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Il ciclo di primo avvio degli impianti radianti: obbligo normativo, significato e responsabilità

Gli impianti radianti a pavimento, oggi ampiamente diffusi sia in ambito residenziale che terziario, offrono comfort termico, efficienza energetica e integrazione architettonica. Tuttavia, per garantire che funzionino correttamente e per preservare la durabilità del sistema pavimento, vi è un passaggio spesso sottovalutato: il ciclo di primo avvio.

Che cos’è il ciclo di primo avvio dell'impianto radiante

Questo ciclo, disciplinato dalla norma UNI EN 1264-4:2021, non è una pratica facoltativa. Si tratta di un obbligo tecnico che deve essere sempre eseguito. Eppure, nella prassi di cantiere, è frequente assistere a incomprensioni, rinvii o, peggio, omissioni. In questo articolo approfondiremo cosa sia il ciclo di primo avvio, quali siano le sue finalità, perché non deve essere confuso con ciclo per asciugare il massetto e chi ne porta la responsabilità.

La UNI EN 1264-4:2021 (Sistemi radianti alimentati ad acqua per il riscaldamento e il raffrescamento integrati nelle strutture - Parte 4: Installazione) prescrive con chiarezza che ogni impianto radiante deve essere sottoposto a un ciclo controllato di messa in temperatura prima della posa della pavimentazione. Queste operazioni seguono dopo la prova di tenuta effettuata con acqua o aria compressa e prima della posa del massetto.

Questo ciclo di primo avvio consiste in una serie di fasi di riscaldamento graduale dell’acqua che circola nei tubi annegati nel massetto, con temperature che vengono incrementate e mantenute secondo uno schema preciso. Lo scopo è verificare la funzionalità dell’impianto. Solo in modo collaterale è anche l’induzione delle prime sollecitazioni termiche nel massetto, che permettono in parte di stabilizzare il sistema e ridurre il rischio di fessurazioni o deformazioni successive.

In altre parole, il ciclo non è un optional: è parte integrante del processo di collaudo dell’impianto e della stratigrafia del pavimento.

 

Non è un ciclo di asciugatura (ma incide comunque)

Un equivoco diffuso in cantiere è ritenere che il ciclo di avvio serva principalmente ad asciugare il massetto. È vero che, aumentando gradualmente la temperatura, parte dell’umidità residua del massetto viene eliminata. Ma questo non è lo scopo normativo né tecnico del ciclo.

La funzione primaria è di mettere in servizio l’impianto e sottoporre il massetto a cicli termici controllati. L’asciugatura, semmai, è un effetto collaterale e parziale.

Per il controllo dell’umidità residua, la norma di riferimento è la UNI 10329:2018 , Massetti per pavimentazioni - Metodi di misurazione dell'umidità. Questa è a sua volta ripresa dalle singole norme sui rivestimenti con relativi valori di umidità residua massima, spesso differenziata se siamo in presenza di un sistema radiante.

Anche dopo il ciclo di avvio, è obbligatorio verificare che il massetto abbia raggiunto i valori limite di umidità residua compatibili con la pavimentazione scelta (legno, resiliente, ceramica, ecc.).

 

Confondere il ciclo di avvio con la procedura di asciugatura è un errore tecnico che può portare a contestazioni e danni al pavimento.

 

È possibile utilizzare il sistema radiante per asciugare il massetto ma questa è una operazione aggiuntiva e regolata da uno specifico punto della norma UNI EN 1264-4 (punto 4.2.5,. Riscaldamento con finalità di posa del pavimento). Non è una operazione normale e deve essere ordinata separatamente.

 

Come si svolge il ciclo di primo avvio

La UNI EN 1264-4:2021 descrive uno schema standard, da eseguirsi dopo la stagionatura del massetto.

  1. Fase iniziale: acqua a 25 °C (la figura 2 del punto 4.2.4 della norma indica in realtà un range 20-25°C), mantenuta per almeno tre giorni.
  2. Riscaldamento massimo: si porta l’acqua alla temperatura massima di progetto e viene mantenuta tale per almeno 4 giorni.

La norma non dà indicazioni sulla velocità di riscaldamento. Una pratica diffusa, che riduce lo stress termico a cui il massetto può essere sottoposto, è quella di effettuare un aumento di 5 °C al giorno fra la fase iniziale ed il riscaldamento massimo. Questo può allungare i tempi previsti ma riduce possibili danni al supporto di posa.

Questo ciclo induce nel massetto le dilatazioni e le contrazioni tipiche della futura vita in esercizio, verificando la resistenza del materiale e la tenuta dei giunti. Un ciclo eseguito correttamente diventa una sorta di “prova generale” per il pavimento.

 

Perché deve essere sempre fatto

Tre sono le ragioni per cui il ciclo è sempre obbligatorio:

  1. Verifica funzionale dell’impianto: eventuali perdite, malfunzionamenti o difetti di posa emergono prima della posa della pavimentazione, quando sono ancora più facilmente risolvibili.
  2. Stabilizzazione del massetto: il materiale subisce già i primi movimenti termici, riducendo il rischio di fessurazioni tardive sotto la pavimentazione finita.
  3. Conformità normativa: la mancata esecuzione costituisce una violazione della UNI EN 1264-4, e quindi una responsabilità tecnica precisa.

Senza ciclo di avvio, né l’impianto né il sistema pavimento possono essere considerati collaudati.

 

Effetti sul massetto: tra normativa e pratica

Durante il ciclo, il massetto subisce:

  • dilatazioni e ritiri termici, che mettono alla prova armature, giunti e coesione;
  • variazioni di umidità, dovute alla parziale accelerazione dell’evaporazione;
  • possibili microfessurazioni, che, se contenute e previste, non compromettono la funzionalità.

Il Codice di Buona Pratica dei Massetti di CONPAVIPER sottolinea che tali effetti sono fisiologici e vanno gestiti con una progettazione adeguata (spessori minimi, armature, giunti di dilatazione). È importante ribadire che il ciclo non sostituisce né abbrevia i tempi di maturazione del massetto, che restano quelli indicati in funzione del legante e delle condizioni ambientali. Anzi, effettuare questa operazione senza aver atteso la corretta stagionatura del massetto potrebbe privarlo di parte di quell’acqua destinata alla completa e corretta idratazione del sistema legante.

Usando un termine comune per gli addetti al lavoro, effettuare un ciclo di primo avvio troppo presto potrebbe “bruciare” il massetto.

 

Le responsabilità secondo le norme

Il tema cruciale è: chi deve garantire l’esecuzione del ciclo di primo avvio? La UNI EN 1264-4 non specifica chi deve garantire la sua esecuzione ma altri documenti danno lumi sulla cosa.

La UNI 11944, indica che il responsabile dell’impianto idraulico deve eseguire il riscaldamento iniziale del sistema di emissione secondo i parametri di durata e temperatura stabiliti da chi progetta e dalle normative di riferimento.

Il Codice di Buona Pratica Massetti di CONPAVIPER fornisce un quadro ancora più esaustivo:

  • Il progettista del sistema pavimento deve prescrivere nel progetto la necessità del ciclo, definendone tempi e modalità.
  • L’installatore dell’impianto radiante è responsabile dell’esecuzione materiale del ciclo e della redazione del relativo verbale di collaudo.
  • Il direttore dei lavori deve verificare che il ciclo sia eseguito e documentato prima della posa della pavimentazione.
  • Il posatore del rivestimento deve pretendere il verbale di avvenuta esecuzione e i dati sull’umidità residua prima di procedere.

In mancanza di ciclo, la responsabilità primaria ricade sull’installatore dell’impianto e sul direttore lavori che ha accettato il cantiere senza la documentazione necessaria. È bene ricordare che la documentazione di collaudo fa parte integrante del fascicolo tecnico dell’opera e costituisce tutela legale per tutti gli attori della filiera.

 

Cosa rischia chi omette il ciclo di primo avvio dell'impianto radiante?

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Si ringrazia Consorzio Q-RAD per la condivisione di questo contenuto tecnico con la redazione di Ingenio.

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