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Inarcassa, conti solidi ma la demografia cambia: cosa dice la Corte dei conti e perché riguarda gli iscritti

La Corte dei conti conferma la solidità finanziaria di Inarcassa, che nel 2024 registra un avanzo di 1,357 miliardi e un patrimonio netto superiore a 15,5 miliardi. Restano però da monitorare il calo degli iscritti, l’aumento dei pensionati e le dinamiche demografiche che potrebbero incidere sulla sostenibilità previdenziale di lungo periodo.

La Corte dei conti promuove la gestione 2024 di Inarcassa: avanzo da 1,357 miliardi di euro, patrimonio netto oltre 15,5 miliardi e rendimento degli investimenti del 7,68%. Dietro ai numeri positivi emerge però una questione destinata ad assumere un peso crescente nei prossimi anni: gli iscritti diminuiscono leggermente, i pensionati aumentano e il rapporto tra attivi e pensionati scende a 3,6. Per ingegneri e architetti non è quindi soltanto una notizia di bilancio, ma un tema che riguarda direttamente la sostenibilità delle pensioni future e le scelte che la Cassa sarà chiamata a compiere nei prossimi decenni.


La Corte dei conti: gestione 2024 complessivamente positiva

La fotografia scattata dalla Corte dei conti sulla gestione 2024 di Inarcassa è certamente positiva, ma per comprenderne pienamente il significato occorre andare oltre il solo dato dell’avanzo.

La Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato, con la Delibera n. 155/2026, la relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria 2024 di Inarcassa, la Cassa nazionale di previdenza e assistenza degli ingegneri e degli architetti liberi professionisti.

Il quadro che emerge è quello di un ente finanziariamente solido. L’esercizio 2024 si è chiuso con un avanzo economico di 1,357 miliardi di euro, mentre il patrimonio netto è cresciuto da 14,201 a 15,558 miliardi di euro, con un incremento di circa il 9,5%.

Anche la gestione patrimoniale ha fornito un contributo significativo. Il saldo della gestione del patrimonio ha raggiunto circa 493 milioni di euro, 72 milioni in più rispetto al 2023, mentre il rendimento gestionale lordo, calcolato ai valori di mercato, si è attestato al 7,68%. Il rendimento contabile lordo è stato invece pari al 4,28%.

Numeri che spiegano il giudizio sostanzialmente favorevole espresso dalla magistratura contabile. Tuttavia, quando si analizza una Cassa previdenziale, il risultato di un singolo esercizio rappresenta soltanto una parte della storia.

Un patrimonio che copre quasi 16 annualità di pensione

Tra gli indicatori che meglio descrivono l'attuale solidità di Inarcassa ce n'è uno particolarmente significativo. Al 31 dicembre 2024 il rapporto tra patrimonio netto e onere delle pensioni in essere era pari a 15,69 annualità.

Lo Statuto di Inarcassa prevede che la riserva legale non possa essere inferiore a cinque annualità delle pensioni in essere. La copertura attuale risulta quindi superiore di oltre tre volte rispetto alla soglia minima prevista.

Si tratta di un elemento di sicurezza importante per gli iscritti, che tuttavia non significa che la Cassa disponga già oggi delle risorse necessarie a sostenere tutte le pensioni future. La sostenibilità di un sistema previdenziale deve infatti essere valutata attraverso proiezioni attuariali che tengano conto dei contributi futuri, dei pensionamenti, dell’andamento dei redditi professionali, dei rendimenti e, soprattutto, delle dinamiche demografiche.

Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che la lettura dei dati diventa più complessa.

Meno iscritti e più pensionati: il rapporto scende a 3,6

Nel 2024 gli iscritti a Inarcassa sono stati 174.225, in diminuzione rispetto ai 175.319 dell’anno precedente. Nello stesso periodo i pensionati sono invece passati da 45.552 a 48.240, con una crescita del 5,9%.

La conseguenza è una riduzione del rapporto tra iscritti e pensionati, sceso da 3,8 a 3,6. È probabilmente questo uno dei numeri che un giovane ingegnere o architetto dovrebbe osservare con maggiore attenzione.

Il patrimonio racconta infatti ciò che la Cassa è riuscita a costruire nel tempo; il rapporto tra iscritti e pensionati offre invece indicazioni su come potrebbe evolvere il sistema previdenziale nei prossimi decenni.

Secondo le proiezioni contenute nel Bilancio tecnico, il rapporto potrebbe scendere fino a 2,5 già nel 2030. Il fenomeno non riguarda naturalmente soltanto Inarcassa, ma riflette trasformazioni demografiche e professionali più ampie: l’invecchiamento della popolazione, la riduzione delle nuove generazioni, l’evoluzione del lavoro autonomo e il cambiamento delle modalità con cui ingegneri e architetti entrano nel mercato professionale.

Un altro dato aiuta a comprendere la portata del fenomeno. Nel 2024 le iscrizioni lorde alla Cassa sono scese a 9.572, il 18% in meno rispetto all’anno precedente, mentre tra i nuovi iscritti under 35 la contrazione ha raggiunto il 24%.

Ecco perché valutare il bilancio di una Cassa previdenziale soltanto attraverso l’avanzo annuale rischierebbe di offrire una lettura parziale.

Il vero stress test arriverà dopo il 2040

Il Bilancio tecnico al 31 dicembre 2023, utilizzato anche nelle valutazioni riportate nel consuntivo 2024, considera il sistema previdenziale di Inarcassa sostanzialmente sostenibile nel lungo periodo. Le proiezioni individuano però una fase che richiederà particolare attenzione.

Nello scenario specifico, costruito sulla base di ipotesi demografiche e reddituali ritenute maggiormente aderenti alle caratteristiche della popolazione professionale di Inarcassa, viene previsto un periodo di 19 anni, dal 2048 al 2066, durante il quale il saldo totale diventerebbe negativo.

Questo non significa che la Cassa sia destinata a “finire i soldi”. Secondo la proiezione, al termine del periodo considerato il patrimonio sarebbe ancora pari a circa 27,5 miliardi di euro, equivalente a 5,1 volte la spesa pensionistica annuale prevista. Nello scenario standard, più favorevole sul fronte della crescita economica e reddituale, il patrimonio finale risulterebbe ancora maggiore.

Il tema, dunque, non è quello di un’imminente insolvenza, ma riguarda il margine di sicurezza che il sistema sarà in grado di conservare mentre cambia progressivamente la struttura demografica della professione.

Crediti contributivi: oltre 1,5 miliardi da tenere sotto controllo

Un altro elemento sul quale la Corte dei conti richiama l’attenzione riguarda i crediti contributivi.

A fine 2024 i crediti lordi verso i contribuenti ammontavano a circa 1,545 miliardi di euro, rispetto agli 1,441 miliardi circa dell’esercizio precedente. A fronte di questi crediti è stato costituito un fondo svalutazione di circa 484,6 milioni di euro, portando il valore contabile netto a circa 1,061 miliardi.

La Corte raccomanda quindi di rafforzare l’efficacia delle attività di riscossione e dei sistemi di early warning, in modo da intercettare tempestivamente le situazioni di potenziale difficoltà contributiva.

Anche in questo caso il dato può essere letto da due prospettive. Per la Cassa significa tutelare le entrate previdenziali ed evitare che l’accumulo dei crediti possa incidere nel tempo sugli equilibri finanziari. Per i professionisti, invece, il fenomeno pone una questione più ampia: dietro alle difficoltà nel rispettare gli obblighi contributivi possono esserci discontinuità reddituali, problemi economici e trasformazioni del mercato professionale.

Perché la relazione interessa direttamente ingegneri e architetti

È probabilmente questo l’aspetto che rende la relazione particolarmente rilevante per ingegneri e architetti. Quando si parla del bilancio di Inarcassa, infatti, non si stanno semplicemente analizzando i risultati finanziari di un ente.

Il patrimonio appartiene al sistema previdenziale delle due categorie professionali e ha la funzione di sostenere le prestazioni presenti e future degli iscritti.

Per comprendere la reale evoluzione della Cassa occorre quindi osservare contemporaneamente diversi indicatori: la consistenza del patrimonio accumulato, l’andamento del saldo previdenziale tra contribuzione e prestazioni, la dinamica tra iscritti e pensionati e l’evoluzione dei redditi professionali, dai quali dipende una parte importante delle entrate contributive.

Nel 2024 il saldo previdenziale è rimasto fortemente positivo, attestandosi intorno a 952 milioni di euro, leggermente migliore rispetto a quanto previsto dal Bilancio tecnico. La fotografia attuale appare quindi rassicurante.

Una previdenza chiamata a pagare pensioni tra trenta, quaranta o cinquant’anni, però, non può essere amministrata guardando soltanto alla fotografia del presente: deve necessariamente considerare il film della sua evoluzione futura.

Rivalutazione dei montanti contributivi, una questione centrale per i più giovani

La relazione della Corte affronta anche un tema particolarmente sensibile per gli iscritti: il meccanismo di rivalutazione dei montanti contributivi, vale a dire il capitale virtualmente accumulato dal professionista sul quale verrà calcolata la pensione secondo il sistema contributivo.

Su questo punto è in corso un’interlocuzione tra Inarcassa e i Ministeri vigilanti. Una precedente delibera del Comitato nazionale dei delegati è stata revocata proprio per consentire ulteriori approfondimenti sulla sostenibilità finanziaria della soluzione proposta.

Non si tratta di un aspetto puramente tecnico. Per le generazioni più giovani, sempre più interessate dal metodo contributivo, la rivalutazione annuale del montante può incidere direttamente sull’importo della futura pensione.

La questione consiste quindi nel trovare un equilibrio tra due esigenze entrambe rilevanti: garantire agli iscritti un’adeguata rivalutazione dei contributi versati e, allo stesso tempo, evitare che meccanismi eccessivamente onerosi possano compromettere gli equilibri finanziari delle generazioni successive.

È proprio su questo terreno che la solidità patrimoniale di oggi deve confrontarsi con la sostenibilità attuariale di domani.

Il 2025 conferma il rafforzamento patrimoniale

Un elemento successivo al periodo analizzato dalla Corte consente di completare il quadro. Il Bilancio consuntivo 2025, approvato da Inarcassa nell’aprile 2026, ha chiuso con un avanzo economico di circa 1,394 miliardi di euro e un patrimonio netto salito a 16,953 miliardi.

Si registra quindi un ulteriore rafforzamento patrimoniale rispetto ai dati 2024 oggetto della relazione della Corte, anche se il consuntivo 2025 seguirà naturalmente il proprio iter di controllo.

La questione strutturale, tuttavia, rimane.

Una Cassa forte oggi deve prepararsi al cambiamento di domani

La relazione della Corte dei conti sulla gestione 2024 di Inarcassa restituisce quindi due indicazioni che, solo apparentemente, possono sembrare in contrasto.

Da una parte, Inarcassa presenta oggi una situazione finanziaria e patrimoniale molto solida. Dall’altra, questa solidità non rende meno rilevanti le trasformazioni demografiche e professionali che stanno progressivamente modificando la platea degli iscritti. Al contrario, proprio l’ampiezza del patrimonio accumulato offre alla Cassa tempo e strumenti per affrontare questi cambiamenti.

Per ingegneri e architetti il dibattito previdenziale dovrebbe quindi andare oltre la sola discussione sulle aliquote contributive o sull’importo della pensione individuale. Il vero interrogativo riguarda il modello professionale dei prossimi trent’anni: quanti saranno gli iscritti, quali redditi produrranno, quante persone arriveranno alla pensione, quale rendimento sarà possibile ottenere dal patrimonio e quale equilibrio dovrà essere costruito tra generazioni differenti.

Un avanzo di 1,357 miliardi di euro rappresenta certamente un’ottima notizia. Ma per una Cassa previdenziale il risultato più importante non è soltanto chiudere bene un esercizio: è riuscire a mantenere l’equilibrio quando a chiedere la pensione saranno gli iscritti di oggi.


In allegato è possibile scaricare il bilancio consultivo 2024 di Inarcassa.

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