Revoca concessioni di suolo pubblico: una CILA mai contestata può rendere inefficace il provvedimento
La Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA) è un titolo edilizio che consente di avviare lavori di minore entità senza permesso di costruire o SCIA, garantendo però la conformità alle norme urbanistiche e di sicurezza. Conformità che deve essere sottoscritta dal professionista. La sentenza del TAR della Sicilia n. 243/2025 chiarisce che la revoca di concessioni comunali, come l’occupazione di suolo pubblico, non può prescindere dalla validità della CILA: l’amministrazione deve intervenire formalmente sul titolo edilizio prima di contestare l’opera.
Comunicazione Inizio Lavori Asseverata: validità ed effetti giuridici
La Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA) rappresenta un titolo abilitativo più semplificato previsto dal Testo Unico dell’Edilizia (TUE), mediante il quale vengono semplicemente comunicati al Comune tutti quei lavori minori che non comportano modifiche alla struttura e non necessitano di un permesso di costruire o di una SCIA.
La sua funzione principale è quella di semplificare e accelerare l’attività edilizia di minore impatto, garantendo un adeguato livello di controllo da parte dell’amministrazione comunale.
Essa è disciplinata dall’art. 6 del DPR 380/01 (TUE) e può essere presentata dal proprietario di un immobile o da chi abbia un titolo legittimo sull’immobile stesso, come ad esempio l’usufruttuario.
Generalmente è presentata allo SUE (sportello unico per l’edilizia) del Comune telematicamente mediante l’invio su apposita piattaforma, ovvero con consegna manuale o tramite posta elettronica certificata (PEC), si precisi che esso si differenzia dal SUAP (Sportello Unico per le Attività Produttive) il quale è lo sportello dove qualsiasi imprenditore può avviare o sviluppare un'impresa e ricevere tutti i chiarimenti sui requisiti e gli adempimenti necessari.
Attraverso la CILA, il privato comunica all’amministrazione comunale l’inizio dei lavori, corredando la pratica con un elaborato progettuale asseverato da un tecnico abilitato, il quale garantisce la conformità alle norme urbanistiche, edilizie e di sicurezza.
La mancata comunicazione della CILA comporta una sanzione pecuniaria pari a 1.000 euro che può essere ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata spontaneamente quando l’intervento è in corso di esecuzione.
Tuttavia non si prevedono controlli sistematici obbligatori da parte dell’amministrazione pubblica (PA) e a questo punto sorge spontaneo chiedersi:
…ma l’opera consentita resta valida fintanto che l’amministrazione non interviene formalmente per annullarla o privarla di efficacia?
La risposta è sostanzialmente Sì, la CILA resta efficace (e con essa l’opera autorizzata) trascorsi i termini di impugnazione della PA senza che sia stata contestata.
La sentenza TAR Sicilia n. 243/2025, ha chiarito tale punto, ribadendo che la revoca di provvedimenti concessori non può prescindere dalla CILA, sottolineando l’efficacia continuativa di questo titolo edilizio, anche a distanza di anni dalla sua presentazione.
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Revoca suolo pubblico e CILA: come deve agire il Comune
Il Comune può revocare l’occupazione di suolo se non interviene prima sul titolo edilizio?
Questo è il tema di cui si è occupato il TAR per la Sicilia, accogliendo il ricorso di una società di ristorazione con l’annullamento dell’atto di revoca della concessione di suolo pubblico disposto dal Comune.
Il Comune rilascia una concessione alla società ricorrente per l'occupazione di 109,58 metri quadrati di suolo pubblico antistante il proprio locale, destinati alla collocazione di tavoli, sedie, ombrelloni e una pedana di livellamento amovibile. I provvedimenti autorizzativi erano stati adottati nel marzo e settembre 2024.
Nel luglio 2017, la società aveva presentato al SUAP una Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata (CILA) per la realizzazione della pedana in legno amovibile, regolarmente protocollata dall’amministrazione comunale.
Tuttavia in seguito, il Dirigente del SUAP ha revocato la concessione di suolo pubblico, ritenendo che la pedana necessitasse del permesso di costruire e che la sua presenza costituisse un uso improprio del suolo pubblico, integrando una violazione edilizia.
Il Comune ha motivato la revoca sulla base:
- dell'art. 14 del regolamento comunale sul canone unico patrimoniale;
- dell’art. 21-quinquies della legge 241/1990, facendo riferimento anche a una pendente denuncia penale per presunto abuso edilizio.
Il Tribunale ha invece accolto il ricorso della società, ritenendo illegittima la revoca imposta dall'amministrazione comunale. Innanzitutto, i giudici hanno chiarito che “(…) il Comune di Catania ha revocato una concessione di suolo pubblico per asserita abusività della collocazione di una pedana, la quale, però, aveva costituito oggetto di una CILA presentata ben 7 anni prima, su cui non ha esercitato (…) alcun potere e che, pertanto, doveva (e deve) ritenersi ancora efficace; la presenza della pedana non aveva, peraltro, costituito ostacolo al rinnovo della concessione negli anni precedenti. Ne deriva la fondatezza delle doglianze in esame in quanto il Comune di Catania avrebbe dovuto privare di effetti la CILA e non poteva assumere la violazione/l’abuso del titolo concessorio per la mera presenza della pedana amovibile, in quanto il titolo edilizio era (è) ancora valido e vigente, tenuto conto che la necessità di uno di diversa natura non è neppure auto evidente.”
La CILA presentata nel 2017 è ancora pienamente efficace, non essendo mai stata oggetto di alcun intervento da parte del Comune. Quindi un’Amministrazione che intenda contestare la legittimità di una CILA deve esercitare specifici poteri di controllo entro termini ragionevoli, mutuando i principi stabiliti per la SCIA.
Il TAR ha inoltre evidenziato una palese contraddizione, ossia negli anni precedenti, la presenza della pedana non aveva mai costituito ostacolo al rinnovo della concessione di suolo pubblico, per cui il Comune non poteva quindi invocare improvvisamente la presunta abusività dell’installazione per revocare l’autorizzazione, senza prima privare dell’efficacia il titolo edilizio.
Inoltre il TAR chiarisce che “Va, altresì, richiamata la sentenza della II sezione del Consiglio di Stato n. 4110 del 24 aprile 2023, la quale ha rilevato che la mancata previsione di controlli sistematici rischia di tradursi in un sostanziale pregiudizio per il privato, che non vedrebbe mai stabilizzarsi la legittimità del proprio progetto, di talché la presentazione della CILA, considerata anche la modesta entità della sanzione per la sua omissione, avrebbe, in sostanza, l’unico effetto di attirare l’attenzione dell’amministrazione sull’intervento, esponendolo ad libitum, in caso di errore sul contesto tecnico-normativo di riferimento, alle più gravi sanzioni per l’attività totalmente abusiva (…)”.
Il Consiglio di Stato ha più volte evidenziato che la mancata previsione di controlli sistematici non può tradursi in un pregiudizio perpetuo per il cittadino, che deve poter vedere stabilizzarsi la legittimità del proprio progetto. A tal riguardo, il cittadino non avrebbe invece motivo di presentare tale istanza vista l’irrisorietà della sanzione, in quanto il rischio di un errore tecnico avrebbe comportato un’auto-denuncia e conseguenti sanzioni maggiori per abusivismo.
In conclusione il Tribunale accoglie il ricorso, annullando il provvedimento di revoca, la concessione non poteva essere impugnata perché l’opera era legittima e da più anni non era mai risultata di ostacolo al rinnovo della stessa.
Un ente locale non può aggirare le garanzie procedimentali previste in materia edilizia utilizzando lo strumento della revoca della concessione di suolo pubblico se l’intervento contestato è “coperto” da regolare titolo edilizio, per quanto semplificato, come la CILA.
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Abuso Edilizio
L'abuso edilizio rappresenta la realizzazione di opere senza permessi o in contrasto con le concessioni esistenti, spaziando da costruzioni non autorizzate ad ampliamenti e modifiche illegali. Questo comporta rischi di sanzioni e demolizioni, oltre a compromettere la sicurezza e l’ordine urbano. Regolarizzare tali abusi richiede conformità alle normative urbanistiche, essenziale per la legalità e il valore immobiliare.
Titoli Abilitativi
Permesso di costruire, SCIA, CILA, edilizia libera: cosa sono, quando servono e cosa comportano. INGENIO ti guida nella scelta del corretto titolo edilizio, con articoli tecnici, esempi e normativa aggiornata.
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