Accise gasolio: quanto pesano realmente sul prezzo del carburante alla pompa
Il prezzo del carburante cambia continuamente, ma il problema non è soltanto quanto costa oggi un barile: è capire quanto incidono cambio, raffinazione, distribuzione, accise e IVA, e quali di queste componenti possano essere realmente ridotte.
Con puntualità quasi stagionale, il prezzo dei carburanti torna ogni estate al centro del dibattito. Tra oscillazioni delle quotazioni internazionali, annunci governativi e riduzioni temporanee delle accise, resta però una certezza: chi utilizza l’automobile per lavorare o per le necessità quotidiane deve continuare a fare rifornimento ogni pochi giorni, sostenendo immediatamente ogni aumento.
Per molte famiglie, soprattutto quelle con figli, settembre segna il ritorno alla normalità, alla scuola, al lavoro e alle spese quotidiane, dopo una vacanza che spesso rappresenta l’unica concessione dell’anno.
Un ritorno che dovrebbe avvenire senza ulteriori e sgraditi “regali” alla pompa. Per comprendere dove sia possibile intervenire bisogna però separare i numeri dalle formule politiche: il greggio non coincide con il gasolio, il margine di raffinazione non coincide con il profitto netto e le vecchie accise di scopo non esistono più come tributi separati.
Esiste, invece, un prelievo fiscale complessivo molto consistente, sul quale lo Stato conserva un concreto margine di decisione.
La fotografia del 28 agosto
Alle 06:36 GMT del 28 agosto 2026 il Brent era quotato 89,10 dollari al barile e il WTI 82,89 dollari. L'ultimo cambio ufficiale BCE disponibile, relativo al 27 agosto, era pari a 1 euro per 1,1645 dollari. Il prezzo medio nazionale del gasolio self-service rilevato dal MIMIT il 28 agosto era di 2,131 euro al litro.
Dal 27 agosto al 5 settembre 2026 l'accisa resta fissata a 0,5329 euro al litro. Il beneficio complessivo alla pompa è di circa 17 centesimi: 14 centesimi derivano dalla minore accisa e circa 3 centesimi dalla conseguente riduzione dell'IVA. L'IVA ordinaria resta al 22%.
Dal barile al litro: un confronto utile, ma non sufficiente
Un barile petrolifero contiene 42 galloni statunitensi, equivalenti a 158,987 litri. Convertendo le quotazioni in euro e dividendo per il volume del barile si ottiene il valore puramente equivalente di un litro di greggio.
Quotazioni finali del 28 agosto 2026; cambio BCE: 1 euro = 1,1662 dollari
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Greggio |
Dollari/barile |
Euro/barile |
Costo equivalente per litro |
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Brent |
89,10 $ |
76,51 € |
0,481 €/l |
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WTI |
82,89 $ |
71,18 € |
0,448 €/l |
Il Brent vale quindi, in termini puramente matematici, circa 48 centesimi per litro. Questo dato non rappresenta però il costo di produzione di un litro di gasolio. Da un barile non si ricavano 159 litri di diesel, ma una combinazione di benzina, gasolio, cherosene, GPL, nafta, oli combustibili e altri prodotti. La resa dipende dalla qualità del greggio e dalla configurazione della raffineria.
Brent e WTI non sono la stessa cosa
Il Brent è il principale riferimento per il mercato europeo e atlantico. Non identifica più soltanto il petrolio estratto dall'omonimo giacimento del Mare del Nord, ma un paniere di greggi trasportabili via mare. Il WTI, West Texas Intermediate, è invece il riferimento statunitense: un greggio leggero e con poco zolfo, collegato logisticamente al nodo di Cushing, in Oklahoma.
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Caratteristica |
Brent |
WTI |
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Area di riferimento |
Mare del Nord e mercato atlantico |
Stati Uniti |
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Logistica |
Trasporto prevalentemente marittimo |
Rete interna statunitense |
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Mercato di riferimento |
Mondiale ed europeo |
Nordamericano |
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Qualità |
Leggero e con poco zolfo |
Generalmente ancora più leggero e dolce |
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Mercato futures 1 |
ICE Futures Europe |
NYMEX - CME Group |
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Rilevanza per l'Italia |
Molto elevata |
Indiretta |
1 Per mercato futures si intende il mercato nel quale si stipulano oggi contratti per acquistare o vendere in futuro una determinata quantità di un bene a un prezzo prestabilito. Serve sia a proteggersi dalle oscillazioni sia a fini speculativi.
NYMEX significa New York Mercantile Exchange e CME Chicago Mercantile Exchange; il NYMEX, oggi parte del CME Group, ospita tra l'altro i futures sul WTI.
Il 28 agosto la differenza era di 6,21 dollari al barile: il Brent costava circa il 7,5% in più del WTI. Questo divario, chiamato Brent-WTI spread, risente dei costi di trasporto, della disponibilità degli oleodotti, delle scorte statunitensi, delle esportazioni dagli Stati Uniti, della qualità dei greggi e dei rischi geopolitici sulle rotte marittime.
Il ruolo del dollaro e del cambio
Le quotazioni del petrolio sono sempre in dollari perchè?
Non esiste una legge internazionale che imponga di vendere il petrolio esclusivamente in dollari.
Tuttavia i principali mercati utilizzano la valuta statunitense per ragioni storiche, per la liquidità dei mercati finanziari, per la diffusione del dollaro nei finanziamenti, nei noli, nelle assicurazioni e nei contratti derivati, oltre che per il suo ruolo di valuta di riserva.
Il dollaro è utilizzato dagli Stati e dalle banche centrali come principale moneta di riferimento e di riserva negli scambi internazionali. Per l'Italia ciò significa che il costo del greggio dipende da due variabili: il prezzo del barile e il rapporto euro-dollaro.
Effetto del cambio sul Brent, mantenuto fermo a 88,58 dollari al barile
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Cambio |
Costo Brent in euro/barile |
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1 euro = 1,1645 dollari |
76,51 € |
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1 euro = 1,05 dollari |
84,86 € |
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1 euro = 1,25 dollari |
71,28 € |
Un euro debole rende quindi più costosa la materia prima anche quando la quotazione in dollari rimane invariata. Per valutare il prezzo del diesel italiano, però, non basta osservare il Brent: è ancora più diretto il riferimento europeo del Low Sulphur Gasoil, cioè il gasolio raffinato a basso contenuto di zolfo.
Perché il gasolio non segue automaticamente il Brent
Tra il pozzo e la pompa si susseguono trasporto marittimo e assicurazione, raffinazione, miscelazione con la componente rinnovabile, stoccaggio, movimentazione nei depositi, distribuzione, margine commerciale, accisa e IVA. In ciascun passaggio intervengono costi diversi: qualità del greggio, energia consumata dalla raffineria, idrogeno necessario alla desolforazione, manutenzione e ammortamento degli impianti, quote di emissione, scorte obbligatorie e tempi di acquisto e smaltimento delle giacenze.
Per questa ragione il prezzo del gasolio può aumentare anche quando il Brent diminuisce. Il fenomeno è particolarmente evidente quando sul mercato europeo scarseggiano i distillati medi o si riduce la capacità di raffinazione disponibile. Nel 2026 la BCE ha rilevato che i margini di raffinazione hanno contribuito in misura significativa alla crescita dei prezzi dei carburanti.
Il dato del 28 agosto conferma questa dissociazione: Brent e WTI erano avviati a chiudere la settimana in calo rispettivamente del 5,3% e del 4,3%, mentre il gasolio self-service italiano, a 2,131 euro al litro, risultava inferiore di appena mezzo centesimo rispetto al valore del 25 agosto utilizzato nella precedente versione.
Il mercato del prodotto raffinato rimane sotto pressione: le importazioni europee di diesel sono scese da 1,97 milioni di barili al giorno in gennaio a 1,56 milioni in luglio; inoltre la Russia si prepara, secondo fonti di mercato, a prolungare durante settembre il divieto di esportazione del gasolio. Si tratta di elementi che rafforzano la necessità di osservare il Low Sulphur Gasoil e le scorte europee, non soltanto il Brent.
Raffinerie italiane: proprietà, sicurezza e costi
In Italia vengono censiti 11 siti di raffinazione tradizionale e due bioraffinerie operative, a Porto Marghera e Gela. Il dato va letto con cautela: Livorno ha interrotto la lavorazione tradizionale del greggio ed è in conversione; gli impianti effettivamente operativi risultano quindi dieci raffinerie tradizionali e due bioraffinerie.
La proprietà è distribuita tra il gruppo Eni-Enilive, SOCAR attraverso Italiana Petroli, Vitol attraverso Saras, Sonatrach, Kuwait Petroleum-Q8 e operatori privati come IPLOM, Alma Petroli e, una volta perfezionata l'operazione ISAB, Ludoil.
La presenza di gruppi stranieri è un tema di sicurezza industriale e di continuità degli approvvigionamenti, ma non dimostra di per sé che il carburante debba costare di più: benzina e gasolio sono valorizzati sulla base delle quotazioni europee e del prezzo di importazione del prodotto raffinato.
Non esiste, inoltre, un unico costo di raffinazione. Il costo operativo comprende energia, personale, manutenzione, catalizzatori, idrogeno e lavorazioni; il margine di raffinazione esprime invece la differenza economica tra il valore dei prodotti ottenuti e quello del greggio impiegato, considerando i costi marginali. Il riferimento Eni di 14 dollari per barile equivale a circa 7,6 centesimi per litro di greggio lavorato, ma non rappresenta un guadagno netto su ogni litro di diesel.
Come si forma il prezzo italiano
Con il gasolio self-service a 2,131 euro al litro, l'accisa a 0,5329 euro e l'IVA al 22%, la componente industriale si ricava sottraendo dal prezzo al netto dell'IVA l'accisa: 2,131 / 1,22 - 0,5329 = 1,2138 euro al litro.
Questa somma non è il profitto della compagnia: comprende materia prima, raffinazione, biocomponente, trasporto, stoccaggio, distribuzione e margini commerciali.
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Componente |
Euro/litro |
Quota sul prezzo |
|
Componente industriale |
1,2138 € |
57,0% |
|
Accisa |
0,5329 € |
25,0% |
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IVA |
0,3843 € |
18,0% |
|
Prezzo finale |
2,1310 € |
100% |
Le imposte ammontano complessivamente a 0,9181 euro per litro, circa il 43% del prezzo finale. Il valore equivalente del Brent, pari a circa 0,478 euro per litro, rappresenta poco più del 22% del prezzo alla pompa. La differenza di circa 74 centesimi tra il greggio e la componente industriale non può quindi essere attribuita integralmente alle raffinerie.
Quanto pesa ciascuna componente su un pieno di 50 litri
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Componente |
Importo |
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Componente industriale |
60,69 € |
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Accisa |
26,65 € |
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IVA |
19,21 € |
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Costo totale |
106,55 € |
IVA sull'accisa: sì, ma non è una particolarità italiana
L'IVA viene calcolata sulla somma tra componente industriale e accisa. È quindi corretto dire che si paga anche l'IVA sull'accisa.
Non è però un'anomalia esclusivamente italiana: l'articolo 78 della direttiva europea 2006/112/CE stabilisce che imposte, dazi e prelievi, esclusa la stessa IVA, entrano nella base imponibile. Per eliminare questa sovrapposizione non basterebbe una semplice decisione amministrativa nazionale. (Direttiva IVA)
Le vecchie accise di scopo non esistono più separatamente
La guerra d'Etiopia, il Vajont o il terremoto dell'Irpinia vengono ancora richiamati nel dibattito pubblico, ma oggi non corrispondono a tributi autonomi eliminabili uno per volta. Gli aumenti adottati nel corso dei decenni sono confluiti in un'aliquota unitaria disciplinata dal Testo unico delle accise. Il Parlamento può ridurre l'aliquota complessiva, ma ogni riduzione stabile richiede una copertura finanziaria.
L'aliquota ordinaria del gasolio nel 2026 è pari a 0,6729 euro al litro. Il decreto approvato dal Consiglio dei ministri il 26 agosto ha prorogato dal 27 agosto al 5 settembre 2026 l'aliquota ridotta di 0,5329 euro al litro.
La riduzione effettiva dell'accisa è quindi di 14 centesimi; includendo la minore IVA, lo sconto complessivo alla pompa è di circa 17,1 centesimi.
La direttiva europea 2003/96/CE stabilisce un minimo ordinario di 0,33 euro al litro: l'Italia può raggiungerlo autonomamente; per scendere ancora servirebbe una specifica autorizzazione europea, limitata nel tempo e giustificata da circostanze eccezionali.
Scenari teorici a componente industriale invariata: 1,2179 euro/litro
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Scenario |
Accisa |
Prezzo IVA inclusa |
Differenza rispetto al 25 agosto |
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Situazione del 25 agosto |
0,5329 € |
2,131 € |
- |
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Ritorno all'aliquota ordinaria |
0,6729 € |
2,302 € |
+0,171 € |
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Riduzione al minimo europeo |
0,3300 € |
1,883 € |
-0,248 € |
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Eliminazione completa (simulazione) |
0 € |
1,481 € |
-0,650 € |
L'accisa non può essere azzerata liberamente. Portandola al minimo europeo di 33 centesimi al litro, il prezzo diminuirebbe di circa 24,8 centesimi rispetto all'aliquota temporanea e di 41,8 centesimi rispetto a quella ordinaria, considerando anche la minore IVA.
Che cosa ha deciso il Governo e che cosa resta da decidere
Il Consiglio dei ministri del 26 agosto ha prorogato fino al 5 settembre la riduzione complessiva di circa 17 centesimi al litro sul prezzo del gasolio. Per lo stesso periodo l'aliquota ridotta si applica anche ai gasoli paraffinici ottenuti da sintesi o idrotrattamento e al biodiesel immessi in consumo come carburanti. È stato inoltre prorogato il credito d'imposta per le imprese di autotrasporto.
La copertura deriva dalla modifica delle modalità di versamento delle ritenute sugli utili dei gruppi energetici di maggiori dimensioni. Il costo indicato per i dieci giorni di proroga è di circa 130 milioni di euro. Rapportato a trenta giorni, tale importo corrisponde a circa 390 milioni: conferma quindi, come ordine di grandezza, la precedente stima di 350-400 milioni per un mese intero.
Il Governo ha dichiarato di voler introdurre, dopo il 5 settembre, sostegni più selettivi sulla base del reddito. Al 28 agosto si tratta però ancora di un indirizzo politico: platea, importi, tempi, criteri di accesso e coperture non risultano definiti in un provvedimento operativo.
Una strategia possibile per settembre
La proroga già adottata evita fino al 5 settembre il ritorno automatico all'aliquota ordinaria e quindi un aumento teorico di circa 17,1 centesimi al litro, IVA compresa. Su un pieno di 50 litri significa evitare 8,54 euro di maggiore spesa; su 1.000 litri utilizzati da un'impresa di trasporto, circa 171 euro.
La questione politica non è più che cosa fare il 27 agosto, ma che cosa accadrà dal 6 settembre. Per mantenere l'aliquota di 0,5329 euro fino al 30 settembre servirebbe coprire altri 25 giorni. Applicando l'ordine di grandezza di circa 13 milioni al giorno indicato per la proroga, l'onere aggiuntivo sarebbe vicino a 325 milioni di euro. È una proiezione indicativa, da verificare sui volumi effettivamente immessi in consumo e sul perimetro delle misure collegate.
Un'accisa mobile che segua anche il gasolio raffinato
L'attuale meccanismo utilizza soprattutto l'extragettito IVA generato dall'aumento del greggio.
Ma una parte rilevante della crisi del 2026 è derivata dal prezzo europeo del prodotto raffinato.
Una vera accisa mobile dovrebbe quindi considerare congiuntamente Brent espresso in euro, Low Sulphur Gasoil, margine di raffinazione del diesel, livello delle scorte europee ed extragettito IVA. Superate determinate soglie, l'accisa dovrebbe scendere automaticamente; quando la tensione rientra, dovrebbe risalire con gradualità.
Aiuti mirati a chi trasferisce il beneficio
Per l'autotrasporto professionale con mezzi Euro 5 e superiori potrebbe essere valutato un temporaneo avvicinamento dell'accisa effettiva al minimo europeo. Il credito dovrebbe essere riconosciuto rapidamente, riferito a consumi documentati e collegato alle clausole di adeguamento carburante nei contratti.
Senza un controllo sul trasferimento del beneficio, lo sconto migliorerebbe i margini del beneficiario ma non necessariamente il prezzo dei beni trasportati.
Controllare la filiera senza trasformare la trasparenza in coordinamento
Ogni riduzione fiscale dovrebbe essere accompagnata da un monitoraggio giornaliero della componente industriale, del costo della parte bio, del differenziale rispetto alle quotazioni europee e dei margini lordi nelle diverse fasi. I dati aziendali sensibili dovrebbero essere trasmessi riservatamente ad AGCM e Garante dei prezzi e pubblicati soltanto in forma aggregata: la stessa Antitrust ha avvertito che una diffusione troppo dettagliata e simultanea dei prezzi consigliati può facilitare il coordinamento tra concorrenti.
Il tema non è teorico. Nel settembre 2025 l'AGCM ha sanzionato sei compagnie per complessivi 936,7 milioni di euro, ritenendo accertata un'intesa sulla valorizzazione della componente bio. Le imprese, tra cui Eni, hanno contestato il provvedimento e annunciato ricorso; la vicenda deve quindi essere richiamata senza anticipare l'esito del giudizio.
Distribuzione e raffinerie: tagliare i costi veri
La rete distributiva italiana rimane frammentata e presenta un erogato medio per impianto inferiore a quello di diversi Paesi europei. Una razionalizzazione può diminuire i costi unitari, purché non abbandoni le aree interne. Occorre favorire accesso indipendente a depositi e terminali, digitalizzazione, automazione e revisione delle concessioni autostradali, dove royalty e obblighi di servizio contribuiscono al sovrapprezzo.
Gli investimenti pubblici nelle raffinerie dovrebbero essere assegnati tramite procedure competitive, indipendentemente dalla nazionalità del proprietario, e destinati al recupero del calore, alla riduzione dei consumi di gas ed elettricità, all'elettrificazione dei processi, alla produzione più efficiente dell'idrogeno, alla manutenzione predittiva, ai biocarburanti avanzati e alle infrastrutture portuali e ferroviarie. Gli aiuti devono essere condizionati a risultati misurabili, continuità produttiva, occupazione e restituzione parziale in caso di extraprofitti.
Possono ridurre i costi nel medio periodo, non il prezzo della prossima settimana.
La scelta politica più equilibrata
Per il periodo successivo al 5 settembre la soluzione più credibile sarebbe evitare un salto improvviso all'aliquota ordinaria, utilizzare in modo trasparente l'extragettito IVA, concentrare gli ulteriori aiuti su famiglie vulnerabili, pendolari e settori produttivi esposti, sottoporre la filiera a un controllo indipendente e avviare contestualmente un programma di efficientamento di raffinazione e distribuzione.
Portare l'accisa al minimo europeo per tutti ridurrebbe sensibilmente il prezzo, ma assorbirebbe risorse molto elevate e favorirebbe indistintamente chi consuma poco e chi consuma molto. La Commissione europea raccomanda misure mirate, tempestive e temporanee; inoltre l'Italia resta sottoposta alla procedura per deficit eccessivo. Il taglio fiscale non si finanzia da solo: restituisce risorse ai consumatori, ma sottrae gettito che deve essere coperto o compensato.
Conclusioni: alla pompa non si pagano le promesse
Sarebbe semplicistico sostenere che il prezzo elevato dipenda esclusivamente dalle compagnie petrolifere; sarebbe altrettanto comodo fingere che le accise siano una componente marginale. Con il gasolio a 2,131 euro al litro, circa 92 centesimi sono imposte, mentre il valore equivalente del Brent è di circa 48 centesimi. I numeri non autorizzano slogan, ma impongono responsabilità.
Chi è costretto a fare rifornimento ogni pochi giorni non può aspettare il momento migliore del mercato, non può comprare futures e spesso non può rinunciare all'automobile. Paga subito alla pompa, subisce poi l'aumento dei beni trasportati e, infine, vede ridursi il proprio potere d'acquisto. Per questa persona la differenza tra 2,13 e 2,30 euro non è una disputa accademica: è denaro che manca alla spesa familiare.
Lo Stato non può promettere accise zero senza dire dove troverà le risorse, ma non può nemmeno trattare ogni riduzione come una concessione straordinaria. Se il prelievo fiscale rappresenta il 43% del prezzo, la politica deve spiegare quanto di quel prelievo sia indispensabile, quanto possa essere sterilizzato durante le crisi e perché il beneficio debba scadere proprio mentre il cittadino continua a pagare.
La proroga fino al 5 settembre evita nell'immediato un aumento di circa 17 centesimi al litro, ma resta un intervento ponte. Gli annunciati sostegni selettivi possono rappresentare una soluzione più equa, purché siano definiti rapidamente, raggiungano anche pendolari, famiglie e attività che non dispongono di alternative al trasporto stradale e non si traducano in procedure lente o difficilmente accessibili.
Se il Governo è in grado di calcolare l'extragettito prodotto dai rincari, dovrebbe trasformarne almeno una parte in un meccanismo automatico, trasparente e verificabile, collegato non soltanto al Brent ma anche al prezzo europeo del gasolio raffinato. Altrimenti, dopo il 5 settembre tornerà l'incertezza, mentre il conto alla pompa continuerà a essere immediato.
Nota sulla redazione : Il presente articolo è stato elaborato dall’autore con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per l’organizzazione dei contenuti e la revisione formale del testo. I dati, le valutazioni e le conclusioni sono stati verificati e restano sotto la piena responsabilità dell’autore.
Fonti principali
Reuters - quotazioni del 25 agosto 2026: prezzi finali di Brent e WTI MIMIT - prezzi medi nazionali dei carburanti: prezzo medio self-service Banca centrale europea: cambio euro-dollaro
ICE - Brent Crude Futures: specifiche del mercato Brent
CME Group - WTI Crude Oil: contratti futures WTI
UNEM - numero delle raffinerie nei Paesi UE: censimento degli impianti
Eni - sito industriale di Livorno: interruzione della raffinazione tradizionale e conversione
IEA - Oil Market Report Glossary: definizione di margine di raffinazione ECB - From well to pump: formazione del prezzo e margini di raffinazione Agenzia delle Dogane e dei Monopoli: aliquote di accisa
Direttiva 2003/96/CE: livelli minimi europei di tassazione
AGCM - provvedimento I864: sanzioni sulla componente bio
AGCM - indagine carburanti IC54: distribuzione e rete autostradale
Commissione europea - misure contro lo shock energetico 2026: criteri di temporaneità e selettività
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