ANIDIS 2025, Campi Flegrei: storia eruttiva, cenere e bradisismo. Le priorità tecniche viste dall’INGV
La relazione evidenzia le implicazioni ingegneristiche: tetti e reti vulnerabili, trasporti a rischio e mappe di danno per la Protezione Civile. Una gestione preventiva è cruciale per affrontare la fase dinamica dei Campi Flegrei.
La relazione inaugurale del prof. Giovanni Macedonio ha rimesso ordine – con grande chiarezza – in ciò che oggi sappiamo dei Campi Flegrei: un sistema vulcanico attivo, densamente abitato e in fase dinamica. Ne riporto i passaggi essenziali, con un’attenzione particolare agli impatti ingegneristici.
Un vulcano a caldera (e non un cono)
I Campi Flegrei sono una caldera di ~12 km di diametro, nata dal collasso successivo a due eruzioni catastrofiche (ignimbrite campana ~39 ka; tufo giallo napoletano ~15 ka). Negli ultimi 15.000 anni si contano oltre 70 eruzioni, da bocche differenti, che hanno modellato un paesaggio craterizzato. Diverso il Vesuvio, monogenetico, con attività concentrata nello stesso edificio.
Un dettaglio storico-scientifico interessante: il deposito dell’Ignimbrite campana (livello Y-5), rintracciabile in tutta Europa, è un marcatore cronologico usato per datare siti archeologici: ciò che sta sopra è più giovane, ciò che sta sotto è più antico.
Perché la cenere vulcanica è un problema (ingegneristico)
La cenere dei Campi Flegrei è fatta di particelle vetrose finissime e taglienti: respirata, provoca lesioni; sui pascoli può causare problemi agli animali (fluorosi). Ma per chi progetta e gestisce infrastrutture, i nodi sono soprattutto quattro:
- Tetti e strutture – La pianificazione utilizza un valore guida di 300 kg/m² di carico da cenere (curva di pericolosità a 5% di probabilità per scenari di taglia media) per definire zona gialla e priorità. Macedonio lo ha ribadito con forza: non è una soglia “magica” – conta la tipologia costruttiva – ma è un riferimento operativo solido.
- Fragilità diverse: i tetti in legno mostrano probabilità di collasso già sotto i 300 kg/m²; le coperture su telai in c.a. tollerano carichi nell’ordine di tonnellate/m².
- Carico NON uniforme: il vento sposta e accumula cenere, creando drift locali che innalzano il rischio anche se la media è inferiore alla soglia.
- Reti e servizi – Accumuli su isolatori generano archi voltaici e blackout. Le alte concentrazioni in atmosfera degradano la propagazione radio: cellulari e GPS possono risultare inaffidabili.
- Mobilità – Cenere su parabrezza e segnaletica, comportamento abrasivo coi tergicristalli, strade scivolose. L’aviazione è particolarmente sensibile: l’operatività può essere limitata/chiusa in funzione delle concentrazioni e degli avvisi aeronautici (soglie molto restrittive).
- Mappe di carico → mappe di danno – Il flusso operativo descritto dal gruppo: ogni giorno si scaricano i dati meteo e previsioni a 72 ore, si eseguono simulazioni di dispersione, si producono mappe di carico (pre-matrici) che vengono integrate con statistiche sulle tipologie edilizie per ottenere mappe di danno da inviare alla Protezione Civile (esercitazioni ed emergenze).

La “zona gialla” e il vento
La zona gialla (cenere) si costruisce anche con dataset meteo pluridecennali (passi di 6 ore, a diverse quote). La forma asimmetrica verso est riflette la direzione prevalente dei venti in quota. Per legge non prevede evacuazione preventiva generalizzata, ma – con un preavviso di 2–3 giorni – si valutano spostamenti selettivi (ospedali, fragili) in funzione degli scenari.
Guarda la relazione integrale di Giovanni Macedonio.
Tipologia eruttiva: perché qui preoccupano le eruzioni esplosive
Non sono le colate laviche a creare lo scenario peggiore, bensì le eruzioni esplosive. L’immagine usata dal relatore è efficace: come una bottiglia di champagne, il gas intrappolato nel magma si espande nel condotto, la “schiuma” diventa instabile, il magma si frammenta e viene espulso come spray di gas caldi e particelle incandescenti.
Modelli fisici descrivono frammentazione, flusso, turbolenza e aggregazione: servono per stimare portata eruttiva, distribuzione granulometrica e densità dei depositi. La statistica storica indica, su base flegrea, una netta prevalenza di eventi piccoli (~60%), poi medi (~25%) e una frazione residua <~20% di eventi grandi; gli scenari catastrofici antichi(tipo “tufo giallo”) non sono quelli di riferimento attuale.
Bradisismo: prove antiche e misure moderne
Il bradisismo – il lento salire/scendere del suolo – è documentato da secoli. Emblematico il cosiddetto “tempio” (in realtà macellum, mercato) di Pozzuoli: sulle colonne sono visibili le bande scure dei litodomi (molluschi marini), prova delle immersioni ed emersioni nel tempo. Fotografie storiche mostrano porzioni del sito sotto il livello del mare negli anni ’50; oggi il piano è ~1,4 m sopra.
Le misure moderne combinano livellazioni storiche, GNSS, InSAR e boe GPS offshore (zavorre con pali strumentati) che confermano come la deformazione a terra si prolunghi in mare con forma coerente.
Le grandi crisi del ’900 e la fase attuale
- 1968–72: sollevamento ~1,7 m; evacuazioni e danni diffusi.
- 1982–84: sollevamento ~1,8 m; ~40.000 evacuati; danni strutturali.
- Post-1984: subsidenza lenta (~1 m), poi nuova risalita.
- Oggi: tasso medio ~15 mm/mese (con fasi più rapide). Nel 2023 il livello ha superato quello del 1984. Gli effetti infrastrutturali sono concreti: tratti di metropolitana/ferrovia chiusi per deformazioni incompatibili con l’esercizio.
Sismicità “ad anello”, numeri e correlazioni
La sismicità è superficiale (tipicamente 2–4 km), con concentrazione ad anello nella parte centrale della caldera e un “gap” al centro; alcuni eventi leggermente più profondi verso Pozzuoli. Negli ultimi 12 mesi (agosto 2024–agosto 2025) si contano ~7.000 terremoti, con picchi >2.000/mese nelle fasi più attive. Il 13 giugno 2025 si è registrato un M 4.6, l’evento più energico degli ultimi decenni.
Dato cruciale per la gestione: tra sollevamento e numero di eventi esiste una correlazione esponenziale (power law): più aumenta la velocità di sollevamento, più cresce – e in modo non lineare – la frequenza (e la magnitudo massima attesa).
Gas e ipotesi di sorgente
Il monitoraggio geochimico segnala incremento della CO₂. All’aperto, le concentrazioni restano sotto le soglie critiche; indoor (cantine, locali bassi) possono però accumularsi a livelli che causano distress respiratorio, motivo per cui servono misure caso per caso.
Gli indici isotopici e i rapporti tra specie gassose puntano a un sistema idrotermale a 2–3 km in pressurizzazione (temperatura/pressione in aumento). Due le ipotesi non mutualmente esclusive:
- Riscaldamento da gas profondi che alimentano l’idrotermale (“fornello” sotto la caldera);
- Intrusione magmatica a bassa profondità.
La seconda comporterebbe preavvisi più brevi e impatti diversi sugli scenari.
Dalle mappe al decreto: il “rischio da deformazione del suolo”
Oltre alle classiche zone rossa (flussi piroclastici) e gialla (cenere), dal 12 ottobre 2023 è riconosciuto per la prima volta un “rischio da deformazione del suolo”: un inquadramento che abilita percorsi di messa in sicurezza del patrimonio edilizio e misure di supporto ai cittadini e alle attività.
Che cosa deve fare (subito) la comunità tecnica
- Verifiche di copertura – Integrare 300 kg/m² nei capitolati e nelle verifiche delle coperture esistenti (con attenzione a legno, guaine, lattonerie, lucernari) e progettare vie di scarico e procedure di rimozione in sicurezza.;
- Piani locali – Calare le mappe di carico/danno su catasto edilizio, scuole, ospedali, vie di fuga, nodi energetici e digitali;
- Continuità operativa – Prevedere ridondanze per energia/telecom (isolatori, quadri, antenne), protocolli di guida in cenere e presidi per aria indoor in spazi seminterrati.;
- Monitoraggi – Tenere un canale tecnico stabile con INGV/Protezione Civile per gli aggiornamenti su tassi di sollevamento, sismicità e scenari vento (72 ore).
Conclusione (da ingegnere, prima che da cronista)
La lezione di Macedonio ha riportato la discussione sui fondamentali operativi: cenere (con il riferimento di 300 kg/m²), bradisismo, sismicità correlata, gas e mappe che diventano decisioni. È lì che dobbiamo lavorare come comunità professionale, prima che l’emergenza decida al posto nostro.
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