Urbanistica tattica e rigenerazione urbana

Nata come modalità di adattamento informale degli spazi urbani in risposta a esigenze sociali ignorate dalla pianificazione istituzionale, l’Urbanistica tattica si sta sempre di più affermando come un’opzione ricca di potenzialità per attivare, attraverso la concertazione fra enti pubblici e cittadinanza attiva, processi di rigenerazione urbana a basso costo ed elevato contenuto sociale.


Di cosa parliamo, quando parliamo di Urbanistica tattica

Urbanistica tattica (traduzione letterale dall’inglese Tactical urbansim) è un‘espressione che fa riferimento a una grande varietà di pratiche di rigenerazione di spazi urbani marginali, interstiziali, abbandonati, sottoutilizzati o degradati, accomunate da tre caratteristiche principali:

  • provvisorietà delle realizzazioni (legata all’uso di materiali ‘poveri’, al ricorso a tecniche di autocostruzione e/o di strutture reversibili, o semplicemente a una disponibilità limitata nel tempo delle aree interessate); in ragione di tale caratteristica l’Urbanistica tattica è spesso assimilata all’Urbanistica temporanea (Temporary urbanism) - che però a rigore non contempla necessariamente gli altri due aspetti elencati di seguito - e viceversa;
  • coinvolgimento degli attori sociali presenti sul territorio, indipendentemente dal fatto che l’azione tattica sia di tipo informale (al limite o al di fuori della legalità), oppure che si collochi all’interno di percorsi di partecipazione civica sostenuti o organizzati da istituzione pubbliche (quartieri, municipi, amministrazioni comunali); anche nel secondo caso, dietro l’avvio di un’iniziativa di urbanistica tattica vi è di solito la sollecitazione di gruppi di cittadinanza attiva e associazioni;
  • basso costo delle opere; qualunque sia la provenienza delle risorse economiche impiegate (autofinanziamento, crowd-funding, contributi pubblici o privati) il principio informatore dell’urbanistica tattica può essere sintetizzato nello slogan: “Do more with less”.

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Realizzazione in autocostruzione della Place du Géant a Sant-Etienne (Francia): spazio di aggregazione sociale co-progettato dal Collectiv Etc con gli abitanti del quartiere (2011). © Collectiv Etc

Presupposti culturali e sviluppi recenti

Le fonti ispiratrici dell’Urbanistica tattica risalgono ad esperienze ed opere degli anni ’50-70 del Novecento - dal Movimento Situazionista al libro seminale di Henri Lefebvre “Il diritto alla città” (1968) - che, in contrasto con l’approccio deterministico della pianificazione urbana tradizionale, rivendicavano un ruolo attivo dei cittadini nel dare forma e significato all’ambiente urbano. La nozione di ‘tattica’ a cui si fa riferimento è quella proposta dal sociologo francese Michel De Certeau nel libro “L’invenzione del quotidiano” (1980) come “arte del debole che opera nello spazio altrui per tirarne fuori le potenzialità”.

Una ulteriore peculiarità degli interventi tattici, strettamente connessa al loro valore sociale (e quindi più al ‘processo’ di condivisione degli obiettivi e delle azioni che ne accompagna lo sviluppo, che non al ‘progetto’ spaziale risultante) è proprio la loro capacità di funzionare come ‘catalizzatori urbani’, ovvero di produrre effetti di riattivazione dei tessuti urbani che vanno oltre l’ambito specifico in cui si concentrano le opere, solitamente circoscritto. Inoltre, l’estrema adattabilità degli interventi alle condizioni fisiche, economiche e sociali del contesto fa sì che essi possano essere replicati con relativa facilità in situazioni simili all’interno del medesimo organismo urbano, oppure crescere nel tempo in modo incrementale. Per queste sue potenzialità l’Urbanistica tattica, da modalità d’intervento alternativa alle prassi consolidate di progettazione e gestione dello spazio pubblico, è oggi riconosciuta come una delle principali leve per l’attuazione di strategie di rigenerazione urbana, fondate sull’effetto cumulativo di azioni puntuali coordinate fra loro, nonché, da alcuni autori, come uno dei principali paradigmi dell’urbanistica contemporanea tout court.

Alcuni esempi di rigenerazione urbana, fra tattiche e strategie

Rientrano nell’alveo dell’urbanistica tattica, con una fortissima accentuazione sulla sua dimensione temporanea, sia i cosiddetti interventi pop-up (uso per periodi limitati, dell’ordine di giorni o settimane, di immobili abbandonati – es. fondi commerciali – per attività culturali o economiche), sia gli happening dimostrativi con cui superfici urbane sottratte alla fruizione collettiva (tipicamente, aree interstiziali, lotti inedificati nel tessuto urbano, parcheggi e piazzali asfaltati) vengono occupate e trasformate anche per poche ore in spazi pubblici (è il caso delle azioni cosiddette di guerriglia gardening e chiar bombing, o dei Park(ing) Days, organizzati dal 2005 in molte città del mondo, in cui per un giorno l’anno intere file di posti auto vengono riconvertite in sequenze di pocket gardens o micro-attrezzature pubbliche.

Si pongono invece l’obiettivo di innescare, attraverso sistemazioni a basso costo, processi di riqualificazione duraturi su piccoli spazi restituiti alla comunità (che di solito partecipa attivamente alla loro progettazione e gestione post operam e talvolta anche alla realizzazione) gli interventi, come spesso vengono definiti, di ‘agopuntura urbana'. Tra le esperienze europee più significative di questo tipo, anche dal punto di vista degli esiti architettonici, vale la pena di ricordare l’iniziativa “Estonoesunsolar” (“Questo non è uno spazio vuoto”) di Saragozza in Spagna, con cui, dal 2009 a oggi, sono state riattivate come piccole piazze, giardini e playgrounds ben 33 aree degradate nel centro storico della città, per un totale di 42.000 mq.

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Uno degli spazi urbani recuperati nel quartiere San Josè a Saragozza nell’ambito del progetto “Estonoesunsolar” (progetto Gravalos & Di Monte) © Patrizia di Monte

Rientrano invece nell’amplissima casistica di interventi finalizzati alla rigenerazione di tessuti urbani periferici, i programmi, lanciati dalle rispettive amministrazioni comunali, “Superilles” (“super-isolati”) di Barcellona (dal 2016) e “Piazze Aperte” di Milano (dal 2018), entrambi incentrati sul ridisegno di incroci viari finalizzato al recupero e successivo allestimento con asfalti colorati e arredi urbani amovibili di spazi pedonali di quartiere.

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Sistemazione urbana nel quartiere Loreto Nord nell’ambito del progetto “Piazze Aperte” di Milano © Comune di Milano 

Molto interessanti, infine, i (pochi) casi di grandi aree destinate a interventi di trasformazione o ristrutturazione urbanistica mai decollati per mancanza di investitori, reimmesse almeno in parte nel circuito urbano grazie a interventi di urbanistica tattica. [...]

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