Titoli Abilitativi | Edilizia | T.U. Edilizia
Data Pubblicazione:

Stabilimenti balneari e opere temporanee: stagionalità non equivale ad "amovibilità"

La natura temporanea e stagionale dei manufatti non coincide necessariamente con la loro amovibilità

Attenzione alla portata della sentenza 11715/2022 dello scorso 30 dicembre del Consiglio di Stato perché 'tocca' un argomento che abbiamo trattato diverse volte su Ingenio, quello delle opere cd. "temporanee".

La struttura amovibile della discordia

Nel caso sottoposto all'esame di Palazzo Spada, il titolare di uno stabilimento balneare aveva presentato al comune una SCIA per regolarizzare i propr manufatti in legno realizzati, originariamente, sulla base di un permesso di costruire rilasciato nel 2012 con l'ok della Soprintendenza.

Ma quest'ulima, attivata dal comune per la compatibilità paesaggistica, riteneva che il permesso di costruire e l'autorizzazione paesaggistica non siano più validi perché sarebbero riferite a un permesso di costruire con limitazione stagionale, relativo a manufatti da rimuovere a fine stagione.

Ciò in virtù del fatto che tali strutture venivano appunto definite "amovibili" nella documentazione.

Insomma: la stagionalità delle opere, secondo la Soprintendenza, le rende facilmente amovibili, cioè temporanee, e quindi la pratica è improcedibile.

Temporaneità e stagionalità dei manufatti non equivale ad “amovibilità”

Il titolare del 'bagno' ricorreva quindi al Tar Puglia, che gli dava ragione, annullato la nota della Soprintendenza sulla base di due ordini di considerazioni:

  • quella secondo la quale il PdC e l’autorizzazione paesaggistica rilasciati dal Comune dovevano considerarsi caratterizzati da una valenza annuale e non stagionale, non comparendo tale ultima limitazione in nessuno dei due provvedimenti;
  • quella per cui, in ogni caso, la Soprintendenza avrebbe dovuto esprimere il suo parere ex art. 146 d.lgs. 42/2004 limitatamente alla compatibilità paesaggistica del progettato intervento di modifica nel suo complesso ed alla conformità dello stesso alle disposizioni contenute nel piano paesaggistico e non sarebbe potuta giungere alla pronuncia di improcedibilità della pratica sulla base di un riesame della portata dei titoli rilasciati da altro ente (il Comune) se non travalicando le proprie competenze.

La Soprintendenza ricorreva quindi a Palazzo Spada, che però confermava la tesi del Tar Puglia, la quale "ha evidenziato con precisione tutti gli elementi che hanno fatto ragionevolmente propendere per una pronuncia di accoglimento dell’originario gravame".

Come ragionevolmente ritenuto dal TAR, infatti, le opere lignee in questione, seppure eventualmente intese originariamente dalla Soprintendenza nei suoi pareri come stagionali, sono state successivamente considerate annuali negli atti del Comune, come dimostrato dalle istanze di mantenimento dei manufatti per tutto l’anno avanzate dall’appellata, cui non è seguito alcun diniego, ma anzi il provvedimento dell’UTC del 7 luglio 2020, dalle autorizzazioni all’esercizio del bar e dai titoli stessi del 2012 che non facendo più cenno, come anticipato, al profilo solo stagionale paiono presupporre una prospettiva di impiego economico del sito più ampia di quella solo estiva.

Anche la qualificazione delle opere in questione come “amovibili” utilizzata dalle Amministrazioni per dimostrare la natura esclusivamente temporanea e quindi stagionale dei manufatti in questione, non consente, in realtà, a parere del Collegio, di attribuire automaticamente agli interventi costruttivi de quibus il carattere di opere destinate a permanere sui luoghi di causa solo nella stagione estiva, riferendosi più semplicemente ai manufatti che, in contrapposizione a quelli “non facilmente amovibili”, non dovranno essere necessariamente rimossi alla scadenza della concessione, ma passeranno nella proprietà del demanio.


LA SENTENZA INTEGRALE E' SCARICABILE IN ALLEGATO PREVIA REGISTRAZIOJNE AL PORTALE

Allegati

Leggi anche