Rigenerazione Urbana | Architettura
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Rigenerazione urbana a Milano: tutti i principi per la trasformazione qualitativa della forma urbis

Lunedì 23 gennaio dalle ore 18:00 alle 20:00 l’Ordine degli Architetti di Milano, in collaborazione con la sua Fondazione, organizza un incontro di presentazione e discussione dei Principi per la Rigenerazione Urbana di Milano approvato dalla Commissione per il Paesaggio del Comune di Milano il 3 novembre 2022. Nell'articolo alcuni principi legati alla progettazione della rigenerazione urbana.

Rigenerazione urbana: dialogo tra professionisti e cittadini

L’evento intende offrire agli iscritti all’Ordine di Milano e a tutti i cittadini interessati un momento di approfondimento dei fondamenti della rigenerazione urbana e contribuire al dialogo tra professionisti e pubblica amministrazione. A tal fine saranno presentati e discussi casi recenti di progetti legati alla trasformazione qualitativa della città, all’utilizzo degli spazi aperti e alla reinterpretazione degli elementi tipologici riconoscibili di Milano.

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Principi per la Rigenerazione Urbana di Milano

La rigenerazione Urbana di Milano ha tra i suoi fondamenti la trasformazione qualitativa della forma urbis, con l’intento di contribuire a innescare un processo evolutivo dei tessuti urbani e incrementare la qualità di forma e di uso degli spazi aperti, presupposto del miglioramento complessivo del paesaggio della città.

La Commissione per il Paesaggio sollecita quindi committenti e progettisti a contribuire all’innalzamento dei livelli di qualità dello spazio aperto della città, rafforzando con il costruito gli elementi tipologici presenti e riconoscibili della spazialità di Milano: strade, piazze, isolati, viali alberati, giardini urbani, parchi, canali d’acqua.

E reinterpretando anche in termini contemporanei questi stessi elementi tipologici nella configurazione di nuove parti di città.

Valutazione attiva

Nel contesto dinamico portato dai temi di rigenerazione urbana, crediamo che vada interpretato in modo non restrittivo il concetto di “valutazione di impatto paesistico”, tema sul quale la Commissione è chiamata a pronunciarsi. La valutazione di impatto dei progetti nel paesaggio urbano deriva in parte dalla valutazione di ordine “quantitativo” legato alle procedure di “valutazioni di impatto”.

La Commissione sarebbe quindi chiamata a valutare positivamente i progetti in relazione al loro “basso impatto”, rispetto un paesaggio urbano ritenuto sostanzialmente compiuto, da mutare il meno possibile.

Di fatto nel contesto storico-culturale attuale, di forte trasformazione e spinta alla rigenerazione, la valutazione riguardo il “basso impatto” non sembra più efficace. Occorre invece valutare l’“alto impatto qualitativo” del progetto architettonico, urbano e paesaggistico. Ovvero quanto essi siano capaci di veicolare quegli elementi di qualità insediativa e architettonica necessari a completare la città consolidata e a innescare processi di rinnovamento urbano, laddove la città riveli maggiori labilità insediative.

Guarda il pdf in allegato per continuare la lettura.

Principi di riferimento

1-Concezione dello spazio urbano

Si ritiene che lo spazio urbano debba essere concepito per la lunga durata: durevolezza dei materiali, semplicità di manutenzione; ma anche lunga durata della sua forma. Si auspica infatti che la forma di tali spazi non derivi dalle funzioni e dagli usi del momento, ma si configuri invece come palcoscenico e piattaforma abilitante aperta e capace di accogliere nel tempo i rituali urbani in continuo mutamento. E possa dare luogo anche all’imprevisto, a usi temporanei e informali.

È inoltre opportuno pensare, soprattutto in contesti socialmente difficili, anche a interventi “dimostrativi” e
“segnalativi” della presenza dell’Amministrazione, anche con soluzioni dai tempi rapidi e dai costi sostenibili. Per quanto concerne tali sistemazioni temporanee dello spazio pubblico, sia che si tratti di “urbanistica tattica” che
di piccoli oggetti provvisori, si pensa che queste debbano essere concepite con la necessaria qualità progettuale e declinate nella specificità dei luoghi e dei temi.

Semplificare, integrare, ibridare: questi sono alcuni criteri da seguire nei progetti di configurazione dello spazio urbano.

Semplificare, ridurre la tipologia e il numero dei molteplici componenti al suolo che talvolta si sovrappongono
incoerentemente. Come per esempio gli elementi “suppletivi”: segnaletica, chioschi, dispositivi tecnici, tipi di arredo urbano e illuminazione. L’obiettivo della semplificazione è riportare gli spazi alla loro essenzialità tipologica, affinché le pavimentazioni, la vegetazione, le alberature, gli arredi concorrano alla riduzione della ridondanza semantica e consentano viceversa di esaltare gli aspetti di urbanità.

2-Integrare i diversi materiali progettuali in una soluzione sintetica di uso e di forma. Integrare il disegno e i materiali delle pavimentazioni, il progetto della vegetazione e delle alberature, la concezione della mobilità sostenibile e della sosta, gli elementi tecnici, di illuminazione e di arredo.

Ibridare le differenti forme d’uso sia negli aspetti formali che funzionali, anche reinterpretando in veste contemporanea gli spazi urbani della città - viali alberati, strade, piazze, giardini - anche con attenzione ai materiali duraturi e dettagli che hanno costruito la qualità di tali spazi nel tempo. Indagare modalità che consentano “convivenza di usi” tra pedonalità, ciclabilità, mobilità privata e del trasporto pubblico, per non ridurre lo spazio pubblico a mera rappresentazione funzionale dei flussi.

Il disegno dello spazio aperto - minerale e organico - dovrà confrontarsi con le criticità meteoclimatiche e ambientali attese. Ne consegue l’opportunità di innestare nella città e nel territorio modelli anti-fragili che sperimentino disegni e materiali in grado di reagire in modo positivo entro il sistema ambientale, con l’obiettivo irrinunciabile di produrre luoghi urbani, spazi comuni condivisi.

Il progetto architettonico che si rapporta con gli spazi dell’agricoltura dovrà indirizzarsi verso un’interpretazione
consapevole del tema, finalizzata a preservare il suolo fertile e a evitare la musealizzazione del territorio o rappresentazioni vernacoliste di un’ideale “campagna”. Le scelte botaniche andranno improntate a risultati di
qualità, che tengano conto delle esigenze e della crescita attesa di ciascuna specie anziché della quantità delle
piante proposte.

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