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Aggregati riciclati e acque di recupero: perché il vero tema è industriale prima ancora che ambientale

Aggregati riciclati e acque di recupero stanno cambiando il modello industriale del calcestruzzo sostenibile. La vera sfida non riguarda solo il riciclo, ma la capacità di garantire qualità, continuità produttiva e prestazioni strutturali lungo tutta la filiera.

L’utilizzo di aggregati riciclati e acque di recupero nel calcestruzzo continua a crescere nel dibattito tecnico e normativo, ma il loro impiego reale nel mercato resta ancora limitato. Secondo diversi approfondimenti pubblicati da INGENIO, solo una quota molto ridotta degli aggregati riciclati viene oggi utilizzata per produrre nuovo calcestruzzo, mentre gran parte del materiale viene destinata a sottofondi, riempimenti e infrastrutture stradali.
Il problema non riguarda solo la tecnologia del materiale, ma soprattutto la capacità industriale di controllare filiera, qualità, costi, continuità produttiva e manutenzione degli impianti.
Ne parliamo con Giovanni Pinto di Heidelberg Materials Italia (la ex Italcementi), società impegnata nello sviluppo di soluzioni legate all’economia circolare nel settore del calcestruzzo.


La circolarità come leva industriale per il settore del cemento

Come viene visto oggi il tema in Heidelberg Materials?

Da diversi anni, Heidelberg Materials adotta una politica di circolarità che prevede l’utilizzo di cementi e calcestruzzi ad alto contenuto di riciclato e/o bassa impronta carbonica. Laddove possibile, utilizziamo aggregati riciclati o artificiali, contribuendo significativamente alla riduzione dei rifiuti da costruzione e demolizione (C&D). L’impiego di aggregati riciclati e acque di recupero non è solo una risposta normativa, ma rappresenta una leva strategica e industriale.

L’economia circolare è infatti un pilastro del modello industriale: l’uso di materiali da costruzione e demolizione come materie prime seconde consente di:

  • ridurre il consumo di risorse naturali
  • limitare i rifiuti destinati a discarica
  • abbattere le emissioni legate all’estrazione e al trasporto

Tuttavia, il vero punto non è “se” utilizzare questi materiali, ma come integrarli in modo stabile nei processi produttivi, garantendo qualità, continuità e prestazioni.

Il valore economico e strategico degli aggregati riciclati

Il mercato riconosce il valore degli aggregati riciclati?

Oggi il mercato non sempre riconosce pienamente il valore industriale degli aggregati riciclati.

Il loro costo include:

  • demolizione selettiva
  • trattamento e selezione
  • controlli qualitativi
  • logistica dedicata

Di conseguenza, gli aggregati naturali restano spesso più competitivi sul piano economico, soprattutto in mercati poco regolati o senza incentivi specifici.

Questo spiega perché il tasso di sostituzione sia ancora molto contenuto: in Italia si attesta intorno allo 0,58%, ben al di sotto del potenziale (Rapporto di Sostenibilità Federbeton 2024).

Per quanto riguarda Heidelberg Materials, la maggior parte dei nostri cementi ha un contenuto di materiale riciclato/recuperato che può arrivare fino a circa il 50-60 % nei cementi di altoforno utilizzati ad esempio per i progetti del Ponte S. Giorgio di Genova e della Diga Foranea di Genova o per la Linea Alta Velocità Brescia Verona. Per i calcestruzzi esiste una gamma di prodotti con contenuto minimo di riciclato che va dal 5% per i prodotti CAM (Criteri Ambientali Minimi) fino a percentuali più alte per prodotti Tylor Made per progetti con migliorie CAM o conformi ai protocolli di sostenibilità in edilizia (LEED, BREEAM). Nel 2025 abbiamo impiegato oltre 36.000 ton di aggregati industriali, utilizzati per la produzione di 257.300 m3 di calcestruzzo (pari al 9% della produzione totale di calcestruzzo in Italia), e recuperato circa 15.800 ton di aggregati riciclati, impiegati nel confezionamento di 87.800 m3 di calcestruzzo (che rappresenta il 3.1% della produzione totale di calcestruzzo in Italia)

La qualità del materiale nasce dalla filiera

Quanto conta la filiera nella qualità del materiale?

L’intera filiera dell’edilizia deve svolgere un ruolo in questo contesto. L’adozione di processi di “demolizione selettiva” degli edifici, che prevedono la rimozione controllata e separata dei materiali da costruzione, diventerà sempre più essenziale. Questo metodo consente di ottenere aggregati riciclati di alta qualità, garantendo una maggiore durabilità e resistenza del calcestruzzo, e aumenta i quantitativi di impiego, preservando i materiali naturali di cava.

Senza un controllo a monte, il materiale può presentare delle impurità, un’elevata variabilità e di conseguenza prestazioni meno prevedibili. Noi invece dobbiamo assicurare la massima qualità e durabilità dei nostri prodotti. Per questo motivo, sono importanti processi integrati e controlli rigorosi lungo tutta la filiera. Anche se uno degli ostacoli ad un maggiore utilizzo, è rappresentato dalla mancanza di disponibilità su tutto il territorio nazionale di materie prime seconde e di una filiera attrezzata a fornire i produtto di cemento e calcestruzzo.

Dove gli aggregati riciclati sono già una realtà industriale

Dove è già sostenibile l’utilizzo e dove no?

Esistono già ambiti in cui l’impiego è industrialmente consolidato:

  • sottofondi stradali
  • riempimenti
  • opere non strutturali

Nel calcestruzzo strutturale, invece, l’utilizzo è possibile ma regolato da limiti normativi (NTC 2018, UNI 11104) e varia in funzione della classe di resistenza.

Inoltre, le quantità di materiali idonei all’utilizzo per calcestruzzi strutturali non sono sempre sufficienti per costruzioni più complesse in termini di tempo e di volumi di calcestruzzo necessario.

Questo comporta che alcune applicazioni sono già mature ma altre richiedono ancora ottimizzazione tecnica ed economica.

La gestione delle acque di recupero tra tecnologia e controllo

Quanto è complessa la gestione delle acque di recupero?

La gestione industriale delle acque di riciclo è tecnicamente complessa. Per garantire la qualità del calcestruzzo, è necessario monitorare continuamente la densità, il contenuto di fini sospesi e la composizione chimica. I produttori di calcestruzzo devono quindi avere sistemi di controllo avanzati, personale qualificato e procedure standardizzate. In altre parole, le acque di recupero rappresentano una risorsa, ma solo se gestite con un approccio industriale e non occasionale. Non si tratta solo di risparmiare acqua, ma di trasformare un flusso di scarto in una risorsa controllata.

È sull’impianto, poi, che si gioca la partita. La gestione dell’acqua di recupero richiede, infatti, un’infrastruttura dedicata con vasche di raccolta e sedimentazione, sistemi di separazione fisica (filtropresse, betonwash), sistemi di ricircolo, strumenti di misura e controllo e un’integrazione con il sistema di dosaggio a fronte di un investimento impiantistico e una manutenzione costante.

I fattori chiave per accelerare l’economia circolare nel calcestruzzo

Quali sono i vantaggi per un produttore di calcestruzzo?

  • riduzione del consumo di acqua primaria
  • minore produzione di reflui
  • maggiore autonomia dell’impianto
  • ottimizzazione dei costi nel medio periodo

In un contesto di crescente attenzione alla risorsa idrica, questo diventa un vantaggio competitivo.

Si potrebbe dire che una corretta gestione dell’acqua non è solo una scelta ambientale ma vera e propria resilienza industriale.

In Italia abbiamo raggiunto una quantità di utilizzo di acqua di recupero dal processo dell’industria del calcestruzzo che ha consentito un risparmio medio del 25-30% (in alcuni territori particolarmente virtuosi raggiungiamo risultati anche più lusinghieri).

C’è un aspetto da evidenziare nella gestione dell’acqua: il principale ostacolo all’impiego di maggiori percentuali di acqua “secondaria” sia da ricercare essenzialmente in Capitolati di vecchia concezione e in una cultura al suo utilizzo ancora poco diffusa tra i tecnici delle Pubbliche Amministrazioni e delle Imprese che talvolta percepiscono l’acqua di riciclo come un elemento che potrebbe andare a discapito della qualità del calcestruzzo. Un pregiudizio che non ha basi fattuali reali, dato che l’acqua secondaria, prima di essere reinserita nel processo produttivo, viene accuratamente analizzata e non incide sulle prestazioni finali del calcestruzzo.

I fattori chiave per accelerare l’economia circolare nel calcestruzzo

Quale sarà il fattore decisivo nei prossimi anni?

Non esiste un unico fattore, ma una combinazione di elementi.

I più determinanti saranno:

  • qualità e organizzazione della filiera
  • maggiore disponibilità di materiali selezionati
  • evoluzione normativa (es. CAM)
  • competitività economica
  • maturazione culturale del mercato

In particolare, l’introduzione di requisiti minimi come l’obbligo del 5% di materiale riciclato negli appalti pubblici rappresenta un passaggio importante.

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