Ingegneria Strutturale
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Un saluto a Gino Nicolais, professore, ingegnere, scienziato, innovatore

È morto il 12 gennaio 2026 Luigi “Gino” Nicolais, ingegnere chimico, docente, ministro dell’innovazione nella PA e già presidente del CNR. Nel 2012, in un’intervista a INGENIO, descriveva la conoscenza come un’impresa collettiva: “solo facendo rete, gruppo” si attraversano le frontiere della scienza. Una lezione che oggi parla anche a opere pubbliche e filiere tecniche.

Addio a Luigi “Gino” Nicolais: lo scienziato che ha portato l’innovazione nelle istituzioni

Nella notte del 12 gennaio 2026 si è spento a 83 anni Luigi Nicolais, per tutti “Gino”: ingegnere chimico, docente universitario, protagonista della ricerca italiana e, a tratti, della politica nazionale.

Un profilo raro nel panorama italiano: uno di quei tecnici capaci di attraversare laboratori, amministrazioni e palazzi senza cambiare linguaggio, ma portando ovunque la stessa ossessione—misurabile, concreta—per l’innovazione. 


Un percorso tra università, Regione, Governo e CNR

La sua biografia istituzionale racconta una traiettoria coerente, anche se multiforme: assessore della Regione Campania con deleghe a università, ricerca e innovazione (2000–2005), ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione nel Governo Prodi II (2006–2008), deputato (2008–2012) e infine presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (2012–2016). 

Il tratto distintivo, in tutte queste tappe, è sempre lo stesso: tenere insieme due mondi che in Italia spesso si guardano con sospetto—quello della conoscenza tecnico-scientifica e quello delle decisioni pubbliche—provando a farli dialogare senza ridurli a slogan. 

Dalla scienza dei materiali alla “macchina” pubblica: la sua eredità più attuale

Nicolais viene ricordato come un ricercatore con contributi importanti nello studio dei materiali e con una forte vocazione all’innovazione applicata. Non è un dettaglio “da curriculum”: nel settore delle costruzioni la frontiera dei materiali—dai compositi alle nuove formulazioni polimeriche, fino alle logiche di trasferimento tecnologico—è uno dei punti in cui si decide competitività, durabilità, sicurezza e sostenibilità reale delle opere. 

È anche per questo che la sua parabola parla direttamente a chi progetta e realizza opere: perché mette in scena un’idea semplice, ma difficile da praticare. La ricerca non è un capitolo separato; è un’infrastruttura invisibile che, quando funziona, accelera filiere, migliora prestazioni, riduce incertezze e rende possibile innovare “a norma”, non solo “a brochure”.

Un’idea di innovazione che diventa ecosistema

Tra i messaggi che tornano nei ricordi di queste ore c’è la sua insistenza su un tema cruciale: costruire ponti tra conoscenza e sviluppo economico, trasformando capitale umano e ricerca in opportunità industriali e territoriali. Nel racconto di chi ha lavorato con lui, questa visione si è tradotta anche in luoghi e progetti che hanno dato forma a un ecosistema dell’innovazione a Napoli e in Campania. 

Negli ultimi anni Nicolais era legato anche a iniziative come l’incubatore/acceleratore Materias, indicato più volte come una delle “creature” rivolte al futuro, nella logica di portare la ricerca fuori dai recinti e dentro processi produttivi e servizi. 

La lezione per il mondo delle costruzioni: competenza come politica industriale

Per chi opera nelle opere pubbliche e nel costruito, la scomparsa di Nicolais non è solo una notizia: è un promemoria. In un’epoca in cui digitalizzazione, transizione energetica e resilienza chiedono scelte tecniche sempre più complesse, la competenza non è un “optional etico”: è una forma di politica industriale. E quando un profilo come il suo riesce a stare in equilibrio tra ricerca e istituzioni, dimostra che l’innovazione non nasce per decreto, ma nemmeno cresce senza una Pubblica Amministrazione capace di comprenderla, governarla e valutarla. 

Io ho avuto modo di conoscerlo da editore di Ingenio più volte e anche di intervistarlo. Mi colpì la sua semplicità e disponibilità. Ricordo anche che scherzammo sulla nostra comune laurea, quella in ingegneria chimica, che porta spesso a una evoluzione "carrieristica" lontana dalle origini che avevano fatto da base per i nostri studi. Un grande personaggio per il nostro paese.

Il Prof. Gino Nicolais

Gaetano Manfredi (ripreso da Meta)

Napoli, il Sud, l’intero mondo della ricerca scientifica perdono un protagonista assoluto, un innovatore lungimirante a cui ero molto legato.
Con Gino Nicolais ho cominciato a collaborare negli anni ’90 sull’organizzazione della ricerca scientifica, con l’obiettivo di creare opportunità per i nostri laureati e di attrarre gli investimenti delle imprese tecnologiche. Un grande maestro e un grande esempio.
Un lavoro lungo, strutturato, che ha dato i suoi frutti nel tempo. Con Gino poi lo abbiamo proseguito quando è stato assessore regionale e poi ministro dell’Innovazione.
La ricerca deve moltissimo a lui, alla sua visione, alla connessione tra la conoscenza e la crescita dell’economia, alla capacità di valorizzare quel grande capitale umano che Napoli, la Campania e l’intero Mezzogiorno posseggono.
Difficile ricordare un personaggio di tale spessore con poche parole o pochi esempi; sono però certo che la grande eredità che ci lascia Gino sia il suo approccio: la volontà di guardare lontano, dare una dimensione internazionale alla ricerca, pensare continuamente all’innovazione. Mettere al centro della politica la competenza.
Non a caso, tutto ciò si è trasformato in un grande volano di sviluppo, concretizzato nel polo tecnologico di San Giovanni a Teduccio, nei tanti centri di ricerca e negli insediamenti delle aziende ad alto valore tecnologico nel nostro territorio.
Un insegnamento personale e collettivo che proviamo a tradurre ogni giorno in atti concreti e utili per le giovani generazioni.

Edoardo Cosenza (ripreso da META)

Gino mi ha insegnato tanto.
Scientificamente ci spinse, come gruppo di ricerca, a studiare l’utilizzo dei materiali compositi nelle costruzioni civili, fin dalla fine degli anni 80. E di strada ne abbiamo fatta tanta.
E poi ha sempre trasferito entusiasmo, passione, intraprendenza. E ci ha spinto a comprendere l’importanza della ricerca applicata, ma veramente applicata.
Uno straordinario scienziato, un visionario eccezionale, un amico formidabile.
Ciao Gino, non sei certo passato invano. Ci mancherai. Tanto.

Andrea Prota

Ho conosciuto Gino durante la mia tesi di laurea con cui è iniziato un percorso che spesso mi ha visto collaborare con lui sempre all' insegna della multidisciplinarietà e dell' innovazione. Seguendo il suo approccio gli FRP si sono consolidati come una tecnologia preziosa e molto diffusa anche nel settore delle costruzioni.
L' attuale assetto universitario che prevede le Scuole ebbe in lui un antesignano quando organizzò e fu Presidente del Polo Scientifico e Tecnologico della Federico II.
Forte è sempre stato anche il suo legame con il mondo delle professioni e così come costanti sono state negli anni le sue collaborazioni con l' Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli tramite cui la ricerca è l' innovazione sono state tradotte in strumenti utili per le pratiche applicazioni.
Mancherà a tutti noi il suo sorridente ottimismo e la sua visionaria simpatia.

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