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GIS e Catasto nell'era del cloud e delle informazioni geografiche per tutti

Il mondo della cartografia catastale ha subito diverse rivoluzioni in termini di funzionalità, utilizzo e disponibilità di dati geo-cartografici e dei dati censuari. La digitalizzazione in quest'ambito è stata protagonista. In questo articolo una panoramica, dagli albori ad oggi, delle principali tecnologie utilizzate in ambito catastale.

Cartografia catastale: un mondo trasformato dalla digitalizzazione

Il mondo della cartografia catastale ha subito diverse rivoluzioni in termini di funzionalità, usabilità, e disponibilità di dati storici e molte altre facilities o anche gestione a livello globale, nei più ampi spazi della integrazione dei processi geo-cartografici e dei dati censuari.

Le due date da ricordare per la formazione del nuovo catasto, sono quelle della circolare 2/87 e 2/88, con successive modifiche ed integrazioni, con l'istituzione di nuove procedure di gestione dei rilievi geo-topografici, che rappresentano la modalità di formazione della mappa digitale del catasto, attraverso gli atti di geometrici di aggiornamento (PREGEO).

In successione, a partire dall' 1/1/1997, il Catasto Urbano si affida alle norme e alla procedura informatica DOCFA.
Eravamo nel pieno della nuova cultura della cartografia digitale e del GIS, e molto dell’archivio storico della cartografia catastale era già stato digitalizzato e anche normalizzato.

La gara tecnologica sul nuovo sistema cartografico del catasto fu vinta dal gruppo di progetto della SOGEI, introducendo l’allora tecnologia GIS basata sulla soluzione Fire (di Xmarc, acquisita al 100% nel 2014 dall'italianissima Intersistemi Italia spa).

Uno smacco per gli allora leader nell’ambito delle soluzioni GIS come Autodesk, ESRI, ed altri, che non ebbero la capacità di interpretare correttamente le necessità della Amministrazione Centrale Catastale, il cui obiettivo era quello di costruire una dorsale cartografica, tra gli oltre 70 uffici periferici, e la cui tecnologia doveva, ovviamente, permettere lo sviluppo e customizzazione di sistemi unici e proprietari. Visione che a quei tempi non faceva parte del DNA dei grandi gruppi della geo-informatica.

Fig. 1 - Mappa iconica di alcune risorse a rete del catasto italiano (estratto da Il Sistema Catastale 2022, pubblicazione a cadenza annuale della DIREZIONE CENTRALE Servizi Catastali, Cartografici e di Pubblicità Immobiliare dell'Agenzia delle Entrate).

Da WEGIS al GIS, passando per il WMS

La formazione presso gli uffici dell’Agenzia del Territorio sul nuovo sistema di gestione cartografica chiamato WEGIS, avvenne tra gli anni 2001-2002, e presumibilmente l’intero progetto cominciò a prendere piede diversi anni prima, mentre in realtà si andava capitalizzando la prima fase di digitalizzazione della cartografia catastale, che tra l’altro mise a punto il primo vero formato cartografico digitale, che divenne famoso come il formato CXF, che altro non era che una prima edizione del famoso approccio XML, che l’informatica ormai condivisa con il mondo del WEB aveva adottato come soluzione per mappare risorse distribuite su server lontani, o su altri documenti.

La vera rivoluzione catastale comincia quindi con il sistema WEGIS, che permetterà pian piano di rimodellare le mappe catastali, permettendo allo stesso momento di aggiornarle attraverso Gli atti geometrici di aggiornamento della procedura di rilievo e aggiornamento della mappa catastale (PREGEO).

Fig.2 - L'insieme di diverse viste basate sullo sfondo cartografico catastale e OSM. Dati che un qualsiasi utente GIS può impiegare nelle applicazioni di neo-geografia. In questo caso il portale è quello del progetto GeoSDH, che permette di gestire progetti di fotogrammetria tradizionale e da droni, oltre a dati geospaziali come Nuvole di Punti, ed altro.

Numeri di transazione tra i sistemi che fanno impressione, se si pensa al fatto che ancora oggi vengono presentati circa 500 mila atti di aggiornamento l’anno.
È chiaro che nel tempo il sistema centrale catastale, (territorio web) ha puntato a processi di automazione sempre più spinti, con la difficoltà di tenere in conto anche la complessità normativa degli atti, che devono presentare diversi livelli di validità legale, tecnica e storica.

Con l’avanzamento delle reti e del livello di complessità delle applicazioni WEB, e nello specifico della diffusione del mondo Open GIS e dei formati di accesso alle informazioni geografiche legate alla cartografia, si cominciò a parlare di risorse e informazioni condivise, e nel 1999 fu rilasciata da parte di OCG la prima versione dello standard chiamato WMS (Web Mapping Service).

Ma bisognerà aspettare oltre 20 anni affinché il WMS entri a pieno titolo nell'uso dei dati cartografici catastali. Nella realtà ciò che ha permesso di portare il catasto Italiano a rilasciare i suoi dati geometrici, non è stata la buona o cattiva volontà della direzione politica di questo organismo, bensì come al solito le esigenze di normalizzare il dato geografico con quanto succede in Europa.

Stiamo parlando della direttiva INSPIRE, che tanta strada ha fatto nel mondo che si chiama di volta in volta cartografia, dati geospaziali, e quindi l’uso degli stessi in ambito PAC/PAL, che per gli addetti ai lavori è un termine che richiama le norme generali sul tema.

Di fatto la direttiva INSPIRE fa parte oggi delle direttive AGID (Agenzia per l'Italia Digitale), e questo é quanto recitano i documenti ufficiali: “La Direttiva 2007/2/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 14 marzo 2007 istituisce un’infrastruttura per l’informazione territoriale nella Comunità europea (INSPIRE – INfrastructure for SPatial InfoRmation in Europe) ai fini delle politiche ambientali comunitarie e delle politiche o delle attività che possono avere un impatto sull’ambiente.”. Pertanto il Catasto Italiano non poteva che adeguarsi nel tempo alle varie emanazioni INSPIRE, e quindi allo standard WMS che ne fa parte come livello di condivisione delle informazioni geospaziali e cartografiche ufficiali degli stati europei, ovviamente via web.

Non che prima dell’introduzione degli standard di INSPIRE non vi fosse modo di impiegare i dati cartografici e GIS delle varie fonti nazionali e locali, e in effetti sono esistiti diverse strutture e diverse commissioni o gruppi di lavoro sul tema. Dalla vecchia struttura dell’intesa Stato-Regioni sui dati geografici, all’intesa GIS, e infine pian piano fino alla nascita del Geoportale Nazionale.

Con il Geoportale, nasce anche la Consulta Nazionale per le informazioni Territoriali ed Ambientale, ed esattamente, come recita la relativa pagina sul sito, “L’art. 11 del D. Lgs. 32/2010 istituisce presso il Ministero dell’Ambiente la Consulta Nazionale per l’Informazione Territoriale ed Ambientale ai fini del coordinamento diretto dei contributi di tutti i soggetti interessati all’efficace funzionamento ai vari livelli di amministrazione dell’infrastruttura nazionale per l’informazione territoriale e del monitoraggio ambientale”. Anche se per il regolamento, come è d’uso in Italia, bisognerà aspettare più di un lustro per la sua attuazione, cosi come riportato ufficialmente, “Le modalità di funzionamento della Consulta nazionale per l’Informazione Territoriale ed Ambientale sono definite nel Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 12 gennaio 2016.”

Le informazioni catastali di fatto sono state disponibili pian piano dopo l’immenso ed infinito progetto di digitalizzazione, che approdò pian piano alla realizzazione delle prime banche dati cartografiche basate sullo standard CXF, e sul supporto di un file censuario che non era ancora nei formati normalizzati, almeno fino alla implementazione della rete di server negli uffici catastali, e al lavoro del vecchio Gruppo Catasto Geometrico della SOGEI, che insieme alle diverse direzioni cartografiche catastali succedutesi nel tempo, hanno pian piano reso moderno ed efficiente tutto il sistema, che non nasce e non muore in nessuna delle fasi specifiche, ma che si alimenta proprio di tutte le operazioni di gestione, sia a livello macro con revisioni da parte degli uffici dell’Agenzia del Territorio, sia attraverso i dati forniti dai professionisti.

Operatori del settore che tutti i giorni impiegano su mandato del cliente, le procedure geo-topografiche sul campo, e che attraverso la procedura PREGEO per il Catasto Terreni, e la DOCFA per il Catasto Urbano, alimentano contemporaneamente, sia la cartografia, sia i data base grafici e censuari delle proprietà immobiliari della stato italiano.

É chiaro quindi, che il sistema catastale italiano è ormai ad un livello avanzato da molti anni, l’apertura verso gli standard europei può essere visto solo come un adeguamento alla politica europea sui dati, sulle informazioni territoriali ed ambientali, che ci pone un passo avanti verso la usabilità dei dati pubblici, che di per sé arricchisce e valorizza i dati complessivi di una nazione digitale.

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