Ridare vita all’esistente partendo da un’attenta lettura delle origini del sistema strutturale

Massimo Mariani - Consigliere C.N.I. con Delega alla Cultura 25/01/2016 8514

La nostra Ingegneria del Consolidamento e del Restauro degli edifici deve allontanarsi da modellazioni evanescenti su sistemi murari i cui comportamenti possono accostarsi più alle leggi del "caos" e dell'"impredicibilità" che alla statica e alla dinamica; Essa deve continuare nell'empirismo e nella scienza tra loro all'unisono.

Gli articoli che seguiranno sono tutti uniti dalla stessa filosofia che è quella di far convergere nella nostra Ingegneria la "scienza" e le "applicazioni della scienza" unite senza soluzione di continuità né subordine dell'una rispetto alle altre.
Bene!

Insomma, come sempre premetto nelle mie lezioni e nei miei seminari, basta con le astruse modellazioni ed elaborazioni fisico-matematiche, ovunque figlie di una normativa che tra emanazioni e rettifiche è sempre più fondata solo sul calcolo di progetto (non di verifica) di qualsiasi sistema strutturale.

La nostra Ingegneria del Consolidamento e Restauro degli edifici deve ridestarsi e allontanarsi dall'evanescenza irreale delle analisi e delle modellazioni computerizzate ed elaborate su sistemi in particolare murari, tanto incerti i cui comportamenti dinamici possono accostarsi più alle "leggi del caos" e "dell'impredicibilità" che alla statica e alla dinamica. Si stanno sempre più proponendo "modelli giocattolo", come li chiamano i fisici, "che rappresentano solamente l'estetica inutile di un'elaborazione, il più delle volte estranea dal reale".

Dobbiamo tornare, soprattutto attraverso la "Formazione Professionale Permanente", a divulgare l'Arte e l'Artigianato della nostra disciplina, fornendo ai giovani colleghi e a chi voglia approfondire il proprio sapere, gli strumenti indispensabili per un'attenta lettura delle origini e del quadro fessurativo del sistema strutturale che si sta studiando.

Purtroppo anche i maestri sia nell'Università che nella Professione stanno scemando.

Il giovane è sempre più sicuro di decodificare la realtà schematizzandola senza interpretazione e solo attraverso fantasie cattedratiche inattuabili prive dell'"esperienza cantieristica che proviene dall'aver vissuto rapporti umani" con chi, con fatica, muove le cose.
Quindi il nostro fine dovrà essere quello di suscitare soluzioni artigianali e ingegneristiche; solo dopo si ricorrerà alle modellazioni della struttura analizzata per verificare la giustezza delle ipotesi preliminarmente connotate e delineate con il disegno (possibilmente a mano libera).

Dobbiamo far acquisire a chi progetta la forza di ipotizzare gli interventi e le tecniche, sempre nel rispetto del bene, necessarie per risolvere i problemi strutturali presenti successivamente alla decodifica colta dai segni che la struttura ha mostrato.

Riprendo quindi i miei pensieri iniziali con la soddisfazione di presentare gli studi che seguiranno che palesano gli indirizzi che ho espresso da imprimere alla nostra Ingegneria del futuro prossimo.
Anche se sono consapevole che il cambio della tendenza attuale nell'educazione culturale e nell'insegnamento sarà difficile, sono al contempo convinto che dovremo adoperarci, oggi come mai, affinché nel Consolidamento e Restauro degli edifici si continui sui passi della nostra Scuola Italiana, unica al mondo in questo settore.

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