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Cina e Cambiamento Climatico: l'approfondimento di Kyoto Club

Il ruolo e la posizione della Cina nella lotta al cambiamento climatico sono stati al centro dell’incontro “Climate Change Perspectives: the path of China”, a cura di Kyoto Club e del Comitato Tecnico Scientifico di Key Energy.

Il ruolo e la posizione della Cina nella lotta al cambiamento climatico sono stati al centro dell’incontro “Climate Change Perspectives: the path of China”, a cura di Kyoto Club e del Comitato Tecnico Scientifico di Key Energy.

I temi sul campo erano molti, come ad esempio il modo migliore per attuare gli impegni assunti bilateralmente da Stati Uniti e Cina alla Cop26 di Glasgow, mantenendo l’incremento della temperatura entro i 2 °C e implementando i piani nazionali di intervento per ridurre le emissioni di metano, promuovere le tecnologie per l’energia rinnovabile e creare dei gruppi di lavoro che si incontrino a scadenza regolare per portare avanti questi processi multilaterali.

La domanda principale è, però, se il clima diventerà per la Cina una priorità o resterà sullo sfondo, dove è stato relegato dall’emergenza pandemica e dai problemi economici ad essa collegati. Dopo gli interventi in remoto di Zha Daojiong, docente di Politica economica internazionale all’Università di Pechino, e di Flora Kan, Team leader della EU-China Energy Cooperation platform, il tema è stato discusso da Roberto Pagani, già Consigliere per la Scienza e la Tecnologia del Consolato generale d’Italia a Shanghai, Alberto Brandanini, già Ambasciatore della Repubblica Italiana nella Repubblica Popolare Cinese e Giorgio Prodi del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Ferrara.

La Cina, è stato detto, ha una propria strategia in materia di clima, con un obiettivo globale al 2060 - contro il 2050 dell’Europa -, diverso da quella europea perché si tratta di un paese diverso, con un diverso livello di sviluppo economico. Questo obiettivo, che va comunque nella stessa direzione di quello europeo, viene modulato nei piani quinquennali e applicato con flessibilità maggiore di quella del Vecchio Continente.

Ed è proprio la maggior attitudine cinese ad adattare gli obiettivi strategici alla situazione contingente, assieme alla nota capacità di attuare quanto stabilito, che fanno ben sperare.

Nelle conclusioni, affidate a Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club, è stato ricordato che la Cina è il più grande investitore mondiale nel settore delle rinnovabili e che tra dieci anni il 20% della auto elettriche vendute in Europa saranno prodotte in Cina. Tutti elementi che sottolineano come, su questi temi, nel quadro geopolitico policentrico, come quello che si sta modellando negli ultimi anni, sul tema della lotta al cambiamento climatico la strada della collaborazione sia aperta, e vitale.