Congiuntura Flash Febbraio 2026: industria ancora fragile tra export debole ed energia cara. Il “decreto bollette” può incidere sui costi
Il 2026 si apre con un quadro economico disomogeneo: i servizi accelerano e gli investimenti in beni strumentali tengono, mentre la manifattura resta debole. Energia cara, credito più costoso ed export fragile frenano una ripresa ancora selettiva.
L’avvio del 2026 si presenta più incerto del previsto. Dopo un 4° trimestre 2025 positivo per l’Italia (+0,3% del PIL), sostenuto dal contributo degli investimenti collegati al PNRR, i primi segnali del nuovo anno mostrano un’economia che procede in modo disomogeneo: i servizi accelerano e la fiducia delle famiglie migliora lievemente, mentre la manifattura resta in una fase di recupero parziale e debole, condizionata da domanda ancora fragile e dinamiche esterne non lineari.
Energia: prezzi elevati e in risalita. Attesa per gli effetti del decreto “bollette”
Il fronte energetico resta centrale. A febbraio il petrolio risale a 71 dollari/barile (da 63 a dicembre) e il gas si mantiene su livelli alti (33 €/MWh, da 28 a fine 2025), dopo la fiammata di gennaio. In questo contesto il documento evidenzia il potenziale ruolo del decreto “bollette”, che potrebbe contribuire a ridurre in modo sostanziale il prezzo dell’energia, con un passaggio determinante legato all’approvazione della Commissione UE.
Resta inoltre un elemento strutturale: il prezzo dell’elettricità in Italia è indicato come molto più alto rispetto agli altri principali Paesi europei, con implicazioni importanti per i comparti energivori.
Credito: BCE ferma, ma il costo per le imprese torna a salire
Sul lato finanziario, la BCE mantiene invariato il tasso di riferimento al 2,00% (fermo da metà 2025) mentre nell’Eurozona l’inflazione scende al +1,7% a gennaio. Tuttavia, per le imprese italiane il costo del credito mostra un’inversione: il tasso pagato sale al 3,58% a dicembre (da 3,38% a settembre), segnale che può incidere sulla capacità di investimento e sulla gestione del circolante.
Investimenti: bene i beni strumentali. Costruzioni: fiducia in calo, ordini sotto pressione
Tra le note più favorevoli, emergono indicazioni positive sugli investimenti in impianti e macchinari, supportate dal miglioramento della fiducia nella manifattura e soprattutto nel comparto dei beni strumentali. In parallelo, la fiducia nelle costruzioni peggiora per il terzo mese consecutivo, penalizzata dai giudizi sugli ordini; restano però favorevoli le attese a breve sui piani di costruzione.
Consumi: manca ancora un trend. Servizi in espansione
I consumi restano un punto critico: a dicembre le vendite al dettaglio calano (-0,9% in volume) e quasi azzerano la crescita del trimestre (+0,1%). A gennaio si registra un incremento degli acquisti di auto, ma la fotografia complessiva resta prudente, anche perché la fiducia delle imprese del commercio scende molto, pur con giudizi sulle vendite ancora positivi.
Di segno diverso i servizi: l’HCOB-PMI rimane in area espansiva e rafforza il segnale (52,9 a gennaio), accompagnato da un marcato miglioramento della fiducia delle imprese del terziario.
Industria: recupero fragile e molto disomogeneo. Il 2025 resta lievemente in rosso
Il quadro manifatturiero resta delicato. A dicembre la produzione industriale torna a scendere (-0,4%), mentre il 4° trimestre chiude comunque in positivo (+0,9%), confermando un recupero ancora intermittente. Sull’intero 2025 la variazione dell’industria è indicata come lievemente negativa (-0,2%), segno che l’inversione non è ancora consolidata. Anche il PMI manifatturiero migliora solo marginalmente e resta in area recessiva.
Focus settoriale: farmaci e metalli sostengono, auto e moda restano in crisi
La lettura per comparti evidenzia una forte eterogeneità:
- Automotive e filiera tessile-abbigliamento-pelli sono i segmenti più deboli: il documento richiama fattori come domanda, incertezza, import e condizioni esterne;
- Farmaceutica e metallurgia trainano invece la crescita: nel primo caso il contributo dell’export è rilevante (con riferimento anche a dinamiche di scorte), mentre la metallurgia mostra resilienza pur nel quadro dei dazi USA su acciaio e alluminio;
- L’alimentare conferma un profilo più “anticiclico”, contribuendo alla tenuta data la sua rilevanza sul totale industria.
Export: dicembre in crescita, ma trimestre in calo. Effetto cambio e domanda estera ancora debole
A dicembre l’export italiano di beni cresce (+0,6% a prezzi costanti), ma il 4° trimestre chiude in calo (-1,9%). Il documento segnala inoltre un dollaro più svalutato sull’euro (1,18): un fattore che attenua solo in parte i rincari, ma può anche contribuire a frenare l’export. Gli indicatori sugli ordini esteri manifatturieri a gennaio restano deboli, seppure in lieve miglioramento.
Scenario internazionale: Eurozona timida, USA solidi ma lavoro debole, India in espansione
Sul contesto esterno:
- L’Eurozona mostra una crescita moderata nel 4° trimestre (+0,3%) e segnali differenziati dai PMI (Germania più forte nei servizi; Francia più debole nell’industria);
- Gli USA mantengono un buon ritmo dell’attività economica, ma con un mercato del lavoro più debole (+130mila occupati, dopo un trimestre negativo);
- L’India conferma espansione manifatturiera e un profilo di dinamismo sostenuto.
Cosa ci dice il documento: 2026 di “selettività”, non di inerzia
Il messaggio complessivo è che il 2026 si apre con opportunità e freni che convivono: servizi e investimenti in beni strumentali offrono supporto; energia, export e credito restano variabili decisive; la manifattura mostra segnali di recupero, ma su una base che nel 2025 è ancora lievemente negativa.
Per la filiera delle costruzioni e dell’industria delle tecnologie, questo quadro suggerisce un approccio pragmatico: meno affidamento su un rimbalzo “automatico” e più attenzione a ciò che è davvero leva competitiva nel breve periodo — costi energetici, stabilità finanziaria, capacità di investimento e qualità degli ordini.
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