassa in Cifre 2025”
Profilo degli iscritti (dati 2024)
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Iscritti agli Albi
- Ingegneri: 253 394
- Architetti: 160 423
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Iscritti a Inarcassa
- Ingegneri: 82 071 (71 903 attivi / 10 168 pensionati)
- Architetti: 92 154 (83 673 attivi / 8 481 pensionati)
- Architetti = 52,9 % degli iscritti totali (53,8 % fra gli attivi)
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Genere
- Uomini Albo: 298 987
- Donne Albo: 114 830 (28,8 % della platea; architette 61 % delle donne)
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Territorio (iscritti Albo)
- Nord 167 682 • Centro 92 370 • Sud + Isole 152 756
Trend demografici
- Iscritti Inarcassa: 86 609 (2000) → 174 225 (2024)
- Saldo iscrizioni-cancellazioni 2024: –1 094 (peggior dato quindicennale)
- Età media iscritti: 47,9 anni (era 42,2 nel 2000)
- Distribuzione 2024: under 30 = 5,3 %; over 65 = 14,6 %
Pensioni
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Assegni in essere 2024: 48 240
- Vecchiaia + PVU: 21 064
- PPC / PVU posticipata: 11 198
- Reversibilità + indirette: 7 756
- Spesa pensionistica 2024: 991,4 mln €
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Importi 2024
- < 12 740 €: 22 599 pensioni (46,8 % del totale)
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50 000 €: 4 946 pensioni
- Importo medio generale: 20 711 €
Redditi professionali 2023
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Reddito medio complessivo: 49 289 €
- Ingegneri: 64 263 € (uomini 70 367 € / donne 36 873 €)
- Architetti: 37 837 € (uomini 46 416 € / donne 26 986 €)
- Differenziale di genere: –47 % fra ingegneri, –42 % fra architetti
- Differenziale territoriale: Nord-Est 56 706 € ↔ Isole 39 772 € (scarto ≈ 17 000 €)
- Monte-redditi 2023: 8,58 mld € (+21,8 % sul 2022)
- Volume d’affari: +21,3 % sul 2022
Conti economici 2024
- Entrate contributive: 1 968,6 mln €
- Uscite per prestazioni istituzionali: 1 046,8 mln €
- Saldo gestione previdenziale: +896,9 mln €
- Gestione patrimoniale: +492,7 mln €
- Avanzo economico di periodo: 1 357,1 mln € (massimo storico)
- Patrimonio netto: 15,56 mld € = 15,7 annualità di spesa previdenziale
Bilancio tecnico 2023 – scenario “specifico”
- Primo saldo previdenziale negativo previsto nel 2038
- Periodo di saldo totale negativo: 2048-2066 (19 anni)
- Patrimonio minimo proiettato 2066: 10,4 mld € (5,1 annualità)
- Scenario “standard” più ottimistico: disavanzo totale limitato al triennio 2056-2058
Punti di attenzione
- Ricambio in frenata – saldo iscrizioni negativo, under-30 al 5 % della platea.
- Divari interni marcati – categoria, genere e territorio generano forti differenze reddituali e contributive.
- Pressione pensionistica crescente – assegni quasi triplicati dal 2010; metà sotto 13 000 € annui.
- Patrimonio capiente ma in erosione relativa – scende da 18,6 a 15,7 annualità in quattro anni; sotto stress dopo il 2040 nelle proiezioni prudenti.
In sintesi, Inarcassa presenta bilanci 2024 solidi e risorse tre volte i requisiti di legge, ma il suo equilibrio di lungo periodo dipende da un ricambio generazionale più robusto, dalla riduzione dei gap di reddito e dall’andamento dei mercati finanziari.
1 | Composizione della platea professionale
La struttura della base contributiva di Inarcassa ruota intorno a tre gruppi: chi resta nel “solo Albo”, chi esercita con partita IVA ma sceglie altre forme previdenziali, e chi versa regolarmente nella Cassa.
Quest’ultima platea determina la solidità dei flussi contributivi e, di riflesso, la capacità di sostenere il crescente numero di pensioni.
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Ingegneri complessivi: 253 394
• 147 813 solo Albo
• 23 510 Albo + partita IVA (non in Cassa)
• 82 071 iscritti Inarcassa → 71 903 attivi, 10 168 pensionati -
Architetti complessivi: 160 423
• 53 657 solo Albo
• 92 154 Albo + partita IVA, dei quali 83 673 attivi e 8 481 pensionati - Inarcassa: architetti 52,9 % degli iscritti totali, 53,8 % fra gli attivi.
La prevalenza numerica degli ingegneri sull’Albo si ribalta nella Cassa, dove la categoria architettonica produce oltre la metà dei contributi correnti.
2 | Distribuzione di genere
L’equilibrio di genere è cruciale per ampliare la base contributiva e ridurre il rischio di squilibri futuri.
I numeri rivelano un percorso in due velocità: l’architettura mostra un avvicinamento alla soglia della parità, mentre l’ingegneria resta distante.
- Uomini iscritti agli Albi: 298 987 (209 466 ingegneri, 89 521 architetti)
- Donne iscritte agli Albi: 114 830 (42 929 ingegneri, 70 902 architette)
- Le architette rappresentano il 61 % dell’universo femminile e il 44 % dell’intera categoria architettonica.
- Quota femminile in Cassa: 28,8 %, invariata dal 2021 ma in crescita di dieci punti percentuali rispetto al 2000.
Il differenziale fra le due professioni suggerisce che le politiche di inclusione abbiano funzionato meglio fra gli architetti; per l’ingegneria, superare il tetto del 20 % rimane una priorità se si vuole allargare la platea attiva nei prossimi decenni.
3 | Distribuzione territoriale
La localizzazione degli iscritti indica dove si concentra il capitale umano e dove, di conseguenza, si generano i contributi più consistenti. Il Mezzogiorno, pur penalizzato da mercati meno ricchi, mostra ormai una consistenza vicina al Nord.
- Totale iscritti agli Albi: Nord 167 682 | Centro 92 370 | Sud + Isole 152 756
- Ingegneri: Nord 96 594 | Centro 54 957 | Sud 101 340
- Architetti: Nord 71 088 | Centro 37 413 | Sud 51 416
Il Nord resta la “capitale” della professione, ma il Sud ha superato il Centro e dispone di un bacino di competenze che potrebbe alimentare nuova domanda di lavori pubblici e privati se accompagnato da adeguati investimenti.
4 | Evoluzione degli iscritti (2000-2024)
Dopo un ventennio di crescita pressoché continua, gli iscritti a Inarcassa hanno registrato le prime flessioni post-Covid, segnale che la popolazione professionale non è infinita e che le nuove generazioni entrano nel mercato con il contagocce.
- 2000: 86 609 iscritti
- 2024: 174 225 (+87 616)
- Variazione recente: 2022 = 175 627 → 2023 = 175 319 → 2024 = 174 225 (-1 402 in due anni)
- Quota femminile: 18,5 % → 28,8 % (2000-2024), ma senza progressi dal 2021.
La spinta espansiva si è esaurita: l’attenzione della Cassa si sposta ora sulla fidelizzazione dei giovani professionisti per evitare un’erosione strutturale del gettito contributivo.
5 | Struttura per età (2024)
Una base iscritti che invecchia aumenta il rapporto pensioni/contributi. L’analisi per classi d’età mostra un picco nella fascia 51-55 anni e un forte sottodimensionamento sotto i 30 anni.
- Fino a 30 anni: 5,3 %
- 31-35: 10,3 %
- 36-40: 10,7 %
- 41-45: 11,2 %
- 46-50: 12,9 %
- 51-55: 15,1 %
- 56-60: 11,4 %
- 61-65: 8,5 %
- Oltre 65: 14,6 %
- Età media: 47,9 anni (era 42,2 nel 2000).
La pressione anagrafica è evidente: un iscritto su sette ha già superato i 65 anni, mentre gli under-30 non raggiungono nemmeno il 6 %. Senza un’inversione di tendenza, il rapporto attivi/pensionati continuerà a ridursi.
6 | Anzianità di iscrizione (2024)
Incrociare l’età con gli anni di contribuzione aiuta a capire quanto ossigeno potrà affluire a Inarcassa nei prossimi decenni.
- Fino a 5 anni: 21,3 %
- 6-10 anni: 13,5 %
- 11-15 anni: 13,8 %
- 16-20 anni: 15,4 %
- 21-25 anni: 10,2 %
- 26-30 anni: 10,9 %
- Oltre 30 anni: 14,8 %
La convivenza di molti “neoentrati” con un nucleo altrettanto consistente di over-30 anni di contribuzione conferma la polarizzazione interna della platea: nuovi versamenti freschi, ma anche posizioni vicine alla pensione.
7 | Flussi di ingresso e uscita (2010-2024)
Il saldo tra iscrizioni e cancellazioni misura la temperatura del mercato professionale. Dopo il rimbalzo del 2021, la curva è tornata in discesa.
| Anno | Iscrizioni | Cancellazioni | Flusso netto |
|---|---|---|---|
| 2010 | 11 788 | 5 681 | +6 107 |
| 2016 | 10 416 | 10 399 | +17 |
| 2021 | 15 465 | 10 489 | +4 976 |
| 2023 | 11 635 | 11 943 | –308 |
| 2024 | 9 572 | 10 666 | –1 094 |
Il 2024 registra il peggior saldo degli ultimi quindici anni: l’attrattività della libera professione sembra indebolita da redditività incerta e alternative occupazionali più stabili.
8 | Pensioni per tipologia (2010-2024)
La crescita degli assegni erogati rappresenta il principale fattore di spesa per la Cassa, soprattutto nelle gestioni contributive pure.
| Anno | Totale pensioni | Vecchiaia + PVU | PPC/PVU post. | Indir./Revers. | Altro* |
|---|---|---|---|---|---|
| 2010 | 16 369 | 6 807 | 2 110 | 5 312 | 2 140 |
| 2024 | 48 240 | 21 064 | 11 198 | 7 756 | 8 222 |
*Anzianità, Invalidità, Totalizzazione/Cumulo.
Triplicare il numero di pensioni in quattordici anni impone un monitoraggio serrato dei flussi contributivi per evitare squilibri futuri.
9 | Pensioni per classe di importo (2024)
Le differenze di reddito lungo la carriera si riflettono negli assegni: quasi metà sotto i 13 000 euro lordi l’anno, poche migliaia oltre i 50 000 euro.
- Fino a 12 740 €: 22 599 pensioni | media 4 737 € | spesa 107 mln €
- 12 741-20 000 €: 5 866 | 15 923 € | 93 mln €
- 20 001-30 000 €: 6 013 | 24 780 € | 149 mln €
- 30 001-50 000 €: 8 816 | 39 213 € | 346 mln €
- Oltre 50 000 €: 4 946 | 61 456 € | 304 mln €
La distribuzione evidenzia una marcata polarizzazione: da un lato carriere discontinue con contributi bassi, dall’altro percorsi ad alta redditività che generano assegni elevati. Gestire questa forbice rimane una sfida centrale per l’equità interna del sistema.
10 | Redditi professionali e volume d’affari: la fotografia 2023
I numeri di pagina 21 di “Inarcassa in Cifre” mettono a nudo il motore economico della libera professione tecnico-creativa: la capacità di generare redditi in studio e fatturato sul mercato.
Dal confronto storico 2007-2023 emergono tre messaggi chiave.
- Una lunga fase di contrazione, poi il rimbalzo post-pandemia. Tra il 2010 e il 2014 il monte-redditi ha ceduto complessivamente oltre 8 punti percentuali (-1,4 % nel 2011, -3,0 % nel 2012, -1,7 % nel 2013, -5,4 % nel 2014) mentre il volume d’affari medio arretrava del 9,4 % nel 2012 e di un ulteriore 4 % nel 201.
- Il 2021 segna la svolta. Archiviato il lockdown, il sistema professionale ha messo a segno incrementi a doppia cifra: monte-redditi +34,8 %, reddito medio +31,2 %, monte volume d’affari +36,2 % e volume medio +32,6 . È il miglior risultato dell’intera serie storica e riporta i flussi su livelli pre-crisi.
- Crescita ancora robusta ma in decelerazione. Nel 2022 l’avanzata resta sopra il 20 % (monte-redditi +21,8 %; volume d’affari +21,3 %), ma nel 2023 l’incremento si riduce al 13-14 % su tutte le variabili considerate. La curva suggerisce che la fase espansiva sta entrando in una maturità meno esplosiva.
- Reddito medio record. Il valore nominale medio per ingegneri e architetti tocca 49 289 € nel 2023, massimo della serie e 11 % sopra la soglia del 2007 quando lo stesso importo – depurato dall’inflazione – valeva 44 369 €.
- Inflazione rientrata ma non neutralizzata. Anche a prezzi costanti 2023 il reddito medio recupera in pieno la caduta registrata fra 2007 e 2014 (-36 %) e chiude l’ultimo decennio con un saldo positivo (+11 %.
- Turnover di mercato sulla stessa traiettoria. Il monte volume d’affari, misurato su scala di miliardi di euro, replica fedelmente l’andamento dei redditi, segno che la domanda di servizi professionali e la marginalità di studio si muovono in tandem.
Il quadro che ne risulta è di un comparto in salute ma più esposto alla congiuntura: la crescita 2021-2023 ha compensato dieci anni di erosione, ma il rallentamento dell’ultimo esercizio anticipa una fase in cui la spinta espansiva potrebbe normalizzarsi.
Gli ordini professionali, e Inarcassa in primis, dovranno monitorare la tenuta dei nuovi livelli di reddito – soprattutto per i giovani e per il Sud, che restano le fasce più fragili – per evitare che la ripresa si trasformi in un nuovo ciclo di volatilità.
11 | Redditi 2023 — divario professionale, anagrafico e territoriale
L’analisi della Tabella 15 (p. 22) chiarisce quanto pesano categoria, genere, età e area geografica sul reddito dei liberi professionisti iscritti a Inarcassa.
Il quadro che segue traduce i numeri in informazioni utili per stimare la capacità contributiva futura della Cassa.
Punti-chiave
- Media complessiva 2023: 49 289 € per iscritto. Gli attivi salgono a 50 117 €, i pensionati contribuenti scendono a 41 913 € .
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Ingegneri vs architetti (attivi):
- Ingegneri: 64 263 €; uomini 70 367 €, donne 36 873 €.
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Architetti: 37 837 €; uomini 46 416 €, donne 26 986 € .
→ il gap di genere è pari al 47 % tra gli ingegneri e al 42 % tra gli architetti.
- Fasce d’età: reddito medio raddoppia dai 20 547 € degli under 30 al picco di 61 838 € fra 56-60 anni, poi cala a 39 990 € oltre i 65 anni .
- Macroaree: Nord-Est in testa con 56 706 €, poi Nord-Ovest 54 547 €, Centro 47 557 €, Sud 41 049 €, Isole 39 772 € .
- Generazioni a confronto (valori reali 2023): rispetto al 2007 il reddito degli under 40 è crollato del 30 % per gli ingegneri e del 34 % per gli architetti; per gli over 40 il saldo è invece +15 % e +7 % .
Lettura economica
Il 2023 consolida il recupero post-pandemia ma segnala squilibri strutturali:
- Divario categoria: un ingegnere guadagna mediamente il 70 % in più di un architetto; il differenziale sale oltre l’80 % se si considerano solo le donne.
- Divario anagrafico: i redditi crescono con la seniority fino a 60 anni, poi si riducono; la classe under 30 resta inchiodata a valori poco superiori a 20 000 €.
- Divario territoriale: Nord-Est supera di 17 000 € l’area insulare; Sud e Isole mantengono redditi medi inferiori del 25-30 % rispetto al Nord.
- Divario generazionale: l’arretramento degli under 40 rispetto al 2007 indica che i nuovi ingressi faticano a raggiungere livelli di redditività adeguati, con effetti potenzialmente negativi sul gettito contributivo di medio periodo.
La fotografia di pagina 22 mostra quindi un sistema che, pur in crescita nominale, resta segnato da forti asimmetrie: ridurre i gap di genere, riequilibrare i territori e sostenere l’avvio di carriera delle giovani leve diventa condizione indispensabile per stabilizzare il flusso di contributi nei prossimi cicli economici.
12 | Ripartizione regionale di reddito medio e monte-redditi – dati 2023 (Tabella 16b)
La suddivisione regionale del reddito professionale fornisce la misura più granulare della capacità contributiva degli ingegneri e degli architetti italiani. Il 2023 conferma una frattura Nord-Sud, con punte d’eccellenza nelle regioni alpine e in Emilia-Romagna e valori sensibilmente più bassi lungo l’arco appenninico e nelle Isole.
Di seguito tutti i numeri riportati da Inarcassa: primo importo = reddito medio complessivo, in parentesi il corrispondente per ingegneri e architetti; secondo importo = monte-redditi complessivo in milioni di euro, seguito fra parentesi dai valori di categoria.
- Nord-Ovest — 54 547 € (ing. 73 113 € | arch. 42 514 €); 2 675,3 mln € (ing. 1 410,1 | arch. 1 265,2)
- Piemonte — 52 865 € (72 132 | 40 668); 635,2 mln € (336,0 | 299,2)
- Val d’Aosta — 71 798 € (96 495 | 50 117); 35,3 mln € (22,2 | 13,1)
- Lombardia — 55 126 € (72 572 | 43 812); 1 741,4 mln € (901,9 | 839,5)
- Liguria — 53 218 € (76 115 | 38 050); 263,4 mln € (150,1 | 113,3)
- Nord-Est — 56 706 € (71 708 | 42 395); 1 980,5 mln € (1 222,7 | 757,8)
- Trentino-Alto Adige — 75 253 € (90 508 | 57 806); 276,2 mln € (177,2 | 99,0)
- Veneto — 51 743 € (66 801 | 40 728); 793,7 mln € (432,9 | 360,8)
- Friuli-Venezia Giulia — 51 146 € (66 115 | 37 802); 154,1 mln € (93,9 | 60,2)
- Emilia-Romagna — 58 628 € (72 115 | 41 643); 756,5 mln € (518,7 | 237,8)
- Centro — 47 557 € (64 660 | 33 913); 1 807,5 mln € (1 090,6 | 717,0)
- Toscana — 48 577 € (66 537 | 34 673); 587,2 mln € (351,0 | 236,3)
- Umbria — 61 035 € (76 712 | 38 617); 155,9 mln € (115,3 | 40,6)
- Marche — 59 113 € (70 774 | 40 419); 296,7 mln € (218,8 | 77,9)
- Lazio — 41 847 € (57 956 | 31 915); 767,7 mln € (405,5 | 362,2)
- Sud — 41 049 € (49 777 | 30 270); 1 503,9 mln € (1 007,7 | 496,2)
- Abruzzo — 49 696 € (59 347 | 38 502); 249,8 mln € (160,2 | 89,6)
- Molise — 48 192 € (60 375 | 33 538); 50,7 mln € (34,7 | 16,0)
- Campania — 39 178 € (49 077 | 28 884); 536,7 mln € (342,7 | 194,0)
- Puglia — 40 234 € (48 468 | 28 540); 398,2 mln € (281,5 | 116,7)
- Basilicata — 44 182 € (51 400 | 32 019); 82,1 mln € (59,9 | 22,2)
- Calabria — 36 523 € (42 701 | 27 621); 186,5 mln € (128,7 | 57,8)
- Isole
- Sicilia — 38 086 € (45 792 | 28 981); 427,6 mln € (278,5 | 149,1)
- Sardegna — 44 308 € (50 068 | 32 325); 184,8 mln € (141,0 | 43,8)
- Italia (incluso estero) — 49 289 € (62 529 | 37 398); 8 583,4 mln € (5 152,2 | 3 431,1)
Il primato del reddito medio complessivo resta al Trentino-Alto Adige (75 253 €), mentre la Lombardia conserva il ruolo di “centrale” economica con oltre 1,7 miliardi di monte-redditi. In coda Calabria, Sicilia e Sardegna, che si attestano ventimila euro sotto la media nazionale. Il differenziale Nord-Sud si conferma quindi vicino ai 15 000 € l’anno.
Dietro la faglia territoriale si nasconde però una seconda, meno visibile: quella di genere.
A livello nazionale le professioniste ingegnere guadagnano in media il 47 % in meno dei colleghi, le architette il 42%.
Applicando questi scarti alle medie regionali della tabella 16 b, il risultato è che in Valle d’Aosta o in Trentino una donna ingegnere supera di poco i 50 000 €, cioè all’incirca il reddito di un uomo architetto di Lombardia; in Calabria, invece, una architetta resta sotto 20 000 €, la metà del già modesto reddito maschile locale. In altre parole, il divario di genere raddoppia dove il reddito è basso e si attenua solo nelle regioni ad alta intensità di mercato.
La composizione per categoria amplifica gli effetti: nelle regioni con forte presenza ingegneristica (Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna) l’aliquota contributiva pro-capite è sostenuta, mentre dove prevalgono gli architetti – più numerosi ma con redditi ridotti di un terzo rispetto agli ingegneri – il gettito potenziale si assottiglia. La combinazione di queste due discontinuità produce una mappa delle risorse che penalizza il Mezzogiorno due volte: per minor reddito medio e per maggiore incidenza femminile nei segmenti già meno remunerati.
Impatti previdenziali:
- la Cassa incassa il 60 % dei contributi da sole cinque regioni del Nord;
- il riequilibrio di genere vale, a parità di tariffe, circa 600 milioni di redditi aggiuntivi l’anno, concentrati soprattutto nel Sud;
- senza colmare le due forbici – territoriale e di genere – la sostenibilità di lungo periodo resterà agganciata alla capacità reddituale di un’area geografica circoscritta e di una componente demografica (uomini ingegneri over 45) in rapido avvicinamento all’età pensionabile.
13 | Dinamiche demografiche
L’invecchiamento della popolazione generale e di quella degli iscritti è il fattore che più incide sulla sostenibilità di lungo periodo dell’intero sistema previdenziale.
Le tavole statistiche di pagine 26-29 mettono in relazione l’Italia con l’universo Inarcassa, fornendo un quadro integrato di storia, proiezioni e impatto sul saldo contributi-pensioni.
Italia – Trend storici 1974-2024 (Tab. 18)
- Popolazione residente: da 60,3 mln nel 2014 a 58,9 mln nel 2024, contro i 55,3 mln del 1974, segno di una decrescita recente dopo un lieve picco intermedio .
- Saldo naturale negativo ininterrottamente dal 1993; unica spinta demografica rimasta è il saldo migratorio, anch’esso in forte contrazione negli ultimi cinque anni .
- Tasso di fecondità: crollo da 2,33 figli per donna (1974) a 1,18 (2024), ben sotto la soglia di sostituzione generazionale .
- Età mediana della popolazione passata da 40 anni (1994) a oltre 48 anni nel 2024; la quota di over-65 vale ormai 25 % contro il 12 % del 1974, mentre gli under-15 scendono al 12 % .
- Speranza di vita alla nascita: uomini 81,1 anni e donne 85,2 anni nel 2023, in aumento di circa tre anni ogni ventennio .
Italia – Proiezioni 2024-2070 (Tab. 19)
- Entro il 2070 la popolazione complessiva può ridursi sotto 48 mln (-18 % rispetto al 2024) con un indice di dipendenza strutturale che supera quota 65: per ogni 100 persone in età attiva ne gravano 65 non attive (0-14 e 65+).
- Il peso degli over-65 salirà dal 25 % odierno a circa 35 % nel 2070, mentre la fascia 25-64 – principale serbatoio contributivo – scenderà dal 57 % al 48 %.
Speranza di vita residua – Inarcassa vs Italia (Tab. 20)
- A 60 anni un iscritto Inarcassa può contare su 26 anni di vita residua contro i 24 della media italiana; a 80 anni il vantaggio scende a un anno ma resta significativo .
- Il differenziale è attribuito a fattori socio-economici (istruzione, reddito, accesso a cure), ma produce un effetto diretto sui flussi di cassa della Cassa: pensioni più lunghe da finanziare e minor mortalità rispetto alla popolazione generale.
Piramidi demografiche Inarcassa (Tab. 21)
- Nel 2000 la base degli under-35 rappresentava 34 % degli iscritti; nel 2024 è scesa sotto il 18 %.
- Proiezioni 2030-2073 mostrano una piramide rovesciata: quota di over-65 destinata a superare il 30 % entro il 2045 e il 35 % entro il 2060, con un rapporto iscritti/pensionati che si porta sotto 2:1 prima del 2040 .
- La componente femminile continua a crescere, ma non basta a compensare il calo numerico dei nuovi ingressi: anche nel 2073 le donne restano minoranza nella fascia 25-44 anni, segnale di debole attrattività per le nuove leve.
La lettura incrociata di queste tavole evidenzia un doppio vincolo: il bacino contributivo nazionale si restringe e, al suo interno, la popolazione Inarcassa invecchia più rapidamente della media.
L’allungamento della vita attesa degli iscritti aumenta la durata delle prestazioni pensionistiche, mentre la contrazione delle coorti giovanili riduce la forza di compensazione sui versamenti.
In prospettiva, la sostenibilità del sistema dipenderà da tre leve: flussi migratori qualificati, politiche di ingresso anticipato per i nuovi professionisti e, soprattutto, iniziative che trattengano nella professione (e quindi nella Cassa) le generazioni femminili e quelle del Mezzogiorno, oggi ancora sottoutilizzate.
14 | Bilancio di esercizio 2010-2024 (estratto 2022-2024)
L’insieme di tabelle e grafici compresi fra le pagine 30 e 33 fotografa la tenuta finanziaria di Inarcassa nell’ultimo triennio, confrontandola con la traiettoria lunga 2010-2024.
Qui di seguito i dati essenziali e la loro lettura economica.
Saldi rilevanti 2022-2024
- Gestione previdenziale: 582,6 mln € → 756,7 mln € → 896,9 mln €
- Gestione patrimoniale: –193,5 mln € (2022, annata di borsa negativa) → 420,6 mln € → 492,7 mln €
- Voce “Altro” (costi di funzionamento e oneri vari): –33 mln € circa stabile nel triennio
- Avanzo economico di periodo: 360 mln € → 1 154 mln € → 1 357 mln € (record storico)
Patrimonio netto e riserva legale
- Patrimonio netto al 31.12.2024: 15,56 mld € (era 1,91 mld € nel 2000)
- Rapporto Patrimonio / Uscite previdenziali: 15,7 annualità; trend in discesa dal picco di 18,6 nel 2020 ma ben sopra la soglia regolamentare di 5 annualità
Conto economico (macro-aggregati 2024)
- Proventi del servizio: 1 996,5 mln € (di cui 1 968,6 mln € contributi)
- Costi del servizio: 1 139,7 mln € (prestazioni istituzionali 1 046,8 mln €)
- Proventi/oneri finanziari: +506,7 mln €
- Rettifiche di valore su attivi finanziari: +11,2 mln €
- Resulting avanzo economico: 1 357,1 mln €
Gestione previdenziale in dettaglio
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Entrate contributive: 1 968,6 mln €
- correnti 1 837,5 mln € (+14,8 % sul 2022)
- recuperi annualità precedenti 29,0 mln €
- ricongiunzioni 89,3 mln €
- riscatti 12,7 mln €
- Uscite per prestazioni istituzionali: 1 046,8 mln € (previdenziali 998,6 mln €, assistenziali 46,6 mln €)
- Saldo gestione previdenziale: 896,9 mln € (più che raddoppiato sul 2022)
Contributi correnti 2010-2024
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2024: 1 837,5 mln €
- soggettivi 1 120,4 mln € (+11,2 %)
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integrativi 700,9 mln € (+21,0 %)
- Iscritti: 482,2 mln €
- Società d’ingegneria: 188,8 mln €
- Iscritti-solo-Albo: 30,0 mln €
Prestazioni istituzionali 2010-2024
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Spesa complessiva 2024: 1 046,8 mln €
- pensioni correnti: 991,6 mln €
- arretrati: 7,0 mln €
- assistenza: 46,6 mln € (di cui maternità/paternità 16,4 mln €)
L’insieme dei numeri conferma che il 2024 è l’esercizio più redditizio dell’ultimo quindicennio: l’avanzo economico supera 1,35 mld €, frutto di tre fattori concomitanti.
Primo, la crescita a doppia cifra dei contributi correnti, sostenuta sia dalla base soggettiva sia dall’integrativo (forte rimbalzo delle società d’ingegneria). Secondo, la frenata degli oneri assistenziali dopo il picco Covid-19. Terzo, la netta ripresa dei rendimenti finanziari, che trasformano la gestione patrimoniale da zavorra (-193 mln € nel 2022) a motore (+493 mln € nel 2024).
Nonostante l’aumento della spesa pensionistica (+18 % in due anni), il saldo previdenziale raggiunge quasi 0,9 mld €, segnale che i versamenti hanno ricominciato a coprire interamente le prestazioni correnti con un margine di sicurezza.
La riserva patrimoniale, scesa in rapporto alle uscite perché quest’ultime corrono più veloci, resta comunque triplo rispetto al valore-soglia previsto dalla normativa. In prospettiva ciò garantisce ammortizzatori per la prossima decade; oltre, la sostenibilità tornerà a dipendere dalla demografia degli iscritti e dai cicli di mercato finanziario.
15 | Bilancio tecnico 2023: prove di tenuta fino al 2070
Il bilancio tecnico – elaborato ogni tre anni ai sensi del d.lgs. 509/94 – proietta entrate, uscite e patrimonio lungo un orizzonte quasi cinquantennale, assumendo scenari demografici, retributivi e di rendimento finanziario.
Nelle pagine 34-35 il rapporto presenta due simulazioni: scenario specifico (ipotesi aderenti alla storia recente di Inarcassa) e scenario standard (metodologia di sistema adottata da tutte le Casse privatizzate). La comparazione con il precedente bilancio tecnico 2020 consente di stimare l’evoluzione del margine di sicurezza.
Dati di sintesi (p. 35, tabelle 28-30)
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Scenario specifico 2023
- Saldo previdenziale negativo per 34 esercizi (2038-2071).
- Saldo totale – dopo la sommatoria dei risultati finanziari – resta in rosso 19 anni (2048-2066).
- Patrimonio iniziale 2024 14,201 mld €; minimo proiettato 10,443 mld € nel 2066.
- Rapporto Patrimonio / Spesa previdenziale scende a 5,1 annualità nel 2066, quindi risale.
- Riserva matematica a fine periodo 44,76 mld €.
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Scenario standard 2023
- Saldo previdenziale negativo 30 anni (2040-2069).
- Saldo totale in rosso solo tre esercizi (2056-2058).
- Patrimonio finale 18,175 mld €; minimo rapporto Patrimonio / Spesa 7,8 annualità.
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Variazione rispetto al bilancio tecnico 2020
- Negli stessi ipotetici assunti “specifici” il saldo previdenziale resta negativo un anno in più (34 vs 33), mentre il saldo totale passa da 0 a 19 anni di disavanzo.
- Il patrimonio minimo proiettato si riduce da 11,93 mld € (BT 2020) a 10,44 mld € (BT 2023).
- Rapporto Patrimonio / Spesa minima da 7,3 (BT 2020) a 5,1 (BT 2023).
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Grado di capitalizzazione (Tab. 30)
- Patrimonio / Riserva matematica sale da 26 % (BT 2017) a 35,5 % nel BT 2020, poi si attesta al 31,7 % nel BT 2023; il valore rimane sopra la soglia di prudenza del 20 %.
Lettura economico-previdenziale
Dalle simulazioni 2023 emerge un quadro di copertura patrimoniale ancora ampia ma meno generosa rispetto a tre anni fa. La forbice è dovuta principalmente a:
- Crescita prevista delle prestazioni superiore all’incremento dei contributi, riflesso dell’invecchiamento della platea e dell’aumento delle pensioni contributive pure.
- Assunzioni più caute sui rendimenti finanziari, che riducono il contributo della gestione patrimoniale al saldo totale.
- Flussi di iscrizione in rallentamento, incorporati nel modello demografico come minore ritmo di crescita dei contributi soggettivi.
Il patrimonio non scende mai sotto le cinque annualità di spesa – soglia regolamentare – nemmeno nello scenario specifico più severo; tuttavia il minimo a 5,1 annualità nel 2066 riduce sensibilmente il cuscinetto rispetto alle proiezioni del 2020.
Dal confronto fra scenario specifico e standard risulta che ipotesi comuni di sistema, più ottimistiche su natalità professionale e rendimenti, riducono il disavanzo a un triennio e mantengono il rapporto Patrimonio/Spesa sopra otto annualità.
Il messaggio che esce dal bilancio tecnico è quindi duplice:
- solidità nel medio periodo grazie a un patrimonio nettamente superiore ai requisiti di legge;
- dipendenza crescente dall’andamento dei mercati finanziari e dal ricambio generazionale oltre il 2040.
Per contenere la finestra di saldo negativo e consolidare una riserva superiore al livello di guardia, il rapporto individua due linee di azione: stimolare l’ingresso di under 35 (contributi ridotti e tutela del reddito nei primi anni) e mantenere rendimenti reali netti del portafoglio sopra il 3 %, soglia implicita nelle proiezioni.
16 | Conclusioni
Inarcassa chiude l’esercizio 2024 con un avanzo economico record di 1,36 mld € e un patrimonio che copre 15,7 annualità di spesa previdenziale – più del triplo della soglia regolamentare . La base degli iscritti, però, mostra segnali di stress: dal picco del 2022 il contingente attivo si è ridotto di 1 402 unità, il saldo iscrizioni-cancellazioni 2024 è negativo per 1 094 e l’età media ha toccato 47,9 anni .
Il mercato del lavoro professionale resta polarizzato. Un ingegnere medio guadagna 64 263 €, un architetto 37 837 €; il divario di genere vale il 47 % tra gli ingegneri e il 42 % tra gli architetti, con forbici territoriali che superano i 15 000 € fra Nord-Est e Isole . Al nodo reddituale si somma quello previdenziale: le pensioni sono quasi triplicate in quattordici anni, ma quasi la metà degli assegni resta sotto 12 740 € annui, mentre 5 000 superano i 50 000 € .
Il bilancio tecnico 2023 certifica copertura patrimoniale oltre cinque annualità fino al 2066, ma prevede 19 anni di saldi negativi quando si combinano prestazioni e rendimenti conservativi . Tradotto: la solidità attuale non è garanzia automatica di equilibrio oltre il 2040 se non si rafforza l’afflusso di giovani e di redditi medio-alti.
Tre leve appaiono decisive:
- Ricambio generazionale – Incentivare under-35, soprattutto nel Mezzogiorno, dove redditi e flussi di nuove partite IVA sono più deboli.
- Riduzione dei gap di genere – Un riequilibrio retributivo fra uomini e donne aggiungerebbe, a parità di aliquote, oltre mezzo miliardo di redditi imponibili l’anno.
- Rendimenti patrimoniali stabili – Mantenere ritorni reali sopra il 3 % è la condizione implicita perché il patrimonio non scenda sotto il livello di guardia nella finestra 2040-2070.
In sintesi, Inarcassa entra nel prossimo decennio con bilanci solidi ma dipendenza crescente da demografia professionale e mercati finanziari. La sfida non è solo difendere gli avanzi di oggi, ma trasformarli in un ponte che accompagni la generazione Z verso una professione attrattiva e un sistema previdenziale ancora autosufficiente a metà secolo.
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